L’europa con sogni diversi

L’Europa a più velocità (o «a cerchi concentrici», secondo un altro appellativo di moda) non sarà una passeggiata. Non è facile trasformare un sogno federale in una combinazione eterogenea di modelli diversi, ciascuno con il proprio manuale di leggi e regolamenti. Ma sarà più facile affrontare questo passaggio se terremo conto delle ragioni per cui i fatti e le circostanze non ci offrono altre scelte.
Tutto comincia il 18 aprile 1951 quando sei Stati nazionali (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) si accordano per gestire congiuntamente il carbone e l’acciaio di cui hanno bisogno per ricostruire i loro Paesi dopo le devastazioni della guerra. I Sei presentano molte analogie. Hanno attraversato fasi di acceso nazionalismo e con un sola eccezione (il Lussemburgo) hanno avuto ambizioni imperiali. Ma hanno fatto l’esperienza di due grandi conflitti mondiali e tutti, dal Secondo, sono usciti sconfitti o fortemente umiliati. Conoscono i limiti del loro potere, sanno che il mondo sarà governato da altre potenze, molto più grandi, e sono pronti a perdere progressivamente una parte della loro sovranità per affrontare insieme le sfide del futuro. Non basta. Appartengono tutti a una Europa che ha le sue radici in una stessa famiglia, il Sacro Romano Impero, e viene spesso definita, per questa nobile ascendenza storica, «carolingia».
Con questo spirito e su questa base, la Comunità europea, nonostante qualche incidente di percorso, ha realizzato in alcuni decenni risultati sorprendenti. Qualcuno potrebbe persino sostenere che il collasso del sistema sovietico e del sogno comunista fu dovuto anche all’esistenza in Europa di un modello potenzialmente federale che offriva ai suoi membri prospettive entusiasmanti e manteneva, a differenza dell’Urss, le sue promesse. Colto da una sorta di ebbrezza europea, qualcuno pensò che la Comunità (ormai allargata dall’ingresso di altri sei membri, fra cui il Regno Unito) potesse ospitare anche i Paesi che avevano appartenuto al sistema sovietico. Non sempre le intenzioni erano impeccabilmente europeiste. Londra voleva l’allargamento per diluire il progetto originario in un mare più grande e rendere il disegno federale sempre più improbabile. La Germania voleva dare una collocazione politica tranquillizzante ai suoi vicini dell’Europa centro-orientale. Trascinati da quella che era allora la prospettiva più politicamente corretta, i vecchi membri dettero l’impressione di non avere compreso che i nuovi arrivati non avrebbero aderito al progetto europeo per rinunciare gradualmente alla loro sovranità. Il loro principale obiettivo, dopo la lunga esperienza sovietica, era, se mai, quello di riconquistarla. Abbiamo creato così, con l’allargamento, una Europa a due teste, ciascuna delle quali faceva sogni diversi. L’America ha reso la matassa, ancora più imbrogliata. Quando hanno deciso di allargare la Nato ai Paesi ex-satelliti, gli Stati Uniti hanno creato un nuovo revanscismo anti-russo e lo hanno implicitamente incoraggiato a diventare sempre più eloquente e assertivo. Abbiamo così progressivamente assistito a una situazione in cui il rapporto con Washington, per alcuni Paesi fra cui la Polonia, la Romania, la Repubblica Ceca e le Repubbliche del Baltico, diveniva molto più importante di quello con Bruxelles e Strasburgo. Siamo ormai in una situazione in cui l’Europa a 27 sta diventando una Dieta polacca, vale a dire un’Assemblea in cui tutti hanno il diritto di veto. L’Europa a più velocità in queste circostanze è molto più di una opzione. È il solo modo per non buttare via quello che siamo riusciti a realizzare nel corso di tre generazioni. È il solo modo per evitare che le sorti dell’Europa vengano decise da coloro che non hanno mai condiviso gli ideali e le speranze dei Paesi fondatori.

SERGIO ROMANO

Corriere della Sera, 22 marzo 2017
http://www.corriere.it/editoriali/17_marzo_21/europa-sogni-troppo-diversi-salvarla-inevitabili-piu-velocita-155078f0-0e71-11e7-bc58-c287e833415a.shtml

Colorati ma tossici

pastLa Guardia di finanza di Trento impegnata nell’operazione “Scuola sicura” ha sequestrato in 800 punti vendita di tutta Italia 140mila pastelli pericolosi per la salute, provenienti dalla Cina, destinati a ragazzi e bambini anche in età pre-scolare. Le analisi chimiche hanno svelato la tossicità della quasi totalità dei colori a causa della presenza, sulla superficie esterna, di una sostanza in concentrazione tale da poter causare deficit mentali e fisici nei piu” piccoli, in particolare per lo sviluppo dell’apparato riproduttivo, e provocare danni seri e permanenti agli organi interni, compresi effetti cancerogeni.

Il titolare della società che ha importato il prodotto dalla Cina è stato denunciato per il reato previsto dall’articolo 31 del decreto legislativo numero 54 del 2011, che, nel campo della sicurezza dei giocattoli, prevede l’arresto fino ad un anno. A settembre, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, la Guardia di finanza di Trento ha avviato un piano di controlli a tutela del mercato e della sicurezza dei prodotti destinati in particolare alla scuola.

In tale ambito, sono stati individuati, sugli scaffali di diversi supermercati del Trentino, migliaia di pastelli di produzione cinese privi del marchio CE di sicurezza, reclamizzati anche su un volantino promozionale di tre grandi catene distributive italiane. ….

http://www.repubblica.it/scuola/2013/11/27/news/scuola_sicura_gdf_sequestra_140mila_pastelli_cancerogeni-72051089/?ref=HREC1-28