TURISMO E CONSUMI SE LA NOTTE DI PARIGI PUÒ GELARE LA RIPRESA

 parrCosa volete che sia un’ombra, qualche milligrammo di zucchero in più nel sangue, destinato, per giunta, ad essere rapidamente riassorbito? Be’, dipende. Se è un paziente appena uscito dalla rianimazione, tuttora in terapia intensiva, quel milligrammo è sufficiente a far scattare l’allarme e a convocare, attorno al capezzale, cardiologi con la fronte aggrottata. Li vediamo in queste ore. Il capezzale è quello dell’economia europea, il trauma sono i massacri di Parigi, i cardiologi sono i banchieri centrali.

«È aumentato il livello di incertezza», commenta amaro il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Gli attacchi di Parigi «potrebbero aver elevato i rischi di un indebolimento dell’area euro», concorda Peter Praet, il capoeconomista della Banca centrale europea. Mettete in conto che, nelle riunioni informali della stessa Bce, già ci si interrogava sull’opportunità di ritoccare in modo robusto, agli inizi di dicembre, le dosi di medicinali, vista la debole risposta dell’economia europea alle terapie in corso e capirete il nervosismo che circola a Francoforte.

Per una volta, i banchieri centrali sono più irrequieti degli stessi mercati. Le Borse non hanno ancora deciso da che parte muoversi. Il petrolio ha continuato a scendere, l’oro galleggia. D’altra parte, è difficile prevedere l’impatto effettivo di eventi tragici come quelli di Parigi. Il terrorismo — dicono gli economisti — tende ad avere conseguenze limitate e transitorie sull’economia. Il caso di scuola sono le due Torri di New York. Le stime parlano di oltre 20 miliardi di dollari di danni fisici a edifici e infrastrutture, una paralisi del turismo con 12 miliardi di dollari di profitti in meno per le compagnie aeree del mondo.

Tutto sommato, l’economia Usa crebbe nel 2001 mezzo punto in meno di quanto sarebbe avvenuto senza gli attentati, e creò 600 mila disoccupati in più. Dati che vanno visti in prospettiva: nel giro di un anno, l’America aveva recuperato il terreno perduto.

Gli attentati del 2001 non sono peraltro comparabili, per scala (di morti e di danni), a quanto è avvenuto la scorsa settimana a Parigi. Più vicino l’attacco dei terroristi ai treni dei pendolari a Madrid nel 2004, con 191 morti.

Gli economisti spagnoli hanno concluso che i costi dell’attacco furono equivalenti allo 0,03 per cento dell’economia nazionale. Nella situazione europea attuale, tuttavia, il dato complessivo può non essere sufficientemente indicativo.

Nei prossimi mesi, gli economisti guarderanno in particolare al turismo, che, per la Francia, che aspetta gli Europei di calcio, come per l’Italia, che aspetta il Giubileo, vale oltre il 7 per cento del Pil. Non si tratta solo di viaggi ed alberghi. Anche di consumi. Chi pensa che i ricchi facciano i loro acquisti sotto casa, ad esempio, si sbaglia. Oltre metà degli acquisti di lusso avviene in viaggio.

Perché turismo e lusso sono così importanti per l’Europa di oggi? Perché sono indicatori sui quali è facile leggere in fretta il clima psicologico delle economie nei mesi a venire, un dato che viene ritenuto cruciale per le speranze di ripresa. Ai vertici delle banche centrali europee sono, infatti, acutamente consapevoli delle difficoltà che sta incontrando la rianimazione dell’area euro.

Sotto gli occhi di tutti c’è il fatto che nell’economia continentale, in questi mesi, stanno venendo immessi stimoli di una intensità inedita. Un prezzo dell’energia ai minimi, come non si vedeva da anni.

E iniezioni massicce di liquidità di entità inedita, destinate a ripetersi ancora, almeno per altri dieci mesi. Tanto che, finalmente, si sta allentando la stretta al credito, anche nei Paesi più difficili: in Italia stanno crescendo i crediti alle imprese e ne diminuiscono i costi.

Ma le economie si muovono lo stesso a passo di lumaca. L’espansione, in Italia, sarà meno dell’1 per cento quest’anno e dell’1,5 per cento il prossimo. La Francia crescerà dell’1,1 per cento nel 2015 e dell’1,4 per cento nel 2015. Anche la Germania resterà sotto il 2 per cento.

A questi ritmi, se anche il terrorismo tosasse solo qualche decimale, l’impatto sarebbe brusco e sensibile. In Italia, ad esempio, anche uno 0,1 per cento in meno equivarrebbe a tagliare la crescita di un decimo.

Come osserva Moody’s, meno crescita significherebbe deficit e debito più pesanti, rendendo d’attualità manovre di bilancio all’insegna dell’austerità. E stroncherebbe sul nascere i germogli di ottimismo e fiducia su cui le autorità monetarie contavano per un sostanziale rilancio dei consumi interni, che compensi le debolezze della domanda estera.

Quei germogli erano già assai deboli, come confermano le aspettative di inflazione, ancora a ritmi troppo lontani dall’obiettivo del 2 per cento. Ora, come dice Praet, potrebbero essere ancora più avvizziti.

E, se l’impatto diretto del terrorismo è transitorio, nel momento in cui intacca ottimismo e fiducia si prolunga nel tempo. Sempre che rimanga contenuto e isolato. Una vera e propria ondata terroristica, infatti, avrebbe costi assai diversi. Si calcola, ad esempio, che, nei Paesi Baschi, la campagna di attentati dell’Eta sia costata fino al 10 per cento del Pil. E altrettanto ha pesato, sull’economia israeliana, l’Intifada.

Maurizio Ricci per “la Repubblica”

20 novembre 2015

Intervista a Elisabeth Roudinesco

“Hanno colpito la laicità Adesso la paura ci spinge all`estremismo” 

INTRODUZIONE: Elisabeth Roudinesco, la grande psicoanalista francese e storica della psicoanalisi, analizza le radici degli atti terroristici del 13 novembre. E’ una “nuova forma di guerra in un mondo globale”. I ragazzi, figli di immigrati di quarta generazione, fragili per la perdita nel mondo globalizzato dei valori di laicità e religiosi si orientano verso l’integralismo e si rischia così una deriva integralista cui bisogna rispondere invece con i valori della laicità. (Silvia Vessella)

 

PARIGI Cominciamo da una piccola frase presa dal «Journal du Dimanche». Racconta una testimone scampata al massacro del Bataclan: «Parlavano francese come me e tè e ci hanno detto: questo è quello che voi fate in Siria e in Iraq…». Ecco, Madame Roudinesco: parlavano un francese impeccabile. I killer di venerdì sono figli di immigrati nati qui, come Ismail, il primo ad essere identificato: è dunque una guerra interna?

«Dall’ll settembre non ragiono in termini di nemici interni o esterni ma di nuova forma di guerra in un mondo globale. L’Islam fanatico offre una facile identità a ragazzi fragili, prima o seconda generazione di immigrati o francesi convertiti, poco importa. Sono i sintomi di un male che rischia di far riemergere tutti i peggiori demoni francesi».

Con Elisabeth Roudinesco, psicanalista e storica della psicanalisi, tentiamo di scavare nel sottosuolo delle viscere emotive del Paese. Madame è appena rientrata dall’Italia dove ha presentato il «Freud nel suo tempo e nel nostro» edito da Einaudi e immersa tra i libri del suo studio non nasconde l’angoscia.

«Siamo di fronte a una regressione radicale verso fenomeni religiosi ostili ai diritti dell’uomo. Le ragazze che spontaneamente mettono il burqa come una forma di rivendicazione secondo me esprimono un rifiuto fanatico dell’Illuminismo. Che si richiamino ad Al Qaeda o all’Isis poco importa e bisogna essere radicali nella lotta contro questa politica: non una guerra razzista agli arabi, ma all’integralismo religioso».

Perché colpiscono la Francia?

«Perché è una repubblica fondata sull’universalismo laico, sulla tolleranza e sul diritto di ciascuno di avere nel privato la sua religione. Anche Robespierre non ha spinto fino al fondo la lotta al clericalismo. Diceva: meglio Dio di una setta. E io sono d’accordo. Questa natura laica ci rende più fragili. Siamo il Paese dell’affare Dreyfuss: possiamo diventare i più antisemiti del mondo o essere al tempo stesso i più generosi, il Paese dei Lumi e insieme del peggio espresso nella collaborazione al nazismo».

Vuoi dire che la Francia può facilmente scivolare nell’estremismo?

«Direi nel fascismo. Il crollo del comunismo ha fatto perdere alle masse l’illusione di un mondo migliore e ora il rischio concreto è che la classe operaia e il voto popolare si sposti tutto a destra come sta succedendo con Marine Le Pen che ha surrogato i valori di sinistra sostituendoli con dei falsi. II rischio è che la Francia scivoli nel fascismo e il voto popolare si sposti tutto a destra Marine Le Pen ha surrogato i valori di sinistra con dei falsi. È questa la nuova peste politica che non a caso si nutre e prende forza da ogni attacco dell’Islam radicale. Si fan forza l’uno con l’altro».

Ma cosa è successo in Francia per provocare un tale desiderio di estrema destra?

«C’è stata una relativizzazione dei valori repubblicani, la rivoluzione è stata ridicolizzata, la resistenza anche, giornalisti e polemisti come Eric Zemmour o Michel Onfray hanno preso il posto degli intellettuali. C’è un’enorme responsabilità nella televisione che per puro bisogno di auditel ha costruito mostri trasformando in fenomeni mediatici personaggi che flirtano con l’estrema destra anche se vengono dall’estrema sinistra. Viviamo in un clima detestabile: si è arrivati persino a riabilitare Pétain».

Madame Roudinesco, lei ci sta dicendo che il massacro di venerdì è precipitato dentro un Paese in crisi nei suoi fondamenti. Come si esprime questa crisi?

«Con il terrore di perdere la famiglia, il padre, la nazione, tutto. Anche la caduta delle frontiere ha contribuito a far smarrire la bussola. Domina un senso di vuoto. Le manifestazioni di massa contro il matrimonio omosessuale hanno saldato tutto questo con l’estrema destra. La sinistra riformista è schiacciata tra due fuochi. E Hollande, che pure è eccellente, non sa essere il buon zio com’erano Mitterrand e a suo modo anche Chirac: uno da uomo di destra faceva una politica di sinistra, l’altro riusciva ad essere un uomo di sinistra pur affermando valori di destra. La presidenza della République, già ridicolizzata da Sarkozy, con Hollande ha perso capacità di rappresentanza».

E tutto questo cosa ha significato nella vita della gente?

«Come dicevamo un senso di insicurezza crescente, l’Europa viene rifiutata, si ha la sensazione che possano crollare tutti i punti di forza del sistema francese a cominciare dalla sicurezza sociale che è la migliore del mondo. Cresce la disperazione e la melanconia».

È per questo che i francesi hanno il record di consumo di psicofarmaci e antidepressivi?

«La vera ragione è perché da noi questi farmaci possono essere prescritti dai medici di base e vengono rimborsati dalla sanità pubblica, cosa che negli altri Paesi non avviene. E questa pratica ha provocato dei danni, ha significato l’abbandono delle terapie di lunga durata e della psicanalisi, troppi psicotropi sono stati prescritti a persone che non ne avevano bisogno per superare semplici ansie o tristezze. Se tutto si risolve con la chimica si perdono il gusto dell’impegno e il senso della libertà democratica e si è più facilmente vittime del fascino per un dio totalizzante o per l’uomo forte».

Ma questi ragazzi «francesi» che hanno sparato al Bataclan, non sono anche nati dal fallimento di un sistema che mitizza i diritti ma che di fatto non sa integrare i più deboli?

«Per me è vero il contrario. Sparano perché hanno paura dell’integrazione e resistono a modo loro. Non possiamo essere naïf: alla guerra si risponde combattendo, ma con i valori della laicità e della tolleranza. O davvero avranno la meglio i peggiori demoni della storia di Francia».”

La Stampa 16 novembre 2015

Intervista a Elisabeth Roudinesco

CESARE MARTINETTI

http://www.spiweb.it/rassegna-stampa/812-italiana-ed-estera/rassegna-stampa-italiana-2015/6527-intervista-a-elisabeth-roudinesco-la-stampa-16-novembre-2015

Freud nel suo tempo e nel nostro

http://www.einaudi.it/libri/libro/-lisabeth-roudinesc/sigmund-freud-nel-suo-tempo-e-nel-nostro/978880622650