La debolezza della Germania

produtttLo scandalo Volkswagen dice del modello Germania più di quanto amino sentir dire a Berlino. Se a Wolfsburg hanno deciso di mettere in piedi la grande truffa è per un obiettivo preciso: alzare al massimo, letteralmente ad ogni costo, il volume delle esportazioni e delle vendite. In un mondo spietato, come il vertice dell’industria dell’auto, le economie di scala sono una leva indispensabile. Ma in generale per l’industria tedesca le esportazioni, in assenza di un rilancio deciso della domanda interna, sono una leva indispensabile. Anche quest’anno, Germania Spa metterà a segno un record: un saldo positivo delle partite correnti superiore al 7 per cento del Pil, secondo a nessuno nel mondo. Ma è un record fragile. Fino a qualche anno fa, le industrie tedesche esportavano nell’Eurozona per un controvalore di circa il 4,5 per cento del prodotto interno. La grande crisi e le politiche di austerità che Berlino ha imposto al resto d’Europa hanno praticamente dimezzato questo flusso di merci.

E il record, allora? La Germania ha potuto sostituire, in questi anni, i clienti dell’Eurozona con quelli dei paesi emergenti, in testa la Cina, in pieno boom. Ma il boom cinese sembra finito, il rallentamento in corso della crescita pare destinato a durare a lungo, proiettando la sua ombra su tutti i paesi emergenti. E la crescita che ci sarà sembra sempre più indirizzata verso livelli tecnologici concorrenziali con quello tedesco. Dove i due sistemi si sono affrontati faccia a faccia, come nei pannelli solari, i cinesi hanno vinto a mani basse.

Il problema, per l’export tedesco, è di essere concentrato in quattro settori, assai tradizionali: veicoli industriali, auto, chimica, apparecchi elettronici. Negli ultimi quindici anni, questi settori hanno tirato molto, ma la corsa non può essere senza fine. E, contemporaneamente, la Germania non sembra (come l’Italia, l’altra regina europea dell’industria manifatturiera) essere stata capace di affermarsi con altrettanta decisione nei settori più nuovi e più promettenti: le biotecnologie, l’hardware e il software elettronico. La realtà tedesca più importante nell’informatica, la Sap, è stata fondata nel 1972. Poi, è difficile parlare di startup. Nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di aprire una nuova azienda, l’Italia è quarantaseiesima su 190, la Germania alla casella 114. E le persone – i protagonisti dell’innovazione – cominciano a latitare. Meno di un terzo dei giovani tedeschi arriva alla laurea. In Gran Bretagna siamo al 45 per cento. In buona misura, è un effetto diretto della politica di risparmi selvaggi che l’era Merkel ha imposto al paese. Berlino spende per l’istruzione il 5 per cento del Pil, contro il 7 per cento e passa degli inglesi.

Non è solo il governo a cullarsi nell’idea che si possa vivere di rendita. L’industria tedesca non investe più nelle sue fabbriche da anni. Il tasso di investimento è passato dal 23 per cento degli anni ’90 al 17 per cento nel 2013. Siamo sotto la media europea. Il risultato è che anche la produttività non è brillante. Anzi, è praticamente ferma. Le statistiche dicono che la produttività per ora lavorata è inferiore a quella di Francia e Olanda. Drogata da un cambio ultrafavorevole, la locomotiva d’Europa macina un record di esportazioni dopo l’altro. Ma se va ancora a vapore, c’è da preoccuparsi. 

Lo scandalo Volkswagen e la debolezza della Germania che non innova più

Maurizio Ricci

Repubblica – 26 settembre 2015

http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/09/26/news/lo_scandalo_volkswagen_e_la_debolezza_della_germania_che_non_innova_piu_-123649051/?ref=HRLV-5

 

I muri sono un sistema di potere

berlPer me i muri sono un simbolo di ciò che separa gli uomini dai sistemi valoriali. Limitano, schermano, isolano. In certi casi possono anche proteggerci. Però per proteggerci, dobbiamo escludere quelli che si trovano dall’altra parte del muro – questa è la logica dei muri. All’improvviso diventano un sistema rigido, che si oppone alla logica di altri sistemi, spesso con la forza. Il Muro di Berlino era un esempio lampante di questa dinamica. A volte mi sembra che abbattiamo un muro per erigerne un altro altrove. Può essere un muro fisico o invisibile, che condiziona il modo di pensare. Alcuni muri ci proibiscono di andare avanti, altri muri ci limitano. Finalmente un muro è caduto, il mondo è cambiato, tiriamo un respiro di sollievo. Eppure, improvvisamente da qualche parte è già sorto il prossimo muro. Un muro etnico, religioso, un muro dell’intolleranza, del fondamentalismo, un muro di avidità e paura. Non riusciamo a vivere senza un sistema fatto di muri? Per noi scrittori i muri sono vincoli da spezzare. Non facciamo che questo con le nostre storie – metaforicamente parlando -. Scavalchiamo i muri che separano il reale dall’irreale e la consapevolezza dalla mancata presa di coscienza. Scopriamo il mondo al di là del muro, torniamo di qua e raccontiamo dettagliatamente quanto abbiamo visto, senza pretendere di giudicare il significato del muro o dei suoi pro e contro. Non facciamo altro che rappresentare precisamente quello che appare dall’altra parte. In questo consiste il lavoro quotidiano di uno scrittore…….

 Haruki Murakami

http://www.corriere.it/esteri/14_novembre_09/mio-muro-berlino-b985ec9a-67f0-11e4-b22b-88ac3d1bfff6.shtml

Muro di Berlino, oggi l’Europa è più forte ma pace e prosperità restano un sogno

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/09/muro-berlino-pace-prosperita-restano-sogno-leuropa-forte/1200925/

Dal Muro alle Torri Gemelle. Così è nato il Terzo Millennio

http://www.ilgiornale.it/news/politica/muro-25-anni-berlino-e-leuropa-1066250.html

Meno gite scolastiche

gitaMeno gite scolastiche. Fino a pochi anni fa nelle scuole superiori di secondo grado erano 1,3 milioni i ragazzi coinvolti: l’anno scorso si è scesi a 930 mila. Nelle superiori di primo grado è andata ancora peggio: 470 mila gli studenti in gita, con un calo del 31% rispetto all’anno prima. Se le gite calano, aumenta però l’accuratezza con cui si scelgono meta del viaggio e prezzo. Praga, Barcellona e Berlino le mete preferite dai liceali, secondo l’Osservatorio Touring sul turismo scolastico; Roma, Firenze, Venezia, Torino per le medie inferiori. E c’è anche un fiorire di tour operator specializzati proprio nel portare i ragazzi in gita. Si occupano di tutto: dall’albergo giusto, con strutture che garantiscano sicurezza a prof e ragazzi, a laboratori e attività interattive da abbinare alle più classiche visite e mostre…….

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/13_novembre_22/lingue-musei-stage-gita-scolastica-2014-30cc0676-538f-11e3-91e0-82492dd09bca.shtml