PIL 2014

….. Per quanto riguarda il prodotto interno lordo, nel 2014 il pil, in volume, ha registrato un calo dello 0,4 per cento. L’anno scorso la produzione italiana, ai prezzi di mercato, è stata pari a 1.616.048 milioni di euro correnti, con un aumento dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente. Altri dati dell’Istat confermano che l’anno scorso è stato il peggiore degli ultimi decenni. Il debito pubblico italiano in rapporto al pil nel 2014 si è attestato al 132,1 per cento, toccando i livelli massimi dal 1995, inizio delle serie. Il rapporto deficit/pil è aumentato al -3 per cento dal -2,9 per cento del 2013.

Dal lato della domanda interna nel 2014 si registra, in termini di volume, una variazione nulla dei consumi finali nazionali e un calo del 3,3 per cento degli investimenti fissi lordi. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 2,7 per cento e le importazioni dell’1,8 per cento. La domanda interna ha contribuito negativamente alla crescita del pil per 0,6 punti percentuali (-0,8 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto positivo (0,3 punti). A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato cali in volume nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (-2,2 per cento), nell’industria in senso stretto (-1,1 per cento) e nelle costruzioni (-3,8 per cento); nell’insieme delle attività dei servizi vi è stato un lievissimo incremento (0,1 per cento).

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/126154/rubriche/istat-cala-la-disoccupazione-a-gennaio-ma-il-2014-stato-il-peggiore-dal-1977.htm

Gli Usa sono ripartiti davvero

locomGli Stati Uniti sono ripartiti davvero. Il Pil del terzo trimestre è stato rivisto clamorosamente al rialzo ed è ora pari al +5%, contro il +3,9% originario, mentre la fiducia dei consumatori a dicembre segna il massimo dal 2007, a 93,6 punti. Il dato è il risultato migliore da 11 anni e segue il +4,6% registrato nel periodo aprile-giugno di quest’anno: la dimostrazione di come la ripresa americana sia «reale», come l’ha definita la settimana scorsa il presidente Barack Obama nella sua ultima conferenza dell’anno.

Il contrasto con l’Europa, e soprattutto con l’Italia che arranca, stretta nella morsa del rigore, non potrebbe essere più eclatante: e Matteo Renzi coglie la palla al balzo. «I dati americani dimostrano che puntare su investimenti e crescita funziona – scrive il premier su Twitter -. Altro che austerità. Ecco perché l’Europa deve cambiare #2015 ».

Anche Wall Street mette il turbo: il Dow Jones supera quota 18.000 punti per la prima volta nella sua storia. Le Borse europee si mettono sulla scia e chiudono in rialzo, guidate da Piazza Affari (+1,46%). Ma l’euro fa le spese dell’exploit americano: il dollaro s’impenna e la moneta unica scende sotto quota 1,22, ai minimi da 28 mesi sul biglietto verde, per poi attestarsi a 1,2264 dollari.

A spingere la crescita degli Usa sono stati i consumi, aiutati dal ribasso dei prezzi petroliferi che ha dato respiro ai bilanci familiari, ma anche gli investimenti, compresa la spesa governativa per il settore della difesa, salita a livelli record. Positive anche le previsioni per il futuro: a fine 2014, il Pil americano, stando alle stime degli analisti, crescerà del 2,5%, nel 2015 la crescita è prevista al 3%. E il mercato si interroga sulle politiche future della Federal Reserve, aspettando il rialzo dei tassi nel prossimo anno: Standard & Poor’s punta addirittura sul prossimo giugno.

Per gli Stati Uniti, dunque, il 2014 è stato davvero un «anno di svolta», come affermano gli economisti della Casa Bianca. Il settore privato ha creato almeno 200mila posti di lavoro per dieci mesi consecutivi, per la prima volta dal 1990. L’occupazione totale è in aumento da 50 mesi, la serie più lunga registrata: 2,65 milioni di unità in più nei primi undici mesi di quest’anno, 231mila nuovi posti di lavoro nel solo mese di novembre, il miglior risultato dal 2011. Ma «c’è ancora molto da fare per consentire a tutti gli americani di condividere la ripresa»……

http://www.ilgiornale.it/news/economia/pil-volo-5-cos-lamerica-d-laddio-crisi-1078223.html

Quasi junk

essepiUn forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività non è compatibile con un rating BBB». Lo ha scritto chiaro e tondo l’agenzia di rating S&P dopo aver declassato l’Italia a BBB-. Uno schiaffo, perché il downgrade deciso dall’agenzia finanziaria statunitense porta il rating del nostro Paese quasi al livello «spazzatura», solo un gradino più in alto del livello «junk».

Ci attendiamo – ha spiegato S&P – che l’economia italiana esca dalla recessione all’inizio del 2015 anche se prevediamo solo una modesta ripresa di circa lo 0,2%, che si paragona con le nostre precedenti stime di una crescita dell’1,1% per l’anno prossimo». Il governo è più ottimista e prevede una crescita media del pil reale e nominale tra il 2014 e il 2017 dello 0,7% e dell’1,9%. Chi avrà ragione?

http://www.corriere.it/economia/cards/cenerentola-mondo-quel-barile-petrolio-tavolo-draghi/standard-poor-s-ci-declassa.shtml

 

Standard and Poor’s Corporation è una società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings

http://www.standardandpoors.com/en_US/web/guest/home

Previsioni d’autunno

meteoSlow, modest, weak, non enough”. Sono le parole chiave dalla nota della Commissione europea che accompagna le Previsioni economiche d’autunno sull’economia dell’Unione europea per il 2014 e i due anni successivi.

Quanto all’Italia, sarà uno dei quattro paesi su 28 che nel 2014 avrà una crescita negativa. Ecco tutte le tabelle di sintesi che fotografano lo stato di salute dei 28 stati membri (grafico interattivo)

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2014/11/04/leconomia-europea-rallenta-le-previsioni-dautunno-della-commisisone-ue-paese-per-paese/

Centoparole

Ldantema settimana della lingua italiana nel mondo è appena cominciata e già si accavallano gli studi, i sondaggi, i libri sull’argomento. Di ieri, per esempio, è un’indagine di www.libreriamo.it condotta su cinquemila persone, secondo la quale il podio degli strafalcioni scritti e parlati degli italiani è occupato da ‘un pò’, ‘qual’è’ e dal non uso o uso errato del congiuntivo. Non a caso un linguista e critico letterario come Gian Luigi Beccaria autore del reccentissimo L’italiano in 100 parole
(Rizzoli, pp. 490, euro 18), subito dopo aver sottolineato l’importanza dell’iniziativa del Ministero degli esteri, annota: «Bisogna pensare all’italiano nel mondo, ma dobbiamo cominciare a pensare anche a fare qualcosa per migliorarlo in Italia. La nostra è una lingua ricchissima e la gente non la conosce, non la possiede. Parole certamente utili come  ok e gossip sostituiscono e accorpano espressioni un tempo comuni che non si usano più per pigrizia. L’italiano scritto peggiora sempre di più. La sintassi latita. La civiltà delle immagini punta tutto sulla velocità esiliando il ragionamento e la costruzione del discorso. Un fenomeno non solo italiano, ma sul quale bisogna meditare».

Non è solo colpa dell’inglese, quindi?
«Vede, la ricchezza di una lingua è anche nella sua capacità di sapersi ‘imbastardire’ assumendo parole e concetti dall’esterno. Non a caso questa è la forza dell’inglese moderno, che non ha mai avuto momenti di difesa del ‘purismo’, ha preso tutto da tutti: latinismi, francesismi, italianismi, arabismi…».

Lei però nel libro lamenta un uso eccessivo di ‘anglicismi’ nell’italiano attuale…

«Troppi e anche a sproposito, con l’uso di espressioni che in inglese nessuno si sognerebbe di utilizzare, come: andare in
tilt , toast, autogrill , slip, golf … Certo non dobbiamo chiuderci, ma dobbiamo anche un po’ difenderci. Parole inglesi come ok
gossip, dicevamo, impoveriscono la nostra lingua: non si dice più ‘va bene’, ‘sta bene’, ‘tutto a posto’, non si ‘spettegola’ più, non si fanno più ‘chiacchiere malevole’, non si dicono ‘indiscrezioni’, ‘maldicenze’, ma si dice sempre ‘ok’ e si fa sempre e soltanto gossip. E poi penso anche all’uso di parole italiane come se fossero il corrispettivo inglese».
Per esempio?
«La parola ‘grosso’ che traduce l’inglese big e viene usata in italiano alla stessa maniera al punto che si stanno perdendo gli altri equivalente italiani che offrono molte sfumature. Così diciamo uniformemente: un ‘grosso evento’, un ‘grosso scrittore’, un ‘grosso personaggio’, un ‘grosso successo’… Penso anche alla parola ‘testare’ nell’uso che deriva dall’inglese to test, che funziona bene, ma ha eliminato sinonimi come ‘provare’, ‘saggiare’, ‘sperimentare’, ‘analizzare’, ‘collaudare’…».

L’italiano che emerge dal suo libro, però, è una lingua ricchissima, che nei secoli ha saputo restare vitale grazie anche alla capacità di rendere proprie parole di altre lingue.
«Il concetto giusto è rendere proprio per arricchire la lingua, non quello di assorbire acriticamente per impoverire il linguaggio. In questo senso non esiste l’italiano puro. Esistono centinaia, migliaia di vocaboli che vengono da altre lingue e sono diventati italiano. Pensiamo solo a quelli che derivano dall’arabo: ‘ragazzo’, ‘bizzeffe’, ‘zenit’, ‘almanacco’, ‘algoritmo’, ‘algebra’, ‘sciroppo’, ‘spinacio’, ‘zafferano’, ‘carciofo’, ‘arancio’, ‘cappero’, ‘arsenale’, ‘tariffa’, ‘quintale’, ‘carrugio’, ‘camallo’, ‘zero’… Ecco, pensiamo solo all’importanza di ‘zero’…».

Intende come concetto?
«Lo ‘zero’ era ignoto ai Greci e ai Latini. Un numero che introduce il concetto del nulla e del vuoto: arriva nel Medioevo e cambia il modo di pensare, di argomentare, di filosofare».

Proprio nel Medioevo nasce e si forgia la nostra lingua.
«È per questo che la prima parola-espressione delle cento del mio libro è sao ko kelle terre. Si tratta della prima attestazione di una frase in volgare. Risale al 960. È tratta dal cosiddetto Placito capuano,
un atto notarile che sancisce che la locale abbazia benedettina è legittima proprietaria di certi terreni. Tutto è scritto in latino, ma i tre testimoni che asseverano la proprietà pronunciano una frase in volgare, non perché non sanno il latino, ma perché quella è la formula d’uso:  Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti».

La seconda parola è ‘laudare’.
«Perché il Cantico delle creature è il più antico componimento in volgare del quale si conosca l’autore e l’anno (1224-1226)».

Insomma, l’italiano comincia come lingua colta e aulica.
«L’italiano è stato fino all’800 più una lingua scritta che parlata perché la gente usava i dialetti. E lo scritto, come non è capitato in nessun’altra lingua, diventa subito gigantesco con Dante, Petrarca, Boccaccio, riferimenti precisi per molti secoli. Solo Manzoni nella prosa, Leopardi, Carducci e Pascoli nella lirica ci emancipano da quegli schemi».

Il ’700 è un altro momento importante. Lei ne parla anche attraverso la ‘parola’ 53: ‘atmosfera politica’.
«In quell’epoca, grazie all’influenza francese, tante parole che hanno un significato solo per le tecniche e i mestieri acquistano un senso figurato. Vocaboli come ‘duttile’ e ‘amalgama’ in italiano erano riferite solo ai metalli. ‘Atmosfera’, ‘termometro’ ed ‘elettrico’ escono dai loro contesti scientifici e si apre un mondo nuovo fatto di ‘atmosfere elettriche’, ‘situazioni elettrizzanti’, ‘termometri politici’».

Poi ci sono le parole italiane nel mondo…
«Ci sarebbe da fare un libro solo per la terminologia musicale nata da noi ed esportata per secoli nel mondo. ‘Adagio’, ‘allegro’, ‘tenore’, ‘sinfonia’, ‘viola’, ‘violino’, ‘maestro’, ‘diva’ sono solo alcuni esempi e ancora oggi sfogliando le pagine di giornali inglesi che si occupano di musica troviamo ‘belcanto’, ‘cadenze’, ‘capriccio’…».

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/Ok-gossip-tilt–e-l-ITALIANO-.aspx

 

L’italiano in 100 parole

Gianluigi Beccaria

http://www.rizzoli.eu/libri/litaliano-in-100-parole/

Settimana della lingua italiana nel mondo

http://www.accademiadellacrusca.it/it/attivita/settimana-lingua-italiana-mondo

 

10 EURO con selfie

Da martedì 23 settembre entra in circolazione la nuova banconota da 10 euro della serie “Europa”. Il nuovo biglietto, così come quello da 5 euro, è stato modificato per renderne più difficile la contraffazione. Tra le novità le bande in rilievo ai lati del biglietto e il ritratto di Europa, figura della mitologia greca, che compare nell’ologramma e nella filigrana. La banconota è inoltre dotata di un numero dal colore cangiante tra il verde e il blu, in base all’inclinazione del biglietto rispetto alla luce. Per informare i cittadini europei dell’introduzione della nuova banconota, la Bce ha lanciato un concorso: dalle 11 del 23 settembre alla mezzanote del 30 novembre, pubblicato su Twitter o Instagram un proprio selfie con la nuova banconota, accompagnato dall’hashtag #mynew10, si potrà vincere un iPad.

http://www.lastampa.it/2014/09/22/multimedia/italia/ecco-le-banconote-da-euro-nuove-di-zecca-NsLNNp3wUCNqTJOIjNMLHO/pagina.html

Tax freedom day spostato in avanti

La montagna di tasse e contributi, pari a 15.330 euro l’anno, che grava sulle spalle degli italiani sposta in avanti il cosiddetto «tax freedom day».

Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, con una pressione fiscale che per il 2014 è destinata a toccare il record storico del 44 per cento, quest’anno i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino alla prima decade di giugno: precisamente l’11 giugno, cioè 161 giorni. Ben 12 giorni in più di quanto avevano fatto nel 1995, quando, però, la pressione fiscale era inferiore di oltre 3 punti percentuali.

Del resto, sempre secondo la Cgia, su ogni famiglia italiana grava un carico fiscale medio annuo di quasi 15.330 euro: considerando l’Irpef e le relative addizionali locali, le ritenute, le accise, il bollo auto, il canone Rai, la tassa sui rifiuti e i contributi a carico del lavoratore.
Ogni nucleo famigliare versa all’erario, alle Regioni e agli enti locali mediamente 1.277 euro al mese: un importo che, dice la Cgia, corrisponde allo stipendio medio percepito mensilmente da un impiegato. Nel 2013, spiega il presidente del centro studi Giuseppe Bortolussi, grazie all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, il prelievo medio annuo era sceso a 15.329 euro: ben 325 euro in meno rispetto a quanto versato nel 2012. Per l’anno in corso, invece, il gettito è destinato ad aumentare ancora a causadell’introduzione della Tasi e degli effetti legati all’aumento dell’aliquota Iva avvenuto nell’ottobre scorso.
……
Da La Repubblica del 14/09/2014.

L’Argentina e gli “avvoltoi”

srge«AVVOLTOI », li chiama il ministro dell’Economia argentino, Axel Kicillof. Il quale di certo soffre di un deficit di credibilità: l’Argentina convive coi default, da ieri è entrata nella sua seconda bancarotta in 13 anni. Inoltre il suo paese non gode della minima simpatia tra i risparmiatori italiani defraudati dai tango-bond. E tuttavia Kicillof ha dalla sua parte un economista autorevole e progressista, il premio Nobel Joseph Stiglitz della Columbia University di New York. «Questa è una bomba made in Usa, non solo contro l’Argentina ma con effetti sull’intera economia globale». La “bomba” a cui si riferisce Stiglitz in un’intervista al New York Times è una sentenza del giudice federale di Manhattan, Thomas Griesa. Il tribunale Usa ha dato ragione a uno spregiudicato hedge fund e ha messo in gravi difficoltà la terza economia più grande dell’America latina. Non è un caso isolato: dal Perù al Congo, si moltiplicano vicende analoghe, in cui il “diritto del creditore” viene imposto da un tribunale americano e prevale sulla sovranità di intere nazioni.

Il vincitore del braccio di ferro con Buenos Aires per ora è Paul Singer, a capo di uno hedge fund relativamente piccolo. Ha solo trecento dipendenti, sta mettendo in ginocchio una nazione di 41 milioni di abitanti. Singer col suo fondo Elliott Management si candida a ripetere l’exploit di George Soros, che nel 1992 con le sue scommesse speculative costrinse la sterlina britannica ad un’umiliante svalutazione e all’uscita dal Sistema monetario europeo (un trauma che pesa tuttora nel dibattito inglese sull’euro). Simili per l’audacia e il gusto delle scommesse azzardate, Soros e Singer sono agli antipodi nelle loro visioni politiche. Soros è il “miliardario rosso” che non perde occasione per finanziare movimenti di sinistra. Singer al contrario è un ideologo della destra radicale, libertaria e mercatista, vicino al probabile candidato presidenziale repubblicano Rand Paul. A 69 anni, Singer si sente impegnato in una crociata ideologica, per affermare che i diritti dei creditori vanno rispettati sempre e comunque. Pagare fino all’ultimo centesimo i debiti degli Stati sovrani, secondo lui, è una regola sacra per imporre il buongoverno e castigare i politici incompetenti.

Nel caso dell’Argentina qualche ragione lui può anche averla. Di certo Singer non si muove solo per affermare dei principi. Se la spunta, mette le mani sul “jackpot”, il gran premio alla lotteria dei bond. Lui ha rastrellato dei bond argentini il cui valore nominale è di 170 milioni, pagandoli molto meno, acquistandoli da investitori che ormai avevano perso ogni speranza verso Buenos Aires. Singer si è messo alla testa degli “irriducibili”, quegli investitori che hanno rifiutato le transazioni offerte dall’Argentina. Con il suo accanimento a proseguire la battaglia nelle giurisdizioni americane, oggi potrebbe incassare fino a 1,5 miliardi con gli interessi composti, grazie a quelli che sembravano fino a pochi anni fa dei pezzi di carta straccia. La sentenza del giudice federale Griesa, dando ragione allo hedge fund Elliott Management, vieta a Buenos Aires di pagare i suoi creditori più recenti, quelli cioè che hanno sottoscritto bond di nuova generazione, se prima o contestualmente non viene anche rimborsato Singer. 536 milioni che l’Argentina era già pronta a versare sono stati congelati, lasciando a mani vuote anche i detentori dei bond recenti.

L’Argentina di oggi, pur rimanendo un paese afflitto da malgoverno e corruzione, recessione e inflazione, non è certo cosi` malata come quella del 2001 — 2002. Ha una bilancia commerciale in attivo grazie all’export agricolo, ha uno Stato solvente e un sistema bancario funzionante. Allora perché non fa la cosa più semplice, cioè paga Singer e volta pagina? Anche Buenos Aires tiene duro su questioni di principio e non vuole perdere la faccia inginocchiandosi davanti a uno hedge fund nordamericano. Ma non è in ballo solo una questione di prestigio. Il ministro Kicillof ce l’ha con gli “avvoltoi” perché teme che siano solo i predatori più rapidi, dietro i quali è pronto a muoversi un esercito molto più numeroso. Dopo aver pagato a Singer 1,5 miliardi, Buenos Aires potrebbe essere costretta a risarcire tutti quanti gli “irriducibili” con un costo di 13 miliardi. E poi potrebbero rifarsi avanti anche tutti coloro che incassarono perdite sui tango-bond durante la bancarotta del 2002. A quel punto, se la giustizia americana estendesse gli stessi diritti a tutti gli ex creditori, il conto per l’Argentina salirebbe fino a 200 miliardi di dollari. Altro che cifre simboliche, il paese sarebbe costretto a subire un salasso davvero sostanziale.

In quanto ai principi, quello che preoccupa Stiglitz e altri osservatori è il potere erga omnes della giustizia americana. La ragione per cui l’Argentina non può permettersi di ignorare la sentenza del giudice di Manhattan, è che i suoi bond vengono emessi sulla piazza di New York oppure ricorrono a banche americane come “stanza di compensazione” per garantirne la liquidità e gestire il mercato secondario. La giustizia americana diventa così una giustizia globale, e non solo per paesi di serie B come l’Argentina, il Perù o il Congo. Come si è visto di recente nel caso della maxi-multa alla banca francese Bnp Paribas, nessuno può permettersi di ignorare le regole stabilite dagli Stati Uniti, a meno di tagliarsi fuori dal mercato dei capitali più vasto e più efficiente del mondo

Federico Rampini

Paul Singer e gli “avvoltoi” che strangolano l’Argentina

Repubblica 1 agosto 2014

http://interestingpress.blogspot.it/2014/08/paul-singer-e-gli-avvoltoi-che.html

I Tango bond

tangobI bond argentini, denominati anche tango Bond, sono i titoli di Stato della Repubblica argentina equivalenti ai nostri Bot e Btp. I risparmiatori che acquistano titoli del debito pubblico diventano creditori nei confronti dello Stato che li emette e che si obbliga a restituire loro (rimborsare), a scadenze prestabilite, il capitale investito e gli interessi previsti.

Nel caso dei Tango bond, pertanto, l’Argentina avrebbe dovuto rimborsare a scadenza il capitale investito ai risparmiatori che li avevano acquistati.

A Dicembre del 2001 il governo argentino ha dichiarato l’insolvenza. I risparmiatori italiani coinvolti sono stati circa 450.000 per un controvalore complessivo di 14,5 miliardi di dollari, all’epoca corrispondenti a 12,8 miliardi di euro, pari a quasi un punto percentuale del nostro Pil (la ricchezza prodotta in un anno dall’Italia intera)…

http://www.scandalifinanziari.it/index.php/tutti-gli-articoli/2-non-categorizzato/6-i-bond-argentini

Gli Hedge fund

Una definizione appropriata di Hedge Fund potrebbe essere: “Qualsiasi fondo che non sia un convenzionale fondo d’investimento”; in altri termini qualsiasi fondo che utilizzi una strategia o una serie di strategie diverse dal semplice acquisto di obbligazioni, azioni (fondi comuni d’investimento a capitale variabile – mutual funds) e titoli di credito (money market funds) e il cui scopo è il raggiungimento di un rendimento assoluto e non in relazione ad un benchmark.
Gli Hedge Fund vengono di volta in volta indicati come strumenti di investimento alternativi, fondi speculativi, fondi di fondi, sempre in contrapposizione con le forme di gestione dei risparmio di tipo tradizionale, regolate da leggi e regolamenti specifici che ne limitano l’operatività e il rischio.
Il termine anglosassone “hedge” significa letteralmente copertura, protezione e, in effetti, questi fondi nascono proprio con l’intento di gestire il patrimonio eliminando in gran parte il rischio di mercato. La filosofia degli Hedge Fund è quella di ottenere risultati di gestione positivi indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano.

http://www.finanzaonline.com/education/hedge-fund/Che-cosa-sono-come-investire-sugli-Hedge-Fund

 

Ed ecco il canguro….

In questi giorni si sta discutendo a Palazzo Madama di riforma costituzionale del Senato.
Si è parlato spesso di canguro.
Di cosa si tratta?
cangurooIl ‘canguro’ è una prassi parlamentare, già usata in passato, che consente di votare gli emendamenti raggruppando non solo quelli uguali, ma anche quelli di contenuto analogo: una volta approvato o bocciato il primo, decadono tutti gli altri. Il termine ‘canguro’ è un’invenzione lessicale: la parola non è messa per iscritto in nessuna norma. Ma nel ‘gergo’ parlamentare ha già dato vita a numerosi derivati, come ‘cangurato’, ‘incangurabile’.
Non è nuovo il ‘canguro’ alle Aule parlamentari italiane, ma è al centro della scena in Senato da quando ha fatto decadere ben 1400 emendamenti alla riforma costituzionale. Ieri infatti a Palazzo Madama la decisione di Grasso di applicare il ‘canguro’ dopo la bocciatura di un emendamento di Sel, ha fatto decadere automaticamente centinaia di proposte di modifica analoghe. Per fare un esempio, l’emendamento di Sel bocciato diceva tra le altre cose che la Camera è composta da 300 deputati. E allora è stato considerato superato l’emendamento successivo che era praticamente identico, con l’unica differenza di indicare un numero di 360 deputati.
Il meccanismo del ‘canguro’ non è mai stato previsto dal regolamento del Senato. Ma la giunta per il regolamento di Palazzo Madama nel 1996 lo aveva preso ‘a prestito’ dal regolamento della Camera. Oggi la stessa giunta riconferma la legittimità della sua applicazione anche per le leggi costituzionali, facendo rientrare la tecnica ‘anti-ostruzionismo’ tra i poteri del presidente del Senato previsti dall’articolo 102 comma 4 del regolamento (“Il presidente ha facoltà di modificare l’ordine delle votazioni quando lo reputi opportuno ai fini dell’economia o della chiarezza delle votazioni stesse”, dispone la norma).
Nel frattempo, però, nel 1997 il regolamento della Camera è stato modificato. E oggi all’articolo 85 bis prevede espressamente che la tecnica di accorpamento delle votazioni non può essere utilizzata per i progetti di legge costituzionale. Dunque, quando il ddl di riforma del Senato arriverà a Montecitorio, il ‘canguro’ non dovrebbe essere applicato.
30 luglio 2014
COME POTREBBE DIVENTARE IL SENATO

Sempre più promossi agli esami

Tutti promossi, o quasi, agli esami di quest’anno. Alla maturità, la percentuale di promossi è passata dal 99,1 per cento dello scorso anno al 99,2 per cento. Agli esami di terza media i promossi sono ancora di più: addirittura il 99,7 per cento. In pratica, quasi tutti. I dati, forniti oggi dal ministero dell’Istruzione, sono ancora provvisori, ma si riferiscono ad oltre il 90 per cento degli studenti e possono considerarsi ormai stabilizzati. Migliora la situazione anche sul versante degli scrutini finali: meno bocciati e stessa percentuale di rimandati a settembre, al superiore. I più “secchioni”, dicono dal ministero, sono gli studenti dei licei, che ottengono le migliori performance sia alla maturità, sia negli scrutini finali.

Voti più bassi per gli studenti dei tecnici e degli istituti professionali. E alla maturità 2014 aumentano anche se di poco i cervelloni, che albergano soprattutto in Puglia (700 i 100 e lode sui 3450 totali) e in altre regioni del centro-sud (408 in Campania, 356 in Sicilia e 348 nel Lazio). Anche i ragazzini della media nell’arco di 12 mesi sono diventati più bravi: meno bocciati che nel 2013. Appena il 3,5 per cento. Studenti più bravi o insegnanti più tolleranti? Quello che emerge in modo netto è che gli esami finali non sono più selettivi e assumono più che altro un valore burocratico. A fare la vera selezione sono i prof interni, con l’ammissione agli esami. Sia al superiore, sia alla media. I primi, formano prima delle prove scritte e del colloquio il 4,2 per cento di studenti, costretti a ripetere l’anno. ….

http://www.repubblica.it/scuola/2014/07/28/news/maturit_miur_promossi_il_99_2_dei_candidati-92602856/?ref=HREC1-6