A Bruxelles va in onda la babele dei bilanci

uecommRaffaele Mattioli, il grande banchiere che guidò la Comit durante il miracolo economico, sosteneva di non trovare differenza tra una poesia e un bilancio. “Nella loro espressione migliore, entrambi sono un’opera d’arte“. Forse esagerava un po’. Sta di fatto che una parte di verità la coglieva. E lo si capisce proprio in questo periodo dell’anno, quando in Europa va in scena il grande spettacolo della presentazione e della valutazione delle leggi di bilancio.

E’ un’occasione unica per osservare le diverse anime del nostro Continente, cosa le accomuna e cosa ancora le separa. In base alla nuova governance dell’Eurozona, entro metà ottobre i paesi membri devono inviare a Bruxelles le versioni preliminari della loro leggi di bilancio (Draft budgetary plan, Dbp). La Commissione le esamina, verifica se deficit e debito sono in linea con gli obiettivi di medio-termine che sono stati concordati in passato ed entro fine novembre emette un giudizio di conformità. Se vengono promosse, le leggi di bilancio da preliminari diventeranno definitive.

L’apparenza deve essere quella di una costruzione rigida, impenetrabile alle eccezioni, che riesca ad essere simbolicamente credibile agli occhi dei mercati e degli elettori nordeuropei, nel tentativo di ancorare le politiche fiscali nazionali ai requisiti dei Trattati. La realtà è però molto diversa e, nel processo di revisione delle leggi di bilancio, la Commissione e i suoi indisciplinati alunni assomigliano a tutto tranne che ad un austero ginnasio prussiano. Partiamo dalla lingua in cui sono scritti i Dbp inviati a Bruxelles e disponibili sulla pagina web della Commissione. Nonostante fiumi di inchiostro sulla retorica dell’integrazione europea e del coinvolgimento dei cittadini, su sedici paesi che hanno inviato il Dbp, sette non l’hanno tradotto in inglese. Poco male se la lingua è quella francese o spagnola. Ma cimentarsi con il finlandese o l’estone non è una cosa da poco. La Grecia e Cipro, beneficiando di un piano di assistenza finanziaria, non devono inviare il loro Dbp. Ma il Portogallo avrebbe dovuto inviare il suo entro la metà di ottobre, come tutti gli altri. Il problema è che si sono tenute le elezioni e non si è ancora formato un governo. I patti internazionali dovrebbero essere rispettati indipendentemente dai momenti particolari della vita democratica di un paese. La Spagna, in previsione delle prossime elezioni, ha infatti anticipato la stesura del proprio Dbp e l’ha inviato a inizio settembre. Sta di fatto che il caso portoghese è lì a smentire chi afferma che la Commissione sia fatta di burocrati irrispettosi dei processi democratici.

Passando alla forma e al contenuto si rimane sorpresi dall’assenza di un formato comune. Dopo tutto stiamo parlando di numeri di bilancio, non di un tema con svolgimento libero. Prendiamo il Dbp francese. Sin dalla prima riga si sgombra il campo da ogni equivoco. L’obiettivo del Presidente è uno: promuovere la ripresa della Francia. La premessa del Dbp tedesco parte dalla disciplina che l’appartenenza all’Europa impone. La Germania, si legge, è conforme con il Patto di Crescita e Stabilità e prosegue nel processo di riduzione del suo debito eccessivo con lo scopo di portarrlo al di sotto del 60% del Pil. In quello italiano, di fatto, non c’è una premessa, tantomeno un obiettivo. Si parte dal contesto macroeconomico, fotografando la situazione di recupero dell’economia, con imprese e consumatori più “upbeat”. Forse è vero quel che diceva Mattioli dei bilanci. Esiste un notevole grado di libertà anche nella definizione del quadro macroeconomico di riferimento. La qual cosa potrebbe anche essere accettabile per variabili economiche prettamente “nazionali”. Ma ci si aspetterebbe di avere gli stessi valori per le cosiddette “esogene”. Il cambio euro-dollaro nel 2016 è ad esempio previsto pari a 1,15 dal Belgio e pari a 1,07 da Lituania e Malta. Per la crescita dell’economia (escludendo la Ue) c’è chi, come l’Austria e la Slovacchia, prevede un valore al 3,6% e chi è più ottimista e vede un 4,3% come Lettonia e Lituania. Ognuno ha il proprio modello ed effettua le proprie ipotesi.

Pensare che la Commissione sia in grado, partendo dal nuovo scenario di inizio novembre, di rifare veramente i calcoli per ogni paese è una pia illusione. Alla fine, la Commissione dovrà emettere un giudizio, la famosa “Opinion”, che viene sintetizzato in tre gradi: “pienamente conforme”, “a grandi linee conforme”, “a rischio di non conformità”. La conformità viene misurata rispetto al deficit e al debito. L’Italia non rischia tanto sul fronte del deficit, ma su quello del debito. Insieme al Belgio, è già sotto osservazione perché non rispetta l’obiettivo di riduzione e rimanda di anno in anno il punto di inversione. Difficile comunque che la Commissione Juncker “bocci” l’Italia per questo e la rimandi nel “braccio correttivo” (si chiama proprio così), dove comunque sarebbe in compagnia di altri cinque paesi, tra cui Francia e Spagna. Dal 2007 al 2014 non c’è mai stato un anno in cui il debito medio dell’Eurozona si sia ridotto. E, tra gli undici paesi il cui debito nel 2014 è risultato superiore al 60% del Pil, quattro, tra cui l’Italia e il Belgio, nei loro Dbp non prevedono per il 2015 di ridurlo.

MARCELLO ESPOSITO

Affari&Finanza

9 novembre 2015

 

Come funziona il Quantitative Easing.

 

Che cos’è il quantitative easing?
Questo termine è entrato con forza nella discussione pubblica nel 2009, quando la Federal Reserve varò il primo programma di acquisto di titoli del Tesoro e di titoli immobiliari americani dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008. QE significa esattamente questo: creazione da parte di una banca centrale di moneta il cui valore è basato sulla fiducia nell’assetto istituzionale e nei fondamentali economici alle sue spalle; questa moneta viene creata con il QE per comprare sul mercato titoli pubblici o privati, immettendo così liquidità nell’economia.

2. Perché la Bce vuole lanciare questo programma?
Il compito primario della Bce è garantire la stabilità dei prezzi: né troppa inflazione né una caduta nel fenomeno opposto, la deflazione. È ben noto infatti che con la deflazione cadono i consumi e gli investimenti, l’economia ristagna e il peso del debito aumenta. L’obiettivo statutario della Bce è un carovita nella zona euro “vicino ma sotto al 2%”, ma oggi lo sta mancando. Il tasso d’inflazione nell’area è in frenata dall’inizio del 2012 e dall’ottobre del 2013 ha improvvisamente rallentato sotto l’1%. Da allora è calato ancora di più, fino a diventare negativo in dicembre (-0,2%), segnalando una contrazione dei prezzi. La Bce deve riportarlo all’obiettivo, ma non può più farlo con la tecnica convenzionale di ridurre i tassi d’interesse richiesti sui prestiti che pratica alle banche. Dopo vari tagli, quei tassi sono infatti già a zero. Non resta che la via “quantitativa”, cioè la creazione di moneta: il QE.

3. Come funziona il QE?
Nella sua visione più semplice, il QE può contribuire a risollevare la dinamica dei prezzi verso livelli normali proprio per effetto della quantità di moneta. Una quantità maggiore di euro in circolazione (3.000 miliardi invece di 2.000, secondo l’obiettivo espresso dalla Bce), a parità di prodotti in vendita, dovrebbe alzare il costo in euro di beni e servizi. L’esperienza della Fed, che con il QE dal 2008 a oggi ha espanso il suo bilancio da circa 600 miliardi a quasi 4.500 miliardi di dollari, dimostra le cinghie di trasmissione dalla banca centrale alla vita delle imprese e dei cittadini sono in realtà più articolate. Il QE della Fed ha ridotto i tassi a lungo termine in America, cioè il costo sostenuto da un imprenditore o da una famiglia per indebitarsi. In parte i tassi dei titoli a lungo termine scendono proprio perché dalla banca centrale arriva un’onda di liquidità per comprare quei bond. In parte lo fanno perché chi vende quei bond alla banca centrale, reinveste poi i proventi comprandone altri titoli sul mercato, dunque l’effetto di riduzione dei tassi si trasmette a cerchi concentrici in molte parti dell’economia. A loro volta tassi più bassi favoriscono gli investimenti, l’occupazione e la ripresa dell’attività e dei prezzi al consumo. L’altro effetto del QE, conseguenza diretta della enorme quantità di denaro creata, una svalutazione la moneta e dunque un aiuto all’export.

4. in Europa il QE può funzionare bene come negli Stati Uniti?

Alcuni indizi fanno sospettare di no. Un motivo di fondo è che le imprese in Europa e soprattutto in Italia attingono al credito in modo diverso rispetto a come avviene in America. Negli Stati Uniti le imprese si finanziano presso le banche per circa il 27% del credito che ottengono, e per il resto lo fanno emettendo titoli di debito (bond) sui mercati. Per loro l’aiuto della Fed, che riduce i tassi sui bond a sette o dieci anni, è dunque prezioso. In Europa invece circa metà del credito alle imprese passa dalle banche e in Italia la quota è ancora più alta. Per quanto riguarda poi le piccole e medie imprese, quelle dove si trova la gran parte dell’occupazione, il credito in bond in Europa rappresenta una frazione inferiore al 5% dei finanziamenti totali. Per funzionare in pieno in Europa, il QE dovrebbe essere accompagnato da un forte taglio delle tasse. Ma questo è reso più difficile dai vincoli europei al bilancio. Sta già funzionando in Europa l’altra cinghia di trasmissione del QE, la svalutazione della moneta che aiuta l’export. Da maggio scorso l’euro è già caduto del 15% sul dollaro e del 9% sul paniere delle valute dei Paesi con i quali gli europei commerciano di più.

5. Perché la Bundesbank è contraria al QE?

La Banca centrale tedesca teme che il QE, riducendo gli spread e i tassi sul debito pubblico, tolga la pressione al risanamento e alle riforme dai governi dei Paesi più fragili. Inoltre, ritiene scorretto che la Bce comprando quei titoli, assuma su di sé il rischio di subire perdite se quei Paesi facessero default. Quelle perdite infatti potrebbero essere suddivise pro-quota sulle banche centrali nazionali azioniste della Bce. Bundesbank inclusa.

http://www.repubblica.it/economia/2015/01/22/news/quantitative_easing_pi_moneta_in_circolazione_la_rete_dell_eurotower_contro_la_caduta_dei_prezzi-105484474/