Giù le vendite

Le vendite al dettaglio nel 2013 segnano un crollo del 2,1% rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat, spiegando che si tratta del calo annuo più forte dall’inizio delle serie storiche comparabili, ovvero almeno dal 1990. E stavolta a scendere sono anche gli alimentari (-1,1%).   Per il resto dei prodotti va ancora peggio (-2,7%), ma questa non è una novità. Infatti anche nel 2012 il non alimentare aveva fatto registrare la stessa caduta. A fare la differenza sono quindi il cibo e le bevande.

Guardando nel dettaglio tutti i settori è evidente che nessuno si salva, persino i farmaci segnano una riduzione (-2,4%). Ribassi superiori alla media si registrano, tra gli altri, anche per abbigliamento (-2,7%) calzature (-3,0%), elettrodomestici-radio-tv (-3,1%) e mobili (-3,2%).

http://www.corriere.it/economia/14_febbraio_25/commercio-crollano-vendite-dettaglio-mai-cosi-male-24-anni-042a5484-9e02-11e3-a9d3-2158120702e4.shtml

Le famiglie spendono sempre di meno

Crolla la spesa delle famiglie, con la crisi che nel 2012 colpisce come mai aveva fatto prima. Già di per sé il calo dei consumi rappresenta un fatto eccezionale, in più lo scorso anno il ribasso, pari al 2,8%, è stato il più forte mai registrato. Solo guardando alle serie più aggiornate si tratta della caduta peggiore dal 1997, ovvero da almeno 15 anni. Ma si potrebbe tornare ancora più indietro, fino all’avvio della vecchia rilevazione dell’Istat, nel lontano 1973, anche se quella di allora era un’altra Italia.

Tornando al 2012 gli acquisti delle famiglie si fermano a 2.419 euro al mese, circa 80 al giorno, con un calo rispetto al 2011 che diventa molto più pesante, quasi raddoppia, se considerato in termini reali, o meglio tenendo conto dell’inflazione, al 3%. Gli italiani hanno affrontato la recessione con una vera e propria `spending review´ dei consumi alimentari, basti pensare che più di 6 famiglie su 10 hanno tagliato la spesa alimentare, rinunciando alla quantità o alla qualità, o a entrambe le cose.

A certificare il calo record della spesa è l’Istat. La contrazione era attesa, ma la profondità del ribasso, visto anche l’alta crescita dei prezzi, è senza precedenti, superando abbondantemente i tonfi del 2009 e del 1993. Ormai la metà delle famiglie può permettersi uscite mensili non superiori ai 2.078 euro. E, per far quadrare i conti, il 62,3% va a limare la spesa per i prodotti della tavola, scesa a 468 euro, con in particolare riduzioni significative su pane, cereali, carne e latte. E non stupisce se ben il 12,3% va a fare compere negli hard discount. D’altra parte sforbiciate ancora più ampie toccano gli altri capitoli di spesa, dall’abbigliamento (-10,3%) agli arredamenti per la casa (-8,7%). Un settore quello dell’abitazione che toglie gran parte delle risorse a disposizione, sia per chi è in affitto (con l’importo medio salito a 403 euro), sia per chi vive a casa propria, visto che ormai più di tre milioni di famiglie pagano un mutuo (503 euro al mese in media).

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http://www.lastampa.it/2013/07/05/economia/meno-qualit-e-scacco-agli-sprechi-cos-litalia-in-crisi-stringe-sui-consumi-vfvjQyDh2mqMJiVLypOYwM/pagina.html

Le rinunce nel 2013

spesa famigliaCalano gli spread e torna l’ottimismo ma per quasi la metà delle famiglie italiane, nell’anno appena iniziato, la situazione economica è destinata a peggiorare, mentre migliorerà solo per il 10%. È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg sulle prospettive economiche delle famiglie italiane nel 2013

 Secondo l’indagine, le famiglie nel 51% dei casi dichiarano già adesso di riuscire a pagare appena le spese senza potersi permettere ulteriori lussi, mentre una percentuale dell’8% non ha un reddito sufficiente nemmeno per l’indispensabile. C’è però anche – continua la Coldiretti – un 40% di italiani che vive serenamente senza particolari affanni economici e l’1% che si può concedere dei lussi

La maggioranza delle famiglie nonostante i saldi ricicla dall’armadio gli abiti smessi nel cambio stagione, con il 53% degli italiani che ha rinunciato o rimandato gli acquisti di abbigliamento ed accessori, che si classificano come i prodotti dei quali si fa maggiormente a meno nel tempo della crisi. Sul podio delle rinunce insieme ai vestiti si collocano anche – sottolinea la Coldiretti – i viaggi e le vacanze che sono stati ridotti o annullati dal 51% degli italiani e la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 48%. A seguire nella classifica del cambiamento delle abitudini di consumo c’è l’acquisto di nuove tecnologie al quale hanno dovuto dire addio il 42% degli italiani, le ristrutturazioni della casa (40%), l’auto o la moto nuova (38%) e gli arredamenti (38%), ma anche le attività culturali (37%) la cui rinuncia preoccupa particolarmente in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi.  …

http://www.lastampa.it/2013/01/06/economia/consumi-gli-italiani-a-viaggi-e-svaghi-difficile-per-il-delle-famiglie-oR7HopWLfumFBU06jfooEN/pagina.html