Se Pinocchio fosse stato femmina…….

00385310_b[1]Se Pinocchio fosse stato femmina, avrebbe sotterrato, mandandoli in fumo, i suoi zecchini d’oro, come consigliavano il Gatto e la Volpe? E se al posto della banca di investimenti Lehman Brothers fallita clamorosamente ci fossero state le “sorelle” Lehman, le cose sarebbero andate in modo diverso?

Ciò che, forse, caratterizza un genere nei confronti dell’altro è che le donne avvertono meno degli uomini la tentazione di farsi “dominare” dal denaro, farne la misura del valore della cose. Il denaro “rosa” è “un mezzo, non un fine, o segno di successo e di potere – commenta Paola Profeta, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bocconi -. Le donne hanno una maggior propensione al risparmio. E un diverso stile decisionale. Tendono, più degli uomini, a utilizzare il denaro per scopi di investimento duraturi, per esempio investendo in capitale umano dei loro figli. Risparmiano per la pensione, per acquistare la casa”.……

“Meno amanti del rischio degli uomini, le donne tendono a privilegiare scelte più prudenti, in tutti i campi, dalla pratica di sport estremi, alle scelte di mobilità geografica, a quelle che implichino rischi per la salute, all’investimento finanziario”, si…………. All’origine ci sarebbero differenze psicologiche: emotività diverse; differenze nella “self confidence”; reazioni emotive diverse di fronte al pericolo: paura, tendenzialmente, nelle donne (sentimento che induce avversione); rabbia negli uomini, che spinge, appunto, al rischio. Le prime avvertono la minaccia, gli altri la sfida, l’opportunità. Il tutto, tradotto in scelte finanziarie, si declina in soluzioni meno “aggressive”. Studi di finanza comportamentale sembrano confermare che uomini giovani che gestiscono fondi tendono a essere più spregiudicati, operando un numero maggiore di transazioni e correndo più rischi. Donne più anziane, avrebbero la tendenza a generare risultati più stabili e migliori.

Come clienti, dicono gli assicuratori, le donne sono più difficili da convincere. Vogliono capire e studiare. La loro diffidenza verso i prodotti finanziari, sarebbe in realtà sana e intelligente prudenza: “Caratteristiche da rivalutare, in tempi di crisi”, sottolinea Profeta.

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http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-senso-delle-donne-per-il-denaro/

Anche le bambine possono chiamarsi Andrea

La Cassazione ha deciso che anche le bambine potranno chiamarsi Andrea, accogliendo il ricorso di due genitori che erano stati obbligati dal Tribunale di Pistoia a rettificare il nome in «Giulia Andrea». Secondo i magistrati il nome «Andrea ha nella tradizione culturale italiana una valenza esclusivamente maschile, con la conseguenza che, nella situazione attuale e salvo modifiche future, l’imposizione di questo nome in via esclusiva viola la legge (art. 35 del dpr n. 396 del 2000), in base alla quale il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso».

Ma la Suprema Corte, però, ha rigettato questa tesi rilevando che «il nome Andrea, anche per la sua peculiarità lessicale, non può definirsi né ridicolo, né vergognoso, se attribuito ad una persona di sesso femminile, né potenzialmente produttivo di una ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui sia stato imposto, non essendo più riconducibile, in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico, esclusivamente al genere maschile». In proposito la Cassazione ricorda che il nome Andrea ha «natura sessualmente neutra nella maggior parte dei Paesi europei, nonchè in molti Paesi extraeuropei, tra i quali gli Stati Uniti, per limitarsi ad un ambiente culturale non privo di influenze nel nostro Paese, unita al riconoscimento del diritto di imporre un nome di provenienza straniera al proprio figlio minore nei limiti del rispetto della dignità personale».

http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_20/cassazione-andrea-bambine_a6d71d4c-3342-11e2-b51a-501fa6538944.shtml

Ciao maestro: quasi tutte donne in cattedra

L’insegnamento è una professione di donne (88% del totale, è l’ultimo dato messo a disposizione dal ministero). Quasi esclusivamente di donne nelle scuole d’infanzia e del primo ciclo. Appena un po’ meno alle superiori. Il dato è vero per la totalità dei paesi europei, con l’eccezione della Turchia e in questo caso cercare le ragioni porterebbe lontano. Ma in Italia il divario fra docenti uomini e docenti donne è un abisso e dal momento che da noi la disoccupazione è in prevalenza donna — siamo il paese dell’Unione europea con la percentuale più bassa di occupazione femminile — ci si può certo fare qualche domanda.
Che cosa racconta della nostra società il fatto che l’insegnamento sia una professione soprattutto di donne? ….

…. la scuola delle donne racconta perché è possibile pagare così poco gli insegnanti. I lavori a prevalenza femminile sono pagati meno di quelli in cui i maschi sono ben rappresentati. Perché sono percepiti meno importanti, gregari, meno qualificanti. Stereotipi fortissimi in Italia.
È vero che condividiamo il fenomeno con l’Europa, con una differenza sostanziale però: altrove i governi si preoccupano e mettono in atto programmi per migliorare l’equilibrio di genere fra insegnanti, da noi no. I rapporti Eurydice, la Rete di informazione sull’istruzione in Europa,
raccolgono regolarmente queste iniziative che riguardano Irlanda, Olanda, Regno Unito, Norvegia, Repubblica Ceca. Noi no. E ci sono anche paesi che hanno progetti precisi per attirare più donne verso le posizioni direttive nell’istruzione. Noi no.

La scuola che funziona c’è eccome. E per ora, senza averlo cercato, le donne ne portano spesso il merito.

ciao maestro