La legge del mercato

Esce in sala il film di Stephane Brizé con Vincent Lindon che a Cannes ha vinto il premio per la migliore interpretazione

Thierry ha 51 anni, una moglie, un figlio disabile. Thierry aveva un lavoro fino a 20 mesi fa, oggi ha solo un assegno di disoccupazione. Quando dopo mesi di stage, corsi e tentativi di ricollocarsi trova finalmente un impiego nella sicurezza di un supermercato dovrà rispondere alla domanda: fino a che punto sono disposto a venire a patti con la mia coscienza pur di tenermi il posto? “Prima ancora di arrivare sul set ci siamo fatti questa domanda che è il cuore del film – dice Vincent Lindon che interpreta Thierry – In realtà poi rispondere alla domanda è molto complicato. Non accettare qualcosa di inaccettabile e dire basta è coraggioso, comporta opporsi al sistema. Ma allo stesso tempo il contrario è ugualmente coraggioso: soffrire, soffrire e soffrire in silenzio per portare a casa una bistecca da mettere in tavola per la propria famiglia. Il mondo è complesso e ambiguo. Io non so se avrei potuto sopportare così a lungo come lui, ma come Thierry sono convinto che esistano dei limiti. Io amo la sua dignità e il suo sangue freddo, persino la sua dolcezza. Ho molta ammirazione per chi riesce a stare calmo come Thierry perché io sono un tipo piuttosto focoso”.

 

 

Il film

http://www.mymovies.it/film/2015/laloidumarche/

10 film sul lavoro

http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2014/10/10/foto/dieci_film_sul_lavoro_da_tempi_moderni_di_chaplin_a_smetto_quando_voglio-97799761/1/#1

 

L’Italicum è legge

wwitalicLa Camera ha approvato, in via definitiva e con scrutinio segreto chiesto da Forza Italia e Lega Nord, il testo dell’Italicum. I sì sono stati 334, i no 61. Le opposizioni non hanno partecipato al voto.

La riforma elettorale è legge La nuova legge elettorale ricalca quella uscita dall’accordo tra Renzi e Berlusconi, modificato più volte tra Camera e Senato anche con il voto di Forza Italia. Eccoi punti cardine della legge che supererà il Porcellum:

Premio di maggioranza. L’Italicum assegna un premio di maggioranza alla lista che supera il 40 per cento. Se nessun partito raggiunge tale percentuale, si svolge un secondo turno tra i due partiti più votati, per l’assegnazione del premio. I partiti perdenti si ripartiscono i 290 seggi rimanenti sulla base della percentuale di voti.

Sbarramento al 3 per cento. Entrano alla Camera tutti i partiti che abbiano superato il 3 per cento per un complessivo di 100 collegi. L’assegnazione dei seggi della Camera avviene proiettando le percentuali dei partiti ottenuti a livello nazionale su cento collegi, in ognuno dei quali sono eletti 6-7 deputati.

Preferenze e capilista. Nei 100 collegi ciascun partito presenta una lista di 6-7 candidati: il capolista è bloccato mentre le preferenze valgono per gli altri candidati.

Entrata in vigore. L’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo.

Voto di genere. Sono possibili due preferenze, purché la seconda sia di genere diverso dalla prima, pena la nullità della seconda.

Alternanza uomo-donna. Le liste devono essere composte in modo da alternare un uomo a una donna. Nell’ambito di ogni circoscrizione i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60 per cento del totale.

Multicandidature. E’ possibile che un candidato si presenti in più collegi, fino a un massimo di dieci.

Scheda. La scheda vedrà a fianco del simbolo di ciascun partito il nome del capolista bloccato e due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Trentino Alto Adige-Valle d’Aosta. In Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta si vota con i collegi uninominali, come con il Mattarellum.

Erasmus. Potranno votare per corrispondenza i cittadini italiani che sono all’estero per almeno tre mesi o per motivi di studio, per lavoro o per cure mediche.

http://www.ilfoglio.it/politica/2015/05/04/italicum-legge-approvazione-definitiva-alla-camera___1-v-128418-rubriche_c347.htm

Come funziona l’Italicum

http://video.corriere.it/italicum-come-funziona-nuova-legge-elettorale/ebde2244-ef58-11e4-a9d3-3d4587947417

Ed ecco l’Italicum.

Sistema elettorale

Come funzionerà l’Italicum?

http://www.lastampa.it/2015/01/27/multimedia/italia/italicum-come-funziona-la-nuova-legge-elettorale-rJTChnTIqoH4mml7D26tvO/pagina.html

Superato l’ostacolo più importante, e cioè il voto al Senato, l’Italicum ora torna alla Camera per il suo terzo passaggio parlamentare

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Addio coalizioni. Il premio di maggioranza alla lista sancisce la fine definitiva dello schema basato sulle coalizioni a cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni. Sarà la lista che arriva prima a ottenere la maggioranza assoluta dei seggi (al primo o al secondo turno) e a governare da sola. Attenzione però a non confondere la lista con il partito: com’è spesso successo nel passato, sarà sufficiente che due o più partiti si uniscano in una sola lista per aggirare il problema. È comunque una garanzia di solidità, visto che una lista ha un solo leader, un solo programma, un solo simbolo e un solo gruppo parlamentare. Insomma, la rottura è più difficile.

Capolista bloccato e preferenze. Nei 100 collegi i partiti che otterranno i voti necessari eleggeranno automaticamente il loro capolista, che è bloccato e deciso quindi dal partito. A partire dal secondo eletto funzioneranno le preferenze: sarà possibile segnalare due nomi sulla scheda elettorale, con alternanza di genere.

Doppio turno – Se al primo turno la lista più votata supera il 40%, conquista 340 seggi, ovvero una agevole maggioranza assoluta. Se nessun partito o lista dovesse raggiungere quota 40, si andrà al secondo turno tra i partiti più votati, chi vince conquista il ugualmente 340 seggi.

Soglie di sbarramento – Al 3% per tutti i partiti, mentre nella prima versione era del 12% per le coalizioni, dell’8% per i partiti non coalizzati, del 4% per i partiti coalizzati. Il premio di maggioranza alla lista fa piazza pulita di tutto questo, con una soglia di sbarramento sola, al 3%.

Entrata in vigore – Come clausola per evitare un ritorno troppo anticipato alle urne, l’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che, nel frattempo, il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato.

http://www.polisblog.it/post/196977/come-funziona-legge-elettorale-renzi-berlusconi-testo

 

 

«Salviamo il Diritto e l’Economia»

torninmente[1]Tornami in mente» …….un appello al premier Matteo Renzi e al ministro dell’istruzione Stefania Giannini, affinché le materie giuridiche ed economiche ritornino nelle mente degli studenti. «Ovunque si parla di crisi di legalità e di dissesto economico: e la scuola cosa fa?», si chiede Rita Raucci, portavoce del Coordinamento e ideatrice, insieme con il giornalista Claudio Lombardi e il pubblicitario Enzo De Angelis, della campagna. «Dice che è meglio non sapere negando agli studenti la formazione di una coscienza civica con un ruolo sociale attivo. Probabilmente, la classe politica teme che un popolo di persone coscienti non si lasci dominare con facilità!».

http://www.corriere.it/scuola/14_ottobre_29/diritto-materia-via-d-estinzione-mobilitazione-artisti-intellettuali-52c5c294-5f64-11e4-a7a8-ad6fbfe5e57a.shtml

Beatles, Fata della Fiducia e altro

Here comes the sun /
Here comes the sun /
And I say it’s all right /
Little darling, it’s been a long, cold, lonely winter”.
Ecco arriva il sole, ecco arriva il sole, e io dico tutto bene. Cara piccola, è stato un lungo, freddo, solitario inverno.

http://www.youtube.com/watch?v=n6j4TGqVl5g
beat beatL’inverno del 1969 è il più triste nella storia dei Beatles. La fine della loro avventura comune è ormai vicina, e il popolo dei fan lo sa. I rapporti sono così tesi, racconta Harrison, “che andare agli studi di Apple per le registrazioni era una corvée, come andare a scuola; e poi firma qui firma lì, sembravamo dei businessmen, sommersi tra contratti e dispute legali

Eppure, quando nessuno lo spera più, in mezzo a quel gelido inverno si riaccende una fiamma. Il 30 gennaio del ’69 i quattro fanno una follia, un gesto che sorprende, stordisce, elettrizza i loro fan. Nel cuore di Londra improvvisano un concerto dal vivo, all’aperto, sul tetto del palazzo dove ha la sede la loro casa discografica. E’ un blitz, uno happening temerario: i quattro hanno smesso di suonare dal vivo tre anni prima, nessuno si aspetta che siano ancora capaci di farlo, tantomeno che ne abbiano voglia. E senza un cachet, senza uno stadio pieno di spettatori paganti. Per di più quel giorno un vento gelido spazza Londra, la meteo invernale è proibitiva, le dita che devono suonare chitarre e pianoforte sono intirizzite, l’acustica è pessima. L’apparizione dei Beatles su quel tetto all’aperto crea lo scompiglio nel Business District, il quartiere degli affari dove ha sede Apple. E’ l’ora del lunch, per la pausa pranzo molti impiegati sono già per strada. Non credono ai loro occhi. Sembra una visione, un’allucinazione. Il gruppo pop più celebre della storia, ormai sparito dalle scene e abituato a lavorare solo nel chiuso degli studi di registrazione, è in mezzo alla città che suona davanti a tutti. Proprio mentre s’intensificano voci o leggende metropolitane sulla loro dissoluzione o sulla morte di Paul, eccoli lassù in carne ed ossa, musicalmente affiatati come non mai, scatenati a interpretare pezzi sublimi come “Get Back”, “Dont’Let Me Down” (tutti pieni di doppi sensi, “torna indietro”, “non mi mollare”, possono essere letti anche come allusioni ai rapporti fra di loro).

La notizia che i Beatles stanno suonando in pubblico nel cuore di Londra si sparge all’istante  –  malgrado non esistano ancora cellulari né tantomeno Internet…   –  per strada affluisce una massa di spettatori, la gente si accalca intorno per guardare e sentire l’inverosimile concerto le cui note irradiano dal tetto. Il Metropolitan Police Service è in allarme, il traffico è paralizzato, ci sono dei fan che per vedere i Beatles fanno di tutto, si arrampicano sui tetti vicini, sui cornicioni, si sporgono dalle finestre. Può succedere una tragedia. Gli agenti cominciano a “scalare” la sede di Apple per mettere fine alla follia. Quando la polizia arriva fino a loro sul tetto, i Beatles non si scompongono, continuano a suonare ancora per qualche minuto. Finché coi megafoni i poliziotti minacciano di arrestare e portar via tutto lo staff di Apple. Alla fine, l’ultimo concerto dal vivo dei Beatles, il più pazzo di tutti, sarà durato 42 minuti e finirà filmato nel documentario “Let It Be”. Come uno sprazzo di calore nel gelo invernale, un guizzo di vitalità, di amore per la musica e di fantasia, in un periodo pieno di malinconia.

Un altro scatto lo avrà di lì a poco George Harrison. All’arrivo della primavera, un giorno invece di presentarsi agli studi di Apple come da programma, sparisce. Se ne va a casa del suo amico e collega chitarrista Eric Clapton. “Per il sollievo di non vedere tutti quegli amministratori e avvocati, passeggiando nel giardino di Eric ho composto Here Comes The Sun”. Diventerà, dopo “Something”, la più popolare delle canzoni di Harrison. Mentre i Beatles si stanno separando, l’ultimo frutto della loro collaborazione è proprio questo: fiorisce più che mai il talento del “fratellino piccolo”. George dopo essere vissuto a lungo all’ombra della coppia John-Paul s’impone a sua volta come un grande autore.

La crisi è finita!
Quante volte hanno già annunciato agli italiani, agli europei, che la crisi è finita. Per poi dover smentire le previsioni ottimistiche. L’inverno è stato davvero lungo e freddo come non mai. Ma quando arriva il sole?

L’eurozona è stata precipitata in una prima recessione “made in Usa” nel 2009; poi è ricaduta in una seconda, quindi stremata da una terza depressione. Queste ultime due crisi in rapida successione sono state fabbricate a tavolino, sono “made in Europe”, perché sono il frutto delle scelte dei governi.

La forza delle ideologie può essere micidiale. Come diceva Keynes: uomini che si credono pratici e pragmatici (gli uomini di governo), sono schiavi dei preconcetti di qualche economista defunto da molti anni. E’ il caso di Angela Merkel e di buona parte della classe dirigente tedesca: insistendo sull’austerity hanno finito per danneggiare perfino la Germania, la cui crescita è stata debole, penalizzata dallo sprofondamento dei suoi mercati di sbocco più vicini (Francia e Italia). Intere classi dirigenti europee, succubi della Germania, hanno continuato a raccontare la favola della Fata della Fiducia: tagliate, tagliate le spese, tagliate i redditi, alla fine questo aggiusterà i conti pubblici e grazie alla magica fiducia ricostruite nei mercati finanziari ripartiranno gli investimenti, quindi anche le assunzioni. La Fata della Fiducia è una favola ingannevole e crudele, ha fatto perdere cinque anni all’Europa, ha distrutto risorse umane che è molto difficile ricostruire. Ma le ideologie economiche possono essere come i fanatismi religiosi: impermeabili alla prova dei fatti.
(….)

Economisti “organici”: è un tema troppo poco studiato, indagato. L’accademia non è un luogo neutro, uno spazio riservato esclusivamente alla libertà del pensiero. Le università americane sono le migliori del mondo anche per la ricchezza dei finanziamenti. Molti di questi sono privati, vengono dalle grandi imprese. Così come accade nella ricerca medica, le donazioni sono anche strumenti per orientare, influenzare, dirigere. Il conflitto d’interessi è pervasivo nel lavoro degli economisti, molti dei quali ricevono borse di studio e di ricerca da grandi banche e industrie private. Ma negli studi che pubblicano, nei loro libri, nei loro articoli sui giornali, nelle loro interviste televisive, non compare mai un’avvertenza al pubblico di questo tipo: “E’ bene sappiate che io vengo finanziato da Goldman Sachs, Exxon, Lockheed. Le mie opinioni non riflettono necessariamente gli interessi dei miei generosi committenti. Però forse non mi conviene troppo infilargli le dita negli occhi…”
(…)

Pil vs Hdi
Una distorsione permanente delle nostre “rappresentazioni”, del modo in cui leggiamo la realtà, nasce dall’uso di indicatori economici sbagliati. Il Prodotto interno lordo continua a dominare il discorso pubblico sull’economia. Una critica, celebre e appassionata, è quella espressa da Bob Kennedy. A demolire il Pil (anzi all’epoca il Pnl) è dedicato il passaggio-chiave di un discorso che Bob pronuncia all’università del Kansas il 18 marzo 1968, tre mesi prima di morire ucciso da Shiran Shiran, mentre fa campagna elettorale per conquistare a la Casa Bianca. “Per troppo tempo e in misura eccessiva  –  dice Bob Kennedy  –  abbiamo sacrificato l’eccellenza personale e i valori comunitari sull’altare di una mera accumulazione di beni materiali. Il nostro Prodotto nazionale lordo oggi è di oltre 800 miliardi di dollari. In quegli 800 miliardi sono addizionati l’inquinamento atmosferico, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze che trasportano le vittime delle stragi sulle autostrade. Aggiungiamo al conteggio il valore dei lucchetti delle porte di casa, e delle prigioni dove rinchiudiamo quelli che li hanno scassinati. Addizioniamo la distruzione delle sequoie, l’urbanizzazione caotica che distrugge le bellezze naturali. Nel Prodotto nazionale lordo ci sono il napalm (agente chimico defoliante usato nei bombardamenti del Vietnam, ndr), le testate nucleari, i blindati della polizia per combattere le rivolte nelle nostre città. Ci sono dentro le pistole e i pugnali, i programmi televisivi che esaltano la violenza per vendere giocattoli ai nostri bambini. Invece il Prodotto nazionale lordo non calcola la salute dei nostri figli, la qualità della loro istruzione, o la serenità dei loro giochi. Non include la bellezza della poesia o la solidità dei nostri matrimoni, l’intelligenza del dibattito pubblico o l’onestà dei funzionari dello Stato. Non misura il coraggio né la saggezza né l’apprendimento, non misura la carità né la dedizione agli interessi del paese. In sintesi: misura tutto, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci può dire tutto dell’America, fuorché la ragione per cui siamo orgogliosi di essere americani”.
(…)

Un indicatore ben più completo e utile è quello elaborato per le Nazioni Unite da Amartya Sen ed altri, lo Human Development Index (abbreviato in Hdi, indice dello sviluppo umano): misura per esempio la qualità della salute e dell’istruzione. Qualità vuol dire, nel caso della salute, per esempio l’aumento della longevità, la riduzione delle morti al parto, tutti dati oggettivi ma che non coincidono affatto con il volume delle spese. Balza agli occhi che queste sono le statistiche importanti, eppure quanti di noi ricordano di avere mai letto titoli di giornali che inneggiano a un aumento dell’indice di sviluppo umano, o lamentano un suo calo? Perché continuiamo a usare i dati sbagliati? Ne parlo proprio con Amartya Sen, il padre di questo indice, che è anche uno dei più autorevoli economisti viventi. Un personaggio singolare, indiano ma docente a Harvard, dove è l’unico ad avere insegnato tre materie: economica, matematica, filosofia. A lui chiedo perché il Pil continua ad avere un ruolo dominante. “Che la Cina possa superare gli Stati Uniti  –  mi dice Sen  –  o che l’India possa diventare la terza economia mondiale in base allo stesso criterio, io lo trovo poco significativo. Quello che conta davvero è il benessere delle persone. L’indice dello sviluppo umano, pur imperfetto, include l’istruzione che invece non entra nel Pil. Il Bangladesh ha un reddito pro capite inferiore all’India e tuttavia la speranza di vita è più lunga, la mortalità infantile è inferiore. Perché l’indice dello sviluppo umano riceve meno attenzione? Perché la sua importanza è fondamentale per i ceti più poveri. I ricchi s’interessano del Pil perché la crescita economica misurata con quell’indicatore concentra su di loro i massimi benefici. Usare statistiche alternative significa anche attirare l’attenzione su settori come le ong, il non-profit, la cooperazione, il terzo settore, di cui non si parla abbastanza”.

La lezione di Sen ci riguarda tutti: la democrazia è quello che ne facciamo noi. La sua forza, la sua capacità di risolvere problemi e di fornire risultati, è direttamente legata al nostro livello di attenzione, alle priorità che le assegniamo. La sua è una grande lezione di passione civile, di senso della responsabilità civica. L’economia è una costruzione umana, è il riflesso della gerarchia di valori che decidiamo di imprimerle.
(…)

All You Need Is Love…
John Lennon la compone aggiungendoci in apertura le note della Marsigliese, il canto di “liberté, égalité, fraternité”, I Beatles la cantano accompagnati da Mick Jagger, Keith Richard, Marianne Faithfull e Donovan.
“There’s nothing you can do that can’t be done”.

Non c’è nulla di quello che tu puoi fare, che non possa essere fatto.
Sembra un inno a quello che Antonio Gramsci chiamava l’ottimismo della volontà?
I confini del possibile cambiano nella storia umana. Le dottrine economiche plasmate da potenti interessi costituiti, sono riuscite a convincerci che certe regole del gioco sono naturali, immutabili. Ci hanno abituati a pensare “dentro la scatola”, in un universo senza alternative vere. E invece i confini del possibile sono determinati da noi. I nostri sistemi di valori, le nostre ideologie, stabiliscono “quello che puoi fare”.

Federico Rampini
All you need is love
Mondadori 2014
288 pagine €17,00

http://www.repubblica.it/cultura/2014/10/19/news/libro_rampini-98528629/

La nuova squadra Ue

fleuCita De Gaulle. E fa sapere di non voler essere “un dittatore”. Piuttosto, si muoverà come un “coordinatore tra coordinatori”. Ed eccoli, dunque, i nomi di coloro che affiancheranno Jean-Claude Juncker, presidente eletto della Commissione europea, snocciolati uno a uno in un delicato equilibrio di ruoli. L’esecutivo europeo che entrerà in funzione dal 1° novembre. Quella che lui, ex primo ministro lussemburghese designato in quota Ppe (centrodestra), definisce la sua “squadra vincente”, ma con una sottolineatura precisa: i commissari “non dovranno confondere gli interessi nazionali con la politica comunitaria”. Poi lo ammette: a differenza del passato, stavolta non è stato “il solo padrone delle scelte”. La dice lunga.

Di certo c’è che, in queste nomine, ha inciso il braccio di ferro tra il partito dell’austerità targato Angela Merkel e quello della flessibilità sostenuto dall’asse Roma-Parigi. I falchi del rigore contro le colombe della ragionevolezza. Alla fine, Francia e Gran Bretagna si aggiudicano le due ‘top positions’ per le politiche economiche e finanziarie, con un posto sul podio anche per la Germania che porta a casa un portafoglio di rilievo. Ma il compromesso con l’apertura accordata a Parigi c’è, ed è il ruolo del rigorista finlandese Katainen (fedelissimo della Cancelliera tedesca) che avrà pure potere di veto.

I commissari. Dopo il pressing socialista e l’insistenza, dall’Eliseo, di Francois Hollande (con l’appoggio italiano di Palazzo Chigi) e nonostante le resistenze dei Paesi del Nord, l’ex ministro francese Pierre Moscovici sarà il commissario agli Affari economici, finanziari, alla tassazione e alle dogane del prossimo esecutivo Ue (senza gli Affari monetari, di competenza della Bce). Tuttavia, il finlandese ‘rigorista’ Jyrki Katainen sarà il vicepresidente coordinatore di tutti i principali portafogli economici (Lavoro, crescita, investimenti e competitività), e l’inglese Jonathan Hill sarà il commissario alla Stabilità finanziaria, servizi finanziari e unione dei mercati dei capitali (secondo il Guardian, un colpo da maestro per David Cameron, mentre l’Ukip di Nigel Farage chiosa: “Che colpaccio, ha un inglese come boia dell’industria finanziaria britannica”). E ancora: l’olandese Frans Timmermans è il primo vicepresidente della Commissione, vale a dire il “braccio destro” di Juncker, ben più di un semplice collaboratore del presidente. Il greco Dimitris Avramopoulos, invece, sarà il primo commissario europeo per l’Immigrazione.   La danese Margrethe Vestager è il nuovo commissario europeo alla Concorrenza. La belga Marianne Thyssen è il nuovo commissario europeo al Lavoro, affari sociali e mobilità. Lo spagnolo Miguel Arias Canete sarà il commissario per l’Azione per il clima e la politica energetica (i due portafogli, sinora separati, sono stati unificati). La svedese Cecilia Malmstrom è stata indicata come prossimo Commissario europeo al Commercio. Il tedesco Guenther Oettinger sarà commissario alla Digital economy. La romena Corina Cretu sarà il prossimo commissario Ue per le Politiche regionali. L’irlandese Phil Hogan, in quota Ppe, sarà il prossimo commissario all’Agricoltura (che nel bilancio complessivo dell’Ue rappresenta un’ampia fetta). L’austriaco Johannes Hahn sarà commissario a Vicinato europeo e negoziati per l’allargamento. Il maltese Karmenu Vella è il nuovo commissario Ue all’Ambiente, pesca e affari marittimi. All’ungherese Tibor Navracsics l’Educazione, al lituano Vytenis Andriukaitis la Salute, al cipriota Christos Stylianides gli Aiuti umanitari, alla polacca Elzbieta Bienkowska il Mercato interno e l’industria, al croato Neven Mimica la Cooperazione internazionale. La ceca Vera Jourova è indicata commissaria alla Giustizia, il portoghese Carlos Moedas alla Ricerca e innovazione, lo slovacco Maros Sefcovic ai Trasporti e lo spazio …….

 

http://www.repubblica.it/esteri/2014/09/10/news/ue_juncker_presenta_la_nuova_commissione_europea-95419119/?ref=HREC1-4