L’economia nera italiana vale 211 miliardi

Undated Garda handout photo of 200,000 euro (£170,000) that was seized by Gardai after it was concealed in a vehicle in Dublin. PRESS ASSOCIATION Photo. Issue date: Saturday August 27, 2016. A man aged 39 was arrested at the scene near the Fonthill Road by drugs and organised crime investigators at about 1pm on Saturday. See PA story CRIME Cash Ireland. Photo credit should read: Garda/PA Wire NOTE TO EDITORS: This handout photo may only be used in for editorial reporting purposes for the contemporaneous illustration of events, things or the people in the image or facts mentioned in the caption. Reuse of the picture may require further permission from the copyright holder.

False dichiarazioni ai fini di sfuggire al fisco, lavoro in nero, affitti o incassi non dichiarati; ma ache produzione e traffico di droga, giri prostituzione e contrabbando di tabacco. Tutto questo finisce in un calderone che la statistica chiama “economia non osservata“, proprio perché non riesce a quantificarla puntualmente come avviene con il resto delle attività svolte alla luce del sole. Ma riesce almeno a stimarla, come fa l’Istat, nella bellezza di 211 miliardi di euro di valore, il 13% del Prodotto interno lordo. Per la stragrande maggioranza, 194,4 miliardi di euro, si tratta della fetta occupata dalle attività “volontariamente celate alle autorità fiscali, previdenziali e statistiche”, e nei restanti 17 miliardi di euro circa (1% del Pil) fanno capo all’industria illegale di droga, prostituzione e contrabbando.

Sono i dati contenuti nell’aggiornamento dell’Istituto di statistica, che certifica un preoccupante aumento dell’incidenza sul Pil di questo insieme di attività tra il 2011 e il 2014: dal 12,4 si è passati al 13%. Sembrerà poca cosa, ma 0,6 punti di prodotto sono molto più della somma (0,2 punti) che sta al centro della “litigata” tra governo e Ufficio parlamentare di bilancio sulle stime di crescita per il prossimo anno. Anche di più (0,4 punti) della “flessibilità” massima che l’Italia spera di strappare a Bruxelles in queste ultime ore di scrittura della Manovra.

Il lavoro dell’Istat dettaglia come i vari settori del sommerso contribuiscono a mettere insieme quella cifra monstre: “Il valore aggiunto generato dall’economia non osservata nel 2014 deriva per il 46,9% (47,9% nel 2013) dalla componente relativa alla sotto-dichiarazione da parte degli operatori economici. La restante parte è attribuibile per il 36,5% all’impiego di lavoro irregolare (34,7% nel 2013), per l’8,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8% alle attività illegali”, dicono gli statistici. Ecco invece, come mostra il grafico, quali sono i contributi dal sommerso nei fari settori.

Da segnalare infine il “significativo aumento” censito dagli statistici dei lavoratori irregolari: sono 3 milioni 667 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 595 mila) e con un balzo rispettivamente di 180 mila e 157 mila sull’anno precedente. “Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (Ula) non regolari sul totale, è pari al 15,7% (+0,7 punti percentuali rispetto al 2013). Il tasso di irregolarità dell’occupazione risulta particolarmente elevato nel settore dei Servizi alla persona (47,4% nel 2014, 2,4 punti percentuali in più del 2013), seguono a grande distanza l’agricoltura (17,5%), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,5%) e le Costruzioni (15,9%)”.

Raffaele Ricciardi

La Repubblica 14 ottobre 2016

 

http://www.repubblica.it/economia/2016/10/14/news/istat_economia_sommersa-149742375/

 

Abusivi offresi

lavnerCi sono parrucchieri ed estetiste, spesso ex dipendenti licenziati, che continuano ad esercitare a casa loro o direttamente a casa dei clienti, tassisti completamente abusivi o che magari «sforano» in comuni limitrofi a quelli per cui hanno la licenza, idraulici ed elettricisti che tirano giù la serranda ma che poi continuano come se nulla fosse a prestare i loro servizi, e ancora trasportatori per conto terzi senza la necessaria abilitazione. Per non dire poi di imbianchini e muratori. C’è gente che fa il doppio lavoro e ci sono anche tanti cassintegrati che in questo modo cercano di arrotondare. Complice la crisi l’esercito degli abusivi cresce anno dopo anno.

 

Oggi sono un milione, o quasi, calcola l’ufficio studi di Confartigianato. O meglio sono 881mila, ma visto in media lavorano molte più ore dei regolari «valgono» come 1 milione e 34mila persone, o «unità di lavoro equivalenti a tempo pieno» (ula) per usare il termine dei tecnici. Il tasso di irregolarità, tra i lavoratori autonomi, tocca così il 13,8%. Ovvero, un occupato su 7 è in nero. Se poi si allarga lo sguardo al totale dell’economia il conto degli irregolari, calcolando anche i 2.204.000 lavoratori dipendenti a loro volta «in nero», sale a quota 3 milioni e 85 mila, con un tasso complessivo di irregolarità del 12,4%.

Concorrenza sleale

Questo esercito di abusivi non solo «fa concorrenza sleale alle imprese regolari – è scritto nel rapporto di Confartigianato, che ha elaborato i dati contenuti nei conti nazionali pubblicati dall’Istat a settembre, …… ma determina una rilevante evasione fiscale». Usando come reddito la media rilevata dagli studi di settore, Confartigianato stima che la presenza di una fetta così ampia di lavoro irregolare determini un’evasione fiscale e contributiva da parte dei soli lavoratori autonomi pari a 11,78 miliardi: 3,8 miliardi di Iva, 2,8 di Irpef, 604 milioni di Irap e 4,54 miliardi di contributi sociali. Tanto per fare un paragone: l’importo evaso dagli abusivi, in media 14.209 euro a testa all’anno, rappresenta lo 0,7 del Pil ed equivale alla spesa sanitaria di Veneto e Marche messe insieme.

Chi è più esposto

Ovviamente le imprese artigiane regolari sono tra le più esposte alla concorrenza sleale del sommerso: circa i due terzi del settore (923.559 imprese, 1.750.427 di addetti) sono a rischio. In cima alla lista “altri servizi alla persona” con un tasso di esposizione del 24,5%, servizi di alloggio e ristorazione (22,1%) e le attività di trasporto e magazzinaggio (19,5%) che in tutto assommano 333.748 imprese e 650.743 addetti. Particolarmente esposti anche parrucchieri ed estetiste, settore che conta 126.790 imprese e 229.300 addetti. In valori assoluti tra le regioni più «colpite» ci sono Lombardia (con 172.688 imprese, pari 18,7% del totale dell’artigianato più esposto), Emilia-Romagna (10,2), Veneto (9,6) e Piemonte (9,5).

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Il record in Campania

In termini assoluti la metà degli occupati irregolari totali si concentra in cinque regioni: l’11,6% in Campania con 357.400 unità, il 10,7% in Sicilia (329.400), il 10,1% in Lombardia (312.600), il 9,4% in Lazio (290.900) e l’8,2% in Puglia con 253.400 unità. In Calabria un terzo (35,3%) degli occupati è irregolare, in Molise, Sardegna, Basilicata e Sicilia viaggiano sul 25%, Campania e Puglia sono attorno al 20. Il tasso di irregolarità più basso è pari al 5,9% e si rileva nella Valle d’Aosta. Un terzo (34,2%) degli occupati irregolari, pari ad oltre un milione (1.054.600 unità), si concentra nelle sette prime province: Roma (222.500 unità), Napoli (200.900), Milano (157.300), Torino (126.700), Bari (106.500), Palermo (87.900), Cosenza (78.500) e Salerno (74.300). Ma a livello provinciale i picchi si toccano a Crotone con il 40,1%, a Vibo Valentia (39,3%) e Catanzaro (37,8%).

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http://www.lastampa.it/2014/11/16/economia/gli-abusivi-sono-un-milione-il-fisco-perde-miliardi-lanno-oSyuiCiT5n6zQuXZqlNeIO/pagina.html

 

 

I dipendenti dichiarano più degli imprenditori

avas fiscIl reddito medio dichiarato dai dipendenti è di 20.680 euro, quello degli imprenditori 20.469 euro.

I pensionati si fermano a 15.790 euro.

È il quadro che emerge dalle statistiche sulle dichiarazioni Irpef 2012 in base al reddito prevalente, pubblicate dal Mef.

I soggetti con reddito da lavoro dipendente prevalente (oltre 20,1 milioni) dichiarano un reddito medio di 20.680 euro, il 53% detiene soltanto tale reddito di specie (questi soggetti sono concentrati prevalentemente nelle fasce di reddito

I soggetti con reddito prevalente da pensione sono più di 14 milioni (93% di coloro che dichiarano reddito da pensione) e dichiarano un reddito medio di 15.790 euro. ….

I soggetti con reddito d’impresa prevalente sono circa 1,5 milioni (89% di coloro che dichiarano reddito d’impresa), per un valore medio di 20.469 euro

I soggetti con reddito da lavoro autonomo prevalente sono circa 570.000 ….

http://www.lastampa.it/2013/11/14/economia/fisco-i-redditi-dei-dipendenti-superano-quelli-degli-imprenditori-qun0XkLcAomM3nZgX1Qw5K/pagina.html

Al 53% la pressione fiscale sui contribuenti onesti

La Corte dei Conti punta l’indice contro l’evasione fiscale e, mentre la maggioranza si divide sul doppio nodo estivo dell’aumento di Iva e Imu, richiama l’attenzione sulla straordinaria pressione fiscale che pesa sugli italiani. Per il presidente dei magistrati contabili Luigi Giampaolino, che ha parlato durante una audizione alla Camera, la questione dell’evasione «continua ad essere per il nostro paese un problema molto grave» e costituisce una delle cause dello «squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale e delle difficoltà del sistema produttivo».
L’analisi della Corte dei Conti ufficializza il dato della «pressione fiscale effettiva », quella che sostanzialmente pesa sugli italiani onesti che pagano regolarmente le tasse: è salita al 53 per cento, molti punti in più rispetto alla pressione fiscale normalmente registrata dai documenti del governo che nel 2013 è comunque del 45,3. La pressione «effettiva » prende in considerazione un denominatore, cioè un Pil, più piccolo rispetto a quello ufficiale (che viene invece corretto e «gonfiato» considerando anche l’economia sommersa): ne deriva una pressione fiscale più alta, frutto del rapporto tra le tasse pagate (numeratore) e un Pil più piccolo (denominatore) al quale viene sottratta l’economia sommersa. In pratica il fisco porta via metà del reddito a coloro che pagano le tasse anche per chi non le paga.
Il documento della Corte, che individua un vero e proprio «circuito dell’evasione », rilancia cifre impressionanti: solo di Iva e Irap mancano all’appello ogni anno 50 miliardi; l’economia «nera », sulla quale non si pagano naturalmente le tasse, è così ampia nel nostro paese che siamo secondi, nelle classifiche internazionali, solo alla Grecia.
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La Corte mette alla sbarra l’intero sistema di contrasto all’evasione basato in Italia sostanzialmente su un controllo ex post a base di accertamenti e obblighi formali che ha trascurato la «tax compliance», cioè l’adempimento spontaneo. Di fatto i maggiori protagonisti dell’evasione sono circa 5 milioni, i cosiddetti lavoratori indipendenti: questi sono soggetti a 200 mila accertamenti all’anno e ciò significa, rileva la magistratura contabile, che il «pericolo » di subire un controllo approfondito è di uno ogni venti anni. Dunque vale la pena rischiare

https://triskel182.wordpress.com/2013/06/20/la-vera-pressione-fiscale-arriva-al-53-roberto-petrini/

Circondati dai falsi

Scontraffazioni[1]iamo letteralmente circondati da prodotti falsi: borse, scarpe, abiti, giocattoli, alimenti, gioielli, cosmetici e farmaci. Si compra la falsa borsa Vuitton o il Rolex tarocco perché non si è in grado di acquistare il prodotto autentico ma si vuole apparire lo stesso. E questo vale ancora di più se il prodotto contraffatto è di grande qualità e difficilmente distinguibile da quello vero. Ma non solo: chi acquista prodotti contraffatti ritiene la cosa un peccato veniale, quasi un divertissement, persino una giusta punizione per l’ingordigia delle griffe.

I prodotti contraffatti, però, indeboliscono l’economia, sottraendo posti di lavoro legali, alimentano lo sfruttamento e la criminalità organizzata e hanno un effetto immediato anche sulla salute: coloranti scadenti e spesso tossici su tessuti e giocattoli, tomaie rigide per le scarpe, troppo nickel nelle parti metalliche di gioielli e orologi, componenti scadenti nei cosmetici e nei prodotti di uso più comune, come dentifrici, saponi e shampoo. Non è un caso che stiano aumentando in modo esponenziale anche le allergie, da contatto e non. Con i farmaci falsi, inoltre, si rischia anche la vita.  ……

In campo alimentare, alla contraffazione di marchio vero e propria si aggiunge anche il cosiddetto “italian sounding“, prodotti, cioè, che utilizzano nomi italiani per ingannare il consumatore sulla provenienza e la qualità stessa di un alimento. ..

.Per esempio, è ovvio che un Grana Piemonte cerca di evocare il Grana padano, il consumatore legge Grana e non fa a caso al bollino Dop né se fa parte del consorzio. Del resto il fenomeno dell’imitazione è figlio del successo straordinario del made in Italy alimentare nel mondo”….

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/02/11/news/mondo_tarocco_apertura-52137944/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2013%2F02%2F11%2Fnews%2Fmondo_tarocco%2D52144205%2F

Chi vede in giro le banconote da 500 euro?

Quella da 500 è una banconota che non esiste per i comuni mortali. Quanti sono i normali pagatori che vanno dal tabaccaio con un biglietto rosa e viola? Giusto Totò ne «La banda degli onesti» che comprò un toscano con il suo ultimo 10 mila lire. E lo sanno anche i falsari, tanto che non si azzardano a perderci tempo, solo lo 0,04% dei pezzi è risultato falso ai controlli, contro il 6,3% di quelli da 200. Questo perché un milione di euro in carte da 500 pesa 1,6 chili, in biglietti da 100 pesa 10 chili; 12 mila pezzi, 6 milioni di euro, entrano facilmente in una borsa per computer e 10 mila euro entrano facilmente in una borraccia da ciclisti, come dimostrano le cronache delle «scalate» al Titano (San Marino) degli spalloni cicloturisti della Romagna….

Negli Stati Uniti, per esempio le banconote sopra i 100 dollari sono state ritirate dal mercato nel 1969. In Giappone il taglio più grosso si ferma 10 mila yen (104 euro). In Gran Bretagna, addirittura, non si va oltre le 50 sterline (63 euro) ed stato proibito a banche e cambiavalute di rivendere al pubblico le banconote da 500 euro, proprio perché un rapporto di un’agenzia di sicurezza aveva segnalato il rischio che si trattasse di denaro da ripulire.

http://www.corriere.it/economia/12_agosto_12/i-biglietti-da-500-diventano-quasi-introvabili-sospetti-e-controlli-melania-di-giacomo_21097d3e-e448-11e1-aec0-5580338e796b.shtml

Pressione fiscale da record

L’Italia registra il “record mondiale” nella pressione fiscale effettiva – cioè il peso fiscale che grava sui contribuenti in regola – che si attesta al 55% del Pil: gli italiani sono infatti uno dei popoli che paga più tasse..

…. la pressione fiscale apparente (cioè data dal rapporto tra gettito e Pil così come queste grandezze vengono osservate) nel 2012 è pari al 45,2%. L’Italia si posiziona così al quinto posto sui 35 paesi considerati, dietro Danimarca (47,4%), Francia (46,3%), Svezia (45,8%) e Belgio (45,8%).

http://www.repubblica.it/economia/2012/07/19/news/confcommercio_peso_fisco_al_55_-39319675/?ref=fbpr