La tassa occulta

spread[1]Un risparmio di dieci miliardi di euro all’anno, probabilmente anche più alto, se i tassi di interesse nel frattempo dovessero pure scendere. Tanto varrebbe la diminuzione dello spread , cioè del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, ai cento punti base indicati come obiettivo dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: tre miliardi di minor spesa il primo anno, sei il secondo, dieci e più a regime. Le stime del bonus-tassi, o se si vuole del costo dell’instabilità, le hanno fatte proprio i suoi uffici. Danno un’idea dei vantaggi del risanamento, e al tempo stesso gettano la luce su quella che all’Economia chiamano la «vera tassa», o la «tassa nascosta»: la spesa per gli interessi sul debito pubblico. Quest’anno arriverà a 84 miliardi di euro, e sono 1.450 euro a carico di ciascun cittadino, neonati compresi.

Nella politica del rigore che presuppone il mantenimento del tetto nominale del 3% del deficit pubblico, ed il pareggio strutturale tra un anno, la minor spesa sui tassi di interesse è il primo dividendo da cogliere. Ed è un obiettivo da perseguire, nella logica del Tesoro, a prescindere dai vincoli europei. Il «tre virgola zero» non è una cattiveria, ma la consapevolezza che mantenere quell’impegno è la premessa per tassi più bassi. Il che significa, oltre a spendere meno sulle emissioni di titoli di Stato, anche mutui e prestiti meno cari per le famiglie e le imprese. ….

La diga, però, deve tenere. Mentre ha già qualche crepa che deve essere rattoppata. Per rientrare sotto al 3%, bisogna trovare 1,6 miliardi euro entro dicembre. …..

Al 53% la pressione fiscale sui contribuenti onesti

La Corte dei Conti punta l’indice contro l’evasione fiscale e, mentre la maggioranza si divide sul doppio nodo estivo dell’aumento di Iva e Imu, richiama l’attenzione sulla straordinaria pressione fiscale che pesa sugli italiani. Per il presidente dei magistrati contabili Luigi Giampaolino, che ha parlato durante una audizione alla Camera, la questione dell’evasione «continua ad essere per il nostro paese un problema molto grave» e costituisce una delle cause dello «squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale e delle difficoltà del sistema produttivo».
L’analisi della Corte dei Conti ufficializza il dato della «pressione fiscale effettiva », quella che sostanzialmente pesa sugli italiani onesti che pagano regolarmente le tasse: è salita al 53 per cento, molti punti in più rispetto alla pressione fiscale normalmente registrata dai documenti del governo che nel 2013 è comunque del 45,3. La pressione «effettiva » prende in considerazione un denominatore, cioè un Pil, più piccolo rispetto a quello ufficiale (che viene invece corretto e «gonfiato» considerando anche l’economia sommersa): ne deriva una pressione fiscale più alta, frutto del rapporto tra le tasse pagate (numeratore) e un Pil più piccolo (denominatore) al quale viene sottratta l’economia sommersa. In pratica il fisco porta via metà del reddito a coloro che pagano le tasse anche per chi non le paga.
Il documento della Corte, che individua un vero e proprio «circuito dell’evasione », rilancia cifre impressionanti: solo di Iva e Irap mancano all’appello ogni anno 50 miliardi; l’economia «nera », sulla quale non si pagano naturalmente le tasse, è così ampia nel nostro paese che siamo secondi, nelle classifiche internazionali, solo alla Grecia.
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La Corte mette alla sbarra l’intero sistema di contrasto all’evasione basato in Italia sostanzialmente su un controllo ex post a base di accertamenti e obblighi formali che ha trascurato la «tax compliance», cioè l’adempimento spontaneo. Di fatto i maggiori protagonisti dell’evasione sono circa 5 milioni, i cosiddetti lavoratori indipendenti: questi sono soggetti a 200 mila accertamenti all’anno e ciò significa, rileva la magistratura contabile, che il «pericolo » di subire un controllo approfondito è di uno ogni venti anni. Dunque vale la pena rischiare

https://triskel182.wordpress.com/2013/06/20/la-vera-pressione-fiscale-arriva-al-53-roberto-petrini/

Le famiglie cominciano a riparmiare il 14 dicembre…

tagliEra il 7 dicembre appena un anno fa. Ora è diventato il 14 il giorno del mese di dicembre a partire dal quale una coppia di genitori con due figli a carico smette di lavorare per pagare spese, imposte e tributi e comincia a poter risparmiare. In soli 12 mesi, quindi, i giorni per mettere fieno in cascina sono drasticamente scesi: da 24 a 17.
Va un po’ meglio, ma non troppo, per le famiglie con un figlio. In questo caso la data in cui si smette di lavorare per pagare spese, imposte e tributi diventa l’8 dicembre. E i giorni per il risparmio si attestano a quota 23,5, contro i 27 circa del 2011. Sembra esserci la summa estrema della crisi e delle cure da cavallo per migliorare i conti pubblici nel “Calendario della spesa familiare”, una ricerca realizzata dal Centro studi Sintesi per Il Sole 24 Ore
….. le famiglie italiane riescono a trasformare in risparmio una quantità sempre minore del proprio reddito. In particolare, le famiglie più colpite sembrano essere quelle con due figli: per questa tipologia, infatti, i giorni lavorati in un anno e destinati al risparmio si sono praticamente dimezzati nell’ultimo biennio, passando da 29,7 giorni nel 2010 a 16,8 giorni nel 2012»…..
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-12-24/spese-tasse-famiglie-lavoro-084534.shtml?uuid=AbpLHqEH

2.014.693 milioni di debito

Debito_Pubblico_Italiano[1]Nuovo record del debito pubblico italiano a ottobre scorso, quando ha sfondato per la prima volta il tetto di duemila miliardi di euro. È quanto riporta Bankitalia nell’ultima pubblicazione statistica sulla finanza pubblica diffusa questa mattina. Il debito si è attestato in particolare a 2.014.693 milioni di euro. ….

Nel 1970 il debito era al 40,5% del Pil, circa un terzo del valore attuale (126,4%). Particolarmente intensa è stata la crescita negli anni ’80 quando il debito è passato dal 58% al 95,2%. Il punto di massimo si raggiunge a metà anni ’90 quando l’incidenza del debito sul prodotto sale al 121,5%. Successivamente, anche in relazione all’adesione all’Unione monetaria europea, si registra una fase di contenimento grazie al processo di progressivo aggiustamento degli squilibri dei conti pubblici. 

Secondo i calcoli del Codacons, in pratica è come se ogni famiglia italiana avesse in media un debito di 82.192 euro, considerando il numero medio di componenti di 2,4 persone. dell’ultimo censimento Istat”.

http://www.lastampa.it/2012/12/14/economia/bankitalia-debito-oltre-i-miliardi-9bHphsGZaAqn7S0KN2QlwK/pagina.html

La crescita del debito pubblico con i diversi governi..

http://www.repubblica.it/economia/2012/12/14/news/governi_e_debito_pubblico_il_boom_del_debito-48725998/