Le leggi cambiano con noi

imagefgllE’ stata una navigazione lenta, accidentata. Ma infine la legge sulle unioni civili è approdata in porto, accolta da un doppio squillo di fanfara. E invece no, il viaggio è appena cominciato. Non soltanto perché la navicella dovrà ancora doppiare la boa di Montecitorio, salpando da Palazzo Madama. Soprattutto per un’altra ragione: la vita del diritto non si esaurisce nelle leggi. E del resto nessuna legge appartiene al legislatore che l’aveva concepita. È come un figlio, che quando spalanca gli occhi al mondo decide lui su quali strade incamminarsi, al di là dei desideri paterni. E il mondo del diritto s’intesse di prassi amministrative, applicazioni giudiziarie, sentenze costituzionali, direttive europee. In questo senso nessuna legge è mai per sempre, nemmeno quando sopravviva inalterata per decenni. Perché in quel lasso di tempo giocoforza cambiano i costumi, e il cambiamento carica di nuove assonanze le parole della legge.

Da qui la prima lezione che ci impartisce la vicenda: il Parlamento ha fatto la sua parte, adesso tocca a noi. L’ha fatto con un maxiemendamento scritto dal governo, benché quest’ultimo avesse garantito libertà di coscienza ai senatori. E per giunta votando la fiducia per negare la fedeltà (dei gay), altro sentimento schizofrenico. Ma dopotutto questa è la politica, l’arte del possibile. Si fa quel che si può. O altrimenti si fa, ma non si dice.

Per esempio: sicuro che la nuova disciplina vieti l’adozione del configlio (stepchild adoption)? Dopo lo stralcio della norma che intendeva regolarla, la legge Cirinnà è muta come un pesce. Ma può ben trattarsi di silenzio-assenso, per dirla in giuridichese. Toccherà ai tribunali valutare, caso per caso, coppia per coppia. Loro, d’altronde, già lo fanno, talvolta consentendo l’adozione alle famiglie omosessuali. Giusto così, i giudici si trovano davanti persone in carne e ossa, non gli stereotipi su cui ragiona volentieri la politica. E i giudici sono l’avamposto della società civile, l’antenna che ne diffonde gli umori nel Palazzo.

Poi, certo, anche alla magistratura può capitare d’attardarsi su concezioni superate. Negli Usa accadde alla Corte suprema: benedisse la segregazione razziale per decenni, fino alla sentenza Brown del 1954. In Italia è successo alla Consulta: nel 1961 fece salvo il reato d’adulterio femminile, nel 1968 lo annullò in parte, nel 1969 lo demolì del tutto. Ma in entrambi i casi è stato decisivo un vento d’opinione pubblica — la lotta per i diritti civili dei neri americani, il Sessantotto. Insomma siamo noi, la legge. E i diritti vivono se c’è un popolo che vi s’affezioni, che sappia coltivarli. Ai diritti bisogna voler bene. Negli anni Trenta era in vigore una Costituzione (lo Statuto albertino) che proteggeva la libertà di stampa, di domicilio, di riunione; ma gli italiani, invaghiti del Duce e del fascismo, se n’erano ormai dimenticati. Sicché i diritti diventano di carta, quando nessuno li reclama. Non avviene forse, adesso, con il diritto di voto, mentre un italiano su due diserta l’appuntamento con le urne?

È esattamente questa la vocazione della nostra Carta costituzionale: favorire le diverse stagioni dei diritti, senza ingessarli in un calco normativo. Per raggiungere tale risultato, nel 1947 i costituenti usarono un linguaggio a maglie larghe, una lingua duttile, elastica.

Non a caso, per enunciare i limiti alla libertà di stampa e alla libertà di religione, s’appellarono al «buon costume», concetto che s’apre e chiude come una fisarmonica, in base al soffio dell’esprit du temps, dello spirito dei tempi. E non a caso l’articolo 29 definisce la famiglia come una «società naturale», dunque indipendente dal diritto, nella sua spontanea evoluzione; mentre non definisce il matrimonio. Per la Consulta (sentenza n. 138 del 2010), quest’ultimo è invece la somma di una mamma e di un papà. Però magari i giudici costituzionali sbagliano di nuovo, sta a noi farli ricredere.

Ecco, è questa la responsabilità che cade su ciascun cittadino. Per esercitarla, dobbiamo ricordare che la costruzione dei diritti è sempre progressiva, non sbuca fuori in un amen come Minerva dalla testa di Giove. Ci abbiamo messo secoli per sbarazzarci dell’autorità sovrana del pater familias, celebrata da Leon Battista Alberti nel primo trattato in volgare della nostra storia letteraria (Della famiglia, 1433-1434). Merito della Costituzione, poi della riforma del 1975, che adesso la legge Cirinnà riforma daccapo. Ma il merito è soprattutto del popolo italiano. Siamo stati noi, attraverso i nostri parlamentari, a pretendere il divorzio (nel 1970), poi a trasformarlo in un divorzio breve (nel 2015), tagliando i tempi d’attesa da 5 anni ad appena 6 mesi. E sempre noi, attraverso i nostri giudici, abbiamo smantellato pezzo a pezzo la legge proibizionista sulla fecondazione assistita, con 33 sentenze in 11 anni. Ora tocca alle unioni civili, ma la morale è sempre una: se lasciamo sole le nostre istituzioni, loro ci lasceranno soli.

 Michele Ainis
Unioni civili: le leggi cambiano con noi
Corriere della Sera

Via libera del Senato alle unioni civili

Senato - Discussione del DDL sulle Unioni civiliChi è contento e chi no. Ma le unioni civili stanno per diventare definitivamente legge: manca l’approvazione della Camera dei deputati, dopo il via libera del Senato ieri. In Europa eravamo “maglia nera”, adesso abbiamo fatto un passo nel riconoscimento dei diritti. L’ultima volta che il Parlamento aveva discusso della questione era stato nel 2007 con i Dico, le norme per i diritti e doveri dei conviventi, finite in un pantano di veti incrociati. Ecco cosa c’è ora da sapere.

A CHI SERVE QUESTA LEGGE?

La legge Cirinnà, che porta il nome della senatrice dem che ne è stata la prima firmataria, regolamenta le unioni civili tra persone omosessuali ma disciplina anche le convivenze eterosessuali. È divisa infatti in due capitoli.

COME SI COSTITUISCE L’UNIONE CIVILE?

Davanti all’ufficiale di stato civile in Comune e alla presenza di due testimone, due persone maggiorenni dello stesso sesso possono costituire l’unione civile.

COME SI SIGLA IL PATTO PER I CONVIVENTI ETERO?

La convivenza viene formalizzata da un uomo e una donna adulti davanti al notaio e prevede diritti e doveri.

CI SONO QUINDI LE NOZZE GAY IN ITALIA?

No. Il testo Cirinnà sta anzi attento ad evitare i “simil matrimoni”. Anche il Quirinale ha insistito perché non si venissero a creare sovrapposizioni. L’articolo 29 della nostra Costituzione definisce la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”. Qui, per le unioni civili, il riferimento è invece all’articolo 2 della Carta, in cui si parla dei diritti dell’uomo sia come singolo che “in formazioni sociali specifiche”. Nella legge sulle unioni civili è stato inserito adesso anche un riferimento all’articolo 3 della Costituzione per ricordare la pari dignità e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

QUALI SONO I DIRITTI DELLE COPPIE OMOSESSUALI?

Dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. E i due “concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare”.

SI PUÒ PRENDERE IL COGNOME DEL PARTNER?

Sì, i due possono scegliere un cognome comune dichiarandolo all’ufficiale di stato civile, ma decade se l’unione si rompe. È stato un punto di compromesso raggiunto con l’Ncd di Alfano che voleva eliminare del tutto la possibilità del cognome comune per le coppie omosessuali.

EREDITÀ E REVERSIBILITÀ, COME FUNZIONA?

I gay legati da un’unione civile hanno diritto a eredità e anche alla reversibilità della pensione.

I GAY HANNO L’OBBLIGO DI FEDELTÀ COME NEL MATRIMONIO?

No. Il riferimento all’obbligo di fedeltà previsto dal codice civile per il matrimonio è stato cancellato provocando molte polemiche.

POSSONO ADOTTARE?

No. Le coppie omosessuali non possono adottare. La stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner, è stata cancellata. È stato soppresso l’articolo 5 che la prevedeva. Però è stata conservata nella legge Cirinnà una formulazione che non lega le mani ai giudici. Più di una sentenza infatti ha riconosciuto fino ad oggi in Italia l’adottabilità. Saranno ancora i giudici a decidere, dovendo però pronunciarsi ora sulla richiesta di una coppia stabile, legata da un’unione civile. Nella legge è scritto: “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”.

COME CI SI SEPARA?

L’unione civile, quindi tra due persone omosessuali, si scioglie quando “le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento davanti all’ufficiale di stato civile” Ci vogliono però tre mesi prima che sia accolta.

E PER LE COPPIE DI FATTO ETERO QUALI DOVERI CI SONO?

La legge Cirinnà ha stabilito l’obbligo degli alimenti dopo la rottura della coppia di fatto, ovvero la convivenza tra etero. Ma nell’ultima versione del testo è stato soppresso il riferimento all’obbligo di mantenimento. Se ne ha semplicemente la facoltà. È una differenza rispetto al matrimonio, istituto nel quale la coppia di fatto non ha voluto vincolarsi.

E QUALI DIRITTI?

Non è prevista né eredità, né reversibilità della pensione che si ha invece con il matrimonio

COME SONO REGOLATI I RAPPORTI PATRIMONIALI NELLE COPPIE DI FATTO?

I conviventi etero possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita comune «con la sottoscrizione di un contratto di convivenza»

QUANDO UNA COPPIA DI FATTO SI ROMPE COSA SUCCEDE?

I conviventi vanno dal notaio al quale manifestano la volontà di sciogliere la coppia di fatto e dichiarano la fine della convivenza.

QUANTO COSTA QUESTA LEGGE?

Sono costi certificati dalla Ragioneria dello Stato. E sono stati conteggiati in 3,7 milioni di euro per il 2016. Mentre le spese previste per il 2017 sono di 6,7 milioni di euro; 8 milioni di euro per l’anno 2018 e 9,8 milioni per il 2019. Quindi l’esborso sale a 11,7 milioni di euro per il 2020; 13,7 milioni per il 2021. Via via fino ad arrivare a una previsione di 22,7 milioni di euro annui a decorrere dal 2025 Copertura indicata. Anche su questo punto è stato braccio di ferro fino alla fine. Gli ultrà cattolici, gli alfaniani, i leghisti e Forza Italia hanno cercato fino alla fine di contestare il diritto alla reversibilità della pensione da cui derivano i costi

Giovanna Casadio

Eredità, cognomi e fedeltà: la rivoluzione delle nuove coppie.

Repubblica – 26 febbraio 2016