Le promesse del G20

g22220No, Barack Obama non ha piegato le resistenze di Angela Merkel, il G20 non segna l’inizio di un ripensamento dell’euroausterity. Al massimo ha fornito legittimità a Mario Draghi per accelerare e amplificare gli acquisti di bond sul modello seguito in America. Nel comunicato finale del vertice di Brisbane c’è infatti un richiamo a politiche monetarie che contrastino le pressioni deflazionistiche». Il summit in Australia ha anche riservato un’amara sorpresa al nuovo presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Nel testo approvato dai leader c’è una chiara condanna del tipo di esenzioni fiscali occulte offerte alle multinazionali dal Lussemburgo, proprio quando Juncker ne era premier e ministro delle Finanze. Quel passaggio rilancia le polemiche sulla credibilità di Juncker appena giunto alla guida della Commissione di Bruxelles.

Mentre l’invasione russa dell’Ucraina crea nuovi ostacoli alla crescita europea e il premier britannico David Cameron paventa i «costi enormi di un nuovo conflitto glaciale sull’Europa intera..

Il comunicato del G20 annuncia uno sforzo congiunto per accelerare la crescita, i Paesi che rappresentano insieme l’85%del Pil mondiale s’impegnano a realizzare un sovrappiù di sviluppo pari al 2,1%, aggiuntivo rispetto alla tendenza attuale, di qui al 2018. Gli strumenti? Investimenti in infrastrutture, riforme strutturali per la concorrenza e nuove misure per la liberalizzazione degli scambi. «Aumenteremo il Pil mondiale di oltre 2.000 miliardi di dollari, creando milioni di nuovi posti di lavoro», promette l’accordo. Ma gli investimenti infrastrutturali non saranno necessariamente pubblici. Possono essere attivati con capitali privati, attivati grazie alle banche di sviluppo e alle organizzazioni internazionali. C’è posto dunque per il cosiddetto piano Juncker di 300 miliardi d’investimenti europei. Non significa che i Paesi membri abbiano deciso di sforare i vincoli di bilancio, come 3% di deficit/Pil. Non significa neppure che Berlino abbia deciso di rilanciare la domanda interna con fondi pubblici per le grandi opere. II nome di Juncker aleggia implicitamente nel documento finale dove si parla della «ottimizzazione fiscale delle multinazionali». E’ un eufemismo per descrivere la massiccia elusione d’imposte attraverso accordi sottobanco negoziati coi governi dei paradisi bancari e fiscali come il Lussemburgo. Lo scandalo Lux-leaks, che espone le responsabilità di Junker, ha spinto il G20 a promuovere «la trasparenza contro queste pratiche nefaste». Viene adottata una proposta dell’Ocse, che renderebbe quasi impossibili i comportamenti come quelli del Lussemburgo, costringendo i governi a divulgare alla luce del sole le con dizioni di favore pattuite con le multinazionali. Il G20 promette contro l’elusione risultati concreti e definitivi a breve termine, addirittura nel 2015  …..

 

Federico Rampini

Obama non piega la Merkel – Dai Grandi solo promesse

Repubblica 17 novembre 2014

Quanto costa il Parlamento europeo

parlamentoppUn miliardo e 790 milioni di euro per 751 eurodeputati: 2,4 milioni di euro l’anno a testa. E il budget del Parlamento europeo con un costo per cittadino di circa 3,58 euro l’anno (quello italiano ci costa 27,15 euro l’anno) lungo 436 chilometri, la distanza che separa le due sedi principali del Parlamento europeo: Bruxelles, in Belgio e Strasburgo, in Francia nel cuore dell’Alsazia simbolo dell’Europa ripacificata dopo la Seconda Guerra mondiale. In mezzo Lussemburgo, il Granducato che ospita la terza sede dell’Europarlamento, quella prettamente amministrativa con gli uffici del segretariato generale.

La premessa è doverosa: la politica europea è molto più attenta ai costi di quella italiana, ma nonostante tutto una revisione di alcuni capitoli della spesa non farebbe male. Quanto meno per mettere un po’ di ordine a sprechi che i tempi non giustificano più. Se una volta, infatti, le sedi di Bruxelles e Strasburgo avevano un forte significato storico rappresentando i territori liberati dall’invasione tedesca e divendando simbolo della pace nel continente, oggi sono diventate spese inutili in un’Eurozona che cerca la via della ripresa.

Lungo l’asse che divide le due città si muovono 5mila persone diverse volte al mese con un costo annuo che grava sulle casse del Parlamento per 200 milioni di euro: oltre il 11% di un budget per il 2014 da 1,79 miliardi di euro, che, pur essendo elevato, appare comunque più leggero di quello italiano (Camera e Senato costano circa 1,5 miliardi di euro). Lo spreco economico è aggravato dall’inquinamento degli spostamenti in uno scenario che vede l’Unione europea impegnata a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030. L’Odissea tra Bruxelles e Strasburgo in aereo, treno, auto, camion solo per trasportare ogni volta i documenti del Parlamento costa 19mila tonnellate di Co2 l’anno (un auto media ne consuma 86 chilogrammi per i 772 Km che dividono Milano da Napoli). A Bruxelles si riuniscono le varie commissioni, mentre in Francia si tengono le sedute plenarie per 4 giorni al mese, agosto escluso. Uno spreco in più, in considerazione del fatto che a Strasburgo è stata costruita una sede ad hoc, costata quasi 600 milioni di euro, ma che viene utilizzata solo 44 giorni all’anno.

La proposta. Lo scorso anno gli europarlamentari avevano votato un risoluzione – non vincolante – per ridurre a una sola le sedi del Parlamento, ma per il momento la Francia continua a porre il diritto di veto, così come in tutte quelle situazioni che diminuiscono il prestigio transalpino. L’idea di perdere Strasburgo, dopo aver riconquistato 69 anni fa l’Alsazia, metterebbe in difficoltà il presidente socialista Francois Hollande già in crisi di consensi lasciando ampi spazi ai nazionalisti ex gollisti.

Lavoro. D’altra parte la maggior voce di spesa del Parlamento riguarda il costo del lavoro. I 766 deputati, che scenderanno a 751, costano 227 milioni di euro l’anno tra stipendi (75 milioni); rimborsi spese (117 milioni); assicurazioni, pensioni ed indennità varie (35 milioni). A questi si aggiungono 620 milioni di euro per i funzionari e i dipendenti temporanei, mentre sono in calo da 116 a 98 milioni le spese per i servizi esterni.

Attività. Le attività ordinarie e straordinarie del Parlamento costano 463 milioni di euro contro i 444 milioni dello scorso anno: in questo caso, però, l’aumento è in qualche modo giustificato dall’allargamento dell’Unione europea che dal luglio del 2013 è salita a 28 membri con l’ingresso della Croazia. Il Parlamento è uno dei due bracci legislativi dell’Unione (l’altro è il Consiglio), ma gran parte della sua attività è dedicata alla divulgazione (106 milioni di euro l’anno tra pubblicazione di documenti, accoglienza dei visitatori e distribuzione di informazioni varie). L’Europarlamento spende 100 milioni di euro l’anno per finanziare l’attività di parlamentari indipendenti, i gruppi parlamentari e le fondazioni. Altri 200 milioni sono stanziati per coprire le gli eventuali eccessi di spese per i lavori parlamentari.

Strutture. Il Parlamento spende 205 milioni di euro l’anno per il mantenimento delle tre sedi; 140 milioni per le telecomunicazioni sotto il cui cappello cade tutta la gestione dell’Information technology. I costi amministrativi ammontano a circa 5 milioni di euro.

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-europee2014/2014/05/13/news/europarlamento_costi_tagli_alla_spesa-85489830/

 

PARLAMENTO EUROPEO

Schemi elaborati dagli studenti

Europa fuori dalla recessione?

Europa fuori dalla recessione. Secondo la stima flash di Eurostat, nel secondo trimestre 2013 il Pil cresce dello 0,3% sia nell’Eurozona sia nella Ue-27, ma in Italia resta con il segno meno a -0,2%. Valore superiore alle previsioni. È il primo dato positivo dopo sei trimestri consecutivi in calo. Rispetto allo stesso trimestre 2012, Pil a -1,1% nell’Eurozona e di -0,7% nella Ue. 

Nel corso del secondo trimestre 2013, rileva Eurostat, il Pil degli Stati Uniti è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente in cui si era già registrato un aumento dello 0,3%. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita americana è stata di +1,4%, dato in aumento rispetto a tre mesi prima (+1,3%). In crescita anche il Giappone: +0,6% (ma in frenata rispetto al trimestre precedente, +0,9%).

Analizzando i dati nazionali disponibili della Ue-27 (assenti quelli di Grecia, Irlanda, Danimarca, Lussemburgo, Malta, Slovenia), solo sei paesi sono ancora in calo: -0,1% in Bulgaria, Spagna e Svezia, -0,2% in Italia e Olanda, -1,4% a Cipro. In Portogallo la crescita maggiore (+1,1%), seguito da Germania, Repubblica Ceca e Finlandia (+0,7%) e da Regno Unito e Lituania (+0,6%).

Nonostante i dati positivi, il Commissario Ue per gli Affari economici Olli Rehn ha invitato alla cautela: «La ripresa nell’area dell’euro è a portata di mano, ma questi dati non devono lasciare spazio ad alcun autocompiacimento: tutti noi sappiamo che ci sono ancora notevoli ostacoli da superare». …….

http://www.lastampa.it/2013/08/14/economia/leuropa-fuori-dalla-recessione-pil-in-crescita-dopo-sei-trimestri-wac2TOMjJWf50rOwgaeV6O/pagina.html