Una ripresa con il freno a mano tirato

ftirVendite di auto, esportazioni negli Usa e incremento del risparmio. Sono questi i tre soli indicatori che riescono a motivare un ottimismo della volontà dell’anno di grazia 2015. Perché se è vero che gli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori sono tornati a livelli migliori, per ora non ci sono sufficienti evidenze che questo cambio di clima si sia tradotto in conseguenti decisioni d’impresa. D’altro canto capita spesso, al termine di un dibattito o di un’assemblea, di essere avvicinati da uno o più piccoli imprenditori che hanno voglia di fare un’unica e fatidica domanda: «Ma lei la vede davvero questa ripresa?». È un test di come nella vita di tutti i giorni sia difficile trovare, in buona quantità, imprese che stiano investendo significativamente: comprandone altre, allargando l’attività orizzontalmente o verticalmente, ampliando i luoghi fisici della produzione. Non si vede un fiume che sta portando alla crescita, tutt’al più scorrono dei rivoli. I macchinari, ad esempio, vengono cambiati a un buon ritmo e con i super ammortamenti previsti dalla legge di Stabilità lo saranno di più.

Sul versante dei consumi svettano le vendite di auto, anch’esse sono effetto di una sostituzione ritardata e stanno comunque garantendo al Pil un contributo elevato. Si vendono di più le vetture del ceto medio, le Panda e le Punto, ed è una conferma che il reddito a disposizione delle famiglie è addirittura cresciuto, ma si rivolge ai consumi solo selettivamente preferendo in molti casi parcheggiarsi nei depositi bancari.

I nostri imprenditori che esportano negli Usa poi hanno il sorriso smagliante. Non c’è settore che non abbia saputo approfittare della svalutazione dell’euro per conquistare nuovi consumatori ed è un’ottima notizia anche in prospettiva, perché la nostra presenza negli States è ancora concentrata in pochi punti e ci sono dunque le classiche praterie da conquistare.

Si potrebbe continuare a lungo illustrando la fenomenologia dell’economia reale ma il giudizio non cambierebbe: è una ripresa che ha il freno a mano tirato. E onestamente non si vede una curva superata la quale la strada si possa presentare in discesa, mentre non mancano qua e là segnalazioni dell’apertura di nuove crisi aziendali, a dimostrazione se non altro che la capacità produttiva installata non è saturata. Con questi presupposti l’occupazione non poteva certo decollare innanzitutto per gli ingenti quantitativi di cassaintegrati ancora da riassorbire e subito dopo perché non ci sono grandi scelte di investimenti labour intensive in atto. I provvedimenti governativi hanno sicuramente aiutato con generosità a stabilizzare quote di lavoro precario, ma di più non potevano produrre anche perché la letteratura economica suggerisce che l’occupazione è un’intendenza che segue, distanziata di qualche tempo.

È in questo contesto che oggi si apre la stagione contrattuale con il rinnovo dei metalmeccanici. Finora quella che doveva essere una fase rifondatrice delle relazioni industriali è partita in maniera pasticciata: i chimici si sono sfilati da qualsiasi impegno di sistema e hanno chiuso velocemente, gli alimentaristi prima si erano vestiti da colombe e poi hanno sfoderato gli artigli. I metalmeccanici sostengono di voler prevedere un doppio binario di comunicazione con i dipendenti, uno mediato dal sindacato e uno diretto e di conseguenza vogliono spostare il baricentro della contrattazione in fabbrica dove quel mix può funzionare meglio. Ci sarà tempo e modo per riferirne nel dettaglio; per ora l’unico errore da non commettere è trattarne come di un tema meramente sindacale. Ci riporta, invece, a quel freno a mano che dovremmo sbloccare.

Dario di Vico

Viaggiamo con il freno a mano tirato

Ecco la manovra…

La legge di Stabilità entrata ieri nel Consiglio dei ministri ha subito parecchie modifiche rispetto alle anticipazioni della vigilia, ma la struttura portante resta immutata.

Meno Irpef per un miliardo e mezzo
Nel 2014 scatta dunque la riforma dell’Imu, ma si avvia soprattutto un primo taglio delle tasse per le imprese e i lavoratori. Per l’abbattimento del cosiddetto cuneo fiscale le risorse non sono molte, ma come per tutte le altre misure potranno essere rimpinguate nel corso dell’esame parlamentare, anche in funzione del gettito atteso dai provvedimenti «non cifrati». Sul piatto, per ora, ci sono 11,6 miliardi in tre anni, 5 per i lavoratori, 5,6 per le imprese. Nel 2014 lo sgravio sulle buste paga, concentrato sui redditi più bassi, sarà di un miliardo e mezzo di euro e la sua articolazione sarà decisa dal governo con il Parlamento e le parte sociali. Per le imprese, invece, ci sarà una riduzione dell’Irap sulla componente relativa al costo del lavoro (400 milioni di sgravio nel 2014) e un taglio (da un miliardo) dei contributi sociali. Confermato il potenziamento dell’Ace, l’aiuto alla capitalizzazione delle imprese, la cui aliquota salirà dal 3 al 4,5%, e al 6% nel 2015.

Salta l’Imu prima casa, arriva la Trise
La nuova Service tax, che scatta dal 2014, si chiamerà Trise e assorbirà Imu, Tares e Tarsu. Non il tributo provinciale ambientale. La quota sui servizi indivisibili (Tasi) vale l’1 per mille della base imponibile Imu (o 1 euro a metro quadro a scelta dei comuni), mentre la quota rifiuti (Tari) dovrà coprire i costi del servizio. Quest’ultima sarà a carico dei proprietari, ma i comuni potranno chiedere il pagamento fino al 30% della Tasi anche agli inquilini. La nuova Trise, secondo i calcoli della Uil per una famiglia di 4 persone in un appartamento di 100 metri quadri, peserà in media sulla prima casa nel 2014 per 366 euro a famiglia, in aumento rispetto ai 281 medi del 2013 ma in calo rispetto ai 450 del 2012 quando l’Imu si pagò anche sulla prima casa. ……

La stretta sul pubblico impiego
È da qui che arriva buona parte dei risparmi sui costi dello Stato, con il taglio del 10% degli straordinari, misura ridotta al 5% per militari, polizia e vigili del fuoco, il blocco della contrattazione oltre il 2014, un tetto all’indennità di vacanza contrattuale e un rafforzamento del blocco del tun over. ….

Pensioni bloccate oltre i 3 mila euro
La quota di pensione oltre sei volte il trattamento minimo Inps, ossia 3.000 euro lordi al mese, non verrà rivalutata nei prossimi tre anni, mentre quelle inferiori, a partire dai 1.500 euro lordi, avranno una rivalutazione solo parziale e più bassa di quella odierna. Nella bozza della legge di Stabilità, si legge infatti che verranno rivalutate del 100% quelle fino a 1.500 euro; del 90% quelle fino a 2.000 euro; del 75% quelle fino a 2.500. Per quelle tra i 2.500 e i 3.000 euro la rivalutazione sarà del 50%, oltre tale soglia verranno bloccate. ……

http://www.corriere.it/politica/13_ottobre_16/pochi-taglie-aumenti-busta-paga-ecco-manovra-10-punti-1a863fb6-3621-11e3-b4e4-e4dfbe302858.shtml

Guida alla manovra: numeri e misure

http://www.repubblica.it/economia/2013/10/16/foto/guida_alla_manovra_ecco_numeri_e_misure-68701277/1/#1