Qui, Quo, Qua e la Paperopoli dell’inflazione

iflquiCome Qui, Quo e Qua le inflazioni più importanti in questo momento sono tre e non soltanto una. Ciascuna di esse, con la stessa saggezza dei tre nipotini di Paperino, ci può dare delle indicazioni utili su quale strada di politica economica imboccare.

Il primo indicatore dell’inflazione è quello dell’andamento dei prezzi al consumo: si tratta del termometro più vicino alle tasche della gente comune, dal dentrificio al pane al telefonino. Ebbene qui andiamo male: la crescita dello scorso anno è stata dello 0,1 e quella prevista dal Def per questo è dello 0,2 per cento. Significa che i consumi, nonostante la cura del bonus di 80 euro che pure ha agito, non hanno avuto la forza di spingere i prezzi. Il suggerimento dice: più soldi nelle tasche della gente. Come? Una strada può essere quella del rinnovo dei contratti, stagione aperta in grande stile dalla vertenza dei metalmeccanici: ma purtroppo non ci sarà da aspettarsi molto, perché le imprese hanno compresso i margini di guadagno. Lo dimostra proprio il basso andamento dei prezzi nel 2015: le aziende, strette dalla concorrenza, hanno tagliato i listini rinunciando per la prima volta ad incamerare i vantaggi della forte discesa delle materie prime. Dunque è bene che il governo, come ha annunciato, continui a lavorare su taglio delle tasse e bonus per le famiglie.

Il secondo indicatore, è il deflatore del Pil. Questo ci da la misura dell’aumento di tutti i prezzi del sistema-Italia, non solo di quelli pagati dai consumatori. E’ più alto dell’inflazione al consumo ed è stato fissato all’1 per cento: sommato al Pil reale, cioè al netto dell’inflazione, dà il Pil nominale. Cruciale perché è il denominatore di tutti i parametri di Maastricht: se l’inflazione è bassa, la crescita del Pil nominale è bassa e il rapporo debito-Pil non scende. Nell’audizione sul Def la Banca d’Italia ha portato un esempio clamoroso: la stagnazione del prodotto “nominale” ha fatto crescere di un terzo il rapporto debito-Pil dal 2007 ad oggi; la crescita si sarebbe limitata a soli tre punti percentuali se il Pil nominale fosse salito sulla spinta di una inflazione in linea con l’obiettivo dell’Euroarea, dunque il 2 per cento. Dunque: attenzione.

Il terzo saggio fratellino, che dovremmo abituarci a seguire, è l’andamento della componente di fondo dell’inflazione, quella che viene definita “core”, e che è cruciale perché propone un dato depurato dagli aspetti “volatili”, come i beni alimentari e i prezzi dell’energia, che oggi scendono in buona parte per motivazioni geopolitiche. Questo dato è più ottimistico degli altri: ad esempio per l’Italia si stima una crescita dell’1,1  per cento per quest’anno perché l’indicatore non viene trascinato verso il basso dai prodotti energetici a buon mercato. L’inflazione “core”, in sintonia con quanto accade nell’Eurozona, ci deve disporre verso una maggiore fiducia perché vuol dire che il quantitative easing raggiunge qualche risultato. Le tre inflazioni, come i tre fratellini, seppure con ordini di grandezza diversi ci dicono che l’inflazione a Paperopoli non è ancora quella che la Bce ha promesso. E dunque, contrariamente allo scetticismo del ministro delle Finanze tedesco Schaeuble, Mario Draghi fa bene a tenere la barra dritta nella sua battaglia contro la deflazione.

Roberto Petrini

La Repubblica 23 aprile 2016

http://www.repubblica.it/economia/2016/04/23/news/qui_quo_qua_le_tre_inflazioni_da_tenere_d_occhio-138200675/?ref=HRLV-4

Il deflatore del Pil

http://www.treccani.it/enciclopedia/deflatore-del-pil_(Dizionario_di_Economia_e_Finanza)/

 

Prospettive 15 -17

immmg‘Istat rivede al rialzo del stime sulla crescita dell’Italia. Di più: vede rosa fino al 2017 grazie a un recupero del reddito disponibile, un calo della disoccupazione e – a ruota – una crescita della domanda interna destinata a sostenere consumi e Pil. L’Istituto di statistica ha messo tutto nero su bianco nelle “Prospettiva per l’economia italiana nel 2015-2017” che si aprono con una revisione del Pil per l’anno in corso: la crescita reale attesa passa dallo 0,5% stimato a novembre allo 0,7%. Un trend che sarà confermato anche dal prossimo biennio: l’economia crescerà dell’1,2% l’anno prossimo e dell’1,3% nel 2017.

Domanda interna. Chiari anche i driver della crescita: quest’anno il progresso del Pil sarà sostenuto soprattutto dalla domanda estera (0,4 punti percentuali), mentre nel biennio biennio successivo il rafforzamento ciclico determinerà un apporto crescente della domanda interna (+0,8 e +1,1 punti percentuali) mentre il conseguente aumento delle importazioni favorirà una diminuzione del contributo della domanda estera netta nel 2017. L’Istat si attende anche un aumento della spesa delle famiglie (+0,5%) a seguito del miglioramento del reddito disponibile e scommette sul graduale aumento dell’occupazione che dovrebbe rafforzare i consumi privati (+0,7% l’anno prossimo, +0,9% quello successivo).

Disoccupazione. Come detto, all’aumento dell’occupazione (+0,6% in termini di unità di lavoro) si accompagnerà una moderata riduzione del tasso di disoccupazione che, nel 2015, si attesterà al 12,5%. Nel 2016, poi, diminuirà al 12% per scendere l’anno dopo all’11,4%. Per tornare sotto il 10%, però – come previsto dal governo -, bisognerà aspettare almeno il 2019. Segnali positivi anche dagli investimenti che torneranno a crescere già da quest’anno (+1,2%) grazie al miglioramento delle condizioni di accesso al credito e delle aspettative associate a una ripresa della dinamica produttiva.

Inflazione.  “In prospettiva, l’attenuazione delle spinte deflative esogene, imputabile in via principale al deprezzamento della valuta europea, riporterà l’inflazione su un sentiero positivo”. Nella media dell’anno, l’inflazione si attesterà su un valore positivo ma prossimo allo zero (+0,2%). Nel biennio successivo, nel quadro di una netta inversione di segno del contributo della componente esogena e del miglioramento dello scenario macroeconomico interno, riprenderà il processo inflazionistico. In assenza dell’applicazione delle clausole di salvaguardia relative ad accise e aliquote iva, nel 2016 il deflatore della spesa per consumi finali delle famiglie è previsto in media all’1,4%, mentre nel 2017 si attesterà su un valore appena superiore.

Contesto internazionale. A sostenere la ripresa, secondo l’Istat, sarà soprattutto il rafforzamento della crescita dei paesi avanzati che, dalla fine del 2014, si è contrapposto all’indebolimento delle economie emergenti. In particolare, per gli Stati Uniti si ipotizza nel trienni un ritorno ai tassi di espansione economica vicini al 2,8% annuo. Segnali di ripresa anche dall’area euro con l’attività economica che è tornata a crescere dopo due anni di contrazione e grazie – nei primi mesi del 2015 – a fattori esogeni positivi (Quantitative Easing, discesa dei prezzi dei beni energetici, deprezzamento del cambio) che hanno alimentano il miglioramento del clima di fiducia delle famiglie e delle imprese.

Euro. In particolare si è arrestata la caduta degli investimenti, che ha caratterizzato la fase recessiva europea, e dall’anno prossimo le infrastrutture dovrebbero beneficiare delle recenti misure di politica economica varate dalla Commissione Europea (Piano Juncker). L’azione di stimolo all’economia della Banca centrale europea, inoltre, dovrebbe permettere il deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro nella seconda parte del 2015: raggiunta la parità, l’Istat si prevede una stabilizzazione nel biennio successivo. Per quanto riguarda il petrolio si attende un graduale aumento delle quotazioni tra il 2016 e 2017.

 

http://www.repubblica.it/economia/2015/05/07/news/istat_pil_in_crescita_dello_0_7_con_la_domanda_interna-113747560/