Via libera al Def, Pil all’1% nel 2017 e deficit fino al 2,4%

defffLa crescita si fermerà allo 0,8% quest’anno e all’1% l’anno prossimo, e il rapporto deficit/Pil si attesterà al 2,4% quest’anno e l’anno prossimo al 2%, ma con una possibile estensione di un ulteriore 0,4%. Lo annuncia il premier Matteo Renzi, nella conferenza stampa sulla nota di aggiornamento del Def, il Documento economico e finanziario appena approvato, al termine di un Consiglio dei Ministri cominciato con oltre un’ora di ritardo, e finito dopo appena 50 minuti.

Renzi ha precisato subito che per il 2017 “l’Italia chiederà un indebitamento ulteriore di 0,4 punti percentuali per il sisma e per la gestione dell’immigrazione”. E dunque anche l’anno prossimo il deficit potrebbe arrivare al 2,4%: non si tratta di chiedere nuova flessibilità, precisa il premier. E in effetti nel pomeriggio fonti della Commissione Ue avevano ribadito quanto già trapelato nei giorni precedenti, e cioè che non c’è alcun negoziato sulla flessibilità in corso con l’Italia, e che le cifre aggiornate del nuovo Def sarebbero state valutate “secondo le scadenze previste”. “Non c’è flessibilità in questa Nota di aggiornamento al Def – obietta però Renzi – perché con una decisione che non ci convince si è deciso che vale una sola volta e noi l’abbiamo utilizzata lo scorso anno. Per me è un errore, c’è uno 0,4% massimo di circostanze eccezionali che è altra cosa rispetto alla flessibilità e riguarda elementi che nessuno può contestare che sono sisma e immigrazione”.

La stima del Pil per quest’anno è sostanzialmente allineata a quella delle principali istituzioni economiche internazionali (coincide con quella dell’Ocse) e nazionali (Prometeia stima poco meno, lo 0,7%, come Confindustria). Alcuni giorni fa il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva invece contestato le stime di Confindustria, ribattendo che il governo “ne aveva di migliori”. Ma oggi, ammette Renzi, ha prevalso invece “San Prudenzio, linea Padoan. Non è la linea del 7,8% di crescita proposta da Palazzo Chigi”, scherza il premier, aggiungendo però subito: “È una battuta”.

A questo punto l’attesa si concentra sulla nuova legge di Bilancio. Renzi ha liquidato la questione dicendo che “le tasse non aumenteranno, ci saranno misure sulla competitività, no alle salvaguardie, metteremo più soldi sulla sanità”. Il che si traduce nell’ennesima conferma della sterilizzazione delle clausole di aumento dell’Iva (il costo è di circa 15 miliardi), della spesa sanitaria già stabilita e probabilmente degli interventi anticipati nei giorni scorsi: il piano per l’industria 4.0, la conferma dell’ecobonus anche per il 2017, il rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione (700 milioni di euro). E c’è poi il capitolo previdenza, che include l’Ape, l’uscita anticipata, ma non solo, anche il raddoppio della quattordicesima per i percettori di pensioni minime: in campo circa un miliardo e mezzo

Una manovra che potrebbe arrivare fino ai 24-25 miliardi, e che però dovrà per forza includere dei tagli, oltre che una ricerca di risorse ulteriori da reperire principalmente tra spending review e rientro dai capitali dall’estero.

Rosaria Amato

La Repubblica, 28 settembre 2016

http://www.repubblica.it/economia/2016/09/27/news/def_-148657951/?ref=HREC1-15

I NUMERI DEL DEF

http://www.repubblica.it/economia/2016/09/27/news/def_legge_bilancio_2017-148644256/?ref=HREA-1

 

Def in arrivo

Poche ore al Consiglio dei Ministri che approverà il Def, il Documento di economia e finanza che contiene le previsioni sull’andamento economico dell’Italia, gli obiettivi di finanza pubblica e le principale riforme in cantiere per i prossimi anni. Il governo si è dato appuntamento nel tardo pomeriggio di oggi per prendere atto, innanzitutto, del rallentamento della ripresa:

la previsione di un +1,6% del Pil 2016, contenuta nell’aggiornamento del Def 2015 del settembre scorso, verrà rivista al ribasso all’1,2%, per poi passare al +1,4% per il 2017 (sempre dal +1,6%).

L’Italia è reduce dal +0,8% del 2015.

Dalla bozza che entrerà nel Consiglio dei ministri (….), oltre alla riduzione delle stime di crescita, la novità più rilevante riguarda l’individuazione dei livelli di indebitamento.

Per quest’anno, un punto di incontro con la Commissione Ue si trova con un deficit al 2,3% del Prodotto, ovvero a metà tra il 2,2% indicato in autunno e il 2,4% che si raggiungerebbe occupando tutto lo spazio legato alla ormai famosa “clausola di flessibilità” per i migranti (0,2 punti di Pil, circa 3 miliardi).

Un risultato che si raggiunge grazie a un aggiustamento amministrativo: non servono manovre lacrime e sangue, bastano i risparmi sulla spesa per interessi (grazie alla Bce) e l’extragettito legato al rientro dei capitali (voluntary disclosure) per limare un po’ di indebitamento.

Ma nelle pieghe del documento (…) si trova anche la richiesta implicita di maggiore flessibilità per l’anno prossimo. Il riferimento è all’indicazione di un deficit/Pil all’1,8%. Si tratta di una correzione dei conti inferiore all’1,1% previsto inizialmente. D’altra parte, raggiungere quel livello richiederebbe uno sforzo mostruoso all’Italia, se si considera che solo per disattivare le clausole di salvaguardia (di fatto aumenti dell’Iva) che scatteranno automaticamente dal prossimo gennaio sono da mettere in conto circa 15 miliardi nella legge di Bilancio del 2017.

Ebbene, nonostante la flessibilità sia in via teorica concessa per un solo anno (e l’Italia l’ha sfruttata nel 2016), i fattori straordinari legati ai flussi di rifugiati e alle esigenze di sicurezza dopo l’annus horribilis del terrorismo potrebbero concedere maggior respiro alla Penisola. Una concessione che potrebbe esser approvata del tutto da Bruxelles a maggio, quando arriverà il giudizio Ue definitivo sulla Stabilità 2016 insieme all’aggiornamento delle previsioni macro.

Raffaele Ricciardi

La Repubblica 8 aprile 2016

http://www.repubblica.it/economia/2016/04/08/news/def_2016_consiglio_dei_ministri-137180866/

 

Le clausole di salvaguardia

Le clausole di salvaguardia sono una variabile molto discussa delle leggi di bilancio degli Stati, che gli esperti non faticano a identificare come una “cosmesi” dei conti pubblici: si mette nero su bianco che – in caso necessario – scatterà questa o quella misura di inasprimento fiscale, per riportare i quadri programmatici dei conti entro i parametri comunitari.

La legge di Stabilità per il 2016 ha disattivato completamente l’eredità delle precedenti Finanziarie gravanti su quest’anno, impegnandosi per 16,8 miliardi. Ma per gli anni successivi ha potuto pensare soltanto in parte ad escludere quegli inasprimenti fiscali: la legge è intervenuta per 11,1 miliardi nel 2017 e a 9,4 nel 2018, ma ha lasciato partite aperte da 15 miliardi per il prossimo anno e circa 20 miliardi per i due successivi.

http://www.repubblica.it/economia/2016/02/29/news/clausole_salvaguardia_fisco-134467355/