L’arte di imparare

imppDagli egizi all’inizio dell’Ottocento, il tenore di vita della maggioranza degli esseri umani ha avuto variazioni modeste. Sostanzialmente si era in un’economia di sopravvivenza. Poi, dal 1820 in poi i progressi sono stati spettacolari fino al punto che la maggioranza di noi ha dei lussi che neppure un monarca poteva sognare nel XVIII secolo.

Cos’è successo? Che siamo entrati in un’epoca dell’apprendimento.

In molte sfere dell’attività umana, per millenni si dava per scontato che le cose “si facevano sempre allo stesso modo” seguendo il solco delle generazioni precedenti. Scoperte scientifiche importanti ce ne furono anche ai tempi dell’antica Grecia o nella Cina dei Tang, ma le loro applicazioni nella vita quotidiana erano poco rilevanti.

L’Illuminismo ha rovesciato il modo di ragionare. L’applicazione della mentalità illuminista all’economia, con la Rivoluzione industriale inglese, ha disseminato benefici di massa a partire dal 1820. E da allora non si è più fermata.

Questo è il punto di partenza del nuovo saggio di Joseph Stiglitz, premio Nobel dell’economia: “Creating a Learning Society”.

Il tema è affascinante, lo svolgimento pure: la cosa più importante nello sviluppo umano, è l’apprendimento. Molto più dell’accumulazione di capitale. Anche più del progresso tecnologico in quanto tale.

Ciò che davvero fa la differenza nel tenore di vita di intere popolazioni, apprendimento in tutti i campi.

“Imparare come si impara”, è uno dei motti che Stiglitz usa. Apprendimento in senso lato, non solo quello tradizionale che avviene sui banchi di scuola o dell’università. Nel mondo del lavoro, all’interno delle imprese, ciò che fa la differenza è la capacità di imparare. Le conseguenze sono importanti. Anche sul piano macroeconomico. Anzitutto, spiega Stiglitz, “il mercato di per sé può non essere il meccanismo più efficiente per incoraggiare, stimolare e diffondere l’apprendimento”. Le imprese non hanno interesse a fare ricerca pura, questa avviene per lo più dentro le istituzioni pubbliche: dal Dna a Internet, le scoperte/invenzioni più importanti degli ultimi decenni sono venute tutte dallo Stato, non dall’iniziativa privata. Anzi, il privato può essere un nemico dell’apprendimento. Per esempio le leggi sulla proprietà intellettuale e i brevetti, possono trasformarsi in una poderosa barriera contro l’apprendimento: sono incentivi alla segretezza, spingono gli inventori a tenersi per sé le proprie scoperte anziché farle circolare a beneficio dell’economia tutta intera.

La finanziarizzazione delle nostre economie è un’altra nemica dell’apprendimento “perché sposta risorse da altre attività, riduce l’apprendimento della gestione del rischio”. Nel saggio c’è perfino una rivalutazione delle politiche industriali. Non è vero che siano state degli esperimenti falliti, viziati da statalismo e dirigismo. E’ grazie alle politiche industriali che la Corea del Sud abbandonò precocemente la sua specializzazione agricola e si lanciò nella siderurgia “imparando come si fa”, e diventando rapidamente il numero uno mondiale. Se oggi Seul ha la Samsung, è perché si è rifiutata di ascoltare il “Washington consensus”, le direttive che le venivano impartite dai sacerdoti del neoliberismo al Fondo monetario internazionale. “Quei tecnocrati – ricorda Stiglitz – avevano stabilito che la Corea del Sud aveva un vantaggio competitivo nella coltivazione del riso e avrebbe dovuto specializzarsi in quella. Seul rispose: grazie del consiglio, ma il riso coltivatelo voi”.

 

Intervista a Marx

kmLo storico Donald Sassoon ha provato a contattare nell’aldilà l’autore del “Capitale”. Il risultato è uno sguardo sull’oggi: ironico, ma non solo……..

Allora, dottor Marx, lei è davvero messo in soffitta adesso, o no? Quindici anni fa le sue teorie dominavano mezzo mondo. Adesso cosa rimane? Cuba? La Corea del Nord?
«Le mie “teorie”, come le chiama lei, non hanno mai “dominato”. Ho avuto dei seguaci che non mi sono scelto o cercato, e per i quali ho meno responsabilità di quante ne abbiano Gesù per Torquemada o Maometto per Osama bin Laden. I seguaci che si nominano da soli sono il prezzo del successo. La maggior parte dei miei contemporanei ci metterebbe la firma per essere “in soffitta” come lei pensa io sia. Scrissi che la questione era non di spiegare il mondo, ma di cambiarlo. E quanti eminenti vittoriani hanno fatto altrettanto?».
Ok. Nessuno sottovaluta la sua fama. Ma su questo deve essere d’accordo: il marxismo non è più quello di un tempo…
«In realtà il mio lavoro non è mai stato importante come adesso. Negli ultimi cinquant’anni ha conquistato le università dei Paesi più avanzati del mondo. Storici, economisti, politologi e anche, con mia grande sorpresa, alcuni critici letterari si sono tutti dati alla concezione materialista. La storia più interessante prodotta attualmente in Europa e negli Stati Uniti è più “marxistica” che mai. Basta andare alle convention della American Social Science History Association, che io visito regolarmente da spettro. Lì si esamina attentamente l’interconnessione di strutture istituzionali e politiche e del mondo della produzione. Parlano tutti di classi, strutture, determinismo economico, rapporti di potere, oppressi e oppressori. E fanno tutti finta di avermi letto – un chiaro segno di successo».
Calma. Andiamo avanti. Devo chiederle questo: l’Unione Sovietica, i gulag, il terrore comunista.
«Me l’aspettavo. Devo ammettere di essere vanitoso come chiunque altro e che tutto questo culto della personalità e venerazione di Marx mi ha toccato. Mi solleticava il vedere la mia faccia sulle banconote della vecchia DDR e una Marxplatz in ogni città prussiana. Certo, grazie alle abilità di marketing di Engels, gli sforzi di Bernstein e di quel noiosone di Kautsky, subito dopo la mia morte divenni il grande guru del movimento socialista. Di conseguenza gli occidentalizzatori russi mi presero sul serio come l’elettricità. Così non mi sorpresi quando Lenin decise di trasformarmi nella Bibbia. Lenin era un politico intelligente con un buon istinto. Ma era anche un fondamentalista determinato a trovare nel mio lavoro la giustificazione per qualunque cosa volesse fare. Inventò il “marxismo” man mano che andava avanti. Questa detestabile abitudine, tipica delle religioni da tempo immemorabile, si sparse ovunque. Cominciai ad avere la sensazione che anche le mie liste della spesa fossero arruolate al servizio di questa o quella fazione del movimento. Prenda il concetto di “dittatura del proletariato”. Era una formula che avevo escogitato per suggerire, seguendo l’antico uso dei Romani, un governo eccezionale in tempo di crisi. Avrò usato quest’espressione non più di una decina di volte in vita mia. Non le sto a dire la sorpresa quando la vidi riemergere come idea centrale del marxismo, usata per giustificare il regime a partito unico. Che posso dire? E fui abbastanza sorpreso quando la prima cosiddetta rivoluzione socialista, tra tutti i popoli, avvenne in un Paese così profondamente primitivo e governato da slavi. Quello che stavano facendo i bolscevichi era compiere la rivoluzione borghese che la borghesia russa era troppo esigua e stupida per compiere. I comunisti usarono lo Stato per creare un sistema industriale moderno. Se questa è “dittatura del proletariato”…».

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Che ne pensa del socialismo di oggi?
«È stato in coma per molto tempo. Ha raggiunto il suo scopo: civilizzare il capitalismo nella sua terra d’origine. Non gli si poteva chiedere di più. Adesso si sta estinguendo serenamente. Anche il comunismo è crollato, ora che ha raggiunto il suo, di scopo: la costruzione del capitalismo. Lo hanno capito bene in Cina, dove si giocherà il prossimo secolo. In Russia, dove stiamo assistendo alla transizione da lumpen- comunismo a lumpen-capitalismo, è un altro discorso. Ma cosa vuole mai costruire con i russi? Uno deve leggere i loro romanzi, ascoltare la loro musica, ma per quel che riguarda un’economia solida…».
E Blair, la terza via?
«Davvero devo esprimermi su gente del genere? Dire che la storia li dimenticherà è troppo. Non se ne accorgerà nemmeno. E questo mostra quanto siete scesi in basso. Ai miei tempi ce la vedevamo con Bismarck, Lincoln, Gladstone e Disraeli… Veri nemici ».
E l’America?
«Mi sono sempre piaciuti gli yankee: niente feudalesimo, niente tradizioni imbelli. Un sacco di ipocrisia e religione, certo. Ma escono in qualche modo più forti da ogni crisi capitalista. Un fantastico sistema di governo: democrazia truccata, elezioni truccate, sistema politico truccato, circondato da impostori e gretti avvocati. Questo consente al business di svolgere il proprio compito, comprare i candidati, una tangente qui, una tangente là. La gente non è coinvolta. La metà se ne frega di votare. Per l’altra metà la politica è un innocuo divertimento, come guardare Chi vuole essere milionario?».
E lei? Come passa il tempo?
«Io? Mi diverto. Con Friedrich giochiamo su internet. Lo sapeva che “Karl Marx” dà più di quattro milioni di risultati su Google? Abbiamo entrambi molti amici su Facebook e molti che ci seguono su Twitter».

http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/polis/2014/01/16/news/intervista_a_marx-76076662/?ref=HREC1-44