Paperon de’ Paperoni e il suo ‘antenato’ vissuto nel Medioevo

Che nesso c’è fra Paperon de’ Paperoni, il noto personaggio Disney, e quel meno famoso (almeno ai più) Paparone de Paperonibus nobile ecclesiastico del Duecento durante i pontificati di Papa Clemente IV e Papa Onorio IV, nominato prima vescovo di Foligno e poi eletto vescovo di Spoleto? Il quotidiano della Santa Sede, L’Osservatore Romano, ‘gioca’ con i nomi e sottolinea le somiglianze ‘anagrafiche’ (e non solo) tra il fanta-miliardario ideato dal fumettista americano Carl Barks nel 1947 e l’uomo di Chiesa vissuto nel Medioevo, con due interventi dell’arcivescovo di Benevento Felice Accrocca e dello scrittore Dario Fertilio.

La genealogia tratta non dal celebre fumetto “Storia e gloria della dinastia dei paperi”, ma dal ben più autorevole ‘Hierarchia Catholica’ di Konrad Eubel, riporta di un vescovo Paparone nella diocesi umbra, appartenente alla ricca famiglia romana dei Papareschi vissuta nel rione di Trastevere a partire dalla prima metà del XII secolo e ancora presente negli stradari capitolini. Il religioso venne iscritto poi nell’ordine dei domenicani come proveniente dalla famiglia de Paparonibus o de Paperonibus e successivamente indicato nel palazzo arcivescovile di Spoleto con il nome di Paparonus de Paparonis.

“Lo si ritrova effigiato nei ritratti settecenteschi dei vescovi cittadini nel palazzo arcivescovile di Spoleto – spiega monsignor Accrocca – dov’è indicato con il nome di Paparone de Paparoni e lo si dice traslato, nel 1285, da Onorio IV, da Foligno a Spoleto, e poi morto nel 1290: F. Paparonus de Paparonis Romanus, Ordinis Praedicatorum, anno MCCLXXXV ab Honorio IV e Fulginatensi ad hanc translatus, obyt a. MCCXC”.

Al nome del vescovo, si ipotizza, potrebbe essersi ispirato nel 1952 Guido Martina, traduttore per la Mondadori delle storie dei personaggi Disney i cui nomi americani venivano poi ‘reinventati’ in italiano: come Mickey Mouse divenne Topolino e Donald Duck fu Paperino, così il cittadino più influente di Paperopoli Uncle Scrooge, a sua volta ispirato all’avaro del ‘Canto di Natale’ di Charles Dickens, sarebbe diventato, grazie all’erudizione medievale del suo traduttore italiano, Zio Paperone ovvero Paperon de’ Paperoni.

“Chi l’avrebbe mai detto – conclude l’arcivescovo di Benevento – a un frate e vescovo del XIII secolo, che il suo nome potrebbe essere servito un giorno a risolvere ben altri problemi rispetto a quelli ai quali era aduso e che il suo ricordo sarebbe stato alimentato dai fumetti della Disney”.

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Paghette pesanti in Germania

paghSecondo statistiche ufficiali, la paghetta media di bimbi e teenager della repubblica federale non è mai stata così alta come oggi, continua ad aumentare (alla faccia della lotta all’inflazione, povera Bundesbank che illusa se la prende sul tema solo con Mario Draghi…) e trasforma bambini e adolescenti in un target sempre più importante sul mercato, per ogni comparto produttivo: fumetti e manga, giochi elettronici, alimentare tra fast food e altro, giocattoli, ma anche labels, marchi di moda, griffes d’ogni livello.

Vediamo in corsa poche cifre. In media, prese in considerazione famiglie d’ogni fascia di reddito su tutto il territorio federale (e i ceti medi e operai benestanti qui sono in percentuale sul totale molti di più che da noi o in Francia) la paghetta mensile dei bimbi e giovani tedeschi ammonta a 27,56 euro. Ha cioè subito un aumento di ben 38 cents rispetto all’anno scorso, e se la confrontiamo alla paghetta del 2009 dell’apice della prima grande crisi finanziaria mondiale, paghetta che era di appena 23,20 euro mensili per scendere poi a 23,04 nel 2010, l’aumento è ancora più cospicuo, del 19,6%. E inarrestabile: la paghetta cresce in un paese di fatto a inflazione zero per il terzo anno consecutivo, dai 24,79 euro del 2011 ai 27,18 dell’anno scorso alla cifra appena citata del 2013. Se a ciò si aggiungono i regali per compleanni e feste ricevuti dai familiari, almeno 170 euro pro capite annui in media, e soprattutto le somme versate sui libretti di risparmio di bimbi e adolescenti federali, il patrimonio di bambini e teenagers della Bundesrepublik ammonta a circa cinque miliardi di euro. Infine ma non ultimo anche i piccolissimi, i bambini tra i 4 e i 5 anni, con un patrimonio stimato di 648 milioni di euro, ingrassano ancora il totale.
E’ un’indice di come il benessere cominci presto nella patria del capitalismo ben temperato da welfare, concertazione e primato all’industria creatrice di posti di lavoro, eccellenze tecnologiche ed export. Ma è anche una cifra che fa sempre più gola a ogni comparto dell’economia e contribuisce alla robustezza della prima economia europea e quarta mondiale.
Tutti quei soldi, bimbi e teenagers di Germania non li spendono solo per fumetti o manga, gelati o cola, videogames o abbonamenti online. No, il 62 per cento dei giovani tra 6 e 13 anni dà grande importanza a scarpe sportive o altri capi d’abbigliamento firmati o griffati, nota Die Welt. “I genitori non impongono più le loro decisioni o preferenze alla prole”, nota Ralf Bauer, capo della sezione ricerche di mercato all’editoriale Egmont Ehapa. Comunque tranquilli, i tedeschi adulti di domani non sono solo consumisti: oltre l’80 per cento di loro spendono qualcosa almeno una settimana per libri e riviste culturali o di qualità, e anche i più “digitali” tra loro, continua lo studio di Egmont Ehapa Verlag citato dalla Welt, cliccano sempre più spesso in rete su contenuti culturali, col portatile o con lo smartphone che sia.

http://www.repubblica.it/economia/2013/08/07/news/germania_paghetta_pil-64413760/?ref=HREC1-7

Risolto il problema esistenziale di Paperino

Da decenni Topolino, Paperino, Pluto e tutta la famiglia Disney si dibattevano in un dubbio amletico: “Siamo animali o, piuttosto, umanoidi pure noi come quei raccomandati di Cenerentola, Spiderman e Barbie”. Ad evitare che Zio Paperone spendesse i suoi fantastilioni di dollari in psicanalisti, ci hanno pensato i giudici della Commissione Tributaria Regionale della Liguria. La sezione 8, presieduta da Renato Delucchi, ha così risolto una lunga disfida che opponeva l’Agenzia delle Dogane di Genova e la società Promoplast di Torino, leader dell’importazione di giochi dalla Cina, che era difesa in giudizio dall’avvocato Sara Armella, attuale presidente di Fiera Genova.
In ballo non c’era l’equilibrio psichico dei personaggi dei fumetti più amati al mondo, bensì un forziere, anzi meglio un container di euro. Dentro i contenitori, nel porto di Genova, arrivano dalla Cina, infatti, milioni di pupazzetti di plastica ispirati ai personaggi dei fumetti ma, secondo direttive europee, non possono essere catalogati sotto la stessa voce doganale. Per essere più chiari, le norme prevedono per “le figure umanoidi ” l’applicazione di un dazio pari al 4,7% mentre per giocattoli “raffiguranti animali o soggetti non umani” la tassa è assai inferiore. Una differenza burocratica che, moltiplicata per milioni di pezzi, significa centinaia di migliaia di euro in più o in meno.
E, infatti, la Promoplast si era vista contestare, dalle Dogane, una sanzione di decine di migliaia di euro per un carico. Sostenendo la buona fede della società, la circostanza che in passato tale distinzione non fosse stata fatta, e soprattutto che “Paperino è un papero, Gambadilegno un gatto, Archimede un gallo e Pippo un cane” mentre sono umani “la Bella Addormentata, Batman e pure Walker Texas Ranger”, l’avvocato Armella aveva ottenuto l'”assoluzione” dei suoi clienti in Commissione Tributaria Provinciale.
Ma in secondo grado, quello regionale appunto, la sentenza è stata ribaltata e Promoplast dovrà pagare la sanzione. La norma dice che sono umanoidi “le figure che rappresentano personaggi… senza parti mobili e senza indumenti staccabili, fissi su un supporto … che consente di mantenere la posizione senza sostengo”. Scrivono i giudici tributari: “I prodotti importati da Promoplast presentano tali caratteristiche… non possono essere considerati semplici animali… i personaggi Disney hanno caratteristiche che li rendono affini a esseri umani, parlano, ragionano, camminano in posizione eretta, sono dotati di mani… per cui senza ombra di dubbio debbono essere considerati umanoidi”. E per essere ancora più chiari, i magistrati sottolineano che Topolino e C. “sono forniti di caratteri “simili o tendenti all’umano” come definiti dal dizionario della lingua italiana Zingarelli”. Così, la Commissione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane. E con uno sbaraquack di esultanza, Zio Paperone ha commentato la notizia.

(11 novembre 2012)

http://genova.repubblica.it/cronaca/2012/11/11/news/animale_o_umanoide_il_dilemma_di_paperino-46366548/?ref=HREC2-2