Il Senato ha votato la decadenza di Silvio Berlusconi

Non approvando i nove ordini del giorno presentati contro le conclusioni della giunta per le elezioni del Senato – che aveva contestato l’elezione del leader del centrodestra sulla base della legge Severino  a seguito della condanna per frode fiscale divenuta definitiva a inizio agosto-, l’assemblea di Palazzo Madama ha decretato l’ineleggibilità del Cavaliere . Che perde pertanto lo status di parlamentare e che viene sostituito dal primo dei non eletti in Molise,  Salvatore Di Giacomo, dove il leader di Forza Italia – che si era presentato in diverse circoscrizioni come capolista – aveva scelto di risultare proclamato….

Il voto è avvenuto a scrutinio palese, nonostante fino all’ultimo gli esponenti di Forza Italia (ma anche membri di altri gruppi a titolo personale)  abbiano provato a chiedere  la votazione segreta insistendo sul fatto che la deliberazione fosse sulla persona e che da regolamento e da prassi  i voti sui  parlamentari avvengono in forma riservata….

http://www.corriere.it/politica/13_novembre_27/legge-stabilita-atteso-si-definitivo-senato-serata-voto-decadenza-berlusconi-6a53d706-573c-11e3-901e-793b8e54c623.shtml

 

http://video.corriere.it/senato-si-decadenzal-annuncio-grasso/9b66c8b4-5785-11e3-901e-793b8e54c623

La Favola delle Api

Bernarde de Mandeville (1670- 1733), è medico e filosofo olandese. Trasferitosi a Londra dopo aver compiuto gli studi gli studi universitari, inizia la pratica medica specializzandosi nelle malattie dello stomaco e dei disturbi di origine nervosa. Traduttore delle Favole di La Fontaine (1703), autore di un Trattato sulle malattie isteriche ed ipocondriache (1711), firma inoltre varie poesie burlesche, poemi satirici.

Grazie alla sua Favola delle api, dal punto di vista delle scienze politiche e sociali è ritenuto da molti un precursore della libertà individuale ed economica, nonché un anticipatore di tesi che hanno fatto storia nel campo delle teorie economiche e filosofiche.

http://www.istitutoarici.it/solsi/Mandeville_favola_api.pdf

La trama de La favola delle api è, in estrema sintesi, questa: nell’alveare si lavora in modo incessante ed i risultati generali per l’alveare sono estremamente soddisfacenti. Ogni ape, soddisfacendo le proprie necessità, finisce in un modo o nell’altro per soddisfare quelle dell’intera comunità. Un bel giorno, c’è chi si rende conto che il benessere raggiunto dall’alveare nel suo insieme nasconde dei vizi, delle storture morali che mal si armonizzano con il grado di ricchezza raggiunta: lusso eccessivo, ipocrisia individuale, avarizia sentimentale, invidia reciproca. Di tale corruzione morale alcune api iniziano a lamentarsi, certamente prede inconsapevoli di un’epidemia di perfettismo morale. E quello delle api è un lamento così insistente e reiterato che le loro parole giungono fino a Giove, il quale, agendo come un Grande Legislatore, impone loro, per decreto, l’esercizio della virtù da loro stesse invocata.

L’opzione della virtù nella forma del rigorismo etico prende il sopravvento su ogni attività singola, estendendo il proprio primato su tutto il resto. A questo punto la società dell’alveare, inondata dalla virtù che Giove impone ad essa, comincia a cambiare aspetto: l’intraprendenza si inaridisce, il desiderio di migliorare le proprie condizioni si fossilizza. L’alveare, adesso, è virtuoso ma statico. I rapporti fra le api cambiano radicalmente, così come radicalmente si modifica lo stato di benessere dell’alveare. Ogni ape non ha più problemi di coscienza, o perlomeno crede di non averne: ma tale situazione, anziché portare pace, apporta una sorta di quietismo che induce ogni ape, in netto contrasto con le situazioni passate, ad accontentarsi di ciò che ha senza più badare a ciò che potrebbe avere. Il risultato è negativo, e coincide con la rovina economica dell’alveare, cosa di cui ci si accorge solo quando, come suol dirsi, i buoi sono già scappati dalla stalla.

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Questi insetti – dice Mandeville – vivevano come gli uomini» e nell’alveare non mancavano quelli che «seguivano commerci misteriosi, con ben pochi apprendisti; non richiedono altro capitale che la faccia di bronzo e si possono  intraprendere pur essendo senza soldi. Sono bari, parassiti, ruffiani, giocatori, borsaioli, falsari, ciarlatani, indovini e tutti coloro che, in cattivi rapporti col lavoro onesto, convertono al proprio uso e consumo la fatica del loro prossimo, tanto buono quanto sventato».

Ed ecco, immediatamente, senza soluzione di continuità, la generalizzazione descrittiva di Mandeville: «Li chiamavano furfanti, ma, eccetto che nel nome, i seri industriali, artigiani, commercianti, dirigenti, impiegati non erano altrimenti: ogni commercio e carica conosceva qualche imbroglio, nessun mestiere era senza inganno».

L’impudenza dei furfanti che cominciarono a «maledire ciò che amavano tanto» convince Giove – racconta Mandeville – a decidere con indignazione: «Che quel vociante alveare sia liberato da ogni inganno!». E così fu.

Con quali risultati? L’ironia dello scrittore  è  impietosa: «Osservate ora il glorioso alveare e guardate come l’onestà si accorda con il commercio». Infatti,  «l’ esibizionismo è  finito e si dilegua di buon passo, lasciando tutt’un altro aspetto. E non solo perché se ne andavano le ricche api che spendevano somme spropositate ogni anno, ma perché ogni giorno se ne dovevano andare anche i tanti che vivevano di quelle spese. Inutilmente si sarebbero dedicati a nuovi commerci: erano tutti egualmente strapieni.

Intanto cadevano i prezzi delle case e delle terre; i palazzi stupendi, le cui mura erano sorte a suon di musica come quelle di Tebe, stavano per essere abbandonati; gli Dei domestici, una volta lieti e felicemente scomodati, ora avrebbero preferito bruciare tra le fiamme piuttosto che vedere la misera iscrizione sulla porta sorridere a quelle, così altezzose, che c’erano prima».

Come si può comprendere, la morale della favola è trasparente: i vizi sono la molla del benessere economico, le virtù sono solo causa di miseria sociale.

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http://www.ragionpolitica.it/testo.265.favola_delle_api.html

http://www.emigratisardi.com/news/newsdetails/article//larcivescovo-tettamanzi-e-la-favola-delle-api-di-mandeville.html