Contanti, un tesoro di 150 miliardi

contanttIn Italia gira troppo contante e troppo non si muove, arenato nelle cassette di sicurezza delle banche o nascosto sotto il classico materasso. Le stime parlano di 150 miliardi di euro, il 10% dell’intero Pil, un enorme fiume sotterraneo di «liquido» che alimenta l’economia sommersa nella quale sguazzano beati evasori fiscali e criminali e che preoccupa magistrati e forze di polizia che per farlo riemergere vedono come soluzione una nuova voluntary disclosure e norme che incoraggino l’uso della moneta elettronica. Gli italiani preferiscono ancora le banconote fruscianti alla carta di credito e al bancomat. I dati più recenti dell’Abi dicono che con appena 30,1 operazioni pro capite l’anno siamo agli ultimissimi posti in Europa nei mezzi di pagamento alternativi al contante, seguiti solo da Bulgaria, Grecia e Romania.

La media continentale è di 202,32, ma gli svedesi ne fanno addirittura 402,32 a testa, anche se da noi qualcosa sta cambiando, visto che nel 2013 le operazioni di pagamento elettroniche sono aumentate del 9%, trainate da un più 30% di quelle via Internet conseguenti all’esplosione dell’homebanking e dell’ecommerce. Resta che in Italia ogni 100 operazioni, ben 87 avvengono in contanti, la media dei Paesi Ue è di 60. Nel dicembre 2014, il ministero dell’Economia e delle finanze sosteneva che «l’eccessivo uso del contante e l’economia sommersa influenzano negativamente in modo significativo il livello di rischio-Paese» che quando è elevato allontana gli investitori stranieri i quali considerano il contante, che garantisce la non tracciabilità dei flussi finanziari e l’anonimato, «il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all’economia informale ed illegale». Proprio per questo la Bce ha deciso di sospendere dal 2018 l’emissione delle banconote da 500 euro, che sono diventate il mezzo preferito dalla criminalità e dal terrorismo per trasportare agevolmente e in spazi molto ridotti tanto denaro da investire nel traffico di droga o di armi. Anche la corruzione si alimenta in contanti. Nell’inchiesta Mafia Capitale la Procura di Roma ha sequestrato a un funzionario comunale arrestato 570 mila euro in banconote; i magistrati di quella di Milano ne hanno trovati 265 mila nella cassetta di sicurezza di un giudice tributario arrestato perché prendeva mazzette per aggiustare i processi per evasione fiscale.

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Accanto a concessione di agevolazioni fiscali e ulteriori sanatorie a chi investe i contanti in attività produttive, le ipotesi che circolano prevedono iniziative per favorire l’uso della moneta elettronica. Tra le proposte, ci sono quelle di chi pensa che si potrebbe permettere a coloro che acquistano beni o servizi con la carta di credito o il bancomat di dedurre dalle tasse almeno parte della spesa, mentre chi vende potrebbe dedurre le commissioni bancarie e i costi degli apparati elettronici necessari. In questo modo nessuno accetterebbe o chiederebbe più pagamenti in nero, per il semplice fatto che non conviene e perché parallelamente le sanzioni diventerebbero molto più pesanti di quelle attuali. È il cosiddetto «conflitto tra contribuenti» che ha già dimostrato di funzionare in Argentina, Colombia e Uruguay e in Corea del Sud, dove le transazioni elettroniche sono aumentate dal 5% del 1990 al 75% attuale. Ce la si può fare anche in Italia, sempre ammesso che in un Paese in perenne emergenza elettorale si abbia il coraggio di andare contro fino in fondo a chi continua a fare il furbo ai danni dei cittadini onesti.

Giuseppe Guastella

la Repubblica 13 ottobre 2016

http://www.corriere.it/economia/16_ottobre_12/contanti-tesoro-150-miliardi-spunta-l-idea-una-voluntary-dbd24338-90bc-11e6-824f-a5f77719a1a0.shtml

Gli italiani amano il contante

contanteCon una massiccia percentuale dell’87% di pagamenti in contante, l’Italia rimane decisamente in Europa il Paese delle banconote e delle monete. Eppure, faticosamente, i pagamenti con  bancomat e carte di credito guadagnano terreno: nel secondo trimestre del 2013 hanno messo a segno un aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2012 (da 288 a 329 milioni), con un incremento del 4,5% del totale transato

In particolare i pagamenti col bancomat hanno fatto registrare un incremento del 12% per numero di operazioni (passate da 227 a 254 milioni) e del 2% per l’ammontare (da 15,7 a 16 miliardi di euro).

Mentre gli acquisti con carta di credito a giugno 2013 sono aumentati del 23% (da 61 a oltre 75 milioni) e il totale transato è passato da 5,8 a 6,4 miliardi di euro (+11%). …..

Tuttavia le percentuali più che positive non devono far pensare a un deciso cambiamento di scenario: in Italia non solo le operazioni annue pro capite con strumenti alternativi al contante sono appena 68 contro una media europea di 188, ma anche la nostra moneta elettronica è un po’ diversa da quella più diffusa nella Ue.

Infatti mentre i cittadini europei usano bancomat e carte di credito con disinvoltura, gli italiani mantengono una diffidenza atavica verso questi strumenti, tanto da mostrare una decisa preferenza verso le carte prepagate….
Inoltre quello che caratterizza l’Italia non è tanto lo scarso numero di carte di plastica diffuse, quanto il loro ridotto utilizzo rispetto alle medie Ue. Infatti si rilevano appena 31 operazioni annue pro capite in media per adulto, contro le 140 della Francia, le 54 della Germania, le 175 del Regno Unito e una media europea di 93.

Una decisa inversione di tendenza potrebbe arrivare con i sistemi contactless, che permettono l’utilizzo degli smartphone. In questo caso il pagamento viaggia via radiofrequenza (il sistema è quello della Near Field Communication, NFC) e può essere effettuato anche via smartphone, oggetto amatissimo dagli italiani. …..