Come va la disoccupazione?

È un record triste che si aggiorna ogni mese, anche se – ad agosto – va inquadrato in un panorama complessivo che mostra timidi segni di miglioramento. Il tasso di disoccupazione dei giovani ha sfondato quota 44,2%, in aumento di un punto percentuale sul mese precedente e di 3,6 punti rispetto all’anno scorso.

Se i ragazzi sotto i venticinque anni continuano a soffrire, la fotografia mensile dell’Istat mostra però spiragli a livello complessivo: il tasso di disoccupazione è del 12,3%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto a luglio e di 0,1 punti percentuali nei dodici mesi. « …

Il numero di chi ha un posto è sostanzialmente stabile: 22 milioni 380 mila, in aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente (+32 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,7%, cresce di 0,1 punti percentuali sia in termini congiunturali sia rispetto a dodici mesi prima.

Il prezzo più alto, come detto, continua ad essere pagato dai giovani: secondo le rilevazioni dell’istituto di statistica ad agosto risultavano occupati 895mila ragazzi tra i 15 e i 24 anni, in diminuzione del 3,6% rispetto al mese precedente (-33 mila) e del 9% su base annua (-88 mila). Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15%, diminuisce di 0,5 punti percentuali su luglio e di 1,4 punti nei dodici mesi.

http://www.lastampa.it/2014/09/30/economia/lavoro/ad-agosto-la-disoccupazione-in-discesa-ma-tra-i-giovani-continua-a-correre-O9UGn36E1bKjelF0r7tGBP/pagina.html

 

Quanto costa un’ora di lavoro

Uno dei principali obiettivi del governo di Matteo Renzi – insieme all’aumento del peso delle buste paga per gli italiani meno abbienti – è quello di abbassare il costo del lavoro. Una necessità invocata ormai storicamente dalle imprese, che si ritrovano ogni giorno a denunciare l’incidenza di imposte, contributi e affini sulla voce del costo del loro personale, con evidenti restrizioni alla possiblità di assumere nuovi lavoratori. 

Una fotografia comparata della situazione a livello europeo arriva da recenti dati di Eurostat. Secondo le statistiche comunitarie, nel 2013 il panorama continentale è stato estremamente variegato: nella media dell’Unione a 28 membri un’ora di lavoro costa 23,7 euro, che diventano 28,4 nella zona della moneta unica. Ma le differenze sono enormi, visto che si passa dai 3,7 euro della Bulgaria agli oltre 40 euro della Svezia e fino ai 48,5 della Norvegia. In questa classifica, a sorpresa l’Italia è lontana dalle posizioni di vertice se si considera il costo nel suo complesso, cioè come risultante dei salari veri e propri e del peso del Fisco. Nel Belpaese, infatti, il costo del lavoro si è attestato a 28,1 euro l’ora poco, appunto poco sotto la media dell’Eurozona e molto al di sotto di Francia (34,3) e Germania (31,3). Il Belgio, tra quelli che condividono l’euro, si trova in vetta con 39 euro l’ora; dalla parte opposta la Slovacchia.

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http://www.repubblica.it/economia/2014/03/30/news/eurostat_costo_del_lavoro-82303237/?ref=HRLV-5

 

 

Quattro giovani su dieci senza lavoro

I disoccupati in Italia sono 3 milioni e 189 mila, una cifra che non si discosta di molto da quella del mese scorso ma ma che segna 287 mila disoccupati in più (quasi il 10%) rispetto a ottobre dell’anno scorso. Resta a livelli altissimi il dato che riguarda i giovani: il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati) è pari al 41,2%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al mese precedente e di ben 4,8 punti nei dodici mesi. Nel terzo trimestre di quest’anno i ragazzi tra i 18 e i 29 anni che non hanno un lavoro sono circa un milione: oltre un disoccupato su tre ha meno di 30 anni.

Rispetto a settembre, secondo l’Istat, a ottobre hanno perso il lavoro 13 mila giovani tra i 14 e 29 anni, mentre rispetto all’anno scorso i posti di lavoro perduti tra gli under 30 sono stati 151 mila. Complessivamente il numero di giovani disoccupati è di 663 mila, novemila in più rispetto a settembre e 35 mila in più in confronto a ottobre dell’anno scorso. Aumenta inoltre il numero degli scoraggiati, coloro che non cercano lavoro perché ritengono di non trovarlo che salgono a 1 milione 901 mila su base trimestrale. In netto calo anche il numero di precari occupati: i lavoratori dipendenti a tempo determinato e di collaboratori che hanno un lavoro sono 2 milioni e 624 mila nel trimestre, in calo di 253 mila unità (l’8,8% in meno rispetto a ottobre 2012).

http://www.lastampa.it/2013/11/29/economia/disoccupazione-ancora-record-quattro-giovani-su-dieci-senza-lavoro-nRHTWvepvpFMXTc3NCAsIN/pagina.html

LA DISOCCUPAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA.

http://www.lastampa.it/medialab/data-journalism/giovani-e-lavoro

Sui salari vince l’inflazione

paperL’inflazione sta lentamente scendendo, ma gli stipendi non riescono a tenere la corsa contro i prezzi. Nel mese di gennaio 2013, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività , aumenta del 2,2% nei confronti di gennaio 2012).

Il 2012 è stato un annus horribilis per le retribuzioni, complice anche la crisi. Se prendiamo il periodo 2002-2012, scopriamo che gli stipendi degli italiani sono nominalmente cresciuti, ma sono stati battuti dai prezzi. Secondo l’indagine tratta dalla banca dati della società specializzata Od&M (Gi Group), che ha esaminato oltre 1,7 milioni di buste paga, tutti i lavoratori nella media hanno perso potere d’acquisto.

Le retribuzioni totali lorde sono arrivate a 108.825 euro per i dirigenti (+24,6%); a 53.176 per i quadri (+30,1%); a 27.967 per gli impiegati (+22,8%) e a quota 22.461 per gli operai (+24,6%). Peccato che l’inflazione, sempre nei dieci anni 2002-2012, abbia corso più degli stipendi, raggiungendo quota + 24,5% (secondo l’indice Nic) e addirittura + 33,1% secondo l’indice dei prezzi ad alta frequenza (carrello della spesa). Da cui si evince che tutti sono state battuti dall’aumento dei prezzi da due a dieci punti, a seconda dell’indice inflattivo utilizzato; segno che in questo decennio, la moderazione salariale e le difficoltà date dalla crisi hanno inferto una profonda ferita al peso e al valore del lavoro, svuotando le tasche dei lavoratori. Si sono difesi un po’ meglio degli altri i quadri, mentre più colpiti in assoluto risultano gli impiegati.

http://www.lastampa.it/2013/02/07/blogs/lavori-in-corso/gli-stipendi-perdono-la-corsa-contro-l-inflazione-in-dieci-anni-penalizzati-dirigenti-operai-e-impiegati-3NxavhVQ7Ry0LXZKvFsjdK/pagina.html