Cyber-dipendenza

Il primo (lo chiameremo N.) è arrivato qui trascinato dai genitori. Ha diciassette anni, passa sedici ore al giorno incollato al computer. Due anni di scuola bruciati, zero amici. Eppure non capisce. «Io sto bene», dice. Si sveglia alle due del pomeriggio, va a letto alle sei di mattina. In casa niente luce, a cena indossa gli occhiali da sole. Oltrepassa i tornelli del Gruppo Abele di Torino, allarga le braccia e sgrana gli occhi: «Che c’è che non va?». 

All’inizio, nulla. Papà e mamma sono orgogliosi: N. non fuma, non si è mai ubriacato. Nessuna notte passata con il cuore in gola ad aspettare il rientro dalla discoteca. Ma quando provano a staccare la spina del pc N. diventa aggressivo. Insulti, botte. Una crisi d’astinenza in piena regola. …..

Don Ciotti si sta sgolando da mesi. Eroinomani, testimoni minacciati dalla mafia, prostitute, barboni, giocatori d’azzardo andati in rovina. Sotto la sua ala si sono rifugiati in migliaia. Ma l’ultimo rovello del prete combattente è la cyber-dipendenza. «È la più sottovalutata» dice. La più pericolosa. «La nostra società si preoccupa dei ragazzi, ma non se ne occupa. Invece dovremmo dare una mano ai giovani a colmare la vita di vita». Ma come si combatte un nemico che non c’è? Un nemico virtuale, così perfido da infilarsi negli oggetti di cui non possiamo fare a meno: computer, telefonini, tablet? Si danza. Sul filo sottilissimo che c’è tra l’uso e l’abuso. Tra la Rete che ti connette al mondo e quella che ti isola dietro il monitor, le tapparelle abbassate, le paure affidate ad un «avatar» capace di cavarsela contro draghi e mostri, figurarsi durante un’interrogazione. …..

http://www.lastampa.it/2013/02/18/italia/cronache/cosi-curiamo-i-tossici-di-internet-9pcZotfi63YvWDndkrpHWM/pagina.html

Prove di sindacato nella più grande fabbrica del mondo.

foxcPer la prima volta una grande azienda con sede in Cina consentirà agli operai di eleggere i propri rappresentanti sindacali. Per il mondo del lavoro cinese è una svolta storica. Lo è però anche per il resto del pianeta, perché il gruppo asiatico che si appresta a dire sì al sindacato è la Foxconn, la “fabbrica più grande del mondo“, con oltre 1,2 milioni di dipendenti solo in Cina. La “caduta del muro” anti-sindacale nella seconda economia globale, in allarme per la diminuzione senza precedenti della forza-lavoro, oltre che per piccole e medie imprese nazionali, annuncia enormi cambiamenti anche per le multinazionali, che assieme ai bassi costi produttivi per trent’anni hanno contato sull’assenza di conflittualità sindacale. L’annuncio di prossime elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Foxconn è stato anticipato informalmente da tre manager del colosso taiwanese, primo produttore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple, Sony, Nokia, Dell e i brand di maggior successo di telefonia e computer….

In Cina, fino ad oggi, i rappresentanti dei lavoratori sono scelti tra gli stessi proprietari aziendali, tra i manager, oppure tra i funzionari locali del partito comunista. Di fatto, azionisti privati e Stato esercitano sia il ruolo di datori di lavoro, che quello di difensori dei diritti dei dipendenti. Il risultato dell’assenza sostanziale di un sindacato libero, è stato e resta drammatico. Ad essere tutelati, risultano solo gli interessi della proprietà. …

La Foxconn, prima di essere riconosciuta come la fucina pressoché unica di telefoni cellulari, pc portatili e tablet, è diventata universalmente famosa tra il 2009 e il 2010. Gli stabilimenti di Shenzhen furono sconvolti da un’ondata di suicidi, con una ventina di giovani operai che a causa di turni di lavoro massacranti e trattamenti umilianti, scelsero di uccidersi gettandosi dai tetti dei capannoni. Altre inchieste hanno portato alla scoperta di un diffuso sfruttamento del lavoro minorile, di stipendi da fame e di un generale clima da caserma, con migliaia di operai impossibilitati per mesi ad uscire dai reparti. Lo scorso autunno, l’ultima rivolta in fabbrica, con l’azienda costretta a chiudere per giorni. …..

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/04/news/svolta_in_cina_ok_all_elezione_dei_sindacati_foxconn_promette_rappresentanti_veri-51930025/?ref=HREC1-12

Uno studio pubblicato a fine gennaio da due economisti del Fondo monetario internazionale (Fmi), Mitali Das e Papa N’Diaye, dice che la Cina raggiungerà tra pochi anni il cosiddetto «Punto di svolta di Lewis»: e che c’è poco che possa fare per evitarlo. Il Premio Nobel Sir Arthur Lewis calcolò il punto nel quale, in un’economia, il lavoro diventa scarso al punto da provocare un innalzamento repentino dei salari, una compressione dei profitti delle imprese industriali, una conseguente caduta degli investimenti. Secondo i due economisti, il punto di svolta dovrebbe arrivare tra il 2020 e il 2025: ma se la sindacalizzazione dovesse prendere piede e gli operai cinesi volessero lavorare meno ore di oggi, grazie anche ad aumenti salariali, potrebbe presentarsi molto prima.

http://www.corriere.it/opinioni/13_febbraio_05/taino-fabbrica-cina-sindacalizza_d0949776-6f70-11e2-b08e-f198d7ad0aac.shtml

Per una scuola senza schermi

Un appello perché la scuola, almeno per i bambini tra i 3 e gli 8 anni, sia zona franca da schermi e computer. La provocazione è in una lettera aperta indirizzata a Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione e anche lui maestro elementare, lanciata da Franco Lorenzoni, maestro elementare

bambino……i bambini sono sottomessi, fin dalla più tenera età, ad un bombardamento tecnologico senza precedenti e si moltiplicano le ore che, anche da molto piccoli, passano davanti a schermi di ogni misura. La scuola, in questo contesto, deve affrontare con intelligenza e sensibilità la questione, rifiutando di appiattirsi sul presente e seguire l’onda. L’illusione che, di fronte a bambini sempre meno capaci di attenzione prolungata, li si possa conquistare lusingandoli “con gli strumenti che a loro piacciono” è assurda e controproducente….

Faccio una proposta e un appello: liberiamo bambine e bambini, dai 3 agli 8 anni, dalla presenza di schermi e computer, almeno nella scuola. Fermiamoci finché siamo in tempo. La Scuola dell’Infanzia e i primi due anni della Scuola Primaria devono essere luoghi liberi da schermi. Non ho nulla contro la tecnologia (che tra l’altro può essere di grande aiuto per i bambini che hanno bisogni educativi speciali, come nel caso della dislessia), ma è necessario reagire alla troppa esposizione tecnologica dei più piccoli….

I bambini hanno un disperato bisogno di adulti che sappiano attendere e accogliere le parole e i pensieri che affiorano, che siano capaci di ascoltarli e guardarli negli occhi. Hanno bisogno di tempi lunghi, di muovere il corpo e muovere la testa, di dipingere e usare la creta; devono poter essere condotti ad entrare lentamente in un libro sfogliandolo, guardando le figure e ascoltando la voce viva di qualcuno che lo legga. E cominciare a scrivere e a contare usando matite, pennelli e pennarelli, manipolando e costruendo oggetti per contare, costruire figure ed indagare il mondo. Hanno bisogno di guardare fuori dalla finestra il sole che indica il tempo e i colori della luce che cambiano col passare delle nuvole. Hanno bisogno di scontrarsi e incontrarsi tra loro in quel corpo a corpo con le cose e con gli altri, così necessario per capire se stessi…

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/lettera_lorenzoni_libri_elementari-48057291/?ref=HREC1-11

http://www.repubblica.it/scuola/2012/12/04/news/appello_perch_bambine_e_bambini_dai_3_agli_8_anni_siano_liberi_da_schermi_e_computer_nella_scuola_-48057286/

A scuola con il tablet

In 1D alla Chelini, la professoressa Maria Grazia Furnari, 41 anni, ha collegato l’iPad alla lavagna multimediale per la lezione di inglese. Legge una filastrocca: «What’s your name? My name’s Jane. How old are you? I’m 22. Where are you from? I’m from Toulon. Allora, chi è Jane, secondo voi?», chiede. Sullo schermo del tablet, replicato sul muro, compaiono la foto di tre ragazze. I bambini scelgono quella giusta e ripetono le domande della filastrocca. Per ogni risposta scandita dagli alunni, l’insegnante crea un fumetto sull’immagine, grazie a una app per manipolare le immagini. Poi chiede un volontario. Si fa avanti Rami, occhi scuri vivissimi e un’ombra di baffi sul viso. «Vieni, che ti scatto una foto». Il ragazzino sorridente compare sulla lavagna multimediale: «What’s your name?» chiedono tutti. «My name’s Rami», dice lui e anche il baloon sopra la sua testa …………..

http://27esimaora.corriere.it/articolo/dalle-app-per-i-problemi-allinglese-interattivo-tutti-a-scuola-con-lipad/