Professor Lego

images0PYNW7KDChi da piccolo ha giocato molto con i mattoncini Lego, si è poi laureato ed è in attesa di trovare un lavoro, può presentare il proprio curriculum all’Università di Cambridge. Stanno cercando un professore di «Gioco nell’educazione, nello sviluppo e nell’apprendimento», una cattedra che non esisteva ed è stata istituita grazie a una donazione di 2,5 milioni di sterline dalla stessa Lego Foundation. Non fatevi ingannare, sarà un lavoro molto serio. Lego vuole che il nuovo centro di ricerca e l’inedito corso di laurea rendano possibile «un futuro in cui imparare giocando porti i bambini a diventare creativi, impegnati e disponibili ad apprendere per tutta la vita».

L’indagine

Se Lego non avesse rischiato il fallimento una decina di anni fa, a nessuno sarebbe venuta l’idea di fare qualcosa per rilanciare il vecchio modo di apprendere giocando, così abituale nelle vecchie generazioni e così ostile alle nuove. Nel 2004 la Lego perdeva un milione di dollari al giorno e avrebbe chiuso i battenti dopo 112 anni di attività, se al nuovo amministratore delegato Jorgen Knudstorp non fosse venuta l’idea giusta: poiché era evidente che Lego aveva perso il contatto con i propri clienti, era necessario andare a trovarli uno per uno, e farsi spiegare perché.

L’indagine avviata in centinaia di famiglie americane ed europee ha dato risultati che nessuno si aspettava. I bambini della classe media vivevano in un modo molto diverso da quello che Lego pensava: erano meno liberi di esprimersi e soffocati da una continua sorveglianza. Le loro camerette non avevano nulla di personale, ma sembravano tutte progettate da madri che avevano sfogliato a lungo Elle Décor dal parrucchiere: erano piene di accessori assurdi e di scenografici modellini di aerei appesi al soffitto. All’uscita da scuola, quasi tutti i bambini salivano su un suv per essere portati alle attività del pomeriggio, in un’altra messa in scena del loro processo di sviluppo. «Sembra quasi – dice un illuminante rapporto sulla ricerca pubblicato dall’Harvard Business Review – che le madri abbiano in mente un modello di bambino e che lo vogliano intelligente, divertente, brillante, espansivo e tranquillo nello stesso tempo».

La cameretta

Quando gli inviati di Knudstorp hanno potuto chiedere ai bambini come avrebbero disegnato la propria camera, hanno scoperto che la maggior parte di loro sognava spazi e porte segrete, scatole nascoste contenenti sostanze pericolose e riferimenti ai loro eroi televisivi. Ogni risposta celava in realtà un solo desiderio: «State lontani da qui». I bambini soffrivano di un eccesso di sorveglianza e di mancanza di libertà: erano prigionieri del Panopticon, il carcere inventato da Jeremy Bentham e studiato da Michel Foucault, nel quale i reclusi sono continuamente osservati da qualcuno che non possono vedere. Tornato in ufficio, il capo del progetto di ricerca aveva disegnato sulla lavagna due cerchi, uno più grande e l’altro più piccolo. «Quello grande – aveva detto – è quello nel quale giocavamo noi. Quello piccolo è quello dove si trovano i bambini oggi».

I predecessori

Per riportare il cerchio piccolo a condizioni accettabili, Lego ha progettato una nuova serie di costruzioni, che aiutino i bambini a imparare giocando e finanzia progetti come quello di Cambridge. Quando sono lasciati liberi e non sono soffocati da attenzioni eccessive, i bambini sperimentano situazioni nuove, risolvono problemi, inventano, creano, sperimentano, esplorano e imparano più in fretta che in qualunque percorso di studio obbligato. Lo avevano già capito Maria Montessori, con il suo metodo didattico basato sulla spontaneità, e Loris Malaguzzi, con i suoi commoventi asili nelle campagne di Reggio Emilia nei quali, creando e pasticciando, migliaia di bambini hanno costruito la propria intelligenza. Poco prima di morire nel 1994, questo quasi sconosciuto eroe italiano era stato celebrato da Newsweek e aveva ricevuto un importante premio danese: quello della Lego.

Vittorio Sabadin

La stampa 17 giugno 2015

 

http://www.lastampa.it/2015/06/17/societa/cambridge-imparare-giocando-arriva-il-professor-lego-wXzIRj4pgqZ1yQx86idO6H/pagina.html

Cambridge

A Lego professorship is to be created at Cambridge University.

The role is being established within the Faculty of Education to “support research in the field of play in education, development, and learning in the University”.

It is funded by the Lego Foundation, the research arm of the plastic block-building toy company.

The General Board, in their Report on the Establishment of Certain Professorships, published in the Cambridge University Reporter yesterday, recommended the establishment of a Lego Professorship of Play in Education, Development and Learning from the start of the next academic year……

http://www.cambridge-news.co.uk/Lego-professor-start-Cambridge-University-year/story-26681208-detail/story.html#ixzz3dAHigfFP

Consumer Classroom

Consumer Classroom è una Community per insegnanti che riunisce una vasta biblioteca di risorse di Educazione al consumo di tutta l’UE, con strumenti interattivi e di collaborazione per aiutare a preparare e condividere le lezioni con studenti e altri insegnanti.

http://www.consumerclassroom.eu/

Revisionismo pedagogico: sberle sì, ma con amore

sch]Arriva il revisionismo pedagogico: il vecchio ceffone che i bambini si sono presi per secoli, tante volte a sproposito, non è più scorretto. Anzi funziona benissimo, dice una ricerca pubblicata dal giornale americano “Parenting: Science and Practice”, a patto che il ragazzo o la ragazza di sentano all’interno di un contesto familiare di amore e protezione. La sberla a caso, insomma, data dal genitore che vuole scaricare la propria tensione non va mai bene. Chi la riceve, ovviamente applicata con forza largamente simbolica, deve percepirla come punizione per una giusta ragione.

Miguelina German, la pedagogista che ha diretto lo studio è convinta che avere genitori reattivi sulla disciplina sia il segreto per dei figli felici ed equilibrati. Il clima generale di affetto fa sì che le relative rudezze delle punizioni siano assorbite senza problemi. La cosa principale, secondo lei è “la percezione del calore materno”.

In Gran Bretagna però le associazioni dei genitori, sentite dal Daily Telegraph, non sono per niente dell’idea. Secondo loro le sberle lasciano comunque nella psiche dei piccoli dei danni che possono anche essere di lungo termine.

Jeremy Todd, capo dell’associazione “Family Lives” dice: “Non sosterremo mai l’idea di usare le sberle. Pensiamo che ci siano modi molto migliori per comunicare con un bambino”. Il dibattito sberla sì sberla no va avanti da decenni con il no in netta prevalenza nella nostra società. Ma la German, ricercatrice alla scuola di medicina Albert Einstein di New York, smentisce la credenza “progressista” che le punizioni fisiche generino nell’età adulta comportamenti antisociali, fintanto che i ragazzi giudicano che arrivi “da un posto buono”. E’ la stessa conclusione di uno studio del 2009 dell’istituto per l’Educazione di Londra. childhood

Justine Roberts, fondatrice del sito “Mumsnet”, la rete della mamme, è contraria: “Ovviamente – dice – è meglio se la sberla viene da ”un posto buono” piuttosto che da “uno cattivo” ma la maggioranza degli iscritti a Mumsnet pensa che la violenza non vada mai usata”.

http://www.lastampa.it/2013/04/19/societa/sberle-si-ma-con-amore-lDU7WCqhaSrX6pInxgESoJ/pagina.html

Schiaffi alla figlia: pagherà i danni

Va risarcito il figlio che prende schiaffi dai genitori. Lo ha stabilito la Cassazione, ricordando che ci sono dei «limiti nell’esercizio delle facoltà coercitive genitoriali» per cui, nel momento in cui queste «si risolvono in atti violenti in nessun modo riconducibili ad una legittimita finalità correttiva», devono essere scoraggiate e condannate. Con tanto di risarcimento al figlio. Ecco perché la Quinta sezione penale ha convalidato un risarcimento ad una figlia 16enne e una multa per lesioni personali ad una coppia di Torino che, in due occasioni, nel 2008, per scoraggiare la figlia di lui sorpresa a fumare, l’avevano presa a schiaffi.

In particolare, la Suprema Corte ha convalidato il risarcimento danni nei confronti della ragazza e ha confermato una multa di 750 euro nei confronti del padre, C.O. (comprensiva anche della condanna per percosse) e di 600 euro per le sole lesioni nei confronti della compagna M.S.. Inutile il ricorso della coppia in Cassazione, volto a dimostrare che la loro reazione, pur violenta, era volta a correggere il carattere ribelle della ragazza «rimproverata per avere fumato». La Cassazione ha passato in rassegna i due episodi nei quali la coppia aveva reagito con violenza nei confronti della figlia di lui e ha ricordato che la donna in una occasione aveva lanciato un cucchiaio contro la ragazza, mentre il padre le aveva dato sei schiaffi prendendola per i capelli

Insomma, due episodi nei quali la coppia torinese, scrive la Cassazione nella sentenza 45859, è andata ben oltre il legittimo esercizio dello `ius corrigendi´. Anzi, spiega la Suprema Corte che «in entrambi gli episodi contestati, le condotte poste in essere dagli imputati travalicavano i limiti dell’esercizio delle facoltà coercitive genitoriali, nel momento in cui si risolvevano in atti violenti in nessun modo riconducibili ad una legittima finalità correttiva». Comportamenti di questo genere, annota ancora la Suprema Corte, «sono estranei ad una finalità correzionale che vede la violenza quale incompatibile sia con la tutela della dignità del soggetto minorenne che con l’esigenza di un equilibrato sviluppo della personalità dello stesso». Convalidato così il giudizio del Tribunale di Torino, luglio 2011.

http://www.lastampa.it/2012/11/26/italia/i-tuoi-diritti/famiglia-e-successioni/prende-a-schiaffi-la-figlia-ribelle-genitore-paghera-i-danni-rB3JjrzjCXhhOJpCIkvV4K/pagina.html

La famiglia a distanza

BISOGNA immaginarsi l’allegra colorata e disordinata festa di nozze della ragazza inglese

laureata alla London School of Economics che sposa il collega indiano, accademico come lei.

Non saràdifficile, commedie recenti di grande successo aiutano. La musica i cibi le danze:

l’esotismo di una famiglia indiana e l’allegria stupita e grata di una giovane londinese. Poi la

notte nella grande casa di lui, poi il risveglio nel disordine. Ecco: la prima inquadratura della

nuova storia comincia qui. Quando il cognato, fratello maggiore dello sposo, si rivolge brusco e

imperativo alla donna appena scesa a fare colazione: «Guarda che casino, pulisci subito!». Lei

non capisce, è ancora assonnata. Poi arriva la cognata maggiore e le strilla: mettiti al lavoro.

Poi compare la suocera, la matriarca, tutti tacciono. Saràbene che tu pulisca tutto molto

rapidamente, scandisce. La nuova gerarchia della casa si è organizzata nella notte. La

suocera, la donna più anziana della famiglia, decide i destini di ciascuno……..  global family .

Concita de Gregorio