Più keynesiane che hayekiane.

Ecco una parte dell’articolo di Guido Carandini  “Per un euro federale come il dollaro” in cui sono delineate le posizioni di  John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek e la loro influenza sulle politiche economiche di stretta attualità

“VI SONO questioni di scienza economica che ancora oggi suscitano accese controversie pur risalendo a contrasti teorici del secolo scorso. I protagonisti di allora erano John Maynard Keynes e Friedrich von Hayek. Il primo era il ben noto autore della Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta divenuta poi la bibbia della scuola che considera indispensabile l’intervento dei governi e dello stato nelle attività di mercato per garantire il loro corretto funzionamento a vantaggio della collettività. Il secondo era il meno noto autore di un saggio intitolato “La via della schiavitù in cui manifestava un opposto giudizio dell’intervento economico pubblico”. Nel senso cioè che quell’intervento poteva introdurre pericolosi elementi autoritari in una sfera di attività in cui doveva invece svolgersi in piena libertà l’iniziativa privata. Nell’ormai lontano passato sia del primo che del secondo dopoguerra quelle contrastanti concezioni in merito all’intervento pubblico nell’economia avevano suscitato accesi dibattiti influenzando anche opposti indirizzi politici come nel caso dei presidenti americani Roosevelt e Bush.

Oggi le politiche economiche degli Stati Uniti e dei principali paesi dell’Unione europea appaiono generalmente assai più keynesiane che hayekiane. E tuttavia si possono ancora cogliere nella attuale discussione sulle misure da adottare per superare in Europa sia la recessione che la minaccia di una vera e propria deflazione gli echi di quel vecchio dibattito ma con un nuovo sottofondo di ansie conservatrici che francamente appaiono eccessive. Come quelle per esempio manifestate in questi giorni dall’intervento del presidente della Bundesbank Jens Weidman in opposizione alle misure adottate dalla Bce guidata da Mario Draghi per ridare fiato alla stagnante economia europea. Quelle di Draghi sono chiaramente misure keynesiane perché improntate allo spirito di un deciso intervento pubblico per rianimare il settore privato. E quindi sono all’opposto chiaramente ispirate a von Hayek le ansiose riserve del presidente della Buba che magari teme che l’intervento della Banca centrale europea dia l’avvio a decisioni lesive della libera iniziativa. O addirittura, per dirla con von Hayek, sia il sintomo di un pericoloso avviamento di un regime di servaggio economico! Ma oggi il banchiere tedesco e i suoi seguaci non hanno motivo di essere in ansia perché Draghi è persona talmente seria e di comprovata esperienza che anche i conservatori possono stare tranquilli. Dato che l’intera eurozona, Germania compresa, è attualmente in recessione non dovrebbe essere molto difficile convincerli che sarebbe utile per tutti seguire qualche consiglio del vecchio saggio Keynes. La Merkel ha ribadito a più riprese che tocca ai governi nazionali il compito di fare le riforme e respinge ogni tentativo di ridiscutere i parametri di Maastricht e del Fiscal Compact. L’intera stampa tedesca ironizza in merito alle posizioni di italiani e francesi che ritengono invece che entrambi quei pretesi baluardi del liberismo se applicati per di più con il preteso “rigore” possono rivelarsi delle vere e proprie armi di disoccupazione di massa. A questo punto potrebbe venire in mente a qualcuno che il rimedio sia suggerire alla Germania di uscire dall’euro per far compagnia al più saggio Regno Unito della Regina Elisabetta. ……
Da Repubblica del 10 settembre 2014
http://interestingpress.blogspot.it/2014/09/per-un-euro-federale-come-il-dollaro.html

Nobel per l’Economia 2013 a Fama, Hansen e Shiller

nobel mL’economia si conferma l’unica disciplina in cui due persone possono dividere un premio Nobel dicendo cose opposte. È successo già nel 1974 con Friedrich Von Hayek, un ostinato antisocialista e liberista convinto. Il quale si ritrovò sul palco dell’Accademia di Svezia in compagnia di Gunnar Myrdal, che oltre ad essere un brillante economista era stato anche ministro del partito socialdemocratico svedese.

Stavolta ad essere premiati a Stoccolma da Re Gustavo per i loro studi sull’andamento del prezzo delle azioni saranno tre prestigiosi economisti americani: Roger Fama, Lars Peter Hansen e Robert Shiller.

Se nessuno ha da eccepire sulla qualità dei lavori dei tre premiati, qualche commento in più si può fare sulla curiosa accoppiata fra Fama e Schiller. Il primo è stato il pioniere di quella che è tradizionalmente conosciuta come la teoria dei mercati finanziari perfetti. Il secondo è invece noto soprattutto come uno dei suoi più famosi e brillanti critici………..

Quella che sembra una bizzarria dell’Accademia di Svezia ci consente di ricordare una cosa troppo spesso dimenticata: gli economisti non sono paragonabili ai dentisti. Su tantissime patologie del nostro sistema economico non solo non c’è condivisione sulle cure, ma nemmeno sulle diagnosi. E – a dispetto di quanto affermato dal comitato che assegna il Premio Nobel – non sono nemmeno dei buoni indovini se, 150 anni dopo il celebre «Calcul de Chances» di Jules Regnault, non sono ancora riusciti a trovare una spiegazione soddisfacente della dinamica dei prezzi delle azioni.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/economia-nobel-bifronte/?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+MicroMega-online+%28MicroMega.net%29

http://www.linkiesta.it/premio-nobel-economia-2013

VIDEO : Gli spiriti animali

Il premio Nobel per l’Economia è andato a tre americani: Eugene Fama, Lars Peter Hansen e Robert Shiller. Quest’ultimo è autore del rivoluzionario “Spiriti animali, come la natura può salvare l’economia”. Il commento di Eugenio Occorsio

http://video.repubblica.it/rubriche/rnews/rnews-occorsio-l-economia-e-emotiva-parola-del-nobel-shiller/142937/141473

Quaranta anni di Nobel per l’economia (2012)

http://www.liceoeconomicosociale.it/wp-content/uploads/2013/04/LEZIONE-FINI-PREMI-NOBEL.pdf