Meno consumi, meno PIL

È un cane che si morde la coda: aumentano i disoccupati, il  reddito delle famiglie cala, i consumi crollano e le imprese, sempre più  in difficoltà, licenziano ancora. Gli ultimi dati Istat confermano una  spirale negativa che solo nel 2014 potrebbe cominciare a interrompersi:  ma la lenta ripresa dell’economia farà fatica a trascinare con sé  consumi e lavoro.
Il dato da cui partire è la spesa delle famiglie:  nel 2013 è prevista ancora in contrazione dell’1,6%, per effetto della  diminuzione del reddito disponibile. Per dirla con Confesercenti, le  famiglie dal 2008 al 2012 hanno dovuto tagliare 85 miliardi, 3.500 euro a  testa. Il contributo «marcatamente negativo» della domanda interna (-2%  al netto delle scorte), solo in parte compensato dalla domanda estera  netta (+1,1%) ha a sua volta immediati riflessi sul Pil, il Prodotto  interno lordo: nel 2013 è previsto in calo dell’1,4%, rivisto al ribasso  di nove decimi di punto rispetto alle previsioni di novembre 2012. Non  va meglio sul fronte del mercato del lavoro, che continua a manifestare  «segni di debolezza», con un «rilevante» incremento del tasso di  disoccupazione stimato all’11,9% (+1,2%rispetto al 2012) e al 12,3% nel  2014, che sarebbe il tasso di gran lunga più alto dal 1977, data  d’inizio delle serie storiche.
Un’analisi confermata dai dati Inps  sulla Cassa integrazione: ad aprile sono state autorizzate  complessivamente 100 milioni di ore, il 3,1% in più rispetto a quelle  autorizzate a marzo e il +16,5% da aprile 2012. …..

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