L’auto è ripartita

carbooomTenebre addio. Sull’automobile torna a splendere il sole. No non è ancora il paradiso, ammonisce Sergio Marchionne. Al più il purgatorio. “Ma l’inferno – spiega a Detroit – ce lo siamo lasciati alle spalle, finalmente”. La resurrezione prossima ventura, del resto, è già stata festeggiata questa settimana da Matteo Renzi “gasatissimo” dalla visita a Mirafiori, lo stabilimento in cui nacquero le utilitarie del boom e che ora si accinge a sfornare Suv Maserati e Alfa al servizio della domanda europea ma, soprattutto, americana. Ma non è solo o soprattutto questione di cilindrate, cavalli o status symbol. “Il rapporto con l’automobile sta cambiando – sostiene Jeremy Rifkin – Al possesso si comincia a preferire l’accesso”. E così in tutto il mondo stanno guadagnando seguito i club di car sharing dove in cambio di una piccola quota di ingresso è possibile accedere a una macchina quando se ne ha bisogno. Il fenomeno, a giudicare dalle previsioni, promette di essere esplosivo: entro il 2020, secondo la Frost & Sullivan Consultants, nell’Unione europea vi saranno più di 200 compagnie di car sharing con un parco macchine di 250.000 vetture al servizio di 15 milioni di iscritti. Ancor più vertiginosa, promettono gli esperti, sarà la crescita sul mercato americano che varrà 3 miliardi di dollari nel 2016 (contro i 2 abbondanti dell’Europa). Anche il 17 per cento degli italiani, secondo una rilevazione Nielsen, è ormai pronto a condividere l’auto, come testimoniano il successo delle iniziative, private o pubbliche, di car sharing o car pooling che spuntano nelle grandi città (con Roma e Milano invase da Enjoy dell’Eni e Car2Go della Daimler). Insomma, l’auto ha cambiato pelle e senz’altro la cambierà ancora. E forse un giorno mica tanto lontano si avvererà la profezia di Sergey Brin, cofondatore di Google: milioni di iscritti al car sharing che prenoteranno via internet macchine senza conducente che li porteranno a destinazione per poi andare a prelevare un altro cliente o parcheggiare in un garage. “Così – esulta Rifkin – si ridurrà il numero delle auto in circolazione”.

 

Ma non è certo questo il Paradiso che sogna Marchionne. O quel che ci riserva il prossimo futuro, finalmente segnato dalla ripresa che tanto vale in termini di occupazione: a Pomigliano, dove oggi si lavora di sabato per smaltire le prenotazioni per la Panda piuttosto che a Melfi pronta ad accogliere mille nuovi assunti (più il rientro di 500 cassintegrati).  E non è un fenomeno che riguarda la sola Fca. Fioccano le prenotazioni alla Ford europea o in casa Opel, sorgono nuove fabbriche in Spagna o nel Regno Unito. E in casa Renault, dove due anni fa i sindacati avevano accettato lo scambio “meno salario-più orario” in cambio della promessa di non dirottare investimenti dalla Francia, la scorsa settimana è arrivato l’annuncio di mille nuovi posti di lavoro più altrettante nuove posizioni da apprendista. Le Borse gradiscono: in due soli giorni il titolo a Parigi è salito del 15 per cento. Fca, da inizio anno, vale il 30 per cento in più. Il motivo è semplice. Si torna ad assumere perché l’auto torna in cima ai desideri e alle spese delle famiglie, benestanti ma non solo. Alla faccia dell’economia verde e sostenibile. …………..

di Ugo Bertone  – 21 Febbraio 2015 –  Il Foglio

http://www.ilfoglio.it/articoli/v/125864/rubriche/auto-indagine-sul-vero-motore-dell-economia.htm