La Scozia non se ne va

Lrefereea Scozia ha detto no all’indipendenza, e lo ha fatto in maniera decisa, al termine di uno storico referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna e l’Europa con il fiato sospeso: 55.3% agli unionisti contro il 44.7% degli indipendentisti. 

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RECORD DI AFFLUENZA ALLE URNE

A scrutinio concluso il no ha preso oltre due milioni di voti contro un milione e seicentomila preferenze per il sì. Il voto ha anche fatto registrare record di affluenza per la Scozia: circa l’85% dei 4.2 milioni che si erano registrati per votare si sono recati alle urne. Mentre gli indipendentisti piangono per aver fallito un’occasione storica, gli unionisti riuniti nella sede di Glasgow esultano. Il leader del no Alistair Darling ha parlato di “notte straordinaria” e ha invitato gli scozzesi all’unità dopo una campagna elettorale che ha infuocato gli animi.

Il drammatico spoglio, durato tutta la notte, è stato seguito con un misto di apprensione e speranza da tutto il Paese, con centinaia di scozzesi riuniti nei pub rimasti aperti per l’occasione.

GLI UNIONISTI SI IMPONGONO A EDIMBURGO

I primi dati sono arrivati dalle più piccole e remote contee della Scozia, e il trend è apparso subito favorevole agli indipendentisti. La prima vittoria per il sì è arrivata dopo sette aree scrutinate nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come ’Yes City’, dove il sì ha registrato il 57,35% contro il 42,65% del no. Anche Glasgow vota per l’indipendenza, 53.5% contro 46.5%. Ma non basta. In mattinata arriva anche il dato di Edimburgo, che vota convintamente per gli unionisti, 61% al no contro il 39% del no.

Gli indipendentisti, che promettevano un Paese sovrano, prospero e ancorato alla sterlina e alla casa reale, avevano compiuto una clamorosa rimonta e sembravano ad un passo dal successo. La loro è stata una campagna più aggressiva e intraprendente, ma alla fine ha prevalso la “maggioranza silenziosa” preoccupata per i rischi economici e l’incertezza politica che l’indipendenza avrebbe potuto comportare.

GLI INDIPENDENTISTI D’EUROPA GUARDANO ALLA SCOZIA

In Europa tutti i Paesi in cui esistono rivendicazioni separatiste avevano gli occhi puntati sulla Scozia. Più di tutti la Spagna, dove la Catalogna ha già convocato, nonostante l’ostilità di Madrid e l’irrilevanza giuridica, un suo referendum indipendentista per il 9 novembre. Faceva il tifo per il sì anche la Lega in Italia, con il segretario Matteo Salvini arrivato in Scozia.

AI SEGGI

Il quesito sulla scheda chiedeva semplicemente: “Dovrebbe la Scozia essere un Paese indipendente?” Ma il voto ha costretto gli elettori a confrontarsi con la fondamentale questione della loro identità e senso di appartenenza: Sono più le cose che ci dividono dalla Gran Bretagna o quelle che ci uniscono? Una studentessa di 18 anni al suo primo voto, Shonagh Munro, racconta: “Mia madre è inglese, mio padre scozzese, sono nata a Glasgow, studio a Edimburgo. Mi definisco scozzese ma sono orgogliosa di far parte del Regno Unito e non ci rinuncerei per nulla al mondo”.

Giovedì le urne sono state aperte della 7 alle 22 ora locale, quindici ore per decidere se separarsi per sempre dalla Gran Bretagna o mantenere intatto un legame che dura dal 1707. A Edimburgo e in molte altre città le file erano cominciate ancor prima dell’apertura dei seggi, mentre volontari distribuivano bandierine e spillette agli angoli delle strade cercando di convincere gli indecisi.

Per alcuni votare per l’indipendenza è stato il sogno di una vita, adesso spezzato. “Sono nazionalista da quando ho 13 anni,” aveva detto Tommy Moore, 59 anni, spilletta “YES” appuntata sulla maglietta. “Gli unionisti dicono di amare la Scozia ma sono dei traditori”.

http://www.lastampa.it/2014/09/19/esteri/referendum-la-scozia-dice-no-allindipendenza-ktPCuUTVIGtu5CIVaEcCfP/pagina.html

 

 

E se la Scozia votasse per l’indipendenza?

scottishCosa succederebbe in concreto se fra nove giorni la Scozia votasse per l’indipendenza? Bbc, Times ed esperti cercano affannosamente le risposte, ora che l’ipotesi è diventata reale, con i sondaggi che danno i “sì” (alla secessione dalla Gran Bretagna) e i “no” testa a testa per il voto del 18 settembre.

Governo britannico
Ci sarebbero pressioni su David Cameron da parte del suo stesso partito conservatore per costringerlo a dimettersi, come responsabile della perdita della Scozia. Il sindaco di Londra, Boris Johnson, sarebbe il favorito per sostituirlo, non appena venisse eletto deputato (è in calendario un’elezione supplettiva che potrebbe liberare un seggio per lui), dunque senza bisogno di attendere le prossime elezioni generali, che sono comunque non lontane: previste per il maggio 2015, potrebbero essere anticipate o anche posticipate.

Opposizione
Guai in vista anche per il partito laburista, che in Scozia solitamente conquista tutti i seggi o quasi per il parlamento nazionale. Senza la Scozia, il Labour rischia di essere condannato all’opposizione perpetua.

Parlamento
Il governo scozzese si propone di negoziare in due anni tutte le questioni legate all’indipendenza. Significa che fino al 2016 la Scozia resterebbe di fatto parte della Gran Bretagna. Dunque gli scozzesi voterebbero per eleggere la loro quota di deputati al parlamento nazionale nelle elezioni del 2015, ma quei deputati dovrebbero poi dimettersi quando l’anno seguente la Scozia non farebbe più parte del Regno Unito. Un bel rompicapo per chiunque dovrà formare una maggioranza parlamentare e un governo.

Mercati e sterlina
Il giorno dopo il referendum la Banca d’Inghilterra e i governi britannico e scozzese dovrebbero lanciare un’azione congiunta per impedire il crollo della sterlina e della borsa. Molte aziende con base in Scozia, specie in campo finanziario, si trasferirebbero probabilmente a Londra per continuare a usufruire dei crediti della Banca d’Inghilterra. La Scozia cercherebbe di conservare la sterlina come propria valuta nazionale, ma il governo britannico per ora si oppone: non è chiaro cosa accadrebbe.

Petrolio
E’ la principale risorsa economica scozzese e una delle ragioni che spingono il governo di Edimburgo verso l’indipendenza, per creare una piccola e ricca nazione di stampo scandinavo, tipo la Norvegia (queste le intenzioni, perlomeno). Sulla base della divisione delle acque del mare del Nord per l’industria della pesca, decisa dopo la devolution varata da Blair, alla Scozia andrebbe circa il 91 per cento dei pozzi petroliferi.

Armi nucleari
Le forze atomiche britanniche, basate su sottomarini, sono situate a Faslane, in Scozia. Ma il governo indipendentista scozzese vuole un paese “nuclear free”. Spostare la flotta nucleare costerebbe miliardi alla Gran Bretagna e non è nemmeno chiaro dove potrebbe ricollocarsi: un’ipotesi è che finisca addirittura all’estero, in Francia o negli Usa.

Nome del paese e titolo della sovrana
Non potrebbe più chiamarsi “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord”. La denominazione “Gran Bretagna” risale al 1707, quando l’Inghilterra si unì alla Scozia. Un nuovo nome potrebbe essere “Regno Unito di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord” – ma non è escluso che anche l’Irlanda del Nord organizzi nel prossimo futuro un referendum per staccarsi dal Regno Unito e ricongiungersi con la repubblica d’Irlanda. Cambierebbe di conseguenza anche il titolo della regina Elisabetta, che tuttavia potrebbe restare capo di stato della Scozia: così dicono per ora gli indipendentisti. Una dozzina di ex-colonie britanniche attuali membri del Commonwealth, tra cui Canada e Australia, hanno la regina Elisabetta come capo di stato.

Unione Europea
La Scozia aspira a rimanere membro dell’Unione Europea. Ma non potrebbe diventarlo automaticamente: necessita il voto unanime di tutti i 28 membri e basta il veto di un paese per bloccarne l’ingresso. Voterebbe a favore la Spagna, con il rischio che Catalogna e Paesi Baschi seguano poi l’esempio della Scozia? Ma non è questo l’unico dilemma. Senza il voto degli scozzesi, mediamente assai più europeisti degli inglesi, è più probabile che il referendum che Cameron vuole indire nel 2017 sull’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione Europea produrrebbe un divorzio del Regno Unito dalla Ue. Così in futuro potrebbe esserci un’Europa a chiazze, con l’Inghilterra che non ne fa parte, la Scozia e l’Irlanda sì.

http://www.repubblica.it/economia/2014/09/09/news/bye_bye_scozia_gli_effetti_dell_indipendenza-95347177/?ref=HREC1-18

Benvenuta Croazia….

CROAZIA UEDecine di migliaia di persone hanno festeggiato l’ingresso della Croazia nell’Unione europea, della quale il paese ex jugoslavo è divenuto dalla mezzanotte di domenica il 28° Stato membro. Un obiettivo raggiunto dopo 10 anni di lunghi e difficili riforme che hanno portato a una radicale democratizzazione e liberalizzazione della società croata.  La festa centrale si è tenuta sulla piazza principale di Zagabria, dove davanti a circa 30 mila persone e 170 ospiti stranieri, presidenti, premier e ministri provenienti da tutti i Paesi dell’Ue e di quelli della regione balcanica……

Con canti, cori, concerti e balletti classici e moderni, intrecciati a una presentazione del patrimonio culturale e folcloristico nazionale, si è voluto presentare la Croazia come un Paese giovane e moderno, pronto ad unirsi alla famiglia europea, ma che al contempo con la sua storia, cultura, tradizione e arte fa parte dell’Europa da sempre. Il culmine della serata è stato raggiunto con uno dei più solenni e famosi canti della tradizione letteraria e operistica croata, l’Inno alla Libertà, scritto nel ‘500 dal poeta croato Ivan Gundulic di Dubrovnik, seguito dall’Inno alla Gioia di Beethoven e da uno spettacolo di fuochi d’artificio….

Le tv hanno trasmesso in diretta la cerimonia in cui a mezzanotte i ministri delle Finanze sloveno e croato hanno abolito i controlli doganali a un valico di confine tra le due ex repubbliche jugoslave, mentre alla frontiera con la Serbia il capo della polizia croata ha scoperto una tabella con la scritta «Unione europea.

Dopo la Slovenia, entrata nella Ue nel 2004, la Croazia è la seconda delle sei Repubbliche che componevano la ex Jugoslavia socialista ad aderire all’Unione europea. Zagabria proclamò l’indipendenza nel giugno 1991, a cui seguì la guerra contro la Serbia conclusasi nel 1995 con un bilancio di 22 mila morti e centinaia di migliaia di profughi. Nel 2005 cominciarono i negoziati di adesione con Bruxelles, che si conclusero nel giugno 2011. In un referendum nel gennaio 2012 il 66% dei croati si pronunciò a favore del Trattato di adesione, ratificato poi da tutti i 27 paesi membri.

http://www.corriere.it/esteri/13_luglio_01/croazia-entra-unione-europea_4fa68976-e207-11e2-b962-140e725dd45c.shtml

LA CROAZIA

http://croatia.hr/it-IT/Homepage?gclid=CIOzkqfnjbgCFcNQ3godREMAyw

http://www.easycroazia.com/scheda-riassuntiva-croazia.html

 

 

Scozia: referendum per l’indipendenza

Scozia indipendente già nel 2014? Lo sarà se un referendum decreterà la separazione di Edimburgo da Londra. Lunedì il premier britannico, David Cameron, insieme al suo omologo («First Minister») scozzese Alex Salmond, ha firmato l’accordo per consentire la consultazione, prevista probabilmente per l’autunno del 2014..

In pratica, il parlamento britannico ha concesso a Holyrood (sede del Pàrlamaid na h-Alba, il parlamento scozzese) il tempo di 14 mesi – quindi fino al termine del 2014, appunto – per convocare la consultazione: in questo modo il first minister Salmond non potrà tergiversare se i sondaggi non dovessero essere favorevoli alla secessione. Potranno votare anche i cittadini minorenni, a patto che abbiano compiuto 16 anni. Secondo quanto annunciato dalla stampa britannica , è stato invece bocciato il secondo quesito che voleva Edimburgo: una «devoluzione dei poteri», cioè un decentramento amministrativo in subordine alla secessione. Di conseguenza,  il referendum per Edimburgo si tradurrà in un «o con Londra o da soli», anche se nell’ambito del Commonwealth. In pratica, da regione del Regno Unito la Scozia potrebbe trasformarsi in un’Australia o in una Nuova Zelanda: il Capo di Stato verrebbe comunque da Buckingham Palace, come sancito  dall’Atto d’Unione del 1707.

In ogni caso, la Scozia ha circa 5,2 milioni di abitanti. E secondo i sondaggi, di questi soltanto un terzo sarebbe favorevole  ad abbandonare Londra, anche perché Edimburgo rischierebbe di trovarsi immediatamente un debito di circa 300 miliardi di euro, più del doppio del Pil reale. Finora Londra ha coperto il debito, ma in caso di indipendenza questo porterebbe la Scozia a dover agire in prima persona. La «national conversation», la discussione nazionale sulle opzioni di uscita è iniziata formalmente nel 2007, e ha coperto almeno tre opzioni: l’aumento dei poteri del parlamento scozzese; il federalismo; appunto il referendum. Quando però si è p’arlato di indire il referendum davvero, nel 2010, i tre partiti maggiori di Scozia si opposero ferocemente. Nelle elezioni del 2011, però, il Partito nazionalista scozzese (Snp) si è imposto, e ha preteso il ritorno del referendum.

http://www.corriere.it/esteri/12_ottobre_15/scozia-referendum-indipendenza-regno-unito-entro-2014_96f74ad8-16cc-11e2-be27-71fc27f55c26.shtml