L’incognita degli emergenti

impezpSettembre è stato proficuo di buoni dati per l’economia italiana. La crescita del Pil è stata al di sopra delle attese nel primo semestre con la conseguente revisione della crescita media annua che il governo ha inserito nella Nota di Aggiornamento del DEF dallo 0,7 allo 0,9%. Nel secondo trimestre si sono consolidati l’aumento dell’occupazione (+180mila rispetto al 2014), la riduzione della Cassa Integrazione (-21% per l’industria, che include un interessante -25 per le costruzioni) ed è cominciata la riduzione del tasso di inattività della popolazione in età di lavoro (-0,6%).

Non tutto brilla allo stesso modo. La crescita dei consumi sembra effettivamente avviata in terreno positivo da poco più di un anno. Non così gli investimenti fissi che, se valutati al netto degli acquisti di mezzi di trasporto, continuano a mostrare cadute; più contenute per i macchinari e più intense per le costruzioni. Un importante contributo alla crescita, nel primo semestre, è venuto dall’accumulo di scorte: esso spiega 0,4/0,5 punti percentuali della crescita del Pil. Questo è un aspetto fisiologico in una prima fase di ripresa, rafforzato dalla caduta dei prezzi delle materie prime e del petrolio che probabilmente hanno indotto maggiori acquisti. E, infatti, le importazioni stanno crescendo in modo vivace (+5,5 per cento nel 2015.2 rispetto al precedente) tanto da più che compensare la buona performance delle esportazioni, per cui il anni a dimezzarsi, dopo la riforma Treu del mercato del lavoro e i successivi interventi dei primi anni duemila. Nei prossimi trimestri l’intensità della ripresa e il tasso di crescita saranno condizionati pesantemente dall’evoluzione del commercio mondiale. Dall’inizio dell’anno la riduzione del prezzo del petrolio, il quantitative easing, il deprezzamento dell’euro e la flessibilità nella valutazione dei saldi di bilancio pubblico da parte dell’Ue hanno agito come propulsori della crescita . Allo stato attuale politica monetaria e politiche fiscali procedono come da programma. La sorpresa principale del primo semestre 2015 è stata la caduta del commercio mondiale che ha portato con sé la riduzione presente e prospettica dei prezzi del petrolio e delle materie prime, nonché il deprezzamento delle monete dei paesi emergenti e (decisamente più leggero) del dollaro. Il cambio dell’euro, in termini nominali effettivi, ad agosto scorso è ritornato ai livelli di giugno 2013, quando intervenne il primo scossone internazionale conseguente all’annuncio della fine del Qe della Fed.

Il 55% del commercio mondiale è costituito dai manufatti, la parte che a noi interessa. Il 55% del nostro commercio con l’estero è rivolto all’Ue e un altro 15 è costituito da esportazioni verso paesi avanzati non Ue. L’andamento delle nostre esportazioni per il momento non ha risentito della caduta del commercio mondiale: le esportazioni verso gli Usa, ad esempio, sono cresciute nel primo semestre di quest’anno, sul corrispondente semestre, del 27,5%. Ma se i prezzi delle materie prime e del petrolio si stabilizzano ai livelli attuali e la discesa dei redditi dei paesi emergenti produttori di materie prime, petrolio incluso, si consolida, anche la loro domanda di manufatti mondiali scenderà per il deprezzamento delle loro monete.

Fattore esogeno fondamentale per la dinamica dei prezzi delle commodity è l’andamento della domanda interna cinese. Può darsi che le nostre esportazioni e il Pil per il 2015 continuino a rimanerne indenni ma le nostre esportazioni verso i paesi emergenti sono il 30% del totale e nei loro confronti l’euro si è complessivamente apprezzato dell’8% da aprile. L’interrogativo più forte riguarda il 2016 non solo per gli effetti diretti, ma anche per l’impatto esercitato sugli altri paesi europei acquirenti di nostri beni per la produzione dei loro beni esportati. La riduzione dei prezzi dei beni di base e, in seguito, una minore inflazione di quelli finali sosterranno la domanda interna, ma la riduzione dell’inflazione attesa, in una situazione in cui i tassi nominali non possono scendere perché ormai a zero, aumenta il tasso d’interesse reale. È per questo che da più parti si è sollecitata la Fed a soprassedere all’aumento del suo tasso di politica monetaria e la Bce si è detta disponibile ad ampliare la quantità e la qualità dei titoli da acquistare sul mercato secondario europeo. Dato il dubbio se l’effetto positivo sul potere d’acquisto delle famiglie della minore inflazione sia sufficiente a compensare la riduzione della crescita della domanda mondiale dei paesi emergenti, un sostegno mirato alla domanda interna dalla nostra politica fiscale nel corso del 2016 è più che opportuno per ridurre il rischio di un improvviso rallentamento della ripresa in atto.

Paolo Onofri

Affari & Finanza

21 settembre 2015

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/09/21/news/ripresa_lincognita_degli_emergenti-123441722/

 

 

2013: Pil debole nell’eurozona

Debolezza persistente, tanto che il prodotto interno lordo non si muoverà durante quest’anno, nonostante una ripresa dell’attività economica nella seconda parte del 2013. E mercato del lavoro ancora sotto pressione, tanto da peggiorare le stime sull’occupazione. Sono più le tinte scure che le schiarite nel quadro sull’economia del Vecchio continente tracciato a Francoforte.

Complessivamente, l’andamento del Pil sarà piatto nell’anno. Le aspettative di crescita per il 2013 e il 2014 sono state infatti riviste al ribasso rispetto all’indagine precedente di 0,3 e 0,2 punti percentuali, rispettivamente, e si collocano ora a quota 0 per quest’anno e all’1,1% per il 2014. Le attese per il 2015 si situano all’1,6%. Il principale fattore all’origine della revisione al ribasso per il 2013 è l’andamento dell’attività economica, inferiore alle attese, nel quarto trimestre del 2012. Si prevedono, si legge ancora, “minori contributi dei consumi privati e collettivi alla crescita per l’anno in corso e per il prossimo, a causa della persistente incertezza nell’area dell’euro e delle ulteriori misure di risanamento delle finanze pubbliche”. Contributi positivi alla crescita, invece, “continuano a venire dalla domanda estera”. Nel complesso, i previsori “si aspettano che il pil in termini reali torni a un ritmo di espansione sostenuto nuto a metà del 2013”.

I Previsori della Bce hanno invece alzato le stime sul tasso di disoccupazione nell’area dell’euro, portandole al 12,1% per il 2013 e all’11,9% nel 2014. Tali aspettative, si legge nel bollettino mensile, implicano revisioni al rialzo di 0,5 punti percentuali per il 2013 e di 0,7 punti percentuali per il 2014 rispetto alla precedente indagine. Il commento qualitativo non è incoraggiante:  il mercato del lavoro “ha continuato a deteriorarsi, mentre dalle più recenti indagini previsive emergono segnali di ulteriore dinamiche negative nel prossimo futuro”. A soffrire sono i soliti noti: “I lavoratori giovani e scarsamente qualificati sono stati particolarmente colpiti dalla crisi”, si legge, e gli indicatori “segnalano ancora ulteriori perdite di posti di lavoro sia nell’industria sia nei servizi all’inizio del primo trimestre del 2013

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/14/news/bce_economia_in_recupero_nel_2013-52603777/