Non prendiamocela con la globalizzazione

È piuttosto inutile dare la responsabilità del disordine mondiale alla globalizzazione: come se fosse qualcosa ispirato e diretto da qualcuno. Piuttosto, sono probabilmente l’incomprensione e la non accettazione dei fenomeni in atto, profondi e non arrestabili, a confondere. Ci sono alcuni numeri di una potenza che lascia poco spazio ai dubbi: è la demografia a dare la direzione della grande svolta. E racconta che il passaggio storico che sta attraversando il mondo è difficile ma non necessariamente drammatico. Sulla base dei dati del Population Reference Bureau, la popolazione del pianeta a metà 2016 era di 7,418 miliardi. A metà degli Anni 30 supererà gli 8,5 miliardi e salirà a quasi 9,9 miliardi negli Anni 50. Di queste persone, più di 7 miliardi tra vent’anni e più di 8,5 miliardi tra quaranta vivranno in quelli che oggi sono Paesi meno sviluppati, cioè poveri: non l’Europa, non l’America, non il Giappone o la Corea del Sud. Nel 2050, l’India avrà una popolazione di 1,7 miliardi, la Cina di 1,34, la Nigeria di 398 milioni, l’Indonesia di 360. Si confronteranno con 398 milioni di abitanti negli Usa e con 515 milioni nella Ue.
Questa tendenza a un peso demografico sempre maggiore di coloro che fino a pochi anni fa erano esclusi dai benefici delle economie di mercato non è accompagnata dal peggioramento delle loro condizioni di vita, come potrebbe fare pensare il boom delle nascite. Anzi. Il Population Reference Bureau sottolinea che tra il 1990 e oggi la popolazione che ha un accesso decente (vicino a casa) all’acqua corrente è cresciuta dal 76 al 91%. Passi avanti notevoli anche nell’avere servizi igienici sono stati fatti: ne usufruisce l’ 82% di chi abita nelle città, bidonville comprese; il problema è ancora notevole nelle campagne, dove la quota è di solo il 51%. La riduzione della povertà, della fame, delle morti di neonati e l’aumento delle scolarità, soprattutto tra le ragazze, sono numeri noti. Tutto, nonostante la demografia, nonostante il pianeta sia sempre più abitato. È possibile pensare che questa tendenza combinata (più persone e sempre meno condannate alla miseria assoluta) sia frenabile? Cioè che la globalizzazione dell’economia e del relativo benessere sia un fenomeno che può essere fermato? Naturalmente non lo sarà. Quando pensa al futuro, l’Occidente ha poche alternative al partire da questo dato di fatto.

DANILO TAINO

Corriere della Sera, 22 aprile 2017

http://www.corriere.it/opinioni/17_aprile_23/non-prendiamocela-c6a7ab04-2786-11e7-b1fd-6ac3feee71e3.shtml