Profonda recessione

L’Italia non riesce a rialzare la testa e resta in profonda recessione. Nel primo trimestre 2013, il Pil è caduto dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,3% sullo stesso periodo dello scorso anno: è il settimo trimestre consecutivo in calo. Una recessione così lunga non si era verificata dal primo trimestre del 1990, ma soprattutto significa che l’Italia non registra alcuna crescita economica dalla seconda metà del 2011. Peggio: ancora una volta i dati rilevati dall’Istat sono più negativi delle attese degli economisti. Gli addetti ai lavori avevano previsto un calo dello 0,4% rispetto alla fine dello scorso anno e del 2,2% sui primi tre mesi del 2012. A fine marzo, quindi, la variazione acquisita per l’anno in corso è dell’1,5%, in negativo: si tratta del calo del Pil in assenza di qualunque aggiustamento fino da qui alla fine dell’anno…..

La debolezza dell’Italia  risulta ancora peggiore se confrontata con le performance dei Paesi anglosassoni. Nel confronto con il trimestre precedente, il Pil Usa è salito dello 0,6% e quello inglese dello 0,3%.

In Europa, invece, si mette in evidenza il lieve progresso della Germania (+0,1%), seppure sotto le attese, che si confronta con l’ingresso in recessione della Francia in  calo dello 0,2%. Si tratta della seconda recessione in un anno. L’ingresso della Francia in zona recessione “non è una sorpresa”: è “largamente dovuto al contesto dell’area euro”, sono state le parole del ministro dell’economia francese Pierre Moscovici, che ha assicurato che il Paese manterrà al tempo stesso la previsione di una crescita dello 0,1% nel 2013 e il suo obiettivo di invertire la curva della disoccupazione entro l’anno.
Eurozona.  Nel primo trimestre 2013 il Pil è diminuito dello 0,2% nell’Eurozona (Ue a 17) e dello 0,1% nella Ue a 27, rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre 2012, secondo le stime di eurostat, i tassi di crescita erano rispettivamente pari a -0,6% e -0,5%. Nel confronto con il primo trimestre 2012 il Pil (al netto delle variazioni stagionali) è sceso nel primo quarto 2013 dell’1% nell’area euro e dello 0,7% nella Ue27, dopo i -0,9% e -0,6% del quarto trimestre 2012.

http://www.repubblica.it/economia/2013/05/15/news/istat-58828572/?ref=HREC1-4

La BCE taglia i tassi

Il tasso d’interesse di riferimento scende al minimo storico in Europa: la Banca centrale europea ha tagliato di 25 punti  base, dallo 0,75% allo 0,50%. Una decisione a lungo attesa e sofferta  – alla fine assunta a maggioranza e non all’unanimità – resa inevitabile dal calo generalizzato dell’inflazione nell’ Eurozona, dalla debolezza dell’ economia.  Si tratta del quarto taglio consecutivo dal settembre del 2011 e arriva dopo dieci mesi di pausa. L’ultimo intervento sui tassi era stato nel luglio del 2012. …

Il taglio dei tassi «dovrebbe sostenere la ripresa più in là» nel corso dell’anno, ha affermato Mario Draghi in conferenza stampa, ribadendo quanto già detto più volte e cioè che l’economia tenderà ad assestarsi solo nella seconda parte del 2013 .

http://www.corriere.it/economia/13_maggio_02/Bce-taglia-tassi_524f0534-b31f-11e2-b198-926b52542ff3.shtml

inflazione e tasso di interesse bce

 

Sempre meno iscritti all’Università

Si sono persi 30.000 nuovi iscritti negli atenei italiani e in meno di 10 anni, nove per la precisione, addirittura più di 70.000.
Era da 25 anni che in Italia non si registrava un numero di matricole così basso: nel 1988/1989 gli immatricolati erano 276.249. Quest’anno appena 267.076.
Il calo maggiore lo hanno subito i corsi triennali, che in meno di un decennio hanno perso quasi un terzo degli iscritti: 92.749 iscritti per l’esattezza. Nell’anno in corso se ne registrano 226.283, oltre 8.000 in meno rispetto a 12 mesi fa. Nello stesso periodo il numero dei diplomati è addirittura cresciuto di oltre 11.000 unità. Perché in Italia sempre meno giovani si iscrivono all’università? La recente crisi economica e occupazionale ha probabilmente fatto la sua parte: ormai tutti, laureati compresi, trovano difficoltà a centrare il primo impiego. Perché laurearsi?
Ma con tutta probabilità, l’interruzione degli studi dopo il diploma dipende anche dai costi sempre più alti che le famiglie sono costrette a sostenere, prima per la preparazione alla lotteria dei test di ammissione – ormai diffusi nella maggior parte degli atenei – e una volta ammessi, per le tasse di iscrizione, i trasporti e il vitto e l’alloggio per i fuorisede. Spese che evidentemente scoraggiano famiglie e giovani.
Una situazione che rischia di fare precipitare l’Italia ancora più in basso nella classifica degli iscritti all’università. Attualmente, il nostro paese è al quart’ultimo posto in Europa, con 3.302 iscritti all’università per 100.000 abitanti. Un valore che, se allarghiamo lo sguardo, ci colloca dietro l’Egitto, la Thailandia e il Paraguay.

http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/06/news/crollo_degli_iscritti_nelle_universit_italiane_mai_cos_bassi_da_25_anni_e_cala_la_qualit-53971626/?ref=HREC2-10

Sempre meno matrimoni

CI SI SPOSA meno e sempre più dopo i 30 anni. È quanto emerge dai nuovi dati Istat che confermano, anche per quest’anno, il trend negativo. I numeri parlano chiaro: nel 2011 sono stati celebrati 204.830  matrimoni, 12.870 in meno rispetto al 2010. Questa tendenza al calo è in  atto dal 1972, ma negli ultimi quattro anni si è accentuata….

In media si arriva alle prime nozze a 30 anni suonati: nello specifico, 34  anni per gli uomini e 31 per le donne; circa sette anni in più  rispetto ai valori del 1975….

Il calo è legato al diverso approccio alla vita di coppia da parte dei giovani: al matrimonio vengono preferite le unioni di fatto, passate da circa mezzo milione nel 2007 a 972mila nel biennio 2010-2011….

a determinare il rinvio delle prime nozze, secondo l’Istat, è soprattutto la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine. Nel biennio 2010-2011 decidono di restare a vivere con i genitori oltre il 50% dei maschi e il 34% delle femmine tra i 25 e i 34 anni. Questo fenomeno dipende da vari fattori: l’aumento diffuso della scolarizzazione e l’allungamento dei tempi formativi, ma soprattutto le difficoltà che incontrano i giovani con il mondo del lavoro

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/11/28/news/istat_matrimoni-47606366/?ref=HREC2-1