Il contagio positivo

fppLa crisi lavora anche nelle menti. L’Italia più giovane, però non è al tappeto.
E’ vero che la recessione è di fatto diventata una depressione, termine che indica un collasso dell’economia ma pure uno stato d’animo diffuso. Ma da noi succede qualcosa di sorprendente: il livello di soddisfazione nella vita che, nel quinto anno della crisi, gli italiani ancora possiedono non è svanito, soprattutto per chi ha meno di 45 anni.
Lo ha misurato l’Istat nel Rapporto annuale pubblicato ieri. Gli Indici peggiorano, è evidente. E le differenze tra settori sociali e tra aree del Paese sono consistenti. Più di due milioni di giovani non studiano e non lavorano: problema serio. Non siamo però di fronte a un crollo della fiducia. Soprattutto è notevole il fatto che, nell’indice che misura il livello di soddisfazione per la vita, gli italiani tra i 14 e i 44 anni siano sopra la media dell’insieme dei connazionali, che i meno anziani siano meno depressi.
La media nazionale è 6,8 (in una scala da 0 a 10) ma, per fare qualche esempio, più del 35% dei 18 -19enni è soddisfatto a livello otto o nove, più della metà dei 35 -44 enni è soddisfatto a livello sette o otto. I dati mostrano l’esistenza di un bacino di energie non solo potenziale ma pronto a mobilitarsi, non rassegnato.
Qualcosa che i commentatori e i partiti, forse viziati da certe analisi sociologiche, non sempre colgono. Ma là fuori c’è un Paese che non ha intenzione di finire nella depressione. Non piange e ha ragione. Il momento italiano è difficile, i drammi sociali crescono. Ma il mondo sta cambiando e non sempre in peggio.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2013 l’economia globale crescerà del 3,3%: solo l’Eurozona, l’Iran e il Guyana francese resteranno in recessione. In vent’anni la povertà estrema nel mondo si è dimezzata. La tecnologia continua a migliorare le condizioni di vita e la salute in tutti i continenti. La possibilità di muoversi tra paesi ai massimi.
Le generazioni italiane più giovani pare abbiano alzato lo sguardo e se ne siano accorte: il mondo non è solo crisi. Più che i carezze, hanno bisogno di non essere ostacolate a realizzare i loro sogni da burocrazie e paternalismi. Sono probabilmente pronte a correre: in un contagio a rovescio, menti non depresse possono battere la depressione dell’economia.

Da una rticolo di Danilo Taino pubblicato il 23 maggio 2013 sul Corriere della Sera

 

Prove di sindacato nella più grande fabbrica del mondo.

foxcPer la prima volta una grande azienda con sede in Cina consentirà agli operai di eleggere i propri rappresentanti sindacali. Per il mondo del lavoro cinese è una svolta storica. Lo è però anche per il resto del pianeta, perché il gruppo asiatico che si appresta a dire sì al sindacato è la Foxconn, la “fabbrica più grande del mondo“, con oltre 1,2 milioni di dipendenti solo in Cina. La “caduta del muro” anti-sindacale nella seconda economia globale, in allarme per la diminuzione senza precedenti della forza-lavoro, oltre che per piccole e medie imprese nazionali, annuncia enormi cambiamenti anche per le multinazionali, che assieme ai bassi costi produttivi per trent’anni hanno contato sull’assenza di conflittualità sindacale. L’annuncio di prossime elezioni dei rappresentanti dei lavoratori alla Foxconn è stato anticipato informalmente da tre manager del colosso taiwanese, primo produttore mondiale di elettronica per conto terzi, tra cui marchi come Apple, Sony, Nokia, Dell e i brand di maggior successo di telefonia e computer….

In Cina, fino ad oggi, i rappresentanti dei lavoratori sono scelti tra gli stessi proprietari aziendali, tra i manager, oppure tra i funzionari locali del partito comunista. Di fatto, azionisti privati e Stato esercitano sia il ruolo di datori di lavoro, che quello di difensori dei diritti dei dipendenti. Il risultato dell’assenza sostanziale di un sindacato libero, è stato e resta drammatico. Ad essere tutelati, risultano solo gli interessi della proprietà. …

La Foxconn, prima di essere riconosciuta come la fucina pressoché unica di telefoni cellulari, pc portatili e tablet, è diventata universalmente famosa tra il 2009 e il 2010. Gli stabilimenti di Shenzhen furono sconvolti da un’ondata di suicidi, con una ventina di giovani operai che a causa di turni di lavoro massacranti e trattamenti umilianti, scelsero di uccidersi gettandosi dai tetti dei capannoni. Altre inchieste hanno portato alla scoperta di un diffuso sfruttamento del lavoro minorile, di stipendi da fame e di un generale clima da caserma, con migliaia di operai impossibilitati per mesi ad uscire dai reparti. Lo scorso autunno, l’ultima rivolta in fabbrica, con l’azienda costretta a chiudere per giorni. …..

http://www.repubblica.it/economia/2013/02/04/news/svolta_in_cina_ok_all_elezione_dei_sindacati_foxconn_promette_rappresentanti_veri-51930025/?ref=HREC1-12

Uno studio pubblicato a fine gennaio da due economisti del Fondo monetario internazionale (Fmi), Mitali Das e Papa N’Diaye, dice che la Cina raggiungerà tra pochi anni il cosiddetto «Punto di svolta di Lewis»: e che c’è poco che possa fare per evitarlo. Il Premio Nobel Sir Arthur Lewis calcolò il punto nel quale, in un’economia, il lavoro diventa scarso al punto da provocare un innalzamento repentino dei salari, una compressione dei profitti delle imprese industriali, una conseguente caduta degli investimenti. Secondo i due economisti, il punto di svolta dovrebbe arrivare tra il 2020 e il 2025: ma se la sindacalizzazione dovesse prendere piede e gli operai cinesi volessero lavorare meno ore di oggi, grazie anche ad aumenti salariali, potrebbe presentarsi molto prima.

http://www.corriere.it/opinioni/13_febbraio_05/taino-fabbrica-cina-sindacalizza_d0949776-6f70-11e2-b08e-f198d7ad0aac.shtml