Diecimila norme dentro una bottiglia di acqua minerale

bottttNegli ultimi giorni, a centinaia in tutta Italia, si susseguono le ordinanze comunali sull’acqua. Da Bergamo a Santa Teresa a Riva, in provincia di Messina, i sindaci ne vietano l’utilizzo per «innaffiare orti, lavare auto e riempire piscine» e limitano «i consumi domestici ai soli usi potabili ed igienici», con multe per i trasgressori fino a 500 euro. Con i piccoli gesti quotidiani che la circondano – si riempie, si stappa, si beve, si richiude, si conserva – una bottiglia d’acqua può sembrare una cosa semplice. Invece è un esempio tra i più clamorosi dell’inflazione normativa da cui siamo sommersi. Le ordinanze si aggiungono a un vasto elenco di centinaia di direttive europee, leggi statali e regionali, decreti legislativi e ministeriali. In tutto circa diecimila norme che occupano duecento pagine e cinquanta metri di lunghezza.

Le classificazioni

Tanto per cominciare, c’è acqua e acqua. Quella potabile viene regolata in generale dall’Unione Europea con una direttiva del 1998 e dallo Stato con un decreto legislativo del 2001 che contiene la definizione base di «acque destinate al consumo umano». Sulla tutela ambientale c’è il decreto legislativo 152 del 2006. Poi c’è una dettagliata disciplina a livello comunale. Per la commercializzazione, le leggi distinguono l’acqua minerale naturale da quella di sorgente. Per le acque gassate va tenuto conto del regolamento 230 del 2004 che modifica il decreto 719 del 1958», ma solo per quanto riguarda «la procedura di comunicazione di ingredienti alimentari non previsti dall’articolo 2 del decreto 719». Restano la circolare ministeriale 1 del 2006 e le regole comunali.

Il tappo

Fin dal momento in cui svitiamo un tappo, applichiamo decine di leggi. Punto di riferimento è la Direttiva europea 54 del 2009 sull’utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali, recepita dal decreto legislativo 176 del 2011. Attenti, però: il tappo legislativamente non si chiama così. La legge prescrive che ogni bottiglia «deve essere munita di un dispositivo di chiusura tale da evitare il pericolo di falsificazione, contaminazione e fuoriuscita».

La bottiglia

Bisogna essere precisi. Normalmente in PET (polietilene tereftalato) o in RPET (Polietilentereftalato riciclato), la bottiglia deve tener conto delle regole previste dal decreto ministeriale del 1973 che fornisce la «disciplina igienica», così come integrato da un successivo decreto ministeriale del 2010 che si esprime «limitatamente alle bottiglie in polietilentereftalato riciclato», a sua volta modificato da un altro decreto ministeriale del 2013. E comunque bisogna tener conto della normativa europea. In particolare del regolamento 1935 del 2004 che abroga le direttive 590 del 1980 e 109 del 1989. Per altro verso, il decreto legislativo 105 del 1992 prevedeva che la bottiglia non potesse «eccedere la capacità di due litri». Ma tale limite è stato abrogato. Come se non bastasse, ci sono le leggi regionali. La Sicilia ha emanato un decreto per cui «i contenitori non devono superare la capacità massima di litri 20».

L’etichetta

L’articolo 12 del decreto legislativo 176 del 2011 è un’enciclopedia, con tanto di commi, lettere, numeri, per un totale di 903 parole. Prevede la dizione «acqua minerale naturale» integrata, se del caso, con cinque menzioni che variano da «totalmente degassata» a «naturalmente gassata» o «effervescente naturale». E poi decine di «indicazioni obbligatorie», «indicazioni facoltative» e «ulteriori indicazioni facoltative», oltre a un elenco di divieti.

Immissione in commercio

In Italia abbiamo oltre 500 etichette. L’immissione in commercio di un’acqua di sorgente è subordinata ad autorizzazione regionale. Ogni acqua ha il suo decreto ministeriale. Alle condizioni previste dal decreto 176 del 2011 si adeguano dettagliate delibere regionali. Per esempio quella friulana del 2015 richiama in premessa cinque regolamenti europei, due decreti del presidente della Repubblica, due decreti ministeriali, un decreto legislativo. E si aggancia a ben 22 atti normativi di riferimento.

Controlli

La vigilanza, esercitata da organi regionali, è assoggettata al decreto legislativo 194 del 2008 e a un decreto ministeriale sui limiti di accettabilità di un’acqua minerale. Una circolare ministeriale del 1993 stabilisce che «le analisi per il rinnovo delle etichette vengono effettuate ogni anni».

Il trasporto

Ogni anno in Italia circolano 6 miliardi di bottiglie da 1,5 litri su centinaia di migliaia di camion. Il trasporto è regolato dalla legge 283 del 1962 e dal decreto 327 del 1980 che impone particolari autorizzazioni sanitarie. Vietato il trasporto dell’acqua minerale naturale a mezzo di recipienti che non siano quelli destinati al consumatore finale, come prevede il decreto legislativo 176 del 2011.

Sanzioni

Previste dal decreto 176 del 2011 e regolate dalla legge 689 del 1981, sono irrogate dalle Regioni. Arrivano a 110.000 euro per «chiunque privo di autorizzazione imbottigli, importi o metta in vendita acqua minerale»; fino a 90.000 per «chiunque contravviene agli obblighi previsti per l’etichettatura» e per divieti su potabilizzazione e aggiunta di sostanze battericide.

Lo smaltimento

E qui si apre un territorio sconfinato, basato sulla disciplina dello smaltimento dei rifiuti, contenuta nel decreto legislativo 152 del 2006. Ma prima bisogna considerare le molteplici direttive europee: 156 e 689 del 1991 sui rifiuti pericolosi, 62 del 1994 sugli imballaggi. Tutte recepite in Italia dal decreto legislativo 22 del 1997, a cui sono seguite migliaia di leggi regionali, regolamenti, ordinanze.

Chi non avesse tempo di studiarle tutte, può affidarsi al buon senso del sito internet dei carabinieri: «Dopo il consumo, schiacciate longitudinalmente la bottiglia e riavvitate il tappo. In questo modo si agevola il recupero e il riciclo per la raccolta differenziata».

Giuseppe Salvaggiulo

La Stampa 14 agosto 2015

http://www.lastampa.it/2015/08/14/italia/cronache/diecimila-norme-dentro-una-bottiglia-di-acqua-minerale-BnWqZEWIv3VTCi3hxJzAvJ/pagina.html

 

La fretta e i dubbi

justtt Ad ogni azione corrisponde una reazione. È la terza legge della dinamica, ma è anche la prima legge della politica. Che infatti s’emoziona solo quando un’onda emotiva turba l’opinione pubblica. Troppi detenuti nelle carceri? Depenalizziamo. Troppi corrotti nella municipalità capitolina? Penalizziamo. Sicché in Italia siamo giustizialisti o garantisti a giorni alterni. Basta consultare Google: 141 mila risultati per «aggravamento delle pene», 143 mila per «diminuzione delle pene».

Ma oggi è il giorno dell’inasprimento, del giro di vite e di manette. Il Consiglio dei ministri ha appena licenziato un testo urgente, benché non tanto urgente da confezionarlo in un decreto. E quel testo stabilisce la confisca dei beni del corrotto (meglio tardi che mai). Innalza i termini di prescrizione che altre leggi avevano abbassato. E per l’appunto aggrava la pena detentiva di due anni. Succede sempre, quando c’è un allarme sociale da placare. È già successo con le norme approvate dopo l’ultimo caso di pedofilia (settembre 2012) o dopo il penultimo disastro ambientale (febbraio 2014).

Funzionerà? Come dice il poeta, «un dubbio il cor m’assale». Perché chi ruba e chi intrallazza non pensa al codice penale, pensa di farla franca. E se ci pensa, non saranno dieci anni di galera anziché otto ad arrestare i suoi progetti. Perché inoltre il deterrente non risiede nella durezza della pena bensì nella sua certezza; ma alle nostre latitudini è sempre incerta la condanna non meno della pena. Perché l’ordinamento giuridico italiano ospita già 35 mila fattispecie di reato, che chiunque può commettere senza nemmeno sospettarne l’esistenza. Rendendo così insicuro il cammino degli onesti, mentre rimane lesto il passo dei disonesti. E perché infine quell’ordinamento è volubile e sbilenco come i politici che l’hanno generato. Per dirne una, la legge di depenalizzazione del 1981 inasprisce le sanzioni per chi divulghi le delibere segrete delle Camere.

Eppure una via d’uscita ci sarebbe: passare dalla (finta) repressione alla (vera) prevenzione. Come? Per esempio sforbiciando le 8 mila società partecipate dagli enti locali. O con misure efficaci contro il conflitto d’interessi, che tuttavia alla Camera rimbalzano dalla commissione all’Aula senza che i nostri deputati cavino mai un ragno dal buco. Con una legge sulle lobby: gli americani se ne dotarono nel 1946, gli italiani hanno visto 55 progetti di legge andare in fumo l’uno dopo l’altro. Con l’anagrafe pubblica degli eletti, che i Radicali propongono (invano) dal 2008. O quantomeno potremmo uscirne fuori rendendo obbligatorio per legge il provvedimento deciso dal sindaco Marino dopo la scoperta dei misfatti: rotazione dei dirigenti, degli incarichi, dei ruoli di comando. Una misura anticorruzione già emulata in lungo e in largo, dal Comune di Canicattì al Policlinico di Bologna. E già benedetta da Cantone il mese scorso, quando sempre Marino avviò la rotazione territoriale dei vigili urbani, dopo l’arresto per tangenti del loro comandante.

Dopotutto, è l’uovo di Colombo. Se non resti per secoli inchiodato alla poltrona, ti sarà più difficile poltrire, ti sarà impossibile ordire. E il corruttore avrà i suoi grattacapi, se il corruttibile cambierà faccia a ogni stagione come una maschera di Fregoli. Dice: ma così diminuirà la competenza, che cresce in virtù dell’esperienza. Vallo a raccontare agli italiani, alle vittime di un’amministrazione incompetente e per giunta inamovibile. Vallo a raccontare a chi ha dovuto specchiarsi per vent’anni nelle facce immarcescibili degli stessi politici, degli stessi alti burocrati. Qui e oggi, una ministra fresca di stampa come Boschi sta facendo meglio di tanti suoi stagionati predecessori. E comunque l’uovo non lo inventò Colombo: fu deposto nell’antica Grecia. In democrazia si governa e si viene governati a turno, diceva Aristotele. Sarebbe bello se l’Italia sapesse riparare la sua democrazia. Di più: sarebbe onesto.

Michele Ainis

Corriere della Sera 13 dicembre 2014

http://www.corriere.it/editoriali/14_dicembre_13/fretta-dubbi-89174238-8295-11e4-a0e7-0a3afe152a95.shtml

Piume e Borsa

piuEffetto Report su Moncler a Piazza Affari. Le azioni del gruppo hanno lasciato sul terreno il 4,88% a 10,52 euro, tra le peggiori performance delle blue chip, il giorno l’inchiesta del programma di Rai Tre sulla produzione dei famosi piumini, criticando in particolar modo le condizioni degli animali.  

Moncler ha respinto le accuse, dando mandato ai propri legali per tutelarsi in tutte le sedi. «Tutte le piume utilizzate in azienda provengono da fornitori altamente qualificati che aderiscono ai principi dell’ente europeo Edfa e che sono obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali, come riportato dal codice etico Moncler – ha precisato l’azienda – Tali fornitori sono ad oggi situati in Italia, Francia e Nord America. Non sussiste quindi alcun legame con le immagini forti mandate in onda riferite a allevatori, fornitori o aziende che operano in maniera impropria o illegale, e che sono state associate in maniera del tutto strumentale a Moncler».

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Il piumino, dichiara il responsabile Lav Simone Pavesi, «oltre che un prodotto eticamente inaccettabile perché produttivo di enormi sofferenze animali, non è difendibile neanche dal punto di vista delle prestazioni. Per questo motivo, e per le evidenze emerse nella trasmissione di Rai3 – aggiunge – abbiamo chiesto un incontro con la Moncler per confrontarci su scelte commerciali alternative a quelle che sfruttano gli animali, considerando inoltre che il loro Codice etico non fa alcun riferimento alla pratica della spiumatura».

……

In Italia, ricorda la Lav, l’articolo 19 del decreto legislativo 146/2001, «vieta a partire dal 1* gennaio 2004 la spiumatura di volatili vivi, ma sul mercato nazionale è possibile acquistare prodotti con piume ottenute con questa crudele pratica e ricavate da animali allevati all’estero. Per la tutela di milioni di oche (e altri anatidi) è quindi necessario – conclude la Lav – vietare il commercio di prodotti che contengono piume».

 

http://www.lastampa.it/2014/11/03/societa/lazampa/animali/effetto-report-su-moncler-il-titolo-crolla-in-borsa-lav-prodotti-sintetici-sono-una-valida-alternativa-fZ1Ll2Q5S3t191IDMMxw4K/pagina.html

 

http://www.lav.it/

 

Report: Siamo tutti oche

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-3e1844c1-87db-4948-b074-3715bb98e66a.html

 

I fiammiferi si spengono

fiammiferiC’è chi li usava per le sigarette e, spesso, anche per appuntarci un numero di telefono. Chi li teneva in cucina, per il gas o il camino. E chi ha iniziato vendendoli ed è finito a inondare il mondo di librerie Billy, come un tale svedese, Ingvar Kamprad, mister Ikea. Fatto sta che l’epoca dei fiammiferi è per lo più finita, quasi spenta, ne rimane nell’aria solo la tipica scia sottile e nera. A sancirlo è, in qualche modo, il governo: proprio giovedì il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo con le nuove norme in materia di accise. Un testo che prevede un lieve aumento sulle sigarette e sul tabacco triturato. E che cancella l’imposta sui fiammiferi, aprendo a produzione e vendita libere.

È in realtà un requiem per un oggetto quasi sparito dalla circolazione e dall’uso quotidiano. Il gettito previsto per il 2014 dalle imposte sui fiammiferi era di tre milioni di euro: pari a nemmeno lo 0,0007 per cento dal totale delle entrate fiscali. Insomma, resta in piedi una nicchia minuscola, fino ad oggi ancorata a un monopolio datato 1915, ad accise tra il 10 e il 25 per cento e a un tariffario fisso imposto dallo Stato (lo si trova ancora al sito aams.gov.it).

A sostituire e tramortire i fiammiferi è stata la tecnologia prima della tecnologia: quella dell’accendino in plastica usa e getta, alla portata di tutti. Storia vecchia, ma non troppo, se è vero che solo nell’anno 1970 in Italia si vendevano fiammiferi per oltre 40 miliardi di lire (di allora) e per un totale di 101 miliardi di unità. Circa 1.900 a testa. All’epoca, il nostro Paese contava tredici produttori ed esportava pure sette miliardi di pezzi, fiammifero più fiammifero meno.

«Oggi, invece, non è così facile trovare tabaccai che ne vendano», fa notare Nicoletta Nicolini, docente all’Università La Sapienza di Roma e autrice di un libro sulla storia dei fiammiferi. «Ormai la parola è quasi uscita dall’uso comune, ma un tempo per strada ti fermavano per chiederti se avevi un fiammifero, non “da accendere”, come si dice ora. È stata anche una delle prime storie di veleni industriali in Italia, perché fino a inizio Novecento di fiammiferi si moriva. Erano fatti con il fosforo bianco, assai tossico, e tanti operai si ammalavano. Non solo: proprio il fosforo bianco dei fiammiferi – insapore e inodore – era il secondo veleno più utilizzato nell’Ottocento. Poi sono arrivati i cosiddetti fiammiferi di sicurezza, gli “svedesi”. 

Ma nelle scatolette quadrate dei fiammiferi, anzi sopra, è passato soprattutto un bel pezzo di costume italiano. Spiega Nicolini: «Sulle scatole c’erano illustrazioni con messaggi di ogni genere: disegni spesso bellissimi, a sfondo storico, pubblicitario, o anche erotico». Non a caso il regno moderno dei fiammiferi è quello tipico delle cose passate di moda, il collezionismo. Il termine preciso è “fillumenia” ed è un mondo esteso e affascinante. E che ormai ha pure la sua dimensione digitale e internettiana. Capirlo è facile: basta cercare “fiammiferi” su eBay. I risultati sono oltre 86 mila.

http://www.lastampa.it/2014/08/02/italia/cronache/laccendino-spegne-gli-ultimi-fiammiferi-kz5ANYfheU5ZM9jxVOag6H/pagina.html

 

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Ripensamento lungo

Un provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri ieri, riguarda i consumatori e i loro diritti. Si tratta di uno schema di decreto legislativo che (recependo una direttiva europea su cui l’Italia era in ritardo e a rischio multa) assicura maggiori garanzie ai consumatori che fanno acquisti «al di fuori delle attività commerciali», ovvero on line o a distanza. Le nuove regole prevedono ad esempio tempi più lunghi per il cosiddetto ripensamento e la richiesta di rimborso (da 10 a 14 giorni) e il divieto di sovrapprezzo nel caso di pagamento con carte di credito.

In dettaglio, a partire dal 14 giugno 2014 chi vende online dovrà fornire più precise informazioni precontrattuali per i potenziali clienti. Poi, si allunga da 10 a 14 giorni il diritto di recesso (diritto di ripensamento) riconosciuto al consumatore; se il venditore «nasconde» questa informazione, si ha un anno per ripensarci. Chi «recede» potrà restituire il bene anche se in parte deteriorato, pagando solo la «diminuzione del valore del bene custodito»; Infine, chi compra non dovrà più pagare sovrapprezzi (come fanno oggi ad esempio le compagnie aeree low cost) se decide di pagare con carte di credito o bancomat.  

http://www.lastampa.it/2014/02/07/economia/acquisti-online-il-diritto-di-recesso-da-fino-a-giorni-B4yId4l2bsD8tdrUPotpvN/pagina.html

 

Tempi più lunghi per esercitare il diritto di recesso. Maggiori informazioni al consumatore prima della sottoscrizione del contratto e nuove regole che disciplinano la consegna del bene acquistato.

Sono queste le principali novità della direttiva 2011/83/UE, del 25 ottobre 2011, sui Diritti dei consumatori, che verrà prossimamente recepita dal nostro paese: all’elaborazione del testo di recepimento stanno lavorando gli uffici competenti del Ministero dello Sviluppo economico, che hanno avviato un primo confronto in merito con il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.

In particolare, per avere un quadro dell’impatto sulla normativa europea, si deve tener conto che la 2011/83/UE modifica le precedenti direttive 93/13/CEE e 1999/44/CE e abroga le direttive 85/577/CEE e 97/7/CE, in quanto la nuova “disciplina” garantisce un livello di protezione dei consumatori più elevato.

Quando si concluderà l’iter di recepimento, le novità normative di derivazione comunitaria verranno inserite nel Codice del Consumo. Nello specifico, verrà sostituita integralmente la parte del Codice del Consumo, dall’articolo 45 all’articolo 67, quella che disciplina i contratti negoziati fuori dai locali commerciali, i contratti a distanza, il regime sanzionatorio comune e la speciale disciplina del diritto di recesso.

 

http://www.regione.emilia-romagna.it/consumatori/vademecum/2013/luglio/recesso-maggiori-diritti-con-la-nuova-direttiva-europea

 

Figli e basta

flNessuna differenza tra i nati dentro e fuori dal matrimonio. Via dal codice civile, dunque, qualunque aggettivazione che possa introdurre possibili forme di discriminazione. È quanto stabilito dal Consiglio dei ministri di oggi, che ha dato il via libera a un decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione.

Il dlgs in questione «modifica la normativa al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento tra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi – spiega una nota di Palazzo Chigi sul Cdm di oggi – Dunque, come spiegato dal presidente del Consiglio, si «toglie dal codice civile qualunque aggettivazione alla parola figli: da adesso in poi saranno tutti figli e basta». Il testo, predisposto nell’ambito della Commissione istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri presieduta da Cesare Massimo Bianca, stabilisce «l’introduzione del principio dell’unicità dello stato di figlio, anche adottivo, e conseguentemente l’eliminazione dei riferimenti presenti nelle norme ai figli ‘legittimi’ e ai figli ‘naturali’ e la sostituzione degli stessi con quello di ‘figliò; il principio per cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo con i genitori; la sostituzione della nozione di ‘potestà genitoriale’ con quella di ‘responsabilità genitoriale’; la modifica delle disposizioni di diritto internazionale privato con previsione di norme di applicazione necessaria in attuazione del principio dell’unificazione dello stato di figlio».

Inoltre, nel recepire la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, «si è deciso di limitare a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l’azione di disconoscimento della paternità; introdurre il diritto degli ascendenti di mantenere ‘rapporti significativi’ con i nipoti minorenni». E ancora: «introdurre e disciplinare l’ascolto dei minori, se capaci di discernimento, all’interno dei procedimenti che li riguardano; portare a dieci anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio; modificare la materia della successione prevedendo la soppressione del ‘diritto di commutazione’ in capo ai figli legittimi fino ad oggi previsto per l’eredità dei figli naturali».

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/famiglia_decreto_matrimonio_figli/notizie/407305.shtml

http://www.repubblica.it/politica/2013/12/13/news/cdm_mai_pi_discriminazioni_tra_figli_naturali_e_legittimi-73529275/?ref=HREA-1

Il decreto era stato annunciato 5 mesi fa

http://www.lastampa.it/2013/07/12/italia/politica/si-del-governo-mai-piu-figli-di-serie-b-vi2sjtJrDy6zjBMxdmRZQO/pagina.html

Colorati ma tossici

pastLa Guardia di finanza di Trento impegnata nell’operazione “Scuola sicura” ha sequestrato in 800 punti vendita di tutta Italia 140mila pastelli pericolosi per la salute, provenienti dalla Cina, destinati a ragazzi e bambini anche in età pre-scolare. Le analisi chimiche hanno svelato la tossicità della quasi totalità dei colori a causa della presenza, sulla superficie esterna, di una sostanza in concentrazione tale da poter causare deficit mentali e fisici nei piu” piccoli, in particolare per lo sviluppo dell’apparato riproduttivo, e provocare danni seri e permanenti agli organi interni, compresi effetti cancerogeni.

Il titolare della società che ha importato il prodotto dalla Cina è stato denunciato per il reato previsto dall’articolo 31 del decreto legislativo numero 54 del 2011, che, nel campo della sicurezza dei giocattoli, prevede l’arresto fino ad un anno. A settembre, in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, la Guardia di finanza di Trento ha avviato un piano di controlli a tutela del mercato e della sicurezza dei prodotti destinati in particolare alla scuola.

In tale ambito, sono stati individuati, sugli scaffali di diversi supermercati del Trentino, migliaia di pastelli di produzione cinese privi del marchio CE di sicurezza, reclamizzati anche su un volantino promozionale di tre grandi catene distributive italiane. ….

http://www.repubblica.it/scuola/2013/11/27/news/scuola_sicura_gdf_sequestra_140mila_pastelli_cancerogeni-72051089/?ref=HREC1-28