A proposito di ius soli

Cécile Kyenge, ministro per l’Integrazione del governo Letta, domenica ha detto di avere intenzione di proporre presto un disegno di legge sullo ius soli, cioè il diritto di accedere alla cittadinanza italiana per chi è nato in Italia. Le sue dichiarazioni sono state molto criticate dal centrodestra e oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, pur sostenendo che sia giusto dare “a chi è nato sul luogo la certezza di diventare cittadino per un diritto e non per concessione di questa o quella autorità”, suggerisce un approccio più cauto e diretto a un sistema misto tra ius soli e ius sanguinis.

http://www.ilpost.it/2013/05/07/stella-kyenge-cittadinanza/

http://rassegnastampa.difesa.it/130507/1X4VO8.pdf

LO IUS SOLI IN EUROPA

IUSOLII Ventisette stati europei nel merito non hanno una legislazione univoca e applicano lo ius sanguinis e lo ius soli temperando un principio con l’altro. Ma tutti, anche quelli più flessibili in termini di conferimento della cittadinanza, non contemplano uno ius soli puro. Gli Stati Uniti sono l’unico Paese del mondo ad avere una legislazione in tal senso. Ma vediamo caso per caso come si comportano i governi europei.

Germania. A Berlino lo ius soli è forte più che in altri Stati europei, ma è comunque temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza è quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto anni.

Gran Bretagna. A Londra sono più morbidi che non in Germania, ma non esiste uno ius soli puro. Il bambino che nasce su territorio britannico anche da un solo genitore già in possesso della cittadinanza britannica è automaticamente cittadino del Regno Unito. La cittadinanza si acquisisce anche in seguito a tre anni di matrimonio con un cittadino britannico

Irlanda. A Dublino seguono la linea di Berlino. Vige lo ius sanguinis, ma se un bambino nasce da genitori di cui almeno uno risiede nel paese regolarmente, quindi con permesso di soggiorno, da tre anni prima della sua nascita, allora ottiene la cittadinanza.irlandese dal suo primo vagito.

Olanda. Nei Paesi Bassi lo ius soli è estremamente debole. La cittadinanza viene conferita solo dopo il compimento della maggiore età (18 anni) e se si è in possesso di un regolare permesso di soggiorno e si è vissuto nel Paese per cinque anni senza interruzioni. Sostanzialmente, i minori nati in Olanda da genitori stranieri devono aspettare di diventare maggiorenni e avere tutti i requisiti richiesti per ambire alla cittadinanza.

Spagna. Come nel caso dell’Italia e dell’Olanda, anche in Spagna vige un forte ius sanguinis, mentre lo ius soli è debole. Diventa cittadino spagnolo il bambino che ha almeno un genitore nato a sua volta in Spagna. La cittadinanza si può acquisire comunque dopo 10 anni di residenza nel Paese, con lavoro e permesso di soggiorno permanente, oppure in seguito a un matrimonio con un cittadino spagnolo, ma solo dopo un anno dalla data delle nozze.

Francia. Parigi è atipica. Qui vige una sorta di doppio ius soli. Un bambino che nasca in Francia da genitori stranieri ma nati a loro volta in Francia può diventare cittadino molto facilmente. Altrimenti, la cittadinanza può essere acquisita solo dai 18 anni in poi se si hanno genitori stranieri che però risiedono nel Paese da almeno cinque anni. Infine, lo straniero che sposa un cittadino francese può richiedere la cittadinanza solo una volta compiuti i due anni di matrimonio

http://news.panorama.it/esteri/Lo-ius-soli-in-Europa-paese-per-paese

 

Prima bullo e poi?

BullismoIl bullismo, ovvero il comportamento aggressivo e vessatorio che alcuni soggetti mettono atto ai danni di loro pari che considerano più deboli, è un fenomeno che abitualmente preoccupa per le conseguenze sulle vittime che, se non adeguatamente aiutate e supportate, sviluppano spesso bassa autostima, senso di impotenza, disturbi dell’umore. Il bullismo però coinvolge due parti in causa, entrambe vittime in diverso modo dei meccanismi che si instaurano: le conseguenza negative non ricadono solo su chi subisce atti di bullismo, ma anche su chi li compie, rendendolo una persona da evitare perchè troppo aggressiva e bene accetta solo da parte di individui altrettanto disturbati. Questo tipo di frequentazione non fa che rafforzarne il comportamento antisociale, in assenza di interazioni di segno diverso, consegnando il bullo ad un destino infelice sotto plurimi punti di vista a causa del circolo vizioso che si instaura.

Quale futuro attende un piccolo bullo? Secondo un vasto studio che ha esaminato la vita di 43.093 adulti statunitensi si tratta di un futuro a tinte fosche, dominato dai disturbi psichiatrici, delinquenza e isolamento sociale. La frequenza con cui i reati sono compiuti da soggetti adulti che da bambini e ragazzini erano dei piccoli bulli ha fatto perfino propendere alcuni Autori per la lettura del comportamento criminale dell’adulto come strettamente legato ai suoi precedenti di bullismo, e quindi da questi precorso e causato. All’interno del campione esaminato le diagnosi relative ai Disturbi della Condotta e al Disturbo Antisociale di Personalità sono risultati rispettivamente 11 e 8 volte più probabili fra i giovani adulti con una storia di bullismo, ed è stata rilevata una correlazione significativa fra bullismo e Disturbo Bipolare, oltre che fra bullismo e altri Disturbi di Personalità (Istrionico e Paranoide). Il Disturbo Bipolare è incisivo in quanto gli sbalzi d’umore possono condurre ad acting out aggressivi e rendere più probabile il coinvolgimento in liti e risse, mentre le personalità paranoidi tendono a percepire in maniera distorta il comportamento altrui, sovrastimando la presenza di intenzioni offensive e aggressive e le personalità istrioniche assumono comportamenti provocatori che possono suscitare risposte aggressive da parte degli altri, dando il via a liti e risse. Non sono state invece riscontrate correlazioni fra bullismo e altri Disturbi dell’Umore o Disturbi d’Ansia, il che secondo gli autori avvalora la tesi secondo la quale il bullo è sostanzialmente un soggetto antisociale il cui quadro clinico include spesso altre diagnosi psichiatriche, compreso l’uso e abuso di alcol e altre sostanze.

Aggredire, mentire e truffare sono comportamenti molto diffusi negli ex bulli, una volta cresciuti. Alcuni di loro continueranno per tutta la vita a mettere in atto comportamenti vessatori nei riguardi di soggetti più deboli sia individualmente sia in gruppo (mobbing). …………

http://www.medicitalia.it/fmassaro/news/3023/Oggi-piccolo-bullo-domani-delinquente-un-esito-prevenibile

Bambini soldato ancora impiegati nei conflitti di 19 paesi

Oggi, 12 febbraio, è  la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini e delle bambine soldato.

bsSebbene  arruolare e impiegare persone di età inferiore a 15 anni sia un crimine di guerra e nonostante 150 paesi si siano impegnati a non farlo attraverso il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, nei conflitti che insanguinano una ventina di paesi la scuola viene sostituita dall’addestramento militare, i fumetti dai manuali di guerra, le matite dai fucili. La vita dalla morte.

Negli ultimi anni, Amnesty International, che fa parte della Coalizione Child Soldiers International, ha documentato l’uso o ha ricevuto denunce sull’impiego di bambini e bambine soldato in numerosi altri paesi, tra cui Repubblica centrafricana, Ciad, Costa d’Avorio, Repubblica democratica del Congo , Myanmar, Sri Lanka, Somalia e Yemen.

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2013/02/11/bambini-soldato-ancora-impiegati-nei-conflitti-di-19-paesi/

Albero della legalità a Scampia

scampiaSpero che un telegiornale annunci: Scampia quartiere più bello di Napoli”, scrivono gli alunni del decimo circolo didattico. Mattia, invece, chiede a Gesù un “miracolo per cacciare ladri, killer e tutti i marioli”. Ma c’è anche chi vorrebbe “un nuovo parco giochi e un campo da calcio gratis” o “più negozi di abbigliamento e centri commerciali”. Sono alcune delle richieste contenute nelle letterine appese dai bambini delle scuole di Scampia all’albero della legalità, donato dalla società Bonificio group, e piantato in piazza Giovanni Paolo II. Ad accendere le luminarie il sindaco Luigi de Magistris e il presidente della municipalità Angelo Pisani davanti agli alunni accompagnati dai presidi e professori di alcune scuole del quartiere…..

La manifestazione, però, non ha conquistato i residenti, ne erano presenti pochissimi.  Presente anche padre Pizzuti, che ha detto: “Quest’anno inserirò le auto della polizia nel presepe”.
Un dato: nessuno si è affacciato alle finestre o dai balconi per guardare cosa accadeva durante l’naugurazione dell’albero..

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/12/21/news/scampia_i_sogni_dei_bambini_cacciate_i_killer_dal_quartiere-49227656/?ref=HREC1-11

Per una scuola senza schermi

Un appello perché la scuola, almeno per i bambini tra i 3 e gli 8 anni, sia zona franca da schermi e computer. La provocazione è in una lettera aperta indirizzata a Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione e anche lui maestro elementare, lanciata da Franco Lorenzoni, maestro elementare

bambino……i bambini sono sottomessi, fin dalla più tenera età, ad un bombardamento tecnologico senza precedenti e si moltiplicano le ore che, anche da molto piccoli, passano davanti a schermi di ogni misura. La scuola, in questo contesto, deve affrontare con intelligenza e sensibilità la questione, rifiutando di appiattirsi sul presente e seguire l’onda. L’illusione che, di fronte a bambini sempre meno capaci di attenzione prolungata, li si possa conquistare lusingandoli “con gli strumenti che a loro piacciono” è assurda e controproducente….

Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo. La Scuola dell’Infanzia e i primi due anni della Scuola Primaria devono essere luoghi liberi da schermi. Non ho nulla contro la tecnologia (che tra l’altro può essere di grande aiuto per i bambini che hanno bisogni educativi speciali, come nel caso della dislessia), ma è necessario reagire alla troppa esposizione tecnologica dei più piccoli….

I bambini hanno un disperato bisogno di adulti che sappiano attendere e accogliere le parole e i pensieri che affiorano, che siano capaci di ascoltarli e guardarli negli occhi. Hanno bisogno di tempi lunghi, di muovere il corpo e muovere la testa, di dipingere e usare la creta; devono poter essere condotti ad entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. E cominciare a scrivere e a contare usando matite, pennelli e pennarelli, manipolando e costruendo oggetti per contare, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole. Hanno bisogno di scontrarsi e incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi…

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/lettera_lorenzoni_libri_elementari-48057291/?ref=HREC1-11

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/appello_perch_bambine_e_bambini_dai_3_agli_8_anni_siano_liberi_da_schermi_e_computer_nella_scuola_-48057286/

Per il riconoscimento dello ius soli

L’impegno per la cittadinanza italiana ai bimbi stranieri non deve cadere. Questi bambini sono figli della nostra terra anche se ci portano un’origine e una storia differenti ma ci arricchiscono e con loro costruiremo un grande futuro». Il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi rilancia l’impegno del governo per il riconoscimento del cosiddetto ius soli, ovvero la possibilità di acquisire la cittadinanza del nostro Paese per il semplice fatto di essere nati sul territorio italiano. Un diritto che altri stati già riconoscono ma che l’Italia ancora non concede. Motivo questo che spinge l’Unicef a prendere posizione e a lanciare una campagna massiccia per far sì che Comuni e altri enti riconoscano fin da subito quantomeno una cittadinanza onoraria ai bambini nati entro i confini italiani da cittadini di altre nazionalità….

Quasi un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia e di questi più di 500 mila sono nati nel nostro Paese – sottolinea Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef Italia -. Per questo motivo abbiamo deciso di richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che sono tra noi». Il governo, dal canto suo, sembra non volersi tirare indietro, anche se una nuova legge non sembra ancora alle viste: «Gli stranieri non sono un problema umanitario ma sono un aiuto per la crescita – ha evidenziato ancora il ministro Riccardi, presente al lancio della campagna -. Questo non dipende dal governo ma dal parlamento, la palla quindi passa alla prossima legislatura».

Attualmente la normativa prevede che il minorenne che nasca in Italia da cittadini residenti ma non cittadini divenga titolare di permesso di soggiorno temporaneo che deve essere rinnovato dai famigliari fino alla maggiore età e questo in contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, recepita dalla legislazione italiana.

http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_15/unicef-campagna-cittadinanza-bambini-stranieri_7c87a1ea-2f2f-11e2-8b0e-23b645a7417c.shtml

A scuola con il tablet

In 1D alla Chelini, la professoressa Maria Grazia Furnari, 41 anni, ha collegato l’iPad alla lavagna multimediale per la lezione di inglese. Legge una filastrocca: «What’s your name? My name’s Jane. How old are you? I’m 22. Where are you from? I’m from Toulon. Allora, chi è Jane, secondo voi?», chiede. Sullo schermo del tablet, replicato sul muro, compaiono la foto di tre ragazze. I bambini scelgono quella giusta e ripetono le domande della filastrocca. Per ogni risposta scandita dagli alunni, l’insegnante crea un fumetto sull’immagine, grazie a una app per manipolare le immagini. Poi chiede un volontario. Si fa avanti Rami, occhi scuri vivissimi e un’ombra di baffi sul viso. «Vieni, che ti scatto una foto». Il ragazzino sorridente compare sulla lavagna multimediale: «What’s your name?» chiedono tutti. «My name’s Rami», dice lui e anche il baloon sopra la sua testa …………..

http://27esimaora.corriere.it/articolo/dalle-app-per-i-problemi-allinglese-interattivo-tutti-a-scuola-con-lipad/