La guerra degli orsetti

berrrrsUn tribunale federale tedesco ha deciso che Lindt potrà continuare a produrre i suoi orsetti di cioccolato, respingendo la richiesta di Haribo che ne chiedeva il ritiro dal mercato sostenendo che fossero troppo simili al suo logo –  un orsetto giallo con un collarino rosso intorno al collo – e ai suoi famosi orsetti gommosi, e che quindi la similitudine tra i due prodotti avrebbe potuto “confondere i consumatori”.

Il tribunale ha spiegato che per quanto simili nella forma, i due prodotti sono facilmente distinguibili e possono essere chiamati in modi diversi: Haribo sosteneva che gli orsetti di cioccolato avvolti nella carta dorata di Lindt sarebbero stati chiamati “orsetti d’oro” proprio come gli orsetti gommosi, ma il tribunale ha deciso che gli orsetti di Lindt possono anche essere comunemente chiamati, per esempio, orsetti di cioccolato.

Il processo era iniziato nel 2012, dopo un anno dalla commercializzazione degli orsetti di cioccolato della Lindt. Haribo ha sostenuto che fossero un’imitazione dei suoi famosi orsetti, che sono sul mercato dagli anni Sessanta, mentre Lindt ha sempre detto che fossero stati pensati sul modello di un altro suo prodotto molto famoso, i conigli pasquali di cioccolato avvolti in carta dorata con un fiocchetto rosso intorno al collo e commercializzati per la prima volta nel 1953. Motivando la sua decisione, il tribunale ha spiegato di aver respinto la richiesta di Haribo anche per non creare una “monopolizzazione del design” dell’ambito dei prodotti tridimensionali.

Haribo è una società dolciaria tedesca fondata nel 1922 e con sede nella città di Bonn. Lindt & Sprüngli, comunemente chiamata Lindt, è una società svizzera che produce cioccolato e altri dolci, è stata fondata nel 1845 ed ha sede nella cittadina di Kilchberg, in Svizzera.

http://www.ilpost.it/2015/09/24/la-guerra-degli-orsetti/

 

 

Consumi alimentari polarizzati

commercio-prodotti-alimentari-scaduti[1]Più pasta, perché un piatto di spaghetti costa poco e risolve il  pranzo. Meno carne e meno salumi, meno frutta e meno pesce, perché chi li infila  nel carrello vede inesorabilmente lievitare lo scontrino. Qualche dolcetto e un  po’ di cioccolato in più: visti i tempi duri, bisogna pur consolarsi. La crisi  ha cambiato la spesa degli italiani, li ha costretti a modificare abitudini  ormai consolidate, a rinnovare il paniere dei beni da consumare e a rivedere le  modalità d’acquisto. Il taglio della quantità è stato netto: lo segnala uno  studio di Federalimentare che fa notare come negli ultimi cinque anni dispense e  frigoriferi siano diventati decisamente più “leggeri”: meno 10 per cento negli  acquisti, corrispondenti, in termini di valore a 20 miliardi di euro.  Meno 3 per cento e meno 7 miliardi solo negli ultimi dodici mesi.
Addio, quindi a carrelli strapieni simbolo di diffuso benessere. Ora la spesa  viene centellinata e la composizione del pasto ne risente. Ne risente anche la  “produzione” di rifiuti, visto che siamo passati da una quota di sprechi del  25-30 per cento sugli alimentari acquistati, ad un ridotto 7 per cento (dovuto,   E’ diminuito, per  esempio, il consumo di carne – prodotto considerato meno economico – …. Sono  calati gli acquisti di latticini, pesce, salumi, olio, frutta fresca e biscotti:  in tempi di crisi sono percepiti come prodotti di lusso, da tagliare se è il  caso. Si bada all’essenziale: è aumentato il consumo di pasta …. perché considerato un alimento che permette di risolvere un pasto con  poca spesa. Ma è in crescita anche la vendita di cioccolato e gelato in virtù  della loro indubbia capacità consolatoria generalmente, al veloce deperimento di frutta e verdura)…

La crisi,…ha polarizzato i consumi: è aumentata sia la vendita  dei prodotti di primo prezzo, sia quella dei prodotti di alta qualità, ma  l’acquisto di tutto ciò che sta nel mezzo è diminuito. Sembra destinata a  svanire anche l’abitudine della spesa settimanale all’ipermercato: riempire  molto il carrello aumenta il rischio di spreco. Per evitare di comperare troppo  si sceglie il negozio di prossimità: la spesa si fa, con sobrietà, tutti i  giorni sotto casa.

Grafico: le famiglie cambiano abitudini

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/17/news/cinque_anni_di_crisi_a_tavola_diminuiscono_carne_pesce_e_sprechi-54763237/?ref=HREC2-5