Nel mondo quasi 800 milioni di persone senza risorse idriche

watIl 67% degli italiani beve l’acqua del rubinetto, quasi 3 miliardi di persone nel mondo non hanno neanche il rubinetto.  In Italia se ne consumano 200 litri al giorno pro capite, in Africa 20, negli Stati Uniti 600. Da noi la bolletta è sempre più cara: 333 euro di spesa media per famiglia nel 2013 (più 7,4% rispetto al 2012). La regione idricamente più costosa è la Toscana (498 euro a famiglia) seguita da Marche e Umbria, mentre la più economica è il Molise (143 euro). Consoliamoci: ci sono luoghi dove l’acqua non si paga in denaro ma in vite umane.

Guerre

Pochi giorni fa in Nigeria una battaglia tra allevatori musulmani e contadini cristiani ha fatto cento vittime: la posta in gioco non era tanto la libertà di culto quanto il controllo dei rari pozzi intorno a un villaggio. Il Pacific Institute tiene una cronologia di tutti i conflitti nella storia che riguardano l’acqua: sono 265. Non si tratta quasi mai di grandi guerre, ma di un reticolo di scontri e tensioni che condizionano la vita di miliardi di persone oltre che la diplomazia internazionale: tra India e Cina per esempio è in corso la «battaglia delle mega-dighe» sul fiume Brahmaputra. Tra Mosca e Kiev, oltre alla questione gas, c’è anche un possibile contenzioso idrico: tutta l’acqua consumata dalla Crimea neo-russa viene dall’Ucraina. L’agenzia dell’Onu per l’ambiente (Unep) dice che un terzo dei laghi e dei fiumi sulla Terra si sta ritirando. In Cina 27 mila corsi d’acqua, la metà del totale, sono scomparsi dagli anni Cinquanta a oggi. In Italia secondo l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva il 33% della ricchezza che scorre nelle nostre tubature va perduto prima di raggiungere i consumatori. Il dato complessivo sugli sprechi nei Paesi sviluppati è del 15%, negli altri sale fino al 35-50%. Italia Paese quasi sottosviluppato quando si tratta di risparmiare risorse idriche?

Accesso all’acqua e servizi igienici

Arrivata sull’onda di un inverno da noi super piovoso, quest’anno la Giornata mondiale dell’acqua sembra fare meno paura con i suoi memento sull’emergenza globale e la scarsità del cosiddetto «oro blu». Eppure i dati forniti dall’Onu e dalla Banca mondiale battono qualsiasi ottimistica «sensazione meteo» su una possibile abbondanza di risorse dal cielo. Quasi 800 milioni di esseri umani oggi non hanno accesso all’acqua potabile, 2 miliardi e mezzo non hanno servizi igienici (metà degli indiani fa i propri bisogni all’aperto), un miliardo e 300 milioni non hanno elettricità. È proprio l’accoppiata delle due bollette (acqua e luce) a costituire la sfida maggiore. Non a caso le Nazioni Unite hanno focalizzato il loro rapporto per il World Water Day 2014 proprio sul fattore energia. E la stessa Banca mondiale negli ultimi mesi ha messo a punto un’iniziativa per sensibilizzare governi e cittadini sugli scenari della «Thirsty energy».

Acqua ed energia

L’energia ha «sete» di acqua per essere prodotta, l’acqua ha bisogno di energia per essere raccolta e distribuita. Con la popolazione mondiale che punta a quota 9 miliardi, da qui al 2035 il consumo energetico crescerà del 35% (dati International energy agency), con un conseguente incremento del consumo idrico pari all’85%. Stesso discorso sulla questione alimentare: oggi il 70% dell’acqua è usata in agricoltura. Per venire incontro alla crescita demografica si dovranno produrre maggiori quantità di cibo (30% in più) e dunque usare più risorse per l’irrigazione. La scarsità di oro blu, mette in guardia la Banca mondiale, minaccia i progetti di sviluppo in tutto il mondo. Nell’ultimo anno l’India per mancanza di materia liquida per i sistemi di raffreddamento ha dovuto spegnere alcune centrali termoelettriche e la Francia (in certi casi) quelle nucleari, gli Stati Uniti hanno ridotto la loro produzione di energia, giganti come Brasile e Cina hanno visto diminuita la loro capacità idroelettrica. Negli ultimi cinque anni più del 50% delle imprese energetiche mondiali ha registrato problemi legati al reperimento dell’acqua. Soluzioni? Le parole d’ordine dell’Onu sono le solite: più efficienza, meno sprechi. Più diplomazia e meno conflitti. Funziona persino tra specie diverse: in Kenya i pastori Samburu sfruttano il fiuto degli elefanti, abili a trovare le falde acquifere. E poi ricambiano il favore preparando abbeveratoi per gli animali assetati.

 

http://www.corriere.it/ambiente/speciali/2014/giornata-mondiale-acqua/notizie/consumi-crescita-265-guerre-33bed8e2-b198-11e3-a9ed-41701ef78e4b.shtml

Il declino della violenza

Battaglia-di-Liegnitz-9-aprile-1241[1]Contro la depressione, il pessimismo e lo sconforto esiste un rimedio particolarmente indicato per chi è convinto di vivere in uno dei periodi più bui della storia, in cui il rispetto per gli altri ha lasciato il passo alla barbarie.

Il rimedio è scientifico, è stato messo a punto dal più illustre linguista del momento: Steven Pinker, una delle star del Mit di Boston. Il rimedio pesa 988 grammi, sta comodamente sul comodino e quando tornate a casa dopo una giornata difficile apritelo a caso: dopo aver letto anche una sola delle 780 pagine tornerete a respirare più sereni e il vostro sonno sarà tranquillo.

Non perché il libro racconti favole edificanti o storielle zen, ma perché vi convincerà di essere nati nell’epoca giusta. Il volume di cui parlo si intitola «Il declino della violenza», porta un sottotitolo esplicativo («Perché quella che stiamo vivendo è probabilmente l’epoca più pacifica della storia») e ci racconta la storia dell’umanità come un percorso di pacificazione e civilizzazione, certo non lineare e definitivo, ma in cui si registra una vera e propria rivoluzione umanitaria.

Oggi seguiamo con morbosità ma anche con compassione e sofferenza le indagini sull’omicidio di una ragazza da parte dello zio o forse della cugina, ci sentiamo parte del tentativo di salvare la vita ad una bambina malata di cuore, ci commuoviamo vedendo un anziano che raccoglie la frutta da terra al mercato e ci indigniamo di fronte ai maltrattamenti degli animali. Non è sempre stato così….

Se all’inizio dell’età moderna la pena di morte veniva comminata per reati quali il pettegolezzo, il furto di cavoli, la raccolta di legna nei giorni festivi o la critica ai giardini del re, ancora nel 1822 in Inghilterra i reati punibili con la morte erano 222, tra cui il bracconaggio, la contraffazione, il furto di una conigliera o l’abbattimento di un albero.

Negli ultimi due secoli non solo è diminuito il numero dei reati puniti con la pena capitale ma questa è stata bandita in quasi tutto l’Occidente e negli Stati Uniti, dove resta in vigore seppur non in tutti gli Stati, il numero di esecuzioni cala ogni anno. E’ accaduto perché è drammaticamente cambiato il valore che diamo alla vita, un mutamento intellettuale e morale che nasce prima ancora dell’Illuminismo con lo sfinimento delle guerre di religione, come quella dei Trent’anni, al cui termine la popolazione tedesca si era ridotta di circa un terzo. 

La nostra storia è accompagnata dalla violenza, quella delle crociate, delle stragi di eretici, delle torture dell’Inquisizione, e dall’idea che fosse più importante salvare un’anima che una vita…..

L’evoluzione della cultura mondiale passa attraverso i sacrifici umani, per motivi religiosi o di superstizione, che accomunano civiltà lontanissime tra loro: dagli aztechi ai dayak del Borneo, dall’Africa all’India (dove le vedove hanno seguito i mariti defunti sulla pira per secoli) all’Europa punteggiata dai roghi delle streghe. Quell’Europa nella quale ancora nel 1700 la tortura giudiziaria veniva usualmente praticata da tutti.

Ma la vera rivoluzione sta nel declino della violenza nella nostra esistenza quotidiana, che non è più dominata dalla paura costante di essere rapiti, violentati o uccisi, tanto che possiamo permetterci il lusso di studiare, programmare, sognare e preoccuparci di invecchiare. Tesi, questa, che certamente farà storcere il naso a molti e scatenerà lo scetticismo degli altri, a cui l’autore – che applica al suo studio in metodo rigorosamente scientifico – risponde fin dalle prime righe: «Ci crediate o no, e so che la maggior parte di voi non ci crede, nel lungo periodo la violenza è diminuita e oggi viviamo probabilmente nell’era più pacifica della storia della nostra specie. E’ un fatto indubbio, visibile su scale che vanno da millenni ad anni, dalle dichiarazioni di guerra alle sculacciate ai bambini».

E questo cambio si sviluppa su tendenze di lungo periodo: la prima avviene all’alba della civiltà e si identifica con il passaggio dalle società dedite alla caccia a quelle agricole, passaggio che elimina uno stato di natura fatto di faide e scorribande continue. C’è poi la transizione dal Medioevo (in cui la pratica dei nasi e delle orecchie tagliate era la regola) al XX secolo, secoli in cui nascono autorità centralizzate e stabili infrastrutture commerciali, in cui il tasso di omicidi scende da 10 a 50 volte. La terza transizione, che nasce con l’Illuminismo, porta alla nascita dei movimenti contro la schiavitù, la tortura e la pena di morte.

Infine, a partire simbolicamente dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, si è sviluppata una sensibilità nuova che ha portato alle battaglie per i diritti civili e per quelli delle donne, dei bambini e degli omosessuali. In un’epoca in cui ci sconvolgono il bullismo o una sculacciata non abbiamo idea di come venissero cresciuti ed educati i più piccoli: la punizione corporale violenta è stata la norma per secoli. Ancora alla fine del Settecento nei nascenti Stati Uniti venivano picchiati con bastoni o fruste il 100% dei bambini e la giustizia non faceva distinzioni: nello stesso periodo in Inghilterra una bambina di sette anni fu impiccata per aver rubato una sottoveste. Inutile che vi angosci con decine di esempi e documenti, ma vi assicuro che dopo aver chiuso il libro penserete con serenità a quanto oggi siamo capaci di sensibilità e attenzione e guarderete con orgoglio alla nostra capacità di scandalizzarci.

 

Ma perché fatichiamo a credere di vivere in tempi meno violenti, perché non percepiamo questa rivoluzione? Qui la colpa è in parte nostra, dei giornalisti e dell’informazione globale: «Non importa quanto la percentuale di morti violente possa essere bassa, ce ne saranno sempre abbastanza da riempire i telegiornali» e da sconvolgere la nostra percezione.

 

http://www.lastampa.it/2013/03/09/societa/viviamo-nel-migliore-dei-mondi-altro-che-violenza-il-mondo-non-e-mai-stato-cosi-buono-y5871yGsW0hgdsf8AYXieL/pagina.html