Quirinale, analisi di un ruolo

 

quiquyiIl presidente del Consiglio dei ministri si è chiesto, qualche giorno fa, «cosa servirà all’Italia nei prossimi sette anni». Mi pare la domanda giusta. Non «chi» andrà al Quirinale, ma «che cosa» ci aspettiamo dal prossimo presidente.

Per rispondere a questa domanda, proviamo a fare un bilancio dell’ultimo ventennio. In 22 anni, abbiamo avuto 3 presidenti della Repubblica, 15 governi, 7 elezioni politiche. Durante la presidenza Napolitano si sono succeduti 5 governi e 2 elezioni politiche. L’instabilità della politica (un governo nuovo ogni anno e mezzo, in media) ha richiesto ai presidenti dell’ultimo ventennio un impegno straordinario.

Essi sono i gestori delle crisi, e il frequente succedersi di crisi ha accentuato il ruolo dei presidenti come perno intorno al quale gira l’intera politica italiana. La modificazione della formula elettorale in senso maggioritario avrebbe dovuto rendere meno rilevante la scelta presidenziale del capo del governo e, quindi, la gestione delle crisi. Si osservò, a suo tempo, che persino le consultazioni che precedono l’incarico di formare un governo sono un rituale inutile, se il popolo stesso ha scelto la maggioranza parlamentare e il suo «leader».

Come è potuto accadere, dunque, che i presidenti della Repubblica degli ultimi vent’anni abbiano svolto un ruolo tanto importante nell’imprimere un indirizzo alla politica, siano divenuti – come osservato da uno dei nostri maggiori costituzionalisti – i titolari dell’indirizzo politico-costituzionale?

La spiegazione di questo paradosso sta probabilmente nell’estinzione della Democrazia cristiana, il partito cardine, intorno al quale ruotava la vita politica italiana, che ne controllava gli sviluppi e condizionava la scelta dei governi. Finito il partito di maggioranza relativa, una parte di questa funzione si è scaricata sulle spalle dei presidenti. Questi dovevano veder diminuire il loro ruolo, col sistema maggioritario. Invece, se lo sono visto accresciuto. Potrebbero maturare, ora, tre condizioni in grado di modificare questo equilibrio. La formula elettorale maggioritaria, dopo gli scossoni dell’ultimo ventennio, si avvia a diventare – come quelle degli altri Paesi a democrazia matura – una scelta condivisa e longeva, destinata a durare.

I governi potrebbero nascere e morire con i relativi Parlamenti, durando anch’essi 5 anni, come accade quasi sempre altrove, richiedendo a ogni presidente di gestire al massimo due volte le crisi. Nei partiti, le minoranze sembrano rendersi conto che il loro futuro non sta nelle scissioni, ma nel cercare di diventare maggioranze, accettando anche all’interno delle formazioni politiche la democrazia dell’alternanza. Se queste condizioni si realizzeranno, la figura presidenziale, appena abbozzata dalla Costituzione, è destinata a trasformarsi nuovamente. Al presidente della Repubblica sarà richiesto soltanto di giocare il ruolo di equilibratore e regolatore dei tre poteri dello Stato e si ritornerà al modello presidenziale einaudiano.

Di Sabino Cassese

Corriere della Sera 22 dicembre 2014

http://www.corriere.it/editoriali/14_dicembre_22/quirinale-analisi-un-ruolo-15bb5922-899e-11e4-a99b-e824d44ec40b.shtml

Il Quirinale

http://www.quirinale.it/

Si è aperta la crisi di governo

Dimissioni irrevocabili e consultazioni lampo. Enrico Letta lascia dopo neppure 24 ore dalla sfiducia del Pd al premier democratico. Decisione «irrevocabile» riferisce il Presidente del Consiglio al Presidente della Repubblica: una comunicazione che gli consegna durante la formalizzazione della decisione al Quirinale in un faccia a faccia che dura meno di un’ora. E dopo aver anticipato di tre ore la salita al Colle.  Scattano le consultazioni del presidente con un giro rapido, fino a domani sera, che vede l’assenza di M5s e Lega. E lo stupore del presidente della Repubblica è forte quando arriva, a sorpresa, la notizia che anche il Carroccio non salirà al Colle.

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Da parte sua il Capo dello Stato può solo accelerare i tempi per ridurre al minimo la fase di crisi di governo che può danneggiare il Paese. Oggi ha visto i presidenti di Camera e Senato, le prime delegazioni dei partiti. La nota ufficiale del Quirinale parla di consultazioni che dovrebbero chiudersi domani nel tardo pomeriggio con la delegazione del Pd, composta dai capigruppo ma senza Matteo Renzi. ….

http://www.lastampa.it/2014/02/14/italia/politica/letta-colle-dimesso-ogni-giorno-come-lultimo-foto-niente-passaggio-tweet-parlamento-ecco-alle-consultazioni-daddio-instant-priorit-totoministri-poll-tDcPjZ5CR0NungF0YGIFbN/pagina.html

 

A Enrico Letta l’incarico di formare il nuovo governo

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Palazzo del Quirinale l’on. Enrico Letta, al quale ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo. L’on. Letta si è riservato di accettare.

Dopo l’intervento in sala stampa del Presidente incaricato, Enrico Letta, il Presidente Napolitano ha rilasciato ai giornalisti la seguente dichiarazione: “Mi limiterò a esprimere solo brevi parole di soddisfazione e di serenità : di soddisfazione perché si è aperta la strada alla formazione del governo di cui ha urgente bisogno il paese, di un governo già troppo lungamente atteso, e si è aperta la sola prospettiva possibile, quella cioè di una larga convergenza tra le forze politiche che possono assicurare al governo la maggioranza in entrambe le camere. La scelta che mi toccava fare l’ho compiuta tenendo conto delle consultazioni di ieri con tutti i gruppi, con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Nel corso delle consultazioni, in modo particolare da parte delle forze politiche già predisposte a collaborare alla formazione del nuovo governo, non sono state poste pregiudiziali circa il nome della persona a cui dare l’incarico : è stata data a me la più assoluta libertà e autonomia – come è d’altronde nella nostra prassi costituzionale per l’affidamento dell’incarico – e sono stati anche espressi apertamente apprezzamenti per la persona dell’onorevole Enrico Letta. E la mia scelta è caduta su di lui tenendo conto del fatto che, pur appartenendo egli a una generazione giovane (anzi, secondo i precedenti e gli standard italiani, molto giovane), ha già accumulato importanti esperienze nell’attività parlamentare a contatto con le nuove leve delle ultime legislature, nell’attività di governo, nel campo culturale ……………

http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&key=35805

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Governo: incarico a Bersani

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito a Pier Luigi Bersani l’incarico di formare il governo. «Ho conferito a Bersani l’incarico di verificare la possibilità di avere la fiducia in Parlamento», ha detto il presidente della Repubblica, «in continuità con eloquenti precedenti» Il mandato al leader Pd è dunque a «verificare un sostegno parlamentare certo, a un governo che abbia la fiducia delle Camere». Il Capo dello Stato ha invitato Bersani a riferire appena possibile…

“Accetto con la massima determinazione ed equilibrio». Queste le prime parole di Pier Luigi Bersani. «Ringrazio il presidente Napolitano per l’incarico che ha voluto conferirmi. Lo svolgerò con la massima determinazione, ricercando la ponderazione e l’equilibrio cui il presidente ha fatto riferimento», ha detto, promettendo «una politica di riforma che dovrà segnare il cammino di questo nuovo governo»

Bersani è dunque intenzionato a avviare subito le consultazioni, partendo, com’è prassi, dai due presidenti delle Camere. Non è ancora noto se andrà a colloquio prima dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, o da quello del Senato, Pietro Grasso. …. In ogni caso il suo mandato, sottolinea il costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti, è una sorta di pre-incarico: «Maggioranza certa vuol dire che devi dimostrarla quando vuoi essere nominato, non quando vai alle Camere»

 

http://www.corriere.it/politica/13_marzo_22/bersani-convocato-quirinale_5a0416c4-92fa-11e2-b43d-9018d8e76499.shtml

Quando i voti si trasformano in veti…

Siamo viandanti in una terra di mezzo, in un tempo di passaggio. Senza regole a orientarci nel cammino, perché le vecchie ormai sono tramontate, le nuove ancora non s’affacciano. E allora con quale regola potrà sorgere un governo? Non un patto fra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, dato che quest’ultimo ha già fatto sapere di non volerne sapere. Non fra Pdl e M5S, pietanza indigesta a entrambi i commensali. Non la Grosse Koalition fra centrosinistra e centrodestra: in questo caso non ci sta il Pd. Non un governo tecnico come il fu governo Monti, che non ha lasciato vedove piangenti ai propri funerali. Insomma i nostri voti si sono trasformati in veti, e inesorabilmente i veti ci stanno riportando al voto.
C’è un modo per uscire dalle secche? …….
Dice l’articolo 92: «Il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio». Dunque gli attori sulla scena sono due persone, non due o quattro partiti. D’altronde la Costituzione non cita mai i partiti nel processo di formazione del governo, benché la partitocrazia abbia poi ingoiato qualunque altra istituzione. Non contempla governi tecnici, né governi di scopo, di scopa o di tressette: ogni governo è politico, ognuno ha uno scopo da raggiungere. Infine non lascia spazio a governi del presidente, dato che il governo è sempre sottoposto alla signoria del Parlamento. E allora facciamolo, questo governo antico e nuovo. Apartitico, ma non apolitico, non con l’abito professorale che calzava l’esecutivo Monti. Innervandolo piuttosto con persone in cui ogni cultura politica possa rispecchiarsi: una somma d’identità parziali, un governo di tutti e di nessuno. Appoggiato, magari, solo indirettamente dai principali partiti.
Qui risuona un’altra norma, l’articolo 67 della Carta: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione». Nazione, non fazione. Dunque ogni parlamentare custodisce l’interesse collettivo, non quello del proprio elettorato. E tutti noi abbiamo interesse a liberarci del Porcellum, a un’iniezione di moralità nella nostra vita pubblica, a misure sul lavoro e sull’economia. Se nascerà una buona proposta di governo, ricordatevi che la Nazione ha bisogno d’un governo.

Da “La cruna dell’ago” di Michele Ainis “Corriere della Sera” del 19 marzo 2013

 

 

Dopo il turbine, l’ingorgo

calendarioDal turbine post-elettorale non usciremo prima di fine aprile in quanto la Repubblica ha le sue regole, scolpite nella Costituzione. Fintanto che la Carta resta questa, ci sono procedure da seguire e un calendario istituzionale da tenere a mente.  

 Le tre date-chiave del nostro destino sono il 15 marzo, il 15 aprile e il 15 maggio. Insomma, ricorre costantemente lo stesso numero. Per gli appassionati della smorfia napoletana, corrisponde al ragazzo, «’o guaglione». Avrà un significato recondito? Chi può dirlo. 

 Di sicuro, la XVII legislatura incomincia alle Idi di marzo, che cadono tra l’altro di venerdì. Quel giorno, sconsigliato a Cesare, sono fissate le sedute inaugurali della Camera e del Senato. Perché così in avanti? Non si potevano convocare prima? A quanto pare, no. C’è tutto un lavoro finalizzato a verificare le percentuali e a proclamare gli eletti, i quali sono attesi dal 12 marzo in Parlamento per farsi conoscere, registrare e ricevere il famoso tesserino che li trasforma, da esponenti della società civile, in onorevoli o senatori, politici insomma. …

 Nel frattempo gli sconfitti si leccheranno le ferite, i vincitori assorbiranno la sbronza e torneranno coi piedi per terra. È opinione diffusa in alto loco che questi 17 giorni saranno parecchio utili per consentire ai protagonisti di riordinare le idee in vista della fase successiva, quella che prende avvio dal 15 marzo appunto. Allorché si dovranno mettere a frutto le prime intese politiche (sempre che siano maturate) per eleggere anzitutto la seconda e la terza carica dello Stato. 

 Questo adempimento non ruberà troppo tempo. Per il presidente della Camera, basteranno al massimo 4 votazioni poiché alla quarta il quorum si abbasserà, e chi ha vinto il premio di maggioranza potrà imporre il proprio candidato. Sul presidente del Senato (che tra l’altro diventa il «supplente», casomai il «Number One» fosse impedito, e perciò risulta secondo nelle gerarchie del Cerimoniale), l’elezione è stata studiata apposta per evitare le lungaggini.  

 Per farla breve, pure a Palazzo Madama il 19 marzo al massimo sarà tutto chiarito, uffici di presidenza compresi. Nell’agenda di Napolitano c’è dunque scritto che dal 20 in poi non potrà prendere altri impegni perché dovrà tenere le consultazioni, dare l’incarico, concordare la lista dei ministri, accogliere il giuramento del governo, rinviarlo alle Camere per il voto di fiducia. E senza perdere un solo istante perché il tempo stringe, incombe la data successiva. Il 15 aprile si riuniranno le Camere e i rappresentanti delle Regioni per eleggere il successore di Napolitano.  

 Non è una data scelta a casaccio, bensì indicata dalla Costituzione che prescrive la seduta comune 30 giorni esatti prima che si concluda il settennato. Napolitano scade il 15 maggio (fu eletto il 10 ma giurò fedeltà alla Repubblica cinque giorni dopo). Ecco perché entro il 15 aprile il nuovo governo dovrà essere non solo nato, ma dovrà pure trovarsi nella pienezza dei suoi poteri…

http://www.lastampa.it/2013/02/25/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-governo-non-puo-attendere-la-data-ultima-e-il-aprile-4WNTQIuXst4kpNXOLEHYsO/pagina.html