Iron Lady

thatcher_E’ morta Margaret Thatcher, primo ministro britannico dal 1979 al 1990, prima e ad oggi unica donna a ricoprire la carica di premier del Regno Unito. Si è spenta a 87 anni, questa mattina, nella sua suite all’Hotel Ritz, nel centro di Londra. Nata il 13 ottobre 1925 a Grantham, nel Lincolnshire, dal 1975 al 1990 è stata anche leader del partito conservatore britannico. ..

Sebbene nel 1990 fosse stata nominata baronessa di Kesteven, la storia ricorderà Margaret Thatcher con un altro titolo: “Iron Lady”, la Lady di Ferro, per la decisione della sua premiership e per la durezza delle sue ricette, in economia come in politica estera, per arginare il declino economico in cui si era avviato il Regno Unito  da qualche decennio e per restituire al Paese un importante ruolo nel  panorama internazionale.

La carriera politica.
Durante il suo primo mandato, dal 1979 al 1983, lady Thatcher,    filo-monetarista, incrementò il tasso d’interesse per ridurre    l’inflazione ed aumentò l’Iva, preferendo la tassazione indiretta a    quella diretta. Interventi che colpirono soprattutto l’industria    manifatturiera, con la conseguenza di un raddoppio della disoccupazione in poco più di    un anno. Nel 1982 l’inflazione tornò a livelli accettabili e il tasso    d’interesse fu abbassato. Nonostante la crescita economica avesse  tratto   giovamento da questi interventi, l’industria manifatturiera  ridusse i   propri utili di un terzo in quattro anni e, nello stesso  periodo di   tempo, la disoccupazione aumentò di quattro volte.

Ma, come e più che nelle ricette economiche, quel primo quadriennio della Thatcher fu caratterizzato dalla fermezza dimostrata nelle crisi. La prima, il 30 aprile 1980, quando un gruppo di sei terroristi arabi  assaltò l’ambasciata iraniana a Londra, chiedendo il rilascio di 91 arabi detenuti in Iran e minacciando di uccidere 26 ostaggi oltre a far  saltare l’edificio. La Thatcher prese il comando  dell’operazione, gestendola in prima persona per cinque giorni, dando infine l’ordine alle teste di cuoio di attaccare: cinque sequestratori furono uccisi, uno catturato. E la sua popolarità crebbe a dismisura……..

La guerra delle Falkland. Nel 1982 scoppia la guerra delle isole Falkland-Malvinas, scaturita dall’occupazione argentina dell’arcipelago – disabitato fino all’arrivo di “coloni” britannici ai primi dell’Ottocento – dopo la rivendicazione territoriale da parte della giunta militare di Buenos Aires. La Thatcher inviò una task force  navale e in breve si riprese le isole, accompagnata dall’ondata di rinato patriottismo nel Regno Unito. …..
Lo sciopero dei minatori. Nel 1984, l’episodio che forse ha segnato indelebilmente il decennio thatcheriano: la prova di forza con il sindacato dei minatori. La Thatcher affrontò di forza la questione sindacale con una legge che rendeva lo sciopero illegale nei casi in cui non c’era l’approvazione a voto segreto dalla maggioranza dei lavoratori. Il confronto raggiunse il suo culmine quando il sindacato dei minatori dichiarò lo sciopero a oltranza per opporsi alla chiusura di molte miniere. In alcuni casi gli scioperanti fecero azioni di picchettaggio, che la Thatcher non esitò a reprimere. E’ di quel periodo la “Battaglia di Orgreave”, scontri violentissimi in cui si fronteggiarono migliaia tra poliziotti e minatori e dove rimasero ferite 123 persone.
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La poll tax. …….., durante il suo terzo mandato la Thatcher accentuò l’ostilità all’integrazione europea, opponendosi al progetto di creare la Ue e una moneta unica. Atteggiamento che portò a una spaccatura nel suo partito. Nel 1989 la sua popolarità iniziò a declinare, sia per la frenata nella crescita economica, sia per la riforma del sistema fiscale, con la quale introdusse la cosiddetta poll tax, uguale per ogni cittadino residente nel Regno Unito, in contrasto con il programma liberista e contestata dalle classi basse. Allo sciopero fiscale contro la misura impopolare parteciparono più di 18 milioni di persone.

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http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/08/news/gb_morta_margareth_tatcher-56200919/

Due candidati, due visioni diverse dell’economia

Obama vs Romney

Oltre una corsa tra due candidati e due  partiti, queste elezioni rappresentano la gara tra due visioni  dell´economia e del rapporto tra stato e mercato. I due partiti guardano  statistiche diverse, privilegiano indici diversi ma tutte e due  guardano una situazione di stagnazione di redditi e diminuite  opportunità per la classe media, offrendo soluzioni radicalmente  diverse. ..

Quello che gli elettori di Barack Obama vedono è una  disuguaglianza economica crescente che rischia di vanificare il sogno  americano. Nel periodo tra il 2002 ed oggi, per esempio, quasi 70% della  crescita economica è andata all´uno per cento più ricco della  popolazione. Negli anni ‘60, per fare un paragone, circa 65% della  crescita è andata al 90% della popolazione più povero. I ricchi non  soffrivano. Ma i ceti medi e bassi guadagnavano.

Per i repubblicani, il problema non è il divario  tra ricchi e poveri ma la stagnazione economica e la crescita diminuita  degli ultimi anni, non solo negli Usa ma anche in Europa. Il problema  numero uno, a loro avviso, è la crescita dello stato sociale che pesa  sempre di più sull´economia e impedisce la crescita. Secondo Romney e i  repubblicani, uno stato sociale generoso è insostenibile nel futuro,  anche a causa dell´invecchiamento della popolazione. Ed è indesiderabile  perché un governo troppo generoso crea dipendenza, toglie iniziativa, e  crea un deficit che strangolerà l´economia. Il noto commento di Romney  sul 47% degli americani che non fanno altro che aspettare aiuti del  governo è stato imprudente ma rispecchia un´opinione diffusa tra  elettori repubblicani…..

Dal 1980, gli Stati Uniti  hanno vissuto, con brevi eccezioni, nel paradigma economico di Ronald  Reagan. La formula economica è stata tasse più basse (soprattutto per i  ceti più alti) e vedremo più produttività, che sarà eventualmente  diffusa in tutti i ceti sociali. E Romney propone più o meno la stessa  cosa: abbassare il livello di tassazione per i più ricchi dal 35 al 25% e  eliminare le tasse di successione….

Ma secondo Joseph Stiglitz è  proprio la re-distribuzione del reddito verso i ceti più alti a  rallentare la crescita. I più ricchi prendono sempre più risorse, anche  grazie all´accesso al sistema politico, e creano un ciclo vizioso in cui  le loro ricchezze si moltiplicano. Infatti, è la disuguaglianza è  sempre stata giustificata citando la forte mobilità economica e sociale  negli Usa. Ma i dati degli ultimi decenni contraddicono questa  tradizione. Gli Usa hanno una mobilità economica inferiore rispetto a  molti paesi europei e un livello di disuguaglianza maggiore. Quindi, i  democratici propongono più investimenti in educazione, ricerca e più  re-distribuzione dei redditi con alcuni aggiustamenti per rendere lo  stato sociale sostenibile. Mentre i repubblicani vorrebbero disfare  molta dell´impalcatura dello stato sociale, perché lo vedono come  l´ostacolo principale alla crescita.

http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/33-internazionale/38376-soldi-welfare-sogni-braccio-di-ferro-sul-futuro-dellaamerica.html