Vietato morire in Parlamento o ubriacarsi in un pub: le assurde leggi della Gran Bretagna

 
aaaaaaaaSiamo tutti convinti che le leggi italiane siano le più confuse del mondo, ma anche se sembra impossibile c’è chi sta peggio. La Gran Bretagna ha nominato molti anni fa una Law Commission che ha proprio il compito di individuare le leggi più assurde ancora in vigore nel regno di Elisabetta e di proporne l’abolizione, ma il compito sembra superiore alle forze di qualunque essere umano. Uno studente di Cambridge, Christopher Sargeant, ha così cercato di dare una mano alla Law Commission provando a identificare le norme più strane che avrebbero urgentemente bisogno di essere cancellate, e ha prodotto un elenco di assurdità davvero strabiliante.
Una delle leggi in vigore più disattese è sicuramente quella che vieta di ubriacarsi in un pub. Non si capisce dove altro lo si dovrebbe fare: per strada è peggio e in casa propria è triste, e per arrestare i colpevoli durante il week end non basterebbero tutti i poliziotti in servizio nel Paese. Ma la legge è da sempre dura con chi beve troppo: se si è ubriachi, dal 1872 è vietato condurre macchine mosse da motori a vapore, e solo chi è sobrio può portare al pascolo le mucche.
Sulle spiagge britanniche si arenano spesso balene, e una legge ancora in vigore proibisce di toccarle. Appartengono al sovrano e bisognerebbe consegnarne la testa al re e la coda alla regina. Ma oggi, quando un cetaceo muore su una spiaggia, nessuno telefona a Buckingham Palace perché se lo vengano a prendere. Violando la legge, la gente chiama la polizia o il Museo di storia di naturale. Anche con i cigni bisogna fare attenzione: pure loro appartengono tutti al sovrano, ed è vietato mangiarli.
L’elenco delle leggi assurde rimaste in vigore sembra infinito. È vietato importare patate dalla Polonia senza una specifico permesso. Non si può morire in Parlamento, perché il decesso sarebbe esaminato dal Royal Coroner e il defunto avrebbe diritto a un funerale statale. A Westminster non si può nemmeno entrare con un’armatura da quando, nel 1313, il conte di Lancaster vi girava armato e minaccioso e fu necessaria una legge per renderlo inoffensivo. Da molto tempo, inglesi, gallesi e scozzesi non si fanno più la guerra, ma in base a una norma che nessuno ha abrogato se si incontrasse nel centro della città di York uno scozzese armato di arco e frecce, lo si potrebbe uccidere impunemente. Anche a Chester è permesso uccidere, se si incontra un gallese.
Si rischia invece ancora un’ammenda o qualche giorno di carcere se si incolla su una busta un francobollo con la testa della Regina rivolta verso il basso. A Londra è vietato battere i tappeti dopo le 8 del mattino o stendere fili attraverso le strade per asciugare il bucato. Ma le leggi più strane sono rimaste in vigore in Scozia. Tutti gli scozzesi sono ad esempio obbligati ad aprire la loro casa se qualche passante ha bisogno di andare in bagno, ma anche nei casi più impellenti è sconsigliato provarci. E poi, ai bambini fino a 10 anni è tuttora vietato guardare un manichino privo di vestiti: i genitori hanno la responsabilità di impedire ai loro figli visioni così indecenti, anche a costo di tenerli chiusi in una stanza con il loro tablet.

Vittorio Sabadin
La Stampa , 12 settembre 2016

Deflazione e la moneta che piove dal cielo

helmonNegli anni ’70, l’inflazione dovette superare il 10% o addirittura il 20% prima che molti Paesi si convincessero a cambiare l’assetto istituzionale della politica monetaria, scoprendo le banche centrali indipendenti e altri accorgimenti per tenere a bada l’inflazione.

Ora in quasi tutti i Paesi avanzati la sfida è opposta: come far salire un’inflazione troppo bassa o negativa. Ma come negli anni ’70, alla base delle difficoltà incontrate dalla politica monetaria sta anche un assetto istituzionale non più adeguato.

Le tendenze deflazionistiche hanno più cause, alcune benigne, altre meno: il rallentamento dell’economia cinese che contribuisce a far scendere il prezzo delle materie prime; l’innovazione tecnologica che riduce i costi del commercio; l’invecchiamento della popolazione che aumenta i risparmi; l’eccesso di debito che scoraggia la spesa. Indipendentemente dalle cause, tuttavia, la ricetta per contrastare queste tendenze è una sola: aumentare la domanda aggregata. Ma con i tassi di interesse a zero o negativi, gli strumenti tradizionali di politica monetaria non funzionano più. E anche gli strumenti non-convenzionali a disposizione delle banche centrali sono quasi esauriti (con la parziale eccezione della Federal Reserve americana).

Eppure, dal punto di vista tecnico, uno strumento per aumentare la domanda aggregata esiste anche nella situazione attuale: è la cosiddetta “moneta distribuita con l’elicottero”, per usare le parole di Milton Friedman. Cioè la banca centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (titoli di stato o la promessa di una restituzione futura), ma in modo permanente e a fondo perduto.

Le obiezioni nei confronti di questo strumento non sono economiche, ma politiche. Dal punto di vista economico non c’è dubbio che sarebbe efficace. Una parte della moneta addizionale verrebbe risparmiata, ma certamente vi sarebbero cittadini che si affretterebbero a spenderla, facendo salire la domanda aggregata e i prezzi.

Anzi, la moneta con l’elicottero avrebbe minori contro-indicazioni rispetto ai tassi di interesse negativi (che mettono a repentaglio la solidità patrimoniale di assicurazioni e banche), e al Quantitative Easing (che alimenta bolle speculative e assunzione eccessiva di rischi).

La vera obiezione è che in questo modo la banca centrale si metterebbe a fare politica fiscale. Anziché intervenire sui mercati finanziari, la banca centrale si troverebbe a decidere entità e modalità di un trasferimento ai cittadini, senza alcuna legittimazione politica o istituzionale. Anche se non fosse proibito dalla legge, una banca centrale che effettuasse trasferimenti permanenti ai cittadini si troverebbe presto privata della sua indipendenza e della sua legittimità.

L’obiezione naturalmente è corretta. Ma non per questo l’idea va scartata. Il problema infatti non è lo strumento economico, ma l’attuale assetto istituzionale, che impedisce un coordinamento efficace tra politica monetaria e fiscale. Come hanno scritto Adair Turner (ex Presidente della Financial Service Authority inglese) e Ben Bernanke (ex Presidente della Federal Reserve), l’indipendenza e legittimità della banca centrale possono essere pienamente preservate, in questo modo: in circostanze eccezionali, la banca centrale può dichiarare che ha esaurito gli strumenti convenzionali, e che pertanto effettuerà un trasferimento permanente a favore del governo (o dei governi nell’area Euro). L’importo trasferito è scelto discrezionalmente dalla banca centrale, può essere diluito nel tempo, ed è motivato dalle circostanze economiche. Il governo (o i governi) non possono in alcun modo interferire con la decisione unilaterale della banca centrale, ma scelgono liberamente come disporre della somma trasferita: se e come distribuirla ai cittadini, se usarla per finanziare particolari voci di spesa, o per ritirare debito pubblico o semplicemente se accantonarla per il futuro. Naturalmente, se davvero le circostanze sono eccezionali, la pressione politica costringerebbe i governi a distribuire o spendere questa somma, raggiungendo così l’obiettivo di un effettivo coordinamento tra politica monetaria e fiscale.

Rispetto all’assetto attuale, non verrebbe stravolta la divisione dei compiti. La banca centrale resterebbe indipendente a avrebbe la responsabilità tecnica di decidere che è giunto il momento di fare ricorso a questo strumento eccezionale. E il governo avrebbe la responsabilità politica di scegliere se e come allocare le risorse a sua disposizione. Rispetto alle politiche seguite finora, tuttavia, l’efficacia sarebbe molto maggiore. Il QE infatti allenta il vincolo di bilancio del governo solo per la parte relativa agli interessi, e non costituisce un trasferimento permanente a favore dei governi. Nell’area Euro, in particolare, i governi rimangono soggetti ai vincoli sul debito pubblico. E anche se questi vincoli fossero allentati, in nome della “flessibilità”, l’attenzione dei mercati impedirebbe ai paesi più indebitati di spendere la liquidità immessa sui mercati dalla banca centrale, perché anche il debito comprato dalla Bce con il QE prima o poi andrà ripagato. Un trasferimento permanente, invece, non sarebbe soggetto a questi vincoli e sarebbe assai più efficace nel sostenere la domanda aggregata. Inoltre, la consapevolezza che politica monetaria e fiscale possono essere attivate con questo nuovo strumento contribuirebbe a ridare fiducia all’economia, rendendo con ciò meno necessario ricorrervi.

Per rendere trasparente e concreta questa modalità di coordinamento tra politica monetaria e fiscale, è necessario intervenire sull’assetto istituzionale della banca centrale, prevedendo esplicitamente questa possibilità di attuazione anche nei trattati europei. Il Trattato di Maastricht fu scritto quando i problemi economici erano ben diversi. Chi avrebbe immaginato allora che il tasso di interesse sui depositi presso la Bce sarebbe stato il -0.40%, così come il rendimento sui titoli di stato tedeschi a 5 anni? Non c’è una ragione valida per non cambiare quel Trattato, se non l’inerzia politica dell’Europa. Ma i costi dell’inerzia sono sempre più alti.

Guido Tabellini

ILSOLE24ORE, 19 aprile 2016

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-04-19/deflazione-e-moneta-che-piove-cielo-071642.shtml?uuid=ACUMYYAD

Un commento all’articolo

http://www.agoravox.it/Helicopter-money-Invece-della.html