Quante leggi elettorali ha avuto l’Italia?

Il 4 marzo, tra quattro settimane, gli italiani voteranno con una nuova legge elettorale. È la quinta legge elettorale approvata dal Parlamento italiano dalla nascita della Repubblica. Ma in realtà solo tre sistemi elettorali sono stati utilizzati fino ad ora: un sistema proporzionale puro, un sistema maggioritario con quota proporzionale (legge Mattarella), un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza (legge Calderoli).

Il quarto sistema, il cosiddetto Italicum, approvato solo per la Camera dei deputati nel 2015, è stato dichiarato in parte incostituzionale nel 2017 e sostituito dalla nuova legge. Il quinto sarà messo alla prova il mese prossimo. L’Italicum è dunque l’unica riforma elettorale rimasta solo sulla carta. E il Parlamento uscente è l’unico che abbia mai votato due riforme elettorali.

Il sistema proporzionale è stato in vigore dal 1946 fino al 1993: gli italiani hanno votato per oltre quarant’anni e a tutti i livelli con un sistema che attribuiva i seggi ai partiti in proporzione ai voti ottenuti. Questo valeva per i Consigli comunali, per quelli provinciali e regionali (dal 1970), per la Camera dei deputati e per il Senato. Vale ancora oggi per le elezioni europee. Alla Camera l’elettore poteva esprimere quattro preferenze. Al Senato esisteva un sistema di collegi uninominali assegnati solo a chi avesse superato il 65% dei voti e in realtà, siccome nessun candidato raggiungeva mai quella soglia, ripartiti in modo proporzionale su base regionale.

Il sistema proporzionale è stato utilizzato per undici elezioni del Parlamento.

Nel 1953 fu votata l’introduzione di un premio di maggioranza per assegnare il 65% dei seggi allo schieramento che avesse superato il 50% dei voti, definito “legge Truffa” dalle opposizioni e cancellato l’anno dopo.

Il sistema maggioritario è stato in vigore dal 1994 al 2005. Nel 1993 un referendum scelse a grande maggioranza (82,7% dei voti sul 77% di votanti, vale a dire il 63% degli elettori) di modificare il sistema di voto per il Senato in senso maggioritario.

Lo stesso anno il Parlamento votò una nuova legge elettorale che introdusse un sistema maggioritario con correzione proporzionale sia per la Camera che per il Senato. Con questa nuova legge il 75% dei seggi veniva assegnato sulla base di collegi uninominali nei quali risultava eletto il candidato più votato, qualunque percentuale dei voti avesse ottenuto. Il restante 25% veniva assegnato ai partiti in modo proporzionale a tutti i voti ottenuti.

Il relatore della legge era Sergio Mattarella, oggi presidente della Repubblica, e per questo il sistema è stato anche chiamato Mattarellum. È stato utilizzato per tre elezioni, dal 1994 al 2001.

Nel 2005 la maggioranza di centrodestra al governo votò una riforma elettorale basata su un sistema proporzionale ma con premio di maggioranza per la coalizione più votata. Relatore della legge era il leghista Roberto Calderoli, ma la legge è nota come legge Porcellum. Il voto avveniva sulla base di liste bloccate, senza possibilità di esprimere preferenze per i candidati. L’assenza di una soglia per far scattare il premio di maggioranza e l’assenza di voto di preferenza sono stati giudicati incostituzionali nel 2013, dopo le ultime elezioni politiche.

Paolo Magliocco

La Stampa, 5 febbraio 2018

http://www.lastampa.it/2018/02/05/italia/politica/quante-leggi-elettorali-ha-avuto-litalia-Gvh52X2Lhy6Ozk7WUQzsuO/pagina.html

Rosatellum bis: la nuova legge elettorale

 L’Italia ha una nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis (da oggi solo Rosatellum probabilmente) che sostituisce l’Italicum modificato dalla Corte Costituzionale alla Camera e il Consultellum per il Senato.

La legge è stata approvata con l’appoggio di Pd, Forza Italia, Lega e Alternativa Popolare e fortemente osteggiato da M5s e dalle sinistre.

Si tratta di un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo di deputati e senatori è eletto in collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. Ecco cosa prevede.

• LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI
Alla Camera i 630 seggi saranno assegnati come segue:

  • 232 in collegi uninominali, di cui:
    • Sei per il Trentino Alto Adige
    • Due per il Molise
    • Uno per la Val d’Aosta
  • 386 in piccoli collegi plurinominali (circa 65 collegi, da definire con legge delega)
  • 12 nella circoscrizione estero

Al Senato i 315 seggi si divideranno così:

  • 109 in collegi uninominali, di cui:
    • Sei per il Trentino Alto Adige
    • Uno per il Molise
    • Uno per la Val d’Aosta
  • 200 in piccoli collegi plurinominali
  • 6 nella circoscrizione estero

Come nel Mattarellum, i 232 candidati più votati in ogni collegio uninominale alla Camera e i 102 del Senato otterrebbero direttamente il proprio seggio, anche se avessero ottenuto un solo voto più del loro diretto avversario. E’ la logica anglosassone del first past the post.

 LA DOPPIA SOGLIA DI SBARRAMENTO
La soglia di sbarramento del Rosatellum nella quota proporzionale è fissata al 3% su base nazionale, sia al Senato che alla Camera, con l’eccezione delle liste relative alle minoranze linguistiche per le quali la soglia è al 20% nella regione di riferimento. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia minima del 10% per le coalizioni (all’interno del quale però almeno una lista deve aver superato il 3%).

Il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché non raggiunge il 3% ma eletto nel maggioritario ovviamente manterrà il suo seggio.

• PROPORZIONALE ALLA CAMERA E AL SENATO
Un’importante differenza, stabilita dalla Costituzione, tra Montecitorio e Palazzo Madama è che il Senato deve essere eletto su base regionale. Il Rosatellum prevede che la ripartizione dei seggi tra le liste alla Camera (e quindi gli equilibri a Montecitorio) sia effettuata su base nazionale mentre il riparto del Senato sarebbe solo regionale e quindi meno dipendente dal totale nazionale dei voti del Senato, fermo restando che le soglie del 3% e del 10% si calcoleranno su base nazionale.

Per il resto, la parte proporzionale di Camera e Senato è sostanzialmente uguale.

• LISTINI CORTI E BLOCCATI
Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che dovranno essere definiti con un decreto del governo. Il Rosatellum prevede che i collegi plurinominali siano formati dall’accorpamento di più collegi uninominali. Ogni collegio plurinominale non elegge in nessun caso più di 8 deputati, ma potrà eleggerne molti di meno a seconda della Regione.

Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate, scelta che non va in contrasto con le indicazioni della Consulta che aveva bocciato i listini bloccati in grandi collegi. In questo caso i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità dell’eletto, anche in considerazione del fatto che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.

• COALIZIONI E ALLEANZE
Dopo la parentesi (mai applicata) dell’Italicum che premiava le singole liste, tornano nella legge e nella scheda elettorale le coalizioni, con un gruppo di liste che possono sostenere un singolo candidato nell’uninominale, come era nel vecchio Mattarellum, ma correre per sé nel proporzionale. Ovviamente, visto che la costituzione non prevede il vincolo di mandato e dà alle Camere autonomia, i partiti coalizzati possono ‘sciogliere’ l’alleanza in qualsiasi momento.

• UN’UNICA SCHEDA E NO AL VOTO DISGIUNTO
Novità rilevante anche per le conseguenze politiche che avrà è che il voto sarà espresso su una sola scheda e sarà vietato il voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una lista a lui non collegata nella parte proporzionale, come era nel Mattarellum che prevedeva due schede diverse.

Questo ‘depotenzia’ in un certo senso sia il sistema proporzionale che quello maggioritario, togliendo libertà all’elettore di scegliere liberamente un partito e un candidato al maggioritario. L’elettore dovrà scegliere un abbinamento candidato-partito.

Alessio Sgherza

la repubblica 26 ottobre 2017

http://www.repubblica.it/politica/2017/09/22/news/rosatellum_bis_scheda-176193741/

Legalicum domande & risposte

 Cosa prevede il Legalicum?

Il M5S chiama «Legalicum» il sistema emerso dopo che la Consulta a gennaio ha modificato l’Italicum. La legge elettorale che ne è uscita, valida solo per la Camera, prevede per la prima lista che supera il 40% 340 seggi (su 630). Se nessuna lista supera il 40%, i seggi sono ripartiti su base proporzionale tra le liste che superano il 3%. Il Legalicum mantiene i 100 capilista bloccati già previsti dall’Italicum.
Come si estende il Legalicum al Senato?
Per estendere il Legalicum a Palazzo Madama occorre rispettare la disposizione costituzionale dell’elezione «a base regionale» del Senato. Va individuato un meccanismo per distribuire il premio alla lista vincente su base nazionale in modo «ponderato» a livello regionale, così come l’attribuzione dei seggi alle liste deve essere effettuata nell’ambito di ciascuna regione.
Capilista bloccati: chi è a favore, chi contro?
Quasi tutti i partiti si sono espressi contro i capilista bloccati, in quanto non permettono agli elettori di scegliersi i propri eletti. A suo tempo, durante la trattativa per l’Italicum, i capilista bloccati furono richiesti da Fi: Berlusconi
considera le preferenze come un elemento in grado di alimentar
e la guerra interna a Fi, facendogli perdere la
presa sul partito.
Chi vuole il premio alla lista?
Il premio di maggioranza alla lista è difeso da Renzi, in quanto permette di mantenere la vocazione maggioritaria del Pd, contro le vecchie coalizioni litigiose. Anche i 5 stelle, che non fanno alleanze con altri partiti, sono favorevoli al premio alla lista.
Chi vuole il premio alla coalizione?
A favore del premio alla coalizione è Forza Italia, con l’obiettivo di mantenere aperta la porta all’alleanza con la Lega (che non è disponibile, pena la perdita della sua vocazione identitaria, a confluire in un listone unico). Anche i centristi sono favorevoli al premio alla coalizione: in questo modo aumenterebbe il loro peso politico e i grandi partiti avrebbero interesse a coinvolgerli nelle loro coalizioni per conquistare il premio di maggioranza.
Quali sono le soglie di sbarramento richieste dai singoli partiti?
I grandi partiti, Pd, M5S, Fi e anche la Lega, sarebbero avvantaggiati da un innalzamento dal 3 al 5% dello sbarramento attualmente in vigore alla Camera. I piccoli partiti, dai centristi a Mdp, si oppongono a una misura che rischia di tagliarli fuori.
Qual è la posizione dei partiti sui collegi?
I collegi del Mattarellum piacciono a Pd e Lega, perché permettono agli elettori di controllare i propri eletti. Ma sono osteggiati da Berlusconi, secondo cui i candidati di Fi sono svantaggiati rispetto a quelli del Pd, che hanno un maggiore radicamento sul territorio. I collegi non piacciono neanche al M5s. 

Il Sole 24 ore, 11 maggio 2017


La questione della legge elettorale

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Dopo la sconfitta al referendum costituzionale e le annunciate dimissioni del governo Renzi, la prossima importante questione politica che si discuterà in Parlamento, sui giornali e nei talk show riguarda la legge elettorale, da cui dipende se e quando ci saranno nuove elezioni e le alleanze con cui i partiti si presenteranno di fronte agli elettori. Si tratta di una questione difficile da risolvere, perché l’Italicum, la legge elettorale attualmente in vigore (solo alla Camera: ci arriviamo), non piace a nessuno o quasi, e tutte le forze parlamentari si sono impegnate a cambiarla. Non è chiaro però se e quanto quelle stesse forze siano disponibili ad accordarsi su una nuova legge e, nel caso, quanto tempo ci vorrà a raggiungere un compromesso.

Stando alle posizioni ufficiali, soltanto Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia vogliono andare a votare con l’attuale sistema elettorale (che lo stesso M5S aveva definito fascista). Oltre alle ragioni tattiche – il ballottaggio previsto dall’Italicum potrebbe favorire il partito di Beppe Grillo – ce ne sono altre più sostanziose. Il sistema elettorale italiano al momento è caotico e incoerente: ci sono due leggi elettorali completamente diverse, una per la Camera e una per il Senato.

Quella per la Camera è l’Italicum, una legge creata per produrre in ogni circostanza una netta maggioranza. Questo obbiettivo è garantito da un grosso premio di maggioranza che viene assegnato a chi ottiene il 40 per cento dei consensi su base nazionale o vince un ballottaggio tra i due partiti più votati.

L’Italicum vale solo per la Camera, e non solo perché la Costituzione prevede che il Senato sia eletto a base regionale: durante le trattative per la sua approvazione si decise di non estenderlo al Senato, nemmeno modificandolo, per legare in qualche modo la sua effettiva applicazione all’approvazione della riforma costituzionale, e rassicurare così chi temeva che subito dopo l’approvazione della legge elettorale il governo Renzi avrebbe dato le dimissioni per tornare a votare subito. Dall’altra parte, l’attuale tripolarismo italiano – dove circa tre partiti o coalizioni hanno più o meno un terzo dei voti ciascuno – può essere “disinnescato” col premio di maggioranza nazionale, come quello della Camera, ma non con molti premi di maggioranza regionali come sarebbe dovuto avvenire al Senato, facendo saltare così la principale caratteristica dell’Italicum, cioè la garanzia di avere sempre una netta maggioranza in Parlamento per chi ha un voto in più degli altri.

Il fallimento del referendum fa sì che il Senato resti com’è adesso nella sua forma e nelle sue funzioni, e al Senato c’è una situazione opposta. La legge elettorale del Senato è il cosiddetto “Consultellum”, cioè un’evoluzione del vecchio “Porcellum”, la legge elettorale scritta nel 2005 dall’allora ministro Roberto Calderoli e poi modificata dalla Corte Costituzionale. Si tratta di un proporzionale quasi puro che fa l’esatto contrario dell’Italicum, ossia porta a un’altissima frammentazione del voto e rende quasi impossibile formare una maggioranza (secondo una simulazione realizzata poche settimane fa, con gli attuali sondaggi, l’unica maggioranza possibile sarebbe un’alleanza PD-M5S oppure PD-Forza Italia-Lega Nord: entrambe piuttosto implausibili).

Se votassimo domani con le due leggi elettorali in vigore, quindi, il risultato probabilmente sarebbe una Camera con una netta maggioranza del PD o del Movimento 5 Stelle (al momento i due principali partiti secondo i sondaggi) e un Senato spezzettato e non in grado di formare una maggioranza. Anche per questa ragione quasi tutti i partiti sono d’accordo, almeno a parole, nel voler adottare una nuova legge elettorale, che sia più organica e che renda possibile la formazione se non di una maggioranza di coalizione “monocolore” almeno una di larga coalizione (cioè tra centrodestra e centrosinistra).

Le cose si complicano ulteriormente: in ogni caso, infatti, è molto probabile che non andremo mai a votare con l’Italicum, perché la legge elettorale al momento si trova sotto l’esame della Corte Costituzionale, secondo la quale potrebbe avere fino a “sei profili di incostituzionalità”. I più importanti sono la presenza di liste parzialmente bloccate (che era già stata dichiarata incostituzionale nella precedente legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”) e la faccenda del ballottaggio che assegna un grosso premio di maggioranza. Inizialmente la Corte aveva fatto sapere che avrebbe preso una decisione il 4 ottobre, ma successivamente ha deciso di rimandarla a data da destinarsi. Secondo quasi tutti gli esperti la Corte si esprimerà a gennaio.

Molto probabilmente la Corte Costituzionale eliminerà il premio di maggioranza dell’Italicum e altri aspetti secondari della legge (come la questione dei “capilista bloccati”), trasformando così anche la legge per la Camera in un proporzionale puro che porterebbe a una Camera divisa in tre o quattro blocchi medio-grandi, senza nessuna chiara maggioranza. In teoria tutti i partiti hanno manifestato l’intenzione di non ritrovarsi in questa situazione e di approvare in tempi relativamente rapidi una nuova legge elettorale con cui presentarsi al voto già nella primavera del 2017.

Al momento circolano molte proposte di nuova legge elettorale, alcune di tipo proporzionale con premio di maggioranza, simili al Porcellum, ma con un premio ridotto per evitare una nuova bocciatura della Corte Costituzionale (queste proposte sono spesso definite di tipo “greco”, l’unico sistema in occidente, oltre quello italiano, a prevedere un premio di maggioranza). Altri propongono sistemi misti proporzionale-maggioritario (e a volte chiamati “sistema tedesco”) come il Mattarellum, in vigore in Italia dal 1993 al 2005, che assegna il 75 per cento tramite collegi maggioritari e il 25 per cento su base di criteri proporzionali. Alcuni hanno proposto un “Mattarellum 2.0″, simile alla vecchia legge ma con l’aggiunta di un premio di maggioranza. ……

Il Post

5 dicembre 2016

http://www.ilpost.it/2016/12/05/futura-legge-elettorale/

 

 

L’Italicum è legge

wwitalicLa Camera ha approvato, in via definitiva e con scrutinio segreto chiesto da Forza Italia e Lega Nord, il testo dell’Italicum. I sì sono stati 334, i no 61. Le opposizioni non hanno partecipato al voto.

La riforma elettorale è legge La nuova legge elettorale ricalca quella uscita dall’accordo tra Renzi e Berlusconi, modificato più volte tra Camera e Senato anche con il voto di Forza Italia. Eccoi punti cardine della legge che supererà il Porcellum:

Premio di maggioranza. L’Italicum assegna un premio di maggioranza alla lista che supera il 40 per cento. Se nessun partito raggiunge tale percentuale, si svolge un secondo turno tra i due partiti più votati, per l’assegnazione del premio. I partiti perdenti si ripartiscono i 290 seggi rimanenti sulla base della percentuale di voti.

Sbarramento al 3 per cento. Entrano alla Camera tutti i partiti che abbiano superato il 3 per cento per un complessivo di 100 collegi. L’assegnazione dei seggi della Camera avviene proiettando le percentuali dei partiti ottenuti a livello nazionale su cento collegi, in ognuno dei quali sono eletti 6-7 deputati.

Preferenze e capilista. Nei 100 collegi ciascun partito presenta una lista di 6-7 candidati: il capolista è bloccato mentre le preferenze valgono per gli altri candidati.

Entrata in vigore. L’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, dal momento che il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo.

Voto di genere. Sono possibili due preferenze, purché la seconda sia di genere diverso dalla prima, pena la nullità della seconda.

Alternanza uomo-donna. Le liste devono essere composte in modo da alternare un uomo a una donna. Nell’ambito di ogni circoscrizione i capilista di un sesso non devono essere superiori al 60 per cento del totale.

Multicandidature. E’ possibile che un candidato si presenti in più collegi, fino a un massimo di dieci.

Scheda. La scheda vedrà a fianco del simbolo di ciascun partito il nome del capolista bloccato e due spazi dove scrivere le due eventuali preferenze.

Trentino Alto Adige-Valle d’Aosta. In Trentino Alto Adige e nella Valle d’Aosta si vota con i collegi uninominali, come con il Mattarellum.

Erasmus. Potranno votare per corrispondenza i cittadini italiani che sono all’estero per almeno tre mesi o per motivi di studio, per lavoro o per cure mediche.

http://www.ilfoglio.it/politica/2015/05/04/italicum-legge-approvazione-definitiva-alla-camera___1-v-128418-rubriche_c347.htm

Come funziona l’Italicum

http://video.corriere.it/italicum-come-funziona-nuova-legge-elettorale/ebde2244-ef58-11e4-a9d3-3d4587947417