Rubare per fame non è reato

furtosup“Il fatto non costituisce reato”: con questa motivazione Cassazione ha annullato completamente la condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello di Genova a un giovane straniero senza fissa dimora. La Suprema Corte afferma che non è punibile chi, spinto dal bisogno, ruba al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile esigenza di alimentarsi”. Con questo verdetto i giudici hanno ritenuto legittimo non punire un furto per fame del valore di 4 euro.

La vicenda risale al febbraio del 2012, quando un senzatetto rubò un pezzo di formaggio e una confezione di wurstel, che costavano 4 euro e 7 centesimi, presso un supermercato genovese. Il pubblico ministero aveva chiesto di “attenuare” il reato, derubricarlo in tentativo di furto spinto dalla necessità e condannare l’uomo, un ucraino di 30 anni, ad una multa di 100 euro. I giudici della Corte di Appello di Genova, però, avevano confermato la pena, già inflitta in primo grado, a sei mesi di reclusione, con la condizionale, e una multa di 160 euro.

A fare ricorso in Cassazione non è stato il giovane senza fissa dimora, R.O. Il ricorso lo ha fatto il Procuratore generale della Corte di Appello di Genova che chiedeva che l’imputato fosse condannato non per furto lieve, come stabilito in primo e secondo grado, ma per tentato furto dal momento che Roman era stato bloccato prima di uscire dal supermercato, dopo essere stato notato da un cliente che aveva avvertito il personale vigilante. Il clochard alla cassa aveva pagato solo una confezione di grissini, non i wurstel e le due porzioni di formaggio che si era messo in tasca. La sentenza degli ermellini – numero 18248 della Quinta sezione penale – non riporta l’entità della pena inflitta a R., che aveva già dei precedenti di furti di generi alimentari di poco prezzo perchè spinto dalla fame. Ad avviso dei supremi giudici quello commesso da R. è un furto consumato e non tentato, ma – a loro avviso – “la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento   della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità.

Così è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna inflitta in appello il 12 febbraio del 2015 “perchè il fatto non costituisce reato”. Il collegio degli ‘ermellini’ è stato presieduto da Maurizio Fumo, il consigliere relatore è Francesca Morelli. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della decisione dei ‘severi’ magistrati genovesi.

 

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/05/02/news/_rubare_per_fame_non_e_reato_cassazione_annulla_condanna_a_homeless_a_genova-138929307/?ref=HREC1-6

A proposito di legittima difesa

ladroooLa lunga discussione sulla legittima difesa Il tema della legittima difesa e dei suoi limiti ritorna ciclicamente nel dibattito italiano, solitamente in corrispondenza di fatti di cronaca simili a quello che riguarda Francesco Sicignano. L’istituto della legittima difesa è disciplinato dall’articolo 52 del codice penale, che stabilisce: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa».

La norma è stata poi modificata nel 2006, durante il governo Berlusconi III, allo scopo di estendere il concetto di “legittima difesa” aggiungendo la legittimità dell’uso di un’arma da fuoco legalmente detenuta se al fine di difendere “la propria o altrui incolumità” oppure “i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione”. Ammettendo in questi casi la legalità dell’uso di un’arma, la modifica del 2006 ne ha esteso la legittimità oltre i criteri iniziali della proporzionalità; quel criterio però rimane ed è il motivo per cui poi, valutando caso per caso, i magistrati decidono comunque se aprire indagini per eccesso colposo di legittima difesa o per presunti reati più gravi. Per esempio, la legittima difesa potrebbe non essere riconosciuta nei casi in cui venga attaccata una persona alle spalle o mentre sta scappando.

http://www.ilpost.it/2015/10/21/omicidio-vaprio-d-adda-legittima-difesa/

Per conoscere meglio …

http://dirittosemplice.altervista.org/riassunti-diritto-penale-parte-generale-legittima-difesa-art-52-cp

http://www.studiocataldi.it/guide-diritto-penale/la-legittima-difesa-art-52-del-codice-penale.asp

 

Il decreto legge sul femminicidio è stato convertito in legge

E’ legge il dl di contrasto al femminicidio dopo il sì del Senato alla conversione in legge del decreto licenziato il 14 agosto scorso dal governo. Con una votazione a tempi record, che ha destato diversi malumori nell’opposizione così come nella maggioranza, le nuove norme sono ora pronte per essere promulgate dal presidente della Repubblica e pubblicate in Gazzetta ufficiale. L’aula di Palazzo Madama si è espressa con 143 voti favorevoli e 3 contrari.

Il decreto sul femminicidio approvato in via definitiva oggi dal Senato è quello uscito dalla Camera e lì profondamente modificato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia…….

LE PRINCIPALI NOVITA’

RELAZIONE AFFETTIVA

E’ il nuovo parametro su cui tarare aggravanti e misure di prevenzione. Rilevante sotto il profilo penale è da ora in poi la relazione tra due persone a prescindere da convivenza o vincolo matrimoniale (attuale o pregresso).

VIOLENZA ASSISTITA

Il codice si arricchisce di una nuova aggravante comune applicabile al maltrattamento in famiglia e a tutti i reati di violenza fisica commessi in danno o in presenza di minorenni o in danno di donne incinte. …..

QUERELA A DOPPIO BINARIO

Il dilemma revocabilità/irrevocabilità della querela nel reato di stalking è sciolto fissando una soglia di rischio: se si è in presenza di gravi minacce ripetute, ad esempio con armi, la querela diventa irrevocabile. Resta revocabile invece negli altri casi, ma la remissione può essere fatta solo in sede processuale davanti all’autorità giudiziaria, e ciò al fine di garantire (non certo di comprimere) la libera determinazione e consapevolezza della vittima.

AMMONIMENTO

Il questore in presenza di percosse o lesioni (considerati ’reati sentinella’) può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto. Si estende cioè alla violenza domestica una misura preventiva già prevista per lo stalking. Non sono ammesse segnalazioni anonime, ma è garantita la segretezza delle generalità del segnalante. L’ammonito deve essere informato dal questore sui centri di recupero e servizi sociali disponibili sul territorio.

ARRESTO OBBLIGATORIO

In caso di flagranza, l’arresto sarà obbligatorio anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.

ALLONTANAMENTO URGENTE DA CASA

Al di fuori dell arresto obbligatorio, la polizia giudiziaria se autorizzata dal pm e se ricorre la flagranza di gravi reati (tra cui lesioni gravi, minaccia aggravata e violenze) può applicare la misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

BRACCIALETTO ELETTRONICO E INTERCETTAZIONI

Chi è allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, sarà possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche.

OBBLIGHI DI INFORMAZIONE

A tutela della persona offesa scatta in sede processuale una serie di obblighi di comunicazione in linea con la direttiva europea sulla protezione delle vittime di reato. La persona offesa, ad esempio, dovrà essere informata della facoltà di nomina di un difensore e di tutto ciò che attiene alla applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona.

IMMIGRATE

In analogia a quanto già accade in attuazione di direttive europee per le vittime di tratta, il permesso di soggiorno potrà essere rilasciato anche alle donne straniere che subiscono violenza, lesioni, percosse, maltrattamenti in ambito domestico. Sarà sempre però necessario un parere dell’autorità giudiziaria. I maltrattanti (anche in caso di condanna non definitiva) potranno essere espulsi.

GRATUITO PATROCINIO

A prescindere dal reddito, le vittime di stalking, maltrattamenti in famiglia e mutilazioni genitali femminili potranno essere ammesse al gratuito patrocinio.

PROCESSI PIU’ RAPIDI

Nella trattazione dei processi priorità assoluta ai reati di maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, atti sessuali con minori, corruzione di minori e violenza sessuale di gruppo. Si accelerano anche le indagini preliminari, che non potranno mai superare la durata di un anno per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia.

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http://www.lastampa.it/2013/10/11/italia/politica/via-libera-in-tempi-record-del-senato-il-decreto-sul-femminicidio-legge-8kgVRcxvPsATU8WX1kdJmL/pagina.html

Furti sgangherati

Piccoli crimini, specchio di un paese precario che – dati freschi  del Viminale – ha visto crescere del 5,4 per cento i reati nell’  ultimo anno, 2,7 milioni di delitti, oltre duecentomila furti in  appartamento con un +21 per cento (il record a Forlì, quasi  il sessanta) un aumento vertiginoso dei “colpi” nei negozi. Si  ruba qualsiasi cosa, tutto e subito: le griglie dei tombini, una  caldaia, le elemosine, gli arredi delle tombe dei cimiteri.  Galline e angurie, pezzi di formaggio, frutta e verdura…..

«Arrestato il Topo  Gigio dei ladri»: Gazzetta di Reggio, 2 agosto. Siamo a San  Polo, in Emilia. I carabinieri della locale stazione catturano in  un supermercato un cittadino ucraino di ventotto anni residente a  Reggio, Sergy Burnashov. Nello zaino ha nascosto una mezza  dozzina di punte di formaggio. Il furto di parmigiano è la  sua specialità, lo avevano già fermato a Scandiano per  lo stesso reato. Ruba e rivende ai ristoratori della zona, a  volte anche a qualche casalinga. Nome d’ arte inevitabile,  annusata la refurtiva: Topo Gigio. Il giorno dopo è stato  condannato a quattro mesi di reclusione e duecento euro di multa,  pena sospesa. Sei agosto, Provincia Pavese: «La Madonna ti  vede, messaggio in chiesa per i ladri». Sannazzaro, la  chiesetta della Madonna nera di Loreto. È un po’ di tempo  che spariscono le elemosine e persino le candele votive,  così «una zelante volontaria della chiesa e ammiratrice  del grande scrittore di Don Camillo e Peppone ha esposto un  eloquente cartello che ammonisce chi volesse ancora commettere  simili atti. La scritta è emblematica e dice: “La Madonna ti  vede”».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/08/26/rubano-pasta-fagioli-il-ritorno-dei-soliti.html

Manca in Italia una legge contro la tortura

Cesare Beccaria non avrebbe mai immaginato che due secoli e mezzo dopo il suo Dei delitti e delle pene l’Italia sarebbe stata ancora priva di una legge contro la tortura…

È una lunga storia proprio brutta, quella della legge sulla tortura italiana. Che ha gettato sale sulle ferite di uomini come Luciano Rapotez, che a 93 anni ancora aspetta che qualcuno gli chieda scusa (anche il Quirinale potrebbe ben battere un colpo…) per le torture subite, con danni permanenti, nel lontano 1955. O come i ragazzi vittime delle violenze nella caserma di Bolzaneto e nell’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 genovese del 2001, ragazzi che secondo i giudici furono trattati in modo «inumano e degradante ma non esistendo una norma penale, l’accusa è stata costretta a contestare agli imputati l’abuso d’ufficio». Per non dire di altri casi come quello di Federico Aldrovandi alla cui madre nei giorni scorsi il capo della polizia Antonio Manganelli ha inviato quella lettera così importante: «È giunto il momento di farvi avere le nostre scuse»…….

http://www.corriere.it/opinioni/12_luglio_13/stella-italia-senza-legge-tortura_68cb051a-ccbb-11e1-a3bf-e53ef061f69e.shtml