La frontiera dei lavoratori fuori orario

impiegUtilizzando il famoso esempio del dito e della luna in quest’articolo lasceremo da parte il primo (le polemiche attorno alle sortite di Giuliano Poletti) e ci occuperemo della seconda: dove le trasformazioni del lavoro stanno avvenendo in maniera più rapida e non ancora metabolizzata dal dibattito pubblico.

Cominciamo dalle fabbriche, come la Ducati citata dal ministro, perché “l’operaio lavora in uno spazio e con dei tempi che non sono dettati da una macchina“.

Secondo Luciano Pero, studioso di organizzazione del lavoro e docente al Politecnico di Milano in Italia, “esperienze come quella sono molto più diffuse di quanto si pensi e non solo nelle aziende a proprietà tedesca”.

Sono tanti gli operai e i tecnici che lavorano nelle isole in cui il tempo-macchina non è predefinito. “Cito l’Aermec che produce banchi frigo per supermercati e dove il montaggio viene gestito da un team che permette al singolo di auto-organizzarsi, di montare i suoi pezzi in autonomia e di aiutare il compagno se c’è la necessità. Situazioni così non sono mosche bianche”.

E’ difficile tirar fuori un dato statistico ma Pero garantisce che si tratta di un fenomeno in crescita e annovera la Fiat di Pomigliano tra le realtà più innovative. Il punto-chiave sta nell’autonomia di cui gode il team: se può ruotare le persone, se può distribuire i compiti tra una postazione e l’altra, se può fornire suggerimenti al management.

“In Italia prevale una cultura del team informale, i tedeschi lo formalizzano”.  E si sviluppano esperimenti in cui la squadra gestisce persino i permessi dei singoli lavoratori e l’ingresso/uscita dalla fabbrica. La svizzera Endress-Hauser fa qualcosa del genere anche negli stabilimenti italiani.

Dove il rapporto tra orario e prestazione di lavoro si presenta in forme dirompenti è nel mondo dei free lance. In Italia sono circa 300 mila, per lo più figure professionali del terziario (informatici, grafici, consulenti, etc.) che lavorano su commessa e hanno il problema di farsi pagare bene.

I redditi medi dei free lance oscillano tra i 18 e i 19 mila euro annui mentre a parità di figura professionale un dipendente percepisce oltre 29 mila euro.

“C’è una differenza di circa 10 mila euro lordi ai quali va aggiunto che la previdenza è totalmente a carico del lavoratore autonomo mentre il dipendente contribuisce solo per il 9% e anche dal punto di vista fiscale la no tax area per noi è più bassa” dichiara Andrea Dili, portavoce di Alta Partecipazione, un’associazione di free lance.

Qual è il concetto c’è sta dietro queste cifre? I free lance offrono flessibilità al datore di lavoro ma avendo un rapporto negoziale debole con le grandi imprese non vengono remunerati il giusto.

“Se prenoto un volo con una data fissa lo pago meno di un  volo aperto. Nel lavoro non succede così, quello flessibile costa meno e i giuslavoristi, legati alla cultura del Novecento, hanno sempre legittimato questa differenza”.

I rapporti di forza tra offerta e domanda di lavoro sono ancora più sbilanciati in quello che l’Economist ha definito “lavoro alla spina” riferendosi ai lavoretti richiesti dalle piattaforme digitali come Uber.

Spiega la sociologa Ivana Pais, autrice del libro “Il lavoro in rete”: “Stati Uniti e Italia restano per ora due mondi distanti. Lì piattaforme come Mechanical Turk di Amazon o Task Rabbitt offrono addirittura lavoro a minuti. Lavori cognitivi a basso valore aggiunto come data entry, sbobinature o trascrizione di testi oppure manuali come stirare le camicie”.

In Italia qualcuno ha provato ma non c’è riuscito mentre hanno avuto successo esperimenti che più che spezzettare mansioni/orari danno ai singoli lavoro aggiuntivo. E’ il caso di Gnammo o degli home restaurant, chi dispone di tempo libero può venderlo offrendo servizi con una forma di lavoro ibrido, metà autonomo metà dipendente.

“Non è detto che in Italia si vada nella direzione del lavoro a spina. Le tendenze non sono chiare”. Chiudiamo con il lavoro agile, non legato per spazi e orari alla presenza fissa in azienda, fenomeno che il governo ha deciso di normare con una legge ad hoc.

La diffusione è veloce e secondo Mariano Corso dell’osservatorio sullo smartworking del Politecnico di Milano lo applica già il 17% delle aziende sopra i 500 dipendenti. Prendendo in esame i soli impiegati si può dire che il 10% in Italia già usa il lavoro agile.

“Il vantaggio non è solo quello di responsabilizzare sui risultati ma di integrare maggiormente vita lavorativa e vita privata” dice Corso.

Il 25% dei lavoratori italiani si dichiara insoddisfatto della rigidità dell’orario di lavoro e di conseguenza è disponibile a prendere in esame un nuovo tipo di scambio che “introduca nella relazione con il datore di lavoro anche l’elemento della fiducia reciproca“.

A quel punto più che il controllo dall’alto varranno altri parametri come, ad esempio, la soddisfazione del cliente. Corso pensa che lo smartworking possa adattarsi anche al lavoro operaio e cita il caso di un’azienda di Modena, la Tetrapak, dove già è così.

Dario di Vico

Corriere della Sera

http://nuvola.corriere.it/2015/11/30/la-frontiera-dei-lavoratori-fuori-orario/

 

Hard e soft skills

sskillsFiorella Pallas è stata Marketing manager, imprenditrice, Trainer. Oggi, invece, è una Talent Coach, dopo un percorso di individuazione e cambiamento che ha saputo tradurre in percorsi formativi per identificare, allenare e risvegliare i talenti naturali che pochi sanno di avere. Ha scelto le pagine di Skuola.net per aiutare i ragazzi ad allenare le proprie capacità.

Passiamo anni a formarci, prima a scuola, poi all’università, poi ai master, e alla fine usciamo da questo percorso molto preparati da un punto di vista tecnico. Nessuno, però, ci ha insegnato a gestire ciò che nella vita ci farà fare la differenza nei momenti che contano: le emozioni, lo stress, la motivazione, le paure. Tutte quelle chiavi senza le quali l’espressione della parte tecnica risulterà difficile. Nella vita come nel lavoro, infatti, non si viene valutati solo sull’aspetto tecnico, ma anche sulle competenze comportamentali, denominate dagli psicologi del lavoro soft skills, in contrapposizione con le hard skills, le competenze tecniche. Scopriamo, allora di cosa si tratta.

SOFT SKILLS: QUALI? – Esistono diversi tipi di soft skills :
Skills cognitive, che determinano il modo di ragionale e quindi, ad esempio le capacità di problem solving, di analisi , etc.
skills realizzative, quindi come si traducono i pensieri in azione e si palesano nella capacità di pianificazione, di gestione del tempo, etc.
skills relazionali, come mi rapporto agli altri? So lavorare in team? So comunicare con i colleghi?
skills manageriali, che riguardano le capacità di leadership, la motivazione personale e di squadra, etc.
skills trasversali, spesso abilitanti rispetto alle altre soft skill: flessibilità, tolleranza allo stress, gestione emotiva.

IL PESO NELLA SELEZIONE – Ma che peso hanno queste competenze sulla selezione da parte delle aziende? Normalmente le aziende operano una scrematura sui CV in base alle competenze ed esperienze professionali pregresse e il voto di laurea, ma poi la scelta definitiva sul candidato avviene nel momento del colloquio, soprattutto in base all’aderenza delle sue soft skills rispetto al profilo atteso dall’azienda. In definitiva, dunque, sapersi relazionare, avere buone capacità comunicative, di gestione, di leadership e via dicendo equivale sicuramente a possedere un biglietto da visita vincente.

LA SKILL PIU’ IMPORTANTE – Esistono alcune soft skills piu importanti di altre? C’è sempre un denominatore comune, alla base di tutte queste capacità, e si tratta di una qualità imprescindibile per riuscire nella vita: la fiducia in se stessi. Osare passare all’azione, osare fare, accettare di fare emergere il proprio potenziale: il legame che esiste tra successo e fiducia in sé stessi è assolutamente innegabile. Brian Tracy, motivatore e scrittore di best seller sulla crescita personale, ha condotto un’importante ricerca prendendo a campione molte persone di successo, per cercare di capire se, tra questi, vi fossero fattori in comune. Ne ha trovati addirittura 80, ma sul gradino del podio, immancabile e più importante, la fiducia in sé.

FIDUCIA IN SE STESSI, SKILL DA ALLENARESi possono avere tutti gli strumenti necessari per realizzare i propri obiettivi, ma se non si crede in se stessi si fallirà. Come scrisse Whitmore, il padre del coaching, “La nostra performance è data dal nostro potenziale meno i nostri ostacoli interni, il maggiore dei quali è la mancanza di fiducia in se stessi”. Il successo, che è la capacità di raggiungere qualcosa, aumenta proporzionalmente alla fiducia che si ha di se stessi, perché questa serve per osare, per passare all’azione e, alla fine, raggiungere gli obiettivi. Ma c’è una buona notizia: per quanto possiamo essere convinti del contrario, la fiducia in sé non è innata: è una delle tante qualità mentali che possiamo sviluppare, rafforzare ed aumentare, applicando le giuste strategie. E’ certo molto più facile restare ben saldati a terra senza mettersi mai veramente in gioco, ma la fiducia in sé è un muscolo che va allenato ogni giorno, tutto sta nel perseverare.”

 

http://www.lastampa.it/2014/07/11/blogs/skuola/cerchi-lavoro-allena-le-tue-skills-personali-zpoyLW3hixMlVuNYYBC38H/pagina.html

L’hamburger di McDonald’s come un caffè

hamburgL’hamburger di McDonald’s come un caffè. La multinazionale del fast food ha ridotto in Italia a 90 centesimi il prezzo del suo prodotto simbolo, scendendo «sotto la soglia di 1 euro, su cui si era assestato dal 2004, senza cambiarne ricetta e qualità». «In un momento difficile come quello che l’Italia sta attraversando – afferma McDonald’s – l’azienda ha deciso di dare un segnale molto concreto di vicinanza ai consumatori».

La multinazionale ritiene che inflazione e costi delle materie prime renderebbero necessario perfino un adeguamento dei prezzi, ma con lo sconto deciso spiega di voler «continuare a prestare attenzione a quel segmento di clientela che si rivolge ai suoi ristoranti cercando il miglior rapporto qualità/prezzo». Ogni anno nei 460 McDonald’s di Italia vengono serviti quasi 20 milioni di hamburger, ricorda la società, stimando che la clientela tipica del panino “base” sia tra i 14 e i 24 anni di età.

……. Ora arriva una nuova politica dei prezzi in Italia, e viene aggiustato il listino nazionale del gruppo facendo riferimento al «momento difficile» del Paese. McDonald’s tra l’altro non fornisce i dati aggiornati ad oggi sui singoli prezzi di vendita del proprio hamburger nel resto del mondo (si starebbero valutando sconti anche in altri Paesi). Solo tra qualche giorno, insomma, si capirà se si tratta di una mossa legata solo alle specificità della crisi italiana o più globale.

A quel punto si chiarirà anche se lo sconto sul panino più semplice di McDonald’s possa intervenire come tema ad esempio nel dibattito sull’euro o sul costo della vita in Italia. Non va dimenticato, infatti, che il più celebre panino della multinazionale, il Big Mac, è utilizzato in un noto e semi serio strumento di misurazione del potere di acquisto delle valute mondiali elaborato dall’Economist: si chiama Indice Big Mac e viene aggiornato annualmente (da quest’anno ne esiste anche una nuova versione interattiva). È formulato assumendo come valida la teoria della parità di potere di acquisto, cioè che i tassi di cambio tra le diverse valute dovrebbero tendere a un identico prezzo in tutto il mondo per uno stesso paniere di beni e servizi, e viene citato di frequente dagli economisti.

http://www.lastampa.it/2013/04/02/italia/cronache/l-hamburger-al-prezzo-di-un-caffe-mcdonald-s-lo-sconta-a-centesimi-BzfKWVTbecI0XDND1XmCQP/pagina.html

 

The BIG MAC INDEX

http://www.economist.com/content/big-mac-index

 

Pasta, pomodoro e risarcimento

de ceccoLo spot si svolge tutto in cucina. Dove un uomo è alle prese con la preparazione di un piatto di pasta al pomodoro. Tra le difficoltà nel reperire le materie prime per la preparazione – dall’aglio al basilico oramai secco, fino al pomodoro non proprio di giornata – il cuoco poco provetto afferma con convinzione che l’unica cosa che serve è una pasta di qualità.

 Dal Consorzio San Marzano parte una nota ufficiale che è una reprimenda nei confronti della De Cecco. Lo spot, per i produttori, «è lesivo dell’immagine del pomodoro San Marzano», provocando «grave nocumento economico per gli operatori agricoli ed industriali impegnati nel ciclo di coltivazione e trasformazione». Poi l’affondo: «Questa rappresentazione pubblicitaria trasmette all’ascoltatore il messaggio che per esaltare la pasta basta anche solo denigrare altri prodotti ….. Per queste ragioni, oltre a richiedere al pastificio De Cecco di rettificare lo spot, il Consorzio fa richiesta di compensare il danno causato nelle forme che l’azienda riterrà più efficaci concordandole con il Consorzio. Lo stesso nelle more valuterà ogni azione di tutela nelle sedi opportune».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/a_tavola/2013/13-marzo-2013/spot-de-cecco-denigra-pomodoroil-consorzio-san-marzano-chiede-danni-azienda-212164329902.shtml

Tra pubblicità e Costituzione

hambCgil e McDonald’s ai ferri corti. McDonald’s promette nuove assunzioni nei prossimi tre anni nel Paese con una campagna pubblicitaria lanciata anche sui quotidiani che parte dalla Costituzione: «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. 3.000 nuovi posti li mettiamo noi». (Guarda il video).

La Filcams-Cgil è andata all’attacco della multinazionale parlando di «utilizzo strumentale e mercificazione di uno dei principi fondamentali dell’ordinamento repubblicano, il primo articolo della nostra Carta costituzionale, derubricato a mero slogan pubblicitario».

La federazione dei lavoratori del commercio della Cgil ha smontato la campagna, sostenendo che McDonald’s Italia si è «sistematicamente sottratta al confronto» sul contratto integrativo aziendale e ha relazioni sindacali a livello nazionale «pressoché inesistenti». E che «il tema della qualità occupazionale in McDonald’s, non altrettanto pubblicizzato, è da anni uno degli assi portanti delle rivendicazioni sindacali: l’80% dei lavoratori, non certo per scelta, ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con l’obbligo di prestare servizio in orario notturno e domenicale/festivo ……

Non ci sta la multinazionale dell’hamburger, che ha parlato di «critiche fuori luogo» e ha sottolineato invece, come i suoi posti di lavoro siano a tempo indeterminato. «McDonald’s sta assumendo, non sta licenziando, quindi ci sorprende e ci dispiace la posizione di Filcams-Cgil», ha affermato l’amministratore delegato di McDonald’s Italia, Roberto Masi. …..

http://www.lettera43.it/cronaca/cgil-contro-mcdonald-s-lavoro-strumentalizzato_4367578974.htm