Ingorgo istituzionale in vista

C’è la meta, non ancora la rotta. Sappiamo che ci attende una cartolina precetto per il voto, ma non sappiamo quando, come, per chi. Mancano le regole della competizione (votare con le vecchie sarebbe una sciagura). Manca un’offerta politica precisa (quanto alla domanda, non ne parliamo: ormai il primo partito è quello del non voto). E manca in ultimo la data: al singolare, o forse al plurale. Quando e quanto voteremo? In un’unica tornata o distanziando le elezioni regionali e nazionali?…………..

http://www.corriere.it/opinioni/12_novembre_20/ainis-slalom-verso-voto-ingorgo-istituzionale_2e0f639a-32ef-11e2-b51a-501fa6538944.shtml

Elezioni anticipate. Quando?

Nel dibattito sulla data delle prossime elezioni politiche si è inserita la questione del rinnovo dei consigli regionali di Lombardia, Lazio e Molise. Teoricamente, si potrebbe fare l'”election day” il 10 febbraio, sciogliendo le Camere fra il 4 e il 29 dicembre. Ma è difficile che ci si arrivi, sia per gli adempimenti parlamentari, sia se si vuole passare (ma questo non è certo) per una crisi di governo. In ogni caso, il percorso verso le elezioni non è agevole. Per l’election day il 10 marzo (data richiamata nella nota del Quirinale al termine dell’incontro fra il Capo dello Stato, i presidenti delle Camere e il presidente del Consiglio Monti) il Presidente della Repubblica dovrebbe sciogliere le Camere fra il 31 dicembre e il 24 gennaio. In entrambi i casi (voto a febbraio o marzo) una parte della campagna elettorale si svolgerebbe nel periodo delle festività di fine 2012-inizio 2013. E c’è l’ipotesi – che fino a poco tempo fa era la più accreditata, di votare il 7 aprile (la domenica dopo Pasqua). In tal caso, lo scioglimento dovrebbe aver luogo fra il 27 gennaio e il 21 febbraio. Ecco tutti i tempi tecnici.

Le consultazioni e lo scioglimento

Per avviare la procedura di scioglimento anticipato delle Camere è opportuno verificare se in Parlamento c’è una maggioranza favorevole al voto. Per avviare la procedura si può anche partire dalla crisi di governo. In tal caso è sufficiente che il Presidente del Consiglio vada dal Capo dello Stato e si dimetta. Quest’ultimo, però, può rinviarlo alle Camere per accertare – con un dibattito che può concludersi con o senza un voto – se la maggioranza c’è ancora. Oppure può accogliere le dimissioni, poi consultare i gruppi parlamentari, gli ex capi dello Stato e i presidenti delle Camere, per capire se si può formare un nuovo governo e per sapere quanti sono i favorevoli e i contrari allo scioglimento anticipato delle Camere. Si tratterebbe, comunque, di uno scioglimento anticipato “tecnico”, perchè precederebbe di poco la fine naturale della legislatura.
Secondo la Costituzione, “il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse” (articolo 88 Cost.). Esaurita la fase delle consultazioni il Capo dello Stato Napolitano dovrebbe chiedere al Presidente della Camera e al Presidente del Senato un “consiglio” sullo scioglimento delle Camere. Si tratta di pareri non vincolanti, ma politicamente e istituzionalmente “pesanti“. Se, alla fine di tutto questo percorso, il Quirinale decidesse che non c’è altra via, si andrebbe alle elezioni. Di solito, questa trafila richiede almeno un paio di settimane, a meno che le forze politiche non siano già concordi e si presentino al Quirinale già compatte e decise, abbreviando i tempi.

Dal decreto al voto

Dal momento dello scioglimento con decreto del Capo dello Stato (su deliberazione del Consiglio dei ministri) che “indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione”, secondo l’articolo 87 Cost., passano fra i 45 e i 70 giorni prima del voto. L’articolo 61 della Costituzione stabilisce che “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni”. Secondo la normativa elettorale vigente, il decreto di scioglimento “è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 45° giorno antecedente quello della votazione”. In altre parole, non si può votare se non almeno 45 giorni dopo lo scioglimento (secondo la legge) ed entro 70 (secondo la Costituzione). In Italia non si è mai votato per le politiche prima della fine di marzo (il 27, nel 1994, all’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”), anche per evitare le intemperie invernali, che potrebbero incoraggiare l’astensionismo. 

http://www.lastampa.it/2012/11/16/italia/i-tuoi-diritti/cittadino-e-istituzioni/approfondimenti/elezioni-anticipate-fra-marzo-e-aprile-fROVuVSTblBhOElFExTkhJ/pagina.html