Sigarette: business record, nonostante i divieti

Immaginate un’industria costretta a vendere i suoi prodotti quasi clandestinamente, senza pubblicità, per farli consumare in luoghi appartati, in terrazza o sulla strada. Immaginate che la stessa industria debba pagare risarcimenti da centinaia di miliardi di dollari, che si veda gravare di tasse fra il 40 e l’80% del prezzo, che veda crollare le vendite, svanire i clienti più ambiti, quelli ricchi. Un disastro, quello attraversato, negli ultimi venti anni, dalle multinazionali delle sigarette. Da cui però Big Tobacco è uscito benissimo, fresco, pimpante, in piena salute: non ha mai incassato così tanto, le Borse si contendono le sue azioni e i profitti crescono a vista d’occhio.

Le innovazioni non c’entrano: le sigarette elettroniche o senza combustione sono una quota minima delle vendite. Qui parliamo delle vecchie, tradizionali sigarette. Il loro mistero economico è racchiuso in due dati. Il primo è quello di quante sigarette vengono vendute nel mondo. Circa 5 mila miliardi di “pezzi” nel 2001, saliti a 5 mila 750 miliardi nel 2012, bruscamente scese a 5 mila 500 miliardi negli anni successivi. Ma il fatturato non ne risente: cresce indisturbato da 350 a 700 miliardi di dollari dal 2001 ad oggi. Grazie anche a un brutale processo di concentrazione: le 5 maggiori multinazionali controllavano il 43% delle vendite globali nel 2001, oggi sono all’84%. Per metà, è un affare interno alla Cina: la China National Tobacco è il colosso statale che serve il più grande mercato del mondo. Il resto del mercato si divide fra Philip Morris (Marlboro), Bat (Lucky Strike), Japan Tobacco (Camel), Imperial (Gauloises). Ma la concentrazione non basterebbe: il segreto è nella capacità di comandare i prezzi, compensando il calo delle vendite.
Negli Usa, il numero di sigarette vendute è crollato del 37% negli ultimi 15 anni. Ma la realtà è che gli americani spendono oggi in sigarette più di quanto facciano per bibite e birra: il fatturato è aumentato del 32%. Quasi 100 miliardi di dollari, un settimo del mercato mondiale. La leva è il costo di un pacchetto, raddoppiato rispetto al 2001. E le tasse restano, per gli standard europei, basse. Non bisogna guardare New York, dove siamo ai livelli italiani (76%): l’America è grande e, nella media nazionale, le tasse incidono sul costo di un pacchetto per il 42%.
Risultato? I profitti di Big Tobacco, nel paese che più lo ha perseguito, sono aumentati del 77%. Nello stesso periodo, i prezzi delle sue azioni sono aumentati tre volte di più del resto della Borsa.

MAURIZIO RICCI

La Repubblica, 25 aprile 2017

Sul Pil l’incognita dei «ponti» troppo lunghi

Che ieri in molti abbiano fatto ponte è stato facile accorgersene, almeno nelle grandi città: attività rallentata, poco traffico, molto turismo. Qualcuno il ponte lo allungherà addirittura fino a lunedì primo maggio, mettendosi in ferie mercoledì, giovedì e venerdì. Il ponte dei record corona un anno, il 2017, che sulla carta ne offre molti. Facciamo un rapido elenco: il 6 gennaio, la Befana, è capitato di venerdì; il 25 aprile, appunto, di martedì; il primo maggio sarà un lunedì; il 2 giugno un venerdì; il 29 giugno (San Pietro e Paolo, patroni di Roma) un giovedì; il 15 agosto un martedì; il primo novembre un mercoledì; il 7 dicembre (Sant’Ambrogio, patrono di Milano) un giovedì; l’8 dicembre un venerdì; Natale capiterà di lunedì e così il primo gennaio 2018. Una concatenazione niente male per chi può programmare lunghi week end. Fin qui la buona notizia. Ma l’anno dei ponti avrà effetti negativi sull’economia?

Il governo, nel Def, il Documento di economia e finanza, ha corretto al rialzo le precedenti stime del prodotto interno lordo, prevedendo una crescita dell’1,1% (contro l’1% precedente). Una bella scommessa, considerando che il 2017 avrà già da calendario due giorni lavorativi in meno rispetto al 2016: l’anno scorso, infatti, il primo maggio e Natale erano capitati di domenica. Ora bisogna tener conto che bastano circa tre giorni lavorati in più o in meno a determinare una corrispondente variazione del Pil di 0,1 punti.È questa, in parole povere, la correzione applicata dall’Istat quando tiene conto appunto degli effetti del calendario sull’andamento del Pil trimestrale. Tale correzione invece non viene applicata al dato medio annuale, che è quello che conta. E del resto è giusto che sia così, perché deve restituire la fotografia puntuale dell’anno, con i giorni effettivamente lavorati. Nessuna correzione, inoltre, è prevista in relazione ai ponti perché, spiegano all’Istat, nonostante siano stati fatti studi e approfondimenti anche al livello internazionale, non si è giunti a conclusioni univoche. Bisogna infatti considerare diversi fattori. Durante il ponte alcune attività si fermano o rallentano ma altre subiscono un forte incremento, dal turismo alla ristorazione. Per esempio, in questi giorni, secondo il centro studi di Confesercenti, si sono spostati per vacanza circa 8 milioni di italiani. Inoltre, almeno per quanto riguarda il lavoro dipendente, chi consuma le ferie durante il ponte ne avrà di meno nel resto dell’anno. «Grossomodo i pro e i contro ai fini della crescita si compensano e gli effetti sono minimi», dice Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria. «L’impatto del ponte me lo aspetto sulla produzione di aprile, ma poi a maggio ci sarà un rimbalzo – aggiunge Fedele De Novellis del centro ricerche Ref -. Il ponte determinerà cioè instabilità sui dati mensili o trimestrali, ma sull’intero anno non mi aspetto un effetto significativo». Tranchant infine Andrea Goldstein di Nomisma: «In Francia ne fanno il doppio di ponti! Non dobbiamo preoccuparci tanto di questo. Mi preoccuperei piuttosto se qualcuno usasse questo argomento per giustificare la bassa crescita dell’Italia». Dove sono altri i fattori decisivi. Non demonizziamo i ponti record del 2017 quindi, anche se certo non autorizzano facili ottimismi sul Pil.

ENRICO MARRO

Corriere della Sera, 25 aprile 2017


http://www.corriere.it/economia/17_aprile_24/sul-pil-l-incognita-ponti-troppo-lunghi-b4dda98c-292a-11e7-a532-a1780cddea55.shtml