Le lacrime di Sybille

Banchieri-medioevo[1]I banchieri dei grandi scambi internazionali sono una categoria così impopolare da far spesso dimenticare un dettaglio: li abbiamo inventati noi. I primi uomini di finanza, capaci di garantire gli scambi di merci, valuta o di debito attraverso le frontiere europee, furono quasi tutti italiani. Fiorentini, pisani, senesi, lucchesi, astigiani, genovesi o parmensi nati nel dodicesimo o nel tredicesimo secolo e cresciuti nell’idea di creare denaro tramite altro denaro, aiutando (in teoria) il prossimo a concludere i propri affari in spezie, tessuti o derrate agricole.
Neanche all’epoca aveva l’aria di essere una professione dignitosa. A Firenze o in Piemonte la pratica di prelevare un tasso d’interesse sui prestiti appariva talmente spregevole da essere riservata unicamente agli ebrei. Questo non impedì al numero di professionisti del settore in Italia di continuare a crescere durante i decenni del «big bang» finanziario e commerciale del basso medioevo. Solo a Firenze, fra il 1304 e il 1314, il numero dei cambiavalute salì da 274 a 314 e le «tavole di cambio» passarono da 93 a 135.
Era una finanza spesso sregolata, da robber barons del capitalismo americano di fine ‘800 o da locuste di Wall Street dei momenti più febbrili delle bolle dell’ultimo ventennio. Allora come oggi, c’era chi non apprezzava e provava a ribellarsi contro i banchieri che si accaparravano le risorse dei propri stessi clienti. Ma allora come oggi, non era facile prevalere sulla forza del denaro e dei professionisti che esso è in grado di mobilitare. Ce lo mostra un lavoro sorprendente di Amedeo Feniello, uno storico del medioevo con una lunga carriera d’insegnamento negli Stati Uniti e in Francia: la storia di una giovane vedova francese che da sola decide di sfidare in tribunale i banchieri fiorentini che l’avevano raggirata. Avesse avuto qualche altro cliente dalla sua parte, la si potrebbe chiamare la prima “class action” della storia, alla quale avrebbero fatto seguito quelle dei clienti di Lehman Brothers, di quelli di Bernie Madoff, degli obbligazionisti di Parmalat o di quelli del governo argentino.
Purtroppo però la donna, Sybille de Cabris, era sola. Dalle lacrime di Sybille. Storia degli uomini che inventarono la banca (Laterza, 2013) di Feniello ricostruisce la vita e la battaglia giudiziaria di una ragazza provenzale, figlia di cacciatori di saraceni, che non corrisponde in niente allo stereotipo della donna medievale. Da quello che sappiamo, Sybille fu capace di autonomia di giudizio, tenacia di fronte ai banchieri che le avevano sottratto il patrimonio, spirito imprenditoriale e coraggio. Trasferite sette secoli più tardi, le vicende drammatiche della sua vita potrebbero diventare la trama di una produzione hollywoodiana. Nel 1335 Sybille sposa giovanissima Annibal de Moustier, cavaliere e signore della valle provenzale d’Entrevennes, oggi nota soprattutto per i campi di lavanda cari agli impressionisti francesi.
Interessante che all’epoca la Germania eravamo noi: la dote portata ad Annibal è della ragguardevole somme di duemila fiorini d’oro di Firenze. Era infatti la città-Stato toscana a battere la moneta emblema di valore, stabilità e affidabilità negli scambi internazionali dell’epoca. Da quando era stato coniato nel 1252, il fiorino d’oro di Firenze si era imposto in Europa in quanto moneta di riserva e di scambio,un po’ come nel ventesimo secolo era successo alla Deutsche Mark sin quasi dalla creazione nel 1948.
Ma neanche il patrimonio in valuta pregiata, a cui si aggiungono i possedimenti in Campania e in Sicilia, permette Sybille e al marito Annibal un avvenire sicuro.
I due sono giovani, belli e, secondo quanto riferisce per lettera un amico di famiglia, realmente innamorati. Lui però muore all’improvviso nel giorno di Ognissanti del 1335, lasciandola vedova a meno di vent’anni e incinta. La famiglia di lui a quel punto complotta contro di lei nel tentativo di impossessarsi dei suoi beni, accusandola di fingere la gravidanza solo per accaparrare l’eredità del marito defunto.
Seguono umilianti prove corporali per dimostrare agli emissari dei suoceri di essere realmente incinta. Sybille si difende e alla fine prevale, ma questo è solo l’inizio delle sue peripezie. Con un sorprendente spirito imprenditoriale, questa vedova del basso medioevo passa in rassegna i suoi beni decisa a valutare quanto le rendano e se abbia senso mantenerli. Molto presto decide di vendere il suo castrum nel Regno di Sicilia, dal quale l’amministratore non trasmette alcuna rendita da anni, per reinvestire invece a scelta in una di tre proprietà provenzali in quel momento sul mercato. Sybille è una giovane donna capitalista, il cui problema è trasferire il ricavato della sua vendita in Sicilia verso la Provenza.
È qui che i banchieri entrano nella sua vita. I Buonaccorsi di Firenze prendono in consegna il denaro a Napoli e si impegnano, dietro commissione, a produrre una somma equivalente a chi presenti una lettera di credito da loro emessa presso la filiale della banca ad Avignone. Ciò avrebbe evitato il pericoloso viaggio delle monete d’argento attraverso tutta l’Italia e la Costa Azzurra.
Il secondo dramma nella vitadi Sybille esplode però all’arrivo ad Avignone: in città non c’è più alcuna filiale dei Buonaccorsi. La banca era fallita e i banchieri erano scappati senza liquidare i clienti, un’esperienza oggi ben nota ma allora quasi incomprensibile. Come in questo secolo, gli uomini di finanza non avevano svolto a dovere il loro mestiere ma potevano prevalere sui clienti anche grazie a quelle che gli economisti chiamano “asimmetrie informative”: conoscevano circostanze che gli altri ignoravano, ad esempio sull’effettivo stato della loro impresa o dei mercati.
Sybille piange, ma non si arrende. Oltre dieci anni più tardi, nel 1355, la troviamo a Firenze dove affida una denuncia contro i Buonaccorsi al tribunale della Mercanzia. Vuole indietro i suoi soldi. Sarà una sfida giudiziaria lunga molti anni, nella quale i banchieri si difendono mettendo in dubbio l’identità giuridica della ricorrente, le qualifiche professionali del suo “notaio” (avvocato) ser Zanobi di Buonaiuto Benucci e mille altri passaggi procedurali. Nel 1362 le parti stavano ancora litigando davanti ai giudici, e dell’esito della loro battaglia legale non resta purtroppo traccia. Certo i grandi banchieri fiorentini si seppero difendere con ogni possibile argomento tecnico a loro disposizione. E se la loro opaca cavillosità oggi ricorda qualcosa, ci sarà pure un perché.

Federico Fubini

“La Repubblica“,
23 dicembre 2013

Meno gite scolastiche

gitaMeno gite scolastiche. Fino a pochi anni fa nelle scuole superiori di secondo grado erano 1,3 milioni i ragazzi coinvolti: l’anno scorso si è scesi a 930 mila. Nelle superiori di primo grado è andata ancora peggio: 470 mila gli studenti in gita, con un calo del 31% rispetto all’anno prima. Se le gite calano, aumenta però l’accuratezza con cui si scelgono meta del viaggio e prezzo. Praga, Barcellona e Berlino le mete preferite dai liceali, secondo l’Osservatorio Touring sul turismo scolastico; Roma, Firenze, Venezia, Torino per le medie inferiori. E c’è anche un fiorire di tour operator specializzati proprio nel portare i ragazzi in gita. Si occupano di tutto: dall’albergo giusto, con strutture che garantiscano sicurezza a prof e ragazzi, a laboratori e attività interattive da abbinare alle più classiche visite e mostre…….

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/13_novembre_22/lingue-musei-stage-gita-scolastica-2014-30cc0676-538f-11e3-91e0-82492dd09bca.shtml

Multe a chi fuma in cortile

Fuma in cortile e scatta la sanzione da 55 euro. Ad essere multata, riferisce stamani il Corriere fiorentino, una studentessa del liceo Michelangelo di Firenze. Nel capoluogo toscano trova così ferrea applicazione, forse tra i primi casi in Italia, il recente decreto del governo che amplia il divieto di fumo a scuola, esteso anche alle aree all’aperto insieme ad uno stop alla sigaretta elettronica nei locali chiusi

http://www.lastampa.it/2013/09/20/italia/cronache/fuma-in-cortile-studentessa-multata-primo-caso-dopo-il-decreto-del-governo-6ip56JwugKSjA0u7UJUCKK/pagina.html

DECRETO-LEGGE 12 settembre 2013, n. 104

Misure urgenti in materia di istruzione, universita’ e ricerca.

Art. 4

(Tutela della salute nelle scuole)

1. All’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003. n. 3, dopo il comma1 e’ inserito il seguente: “1-bis. Il divieto di cui al comma 1 e’  esteso anche alle aree all’aperto di pertinenza delle istituzioni scolastiche statali e paritarie.”.

2. E’ vietato l’utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie, comprese le sezioni di scuole operanti presso le comunita’ di recupero e gliistituti penali per i minorenni, nonche’ presso i centri per l’impiego e i centri di formazione professionale.

3. Chiunque violi il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche di cui al comma 2 e’ soggetto alle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’articolo 7 della legge 11 novembre 1975, n. 584, e successive modificazioni.

4. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 3 del presente articolo, inflitte da organi statali, sono versati all’entrata del bilancio dello Stato, per essere successivamente riassegnati, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, allo stato di previsione del Ministero della salute, per il potenziamento dell’attivita’ di monitoraggio sugli effetti derivanti dall’uso di sigarette elettroniche, nonche’ per larealizzazione di attivita’ informative finalizzate alla prevenzione del rischio di induzione al tabagismo.

5. Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, al fine di favorire il consumo consapevole dei prodotti

ortofrutticoli nelle scuole, elabora appositi programmi di educazione alimentare, anche nell’ambito di iniziative gia’ avviate. Con decreto

del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali sono

definite le modalita’ per l’attuazione del presente comma. Dal presente comma non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico

della finanza pubblica.