La Cassazione: “Rubare è sempre reato, anche quando si ha fame”.

fufufu“Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”, cantava Fabrizio De André. Invece per la corte di cassazione rubare è sempre rubare, anche se spinti dalla fame e dalla povertà visto che “alle esigenze delle persone che versano in tale stato è possibile provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale o per esempio la Caritas”.

Con questa motivazione gli ermellini hanno respinto il ricorso di una donna straniera, senza permesso di soggiorno e senza dimora, Jonela S., 36 anni, che era stata condannata dalla corte d’appello di Torino a due mesi di carcere e 400 euro di multa per tentato furto. Il 30 settembre 2014 aveva preso sei pezzi di parmigiano all’Auchan di corso Romania, valore 82 euro. La donna, arrivata alla cassa, aveva messo sul nastro una bottiglia di acqua, una birra e un succo di frutta ma gli addetti alla vigilanza l’avevano vista davanti al banco frigo mettere i pezzi di formaggio in una borsa, non prima di aver tolto le placche antitaccheggio. E lei aveva ammesso “di avere rubato il formaggio – si legge nella sentenza – per poterlo rivendere e guadagnare denaro per affrontare le esigenze di vita”.

Per questo l’avvocato aveva provato a sostenere nei tre gradi di giudizio che la situazione di indigenza potesse rientrare nella condizione prevista nel codice penale all’articolo 54, dove si afferma che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità”.

Tuttavia la corte di cassazione ha respinto questa impostazione, come già avevano fatto i giudici del tribunale di Torino e della corte d’appello, per quanto una precedente sentenza sempre della Cassazione di un anno fa avesse invece assolto un chochard genovese per aver rubato due porzioni di formaggio

e una confezione di wurstel del valore complessivo di 4 euro spinto da una fame impellente. Anche in quel caso, scrive la Suprema corte andando in direzione opposta a quella intrapresa dai colleghi, l’uomo “avrebbe potuto soddisfare i propri bisogni alimentari immediati rivolgendosi ad esempio alla Caritas”. E comunque, si precisa, “non sfugge la differenza con questo caso”. Sarà anche per i precedenti della donna, che era stata denunciata 13 volte per furto.

Federica Cravero

La repubblica, 16 febbraio 2017

http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/02/16/news/la_cassazione_rubare_e_sempre_reato_anche_quando_si_ha_fame_il_caso_a_torino-158441900/?ref=HREC1-15

Rubare per fame non è reato

furtosup“Il fatto non costituisce reato”: con questa motivazione Cassazione ha annullato completamente la condanna per furto inflitta dalla Corte di Appello di Genova a un giovane straniero senza fissa dimora. La Suprema Corte afferma che non è punibile chi, spinto dal bisogno, ruba al supermercato piccole quantità di cibo per “far fronte” alla “imprescindibile esigenza di alimentarsi”. Con questo verdetto i giudici hanno ritenuto legittimo non punire un furto per fame del valore di 4 euro.

La vicenda risale al febbraio del 2012, quando un senzatetto rubò un pezzo di formaggio e una confezione di wurstel, che costavano 4 euro e 7 centesimi, presso un supermercato genovese. Il pubblico ministero aveva chiesto di “attenuare” il reato, derubricarlo in tentativo di furto spinto dalla necessità e condannare l’uomo, un ucraino di 30 anni, ad una multa di 100 euro. I giudici della Corte di Appello di Genova, però, avevano confermato la pena, già inflitta in primo grado, a sei mesi di reclusione, con la condizionale, e una multa di 160 euro.

A fare ricorso in Cassazione non è stato il giovane senza fissa dimora, R.O. Il ricorso lo ha fatto il Procuratore generale della Corte di Appello di Genova che chiedeva che l’imputato fosse condannato non per furto lieve, come stabilito in primo e secondo grado, ma per tentato furto dal momento che Roman era stato bloccato prima di uscire dal supermercato, dopo essere stato notato da un cliente che aveva avvertito il personale vigilante. Il clochard alla cassa aveva pagato solo una confezione di grissini, non i wurstel e le due porzioni di formaggio che si era messo in tasca. La sentenza degli ermellini – numero 18248 della Quinta sezione penale – non riporta l’entità della pena inflitta a R., che aveva già dei precedenti di furti di generi alimentari di poco prezzo perchè spinto dalla fame. Ad avviso dei supremi giudici quello commesso da R. è un furto consumato e non tentato, ma – a loro avviso – “la condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento   della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata e imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità.

Così è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna inflitta in appello il 12 febbraio del 2015 “perchè il fatto non costituisce reato”. Il collegio degli ‘ermellini’ è stato presieduto da Maurizio Fumo, il consigliere relatore è Francesca Morelli. Anche la Procura della Cassazione aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della decisione dei ‘severi’ magistrati genovesi.

 

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/05/02/news/_rubare_per_fame_non_e_reato_cassazione_annulla_condanna_a_homeless_a_genova-138929307/?ref=HREC1-6

Due capolavori comprati tra gli oggetti smarriti

 

Intervistato da Salvo Palazzolo di Repubblica, l’operaio di Siracusa mostra tutto l’orgoglio per il suo fiuto artistico:

“Era una mattina di primavera del 1975. A Torino si teneva l’asta degli oggetti smarriti a sui treni. Vidi quelle due tele e subito me ne innamorai. La base d’asta partiva da 60mila lire. Sapendo che nessuno avrebbe offerto quella cifra, non alzai la mano e aspettai il ribasso a 40. A quel punto ingaggiai una sfida con un altro signore a colpi di 500 lire. E alla fine la spuntai con 45mila lire. Non erano proprio quattro soldi per un operaio emigrato dalla Sicilia, che con i turni di notte alla Fiat guadagnava 200mila lire. Ma io ho sempre amato l’arte. Invece di andare al bar, preferivo mettere soldi da parte per cercare oggetti nei mercatini o nelle piccole aste”

Quei quadri furono rubati ai coniugi Marks (il padrone della catena di grandi magazzini Marks&Spencer) e Kennedy a Londra il 6 giugno 1970. Furono ritrovati pochi giorni dopo sul treno Parigi-Torino, ma nessuno si accorse del loro valore. Non erano nemmeno inserite nella lista delle opere smarrite. Fino all’acquisto del signor Nicolò, che ripercorre le fasi della scoperta:

“Mio figlio mi ha sempre fatto tante domande sui quei quadri. Fino a quando a 15 anni gli sembrò di vedere su una delle tele la firma di un tale pittore Bonnato. Poi un giorno comprò una biografia di Bonnard. In una foto riconoscemmo lo stesso giardino raffigurato in uno dei nostri quadri”.

Su quello di Gauguin il processo di identificazione è stato più complesso :

“Quello di Gauguin recava un piccolo cagnolino rosso in basso a destra. Mio figlio ha scoperto che quella sorta di firma ricorreva anche in alcune lettere che il pittore spedì a una contessa. Confrontando la grafia abbiamo capito che era lui l’autore del quadro”.

Adesso Nicolò spera che i giudici stabiliscano che i suoi acquisti siano stati inconsapevoli, in modo da restare il legittimo proprietario dei quadri. Alla domanda di Palazzolo su quale quadro conserverebbe, lui risponde: “Il Bonnard è quello da cui è iniziato tutto. AI miei figli ho sempre detto: se amate l’arte, l’arte vi ripaga”.

http://www.huffingtonpost.it/2014/04/03/quadri-gaugain-bonnard-ritrovati-operaio-fiat_n_5081817.html?utm_hp_ref=italy

Articolo 1153 del Codice civile

Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non ne è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà.

Ladri di biciclette

LADRIDIBICICLETTENegli  ultimi anni il Vecchio continente è tornato a innamorarsi della bicicletta. Un  ritorno di fiamma per il  mezzo di trasporto più green: che porta già ben 35 milioni di persone a spostarsi lasciando l’auto in garage: è come se ogni giorno in Europa tutti gli abitanti della  Polonia salissero in sella. Ma potremmo dire che obbedendo alla legge del mercato, a questa esplosione della domanda corrisponde non solo la crescita dell’offerta, ma anche del furto.

Qualche cifra generale per avere la dimensione del fenomeno. Il  2011 è stato l’anno dello storico sorpasso, riconfermato poi nel 2012,  della vendita di bici su quella delle automobili. Le due ruote in Italia hanno  infatti superato le auto di 12.143 unità, andamento confermato  anche nel 2012 dove la differenza è di ben 200 mila mezzi. E ad  aumentare è stata anche la percentuale di furti che in dieci anni è  passata dal 2,5% al 3,8%. Quasi due italiani su tre sono stati gabbati dai ‘ladri di biciclette’. Si stima che ne spariscano circa tremila al giorno

Ma solo 1 su 5 ha denunciato il furto. Il boom delle vendite e  la mancanza di una cultura della bici ‘legale’ hanno dato il via a un  circolo vizioso che favorisce i ladri. Con un livello così basso di  denunce e senza un sistema di riconoscimento valido del mezzo è  difficile recuperare la propria bicicletta.  Inoltre, spesso inconsapevolmente, sono ancora molti ad acquistare bici  in nero e di dubbia provenienza, allettati dai prezzi stracciati. Una bicicletta nuova da passeggio costa all’incirca tra 150 e 400 euro,  contro i 30-40 di una rubata. Per dare l’idea del peso economico di  quello che sembra un reato ‘da niente’, in Italia ogni anno ‘spariscono’  un milione di biciclette, per un valore medio di oltre 200 milioni di euro.  Una cifra pari ai finanziamenti stanziati dal Governo per sostenere i  mutui e gli affitti degli italiani. …………..

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/31/news/furti_di_biciclette_in_italia_e_nel_mondo-69704561/?ref=HREC1-25

LADRI DI BICICLETTE

Derubato della bicicletta, indispensabile per il lavoro appena trovato, disoccupato va col figlioletto alla ricerca del ladro attraverso la Roma del dopoguerra, incontrando solidarietà, indifferenza, aperta ostilità. Tratto dal romanzo (1946) omonimo di Luigi Bartolini, la cui sceneggiatura risulta firmata anche da O. Biancoli, S. Cecchi D’Amico, A. Franci, G. Gherardi, G. Guerrieri, è _ con Umberto D (1952) _ il risultato più alto del sodalizio De Sica-Zavattini e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con Roma, città aperta (1945) fu più conosciuto all’estero. L’amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. Oscar speciale 1949, 6 Nastri d’argento e altri premi (Locarno, New York, Londra, Knokke-le-Zonte, Bruxelles ecc.). La parte di Maggiorani era stata offerta a Cary Grant. Sergio Leone giovane compare vestito da seminarista. AUTORE LETTERARIO: Luigi Bartolini

http://www.mymovies.it/film/1948/ladridibiciclette/

IL FILM

http://youtu.be/Pg1DB5fwJ8w

Furto in pigiamino.

ciabattinaMamma e papà gli avevano negato il giocattolo elettronico che tanto desiderava. Non volevano (o non potevano) comprarglielo. Allora lui, un bambino di origine ghanese di soli 10 anni, ha pensato di andare a prenderselo. Ieri sera ha aspettato che i suoi genitori si addormentassero, poi verso mezzanotte è sgattaiolato fuori dal suo lettino, è uscito di casa e si è avventurato tra le strade di Vicenza in pigiama, giubbotto e ciabatte; una volta arrivato davanti al negozio di giocattoli ha sfondato con un sasso la vetrina e si è preso quello che voleva. E già che c’era ha pensato anche alla sorellina, prendendo un pensierino anche per lei. Roba da far rimpiangere strilla e capricci, anche se forse, nella sua mente non sapeva di aver appena compiuto un reato che i grandi chiamano furto. 

 È bastato poco agli agenti della Polizia di Vicenza, allertati da un vicino svegliato dalla vetrina in frantumi, per capire quello che era successo. Anche se probabilmente nemmeno loro si aspettavano di trovare un ladro bambino, nascosto dietro un cespuglio: a tradirlo una ciabattina, persa nella fuga. Come Cenerentola, corsa via al rintocco della mezzanotte. Ma quella è una favola, e la mezzanotte a quel punto era passata da un pezzo. Le scuse del minore non hanno convinto gli agenti che, con le cautele del caso, sono riusciti ad avere l’indirizzo di casa. Mamma e papà, entrambi lavoratori e ben inseriti nel contesto sociale, dormivano pacificamente, e hanno avuto non poche difficoltà a credere al racconto degli agenti: erano sicuri che il loro bambino fosse a letto, nella sua camera a dormire e forse a sognare proprio quel giocatt

http://www.lastampa.it/2013/04/04/italia/cronache/spaccata-in-un-negozio-di-giocattoli-il-ladro-era-un-bambino-in-pigiama-9zt8sHIyS7HH7GZYzSdvkN/pagina.html

Il declino della violenza

Battaglia-di-Liegnitz-9-aprile-1241[1]Contro la depressione, il pessimismo e lo sconforto esiste un rimedio particolarmente indicato per chi è convinto di vivere in uno dei periodi più bui della storia, in cui il rispetto per gli altri ha lasciato il passo alla barbarie.

Il rimedio è scientifico, è stato messo a punto dal più illustre linguista del momento: Steven Pinker, una delle star del Mit di Boston. Il rimedio pesa 988 grammi, sta comodamente sul comodino e quando tornate a casa dopo una giornata difficile apritelo a caso: dopo aver letto anche una sola delle 780 pagine tornerete a respirare più sereni e il vostro sonno sarà tranquillo.

Non perché il libro racconti favole edificanti o storielle zen, ma perché vi convincerà di essere nati nell’epoca giusta. Il volume di cui parlo si intitola «Il declino della violenza», porta un sottotitolo esplicativo («Perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l’epoca più pacifica della storia») e ci racconta la storia dell’umanità come un percorso di pacificazione e civilizzazione, certo non lineare e definitivo, ma in cui si registra una vera e propria rivoluzione umanitaria.

Oggi seguiamo con morbosità ma anche con compassione e sofferenza le indagini sull’omicidio di una ragazza da parte dello zio o forse della cugina, ci sentiamo parte del tentativo di salvare la vita ad una bambina malata di cuore, ci commuoviamo vedendo un anziano che raccoglie la frutta da terra al mercato e ci indigniamo di fronte ai maltrattamenti degli animali. Non è sempre stato così….

Se all’inizio dell’età moderna la pena di morte veniva comminata per reati quali il pettegolezzo, il furto di cavoli, la raccolta di legna nei giorni festivi o la critica ai giardini del re, ancora nel 1822 in Inghilterra i reati punibili con la morte erano 222, tra cui il bracconaggio, la contraffazione, il furto di una conigliera o l’abbattimento di un albero.

Negli ultimi due secoli non solo è diminuito il numero dei reati puniti con la pena capitale ma questa è stata bandita in quasi tutto l’Occidente e negli Stati Uniti, dove resta in vigore seppur non in tutti gli Stati, il numero di esecuzioni cala ogni anno. E’ accaduto perché è drammaticamente cambiato il valore che diamo alla vita, un mutamento intellettuale e morale che nasce prima ancora dell’Illuminismo con lo sfinimento delle guerre di religione, come quella dei Trent’anni, al cui termine la popolazione tedesca si era ridotta di circa un terzo. 

La nostra storia è accompagnata dalla violenza, quella delle crociate, delle stragi di eretici, delle torture dell’Inquisizione, e dall’idea che fosse più importante salvare un’anima che una vita…..

L’evoluzione della cultura mondiale passa attraverso i sacrifici umani, per motivi religiosi o di superstizione, che accomunano civiltà lontanissime tra loro: dagli aztechi ai dayak del Borneo, dall’Africa all’India (dove le vedove hanno seguito i mariti defunti sulla pira per secoli) all’Europa punteggiata dai roghi delle streghe. Quell’Europa nella quale ancora nel 1700 la tortura giudiziaria veniva usualmente praticata da tutti.

Ma la vera rivoluzione sta nel declino della violenza nella nostra esistenza quotidiana, che non è più dominata dalla paura costante di essere rapiti, violentati o uccisi, tanto che possiamo permetterci il lusso di studiare, programmare, sognare e preoccuparci di invecchiare. Tesi, questa, che certamente farà storcere il naso a molti e scatenerà lo scetticismo degli altri, a cui l’autore – che applica al suo studio in metodo rigorosamente scientifico – risponde fin dalle prime righe: «Ci crediate o no, e so che la maggior parte di voi non ci crede, nel lungo periodo la violenza è diminuita e oggi viviamo probabilmente nell’era più pacifica della storia della nostra specie. E’ un fatto indubbio, visibile su scale che vanno da millenni ad anni, dalle dichiarazioni di guerra alle sculacciate ai bambini».

E questo cambio si sviluppa su tendenze di lungo periodo: la prima avviene all’alba della civiltà e si identifica con il passaggio dalle società dedite alla caccia a quelle agricole, passaggio che elimina uno stato di natura fatto di faide e scorribande continue. C’è poi la transizione dal Medioevo (in cui la pratica dei nasi e delle orecchie tagliate era la regola) al XX secolo, secoli in cui nascono autorità centralizzate e stabili infrastrutture commerciali, in cui il tasso di omicidi scende da 10 a 50 volte. La terza transizione, che nasce con l’Illuminismo, porta alla nascita dei movimenti contro la schiavitù, la tortura e la pena di morte.

Infine, a partire simbolicamente dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, si è sviluppata una sensibilità nuova che ha portato alle battaglie per i diritti civili e per quelli delle donne, dei bambini e degli omosessuali. In un’epoca in cui ci sconvolgono il bullismo o una sculacciata non abbiamo idea di come venissero cresciuti ed educati i più piccoli: la punizione corporale violenta è stata la norma per secoli. Ancora alla fine del Settecento nei nascenti Stati Uniti venivano picchiati con bastoni o fruste il 100% dei bambini e la giustizia non faceva distinzioni: nello stesso periodo in Inghilterra una bambina di sette anni fu impiccata per aver rubato una sottoveste. Inutile che vi angosci con decine di esempi e documenti, ma vi assicuro che dopo aver chiuso il libro penserete con serenità a quanto oggi siamo capaci di sensibilità e attenzione e guarderete con orgoglio alla nostra capacità di scandalizzarci.

 

Ma perché fatichiamo a credere di vivere in tempi meno violenti, perché non percepiamo questa rivoluzione? Qui la colpa è in parte nostra, dei giornalisti e dell’informazione globale: «Non importa quanto la percentuale di morti violente possa essere bassa, ce ne saranno sempre abbastanza da riempire i telegiornali» e da sconvolgere la nostra percezione.

 

http://www.lastampa.it/2013/03/09/societa/viviamo-nel-migliore-dei-mondi-altro-che-violenza-il-mondo-non-e-mai-stato-cosi-buono-y5871yGsW0hgdsf8AYXieL/pagina.html

La bistecca con l’antifurto

Quando Victor Hugo, nei Miserabili, racconta la storia di Jean Valjean  –  condannato a cinque anni di lavori forzati per aver rubato del pane  –  vuole denunciare il mondo feroce della Francia post-napoleonica. Una società in cui i bassi salari, la povertà e la disoccupazione sboccano nel crimine e nella repressione senza pietà di chi ruba per mangiare. A meno di non incrociare sul proprio cammino la generosità di coloro che, dando fiducia a chi ormai l’ha persa, aiutano i più miserabili a vivere onestamente. Proprio come Jean Valjean che, uscito di prigione, cambia vita grazie alla misericordia di monsignor Myriel.
Altri tempi, certo. Eppure è la prima immagine che viene in mente all’annuncio di quanto accaduto pochi giorni fa: in un supermercato di Lille, nel Nord della Francia, anche la carne è stata dotata di antifurto. Ogni pacco di filetto e di controfiletto ha il suo “bollino nero”. Esattamente come i DVD, i vestiti o i superalcolici. Come un prodotto di lusso che si deve ormai proteggere contro la tentazione sempre più diffusa di “prenderne qualche busta e andarsene via senza pagare“, come spiega uno dei responsabili del reparto macelleria del supermercato. “A breve, ci sarà un antifurto anche sulle uova”, commenta laconicamente un volontario della Croce Rossa. Perché ormai sono tante le persone che non hanno più soldi per fare la spesa. La crisi non è più solo una questione di competitività delle aziende, di diminuzione del debito pubblico e di aumento delle tasse per i più ricchi. La crisi, la gente la sta vivendo sulla propria pelle. E allora comincia a rinunciare a certi prodotti di prima necessità. Oppure cerca di cavarsela come può, magari rubando qualcosa nei supermercati.
Le cassiere sanno bene che alcune persone nascondono in borsa della carne o delle uova e, fino ad ora, hanno cercato di far finta di niente. Ma se si diffonde veramente la moda degli antifurto, quanti nuovi Jean Valjean ci saranno nei prossimi anni? È legittimo ritrovarsi in prigione quando si ruba solo perché si ha fame?

http://www.repubblica.it/rubriche/parla-con-lei/2012/11/13/news/la_bistecca_con_l_antifurto-46578922/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter