Porta via tempo oltre al denaro

 

taxxxxTroppe tasse. Lo dicono i cittadini privati e lo dicono le imprese ogni volta che giunge la stagione in cui il governo italiano si siede intorno al tavolo per decidere la programmazione fiscale dell’anno venturo. E a confermare il triste primato ci pensa il rapporto ‘Paying Taxes 2014’ della Banca Mondiale che inchioda l’Italia al 138° posto per tasse pagate su 189 Paesi presi in esame. Un dato che il governo dovrebbe tenere a portata di mano, sulla propria scrivania, quando si appresta a pubblicare il Documento di programmazione economica e finanziaria (Def), la serie di impegni messi nero su bianco che entro dicembre porteranno a scrivere la Legge di Stabilità per il 2016. Per aggredire la propria posizione l’Italia dovrebbe impegnarsi a migliorare i tre indicatori che la Banca mondiale utilizza per redigere la classifica: il Total tax rate, ovvero il carico fiscale complessivo, il tempo necessario per gli adempimenti relativi alle principali tipologie d’imposta e di contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) e il numero di versamenti effettuati. Anche perché il triste record italiano non solo non attira le aziende straniere, ma è tale da far scappare quelle italiane all’estero, ultimo rilevamento del rapporto della Banca mondiale, il carico fiscale complessivo dell’Italia è il più alto d’Europa, pari al 65,8% dei profitti commerciali, in miglioramento rispetto al 2012 (68,3%), ma contro una media europea scesa al 41,1% dal 42,6% del 2012 e una media mondiale del 43,1%, anch’essa in miglioramento rispetto al 44,7% dell’anno prima.

Per gli adempimenti fiscali, poi, in Italia le società impiegano 269 ore all’anno contro le 179 ore impiegate in media da un’impresa europea e le 268 ore l’anno della media mondiale.

Quanto infine ai pagamenti, le imprese tricolori effettuano 15 pagamenti contro i 13,1 europei e i 26,7 richiesti mediamente a livello globale. I numeri sono disarmanti e il trend non lascia spazio a grandi speranze perché rispetto all’anno precedente l’Italia è indietreggiata di sette gradini, dal 131° posto al 138°. Il recupero di competitività del Paese deve passare anche da qui. …………

Il governo ha messo mano all’elevata tassazione sulle imprese con l’ultima legge di Stabilità cancellando l’Irap. Per le aziende la riduzione fiscale complessiva vale 6,5 miliardi: gli imprenditori da quest’anno potranno dedurre per intero il costo del lavoro dalla base imponibile che serve per calcolare l’Imposta. Secondo le simulazioni del governo, ciò significherebbe (nelle grandi aziende che impiegano molti lavoratori e hanno un business ‘labour intensive’) andare a risparmiare alla fine il 65% dell’imposta. Per le piccole il vantaggio scenderebbe (sotto il 10% di risparmio), ma sarebbe comunque un sollievo importante: l’impatto sul Pil è stimato intorno a 0,1 punti percentuali subito e poi di 0,4 punti a regime.

Nel Def pubblicato la scorsa settimana il premier Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, hanno voluto precisare che la pressione fiscale è scesa nel 2014 di 0,4 punti percentuali collocandosi al 43,1 e non è, invece, salita dal 43,4 del 2013 al 43,5 del 2014 come aveva detto l’Istat attenendosi alle regole alla contabilità europea. La discesa proseguirà nel corso del 2015, se si tiene conto dell’effetto del bonus di 80 euro, al 42,9 (e non salirà al 43,5 per cento). Così come dal 2016, considerando la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, è destinata a posizionarsi a quota 42,6 contro il 44,1 a ‘legislazione vigente’.

La pressione fiscale indica il rapporto tra il gettito fiscale ed il Pil ed è un altro strumento statistico per indicare quanto lo Stato grava sui cittadini, da non confondere tuttavia con il Total tax rate, preso in considerazione per la classifica della Banca mondiale che indica la somma di tutte le imposte e i contributi obbligatori a carico delle imprese ed applicate ai profitti commerciali (ossia dopo la contabilizzazione di deduzioni consentite ed esenzioni), rispetto ai profitti commerciali complessivi

Walter Galbiati

Repubblica 20 aprile 2015

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/04/20/news/porta_via_tempo_oltre_al_denaro_il_sistema_fiscale_inchioda_litalia-112469369/

 

Abusivi offresi

lavnerCi sono parrucchieri ed estetiste, spesso ex dipendenti licenziati, che continuano ad esercitare a casa loro o direttamente a casa dei clienti, tassisti completamente abusivi o che magari «sforano» in comuni limitrofi a quelli per cui hanno la licenza, idraulici ed elettricisti che tirano giù la serranda ma che poi continuano come se nulla fosse a prestare i loro servizi, e ancora trasportatori per conto terzi senza la necessaria abilitazione. Per non dire poi di imbianchini e muratori. C’è gente che fa il doppio lavoro e ci sono anche tanti cassintegrati che in questo modo cercano di arrotondare. Complice la crisi l’esercito degli abusivi cresce anno dopo anno.

 

Oggi sono un milione, o quasi, calcola l’ufficio studi di Confartigianato. O meglio sono 881mila, ma visto in media lavorano molte più ore dei regolari «valgono» come 1 milione e 34mila persone, o «unità di lavoro equivalenti a tempo pieno» (ula) per usare il termine dei tecnici. Il tasso di irregolarità, tra i lavoratori autonomi, tocca così il 13,8%. Ovvero, un occupato su 7 è in nero. Se poi si allarga lo sguardo al totale dell’economia il conto degli irregolari, calcolando anche i 2.204.000 lavoratori dipendenti a loro volta «in nero», sale a quota 3 milioni e 85 mila, con un tasso complessivo di irregolarità del 12,4%.

Concorrenza sleale

Questo esercito di abusivi non solo «fa concorrenza sleale alle imprese regolari – è scritto nel rapporto di Confartigianato, che ha elaborato i dati contenuti nei conti nazionali pubblicati dall’Istat a settembre, …… ma determina una rilevante evasione fiscale». Usando come reddito la media rilevata dagli studi di settore, Confartigianato stima che la presenza di una fetta così ampia di lavoro irregolare determini un’evasione fiscale e contributiva da parte dei soli lavoratori autonomi pari a 11,78 miliardi: 3,8 miliardi di Iva, 2,8 di Irpef, 604 milioni di Irap e 4,54 miliardi di contributi sociali. Tanto per fare un paragone: l’importo evaso dagli abusivi, in media 14.209 euro a testa all’anno, rappresenta lo 0,7 del Pil ed equivale alla spesa sanitaria di Veneto e Marche messe insieme.

Chi è più esposto

Ovviamente le imprese artigiane regolari sono tra le più esposte alla concorrenza sleale del sommerso: circa i due terzi del settore (923.559 imprese, 1.750.427 di addetti) sono a rischio. In cima alla lista “altri servizi alla persona” con un tasso di esposizione del 24,5%, servizi di alloggio e ristorazione (22,1%) e le attività di trasporto e magazzinaggio (19,5%) che in tutto assommano 333.748 imprese e 650.743 addetti. Particolarmente esposti anche parrucchieri ed estetiste, settore che conta 126.790 imprese e 229.300 addetti. In valori assoluti tra le regioni più «colpite» ci sono Lombardia (con 172.688 imprese, pari 18,7% del totale dell’artigianato più esposto), Emilia-Romagna (10,2), Veneto (9,6) e Piemonte (9,5).

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Il record in Campania

In termini assoluti la metà degli occupati irregolari totali si concentra in cinque regioni: l’11,6% in Campania con 357.400 unità, il 10,7% in Sicilia (329.400), il 10,1% in Lombardia (312.600), il 9,4% in Lazio (290.900) e l’8,2% in Puglia con 253.400 unità. In Calabria un terzo (35,3%) degli occupati è irregolare, in Molise, Sardegna, Basilicata e Sicilia viaggiano sul 25%, Campania e Puglia sono attorno al 20. Il tasso di irregolarità più basso è pari al 5,9% e si rileva nella Valle d’Aosta. Un terzo (34,2%) degli occupati irregolari, pari ad oltre un milione (1.054.600 unità), si concentra nelle sette prime province: Roma (222.500 unità), Napoli (200.900), Milano (157.300), Torino (126.700), Bari (106.500), Palermo (87.900), Cosenza (78.500) e Salerno (74.300). Ma a livello provinciale i picchi si toccano a Crotone con il 40,1%, a Vibo Valentia (39,3%) e Catanzaro (37,8%).

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http://www.lastampa.it/2014/11/16/economia/gli-abusivi-sono-un-milione-il-fisco-perde-miliardi-lanno-oSyuiCiT5n6zQuXZqlNeIO/pagina.html

 

 

Varato il DEF

def_documento_co_finanziario-600x300[1]Il governo è alla prima prova economica. Oggi 8 aprile, il Consiglio dei ministri ha varato il Documento di economia e finanza (Def) che delineerà il Piano nazionale delle riforme. Un documento con «numeri prudenti», chiarisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che spera che «siano smentiti dalla realtà»…..

Il passaggio del Def in Parlamento avverrà in Parlamento il 17 aprile. …

Confermato il taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale su base annua. Per il 2014, partendo il provvedimento da maggio, serviranno 6,7 miliardi: 4,5 miliardi verranno dalla spending review, spiega Renzi, mentre altri 2,2 miliardi verranno dall’aumento del gettito Iva e dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione di Bankitalia…..

L’effetto espansivo delle riforme si manifesterà «debolmente» nel 2014 per poi risultare «via via più pronunciato» negli anni successivi. Lo si legge nella bozza del Piano nazionale delle riforme (Pnr) allegato al Def. In particolare il Pil risulterebbe maggiore di 0,8 punti percentuali nel 2014, dell’1,3% nel 2015, dell’1,6% nel 2016, dell’1,8% nel 2017. Si tratta di una stima «ragionevole», secondo il ministro Pier Carlo Padoan. La morsa della disoccupazione dovrebbe, dopo un’ulteriore stretta, gradualmente allentarsi: a fronte di un 12,2%, registrato nel 2013, le previsioni parlano di un tasso che dovrebbe schizzare al 12,8% nel 2014, per poi scendere al 12,5% nel 2015, al 12,2% nel 2016. Per scendere sotto il 12% bisognerà aspettare il 2017 (stima 11,6%).Anche la pressione fiscale in una prima fase dovrebbe crescere, al 44% dal 43,8% del 2013, per poi scendere al 43,7% nel 2016 e al 43,5% nel 2017. Migliora lentamente anche il rapporto deficit-pil, che secondo le stime si attesterà quest’anno al 2,6% (era al 3% nel 2013), scendendo ulteriormente al 2% nel 2015. ….
http://www.corriere.it/economia/14_aprile_08/renzi-crescita-spese-terapia-d-urto-vicini-chi-guadagna-meno-98dcf5f2-bef8-11e3-9575-baed47a7b816.shtml

 IL TESTO DEL DEF

DEF-PNR-2014