Il valzer dei sistemi elettorali cinque leggi in undici anni

sisteneketTogli le preferenze, cancella il proporzionale e metti i collegi uninominali. No, meglio le liste bloccate e il premio di maggioranza. Contrordine, rimetti le preferenze e butta via il premio, si torna al proporzionale. Aspetta, riecco il premio ma con il ballottaggio. Fermi tutti, niente ballottaggio. L’elettore italiano è senza alcun dubbio il più esperto del pianeta in sistemi elettorali. Li ha sperimentati quasi tutti, ormai: ogni volta che va al seggio gli danno una scheda diversa, e c’è un nuovo meccanismo da imparare. Solo negli ultimi undici anni, per dire, la legge elettorale è cambiata quattro volte, e quasi certamente cambierà ancora prima che si torni alle urne: e così, battendo ogni record, saremmo il primo Paese ad aver avuto tre riforme del voto pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale ma mai applicate: il Consultellum, l’Italicum e il Legalicum (soprannome già appioppato da Grillo al meccanismo sfornato ieri dalla Corte costituzionale). Regole nuove rimaste sulla carta, per quanto solenne.
Ricapitoliamo. Dopo aver votato per più di quarant’anni con il proporzionale, le liste di partito e le preferenze multiple – un meccanismo degenerato con le “quaterne” che garantivano il successo alle cordate di candidati e il controllo scientifico sul voto dei clientes – con il referendum Segni del 1993 gli italiani avevano scelto di passare al sistema maggioritario. E l’anno dopo il Mattarellum consegnò loro un sistema basato sui collegi uninominali a turno unico (come in America e in Gran Bretagna) ma corretto con un quarto di proporzionale, dove i partiti potevano presentare liste corte e bloccate. Finiva dunque la caccia alle preferenze ma cominciava il corso accelerato sul nuovo lessico elettorale, dallo sbarramento allo scorporo, passando per le liste civetta inventate dai partiti per aggirare lo scorporo (funzionarono così bene che nel 2001 Berlusconi ottenne più seggi dei candidati schierati nella quota proporzionale, e a Montecitorio undici seggi rimasero vuoti).
Seguì un lungo e appassionato dibattito sulla necessità di cambiare sistema, e dunque dovemmo imparare i pregi del sistema tedesco e i vantaggi di quello spagnolo, mentre i sostenitori del doppio turno alla francese cedettero il passo ai paladini del modello inglese, l’uninominale secco, che con il referendum del 1999 stava per diventare il nuovo sistema elettorale italiano, avviandoci definitivamente verso il bipartitismo.
Ma mancarono poche decine di migliaia di voti al quorum, e nel 2005 arrivò il Porcellum del leghista Calderoli. Via i collegi uninominali, sostituiti da listoni di partito che l’elettore doveva prendere o lasciare, ma con una novità: il premio di maggioranza. Un rimedio semplice al problema dell’ingovernabilità, che però sembrava congegnato per non funzionare: alla Camera scattava su base nazionale, mentre al Senato veniva assegnato regione per regione, qui al centrodestra e là al centrosinistra. Una legge pasticciata, che per due volte ha fatto vincere Berlusconi ma la terza (2013) non ha fatto vincere nessuno, rendendo obbligatorie le alleanze tra avversari.
Così non è dispiaciuto a nessuno che la Consulta, nel gennaio 2014, lo abbia dichiarato incostituzionale. Però ha abolito il premio di maggioranza e le liste bloccate, sostituendole con il proporzionale e le preferenze. Un ritorno al passato. Prima che si votasse con il nuovo sistema – il Consultellum – otto mesi fa Renzi ha fatto approvare a passo di carica la sua legge elettorale, l’Italicum, che ripescava il premio di maggioranza e riduceva l’elezione automatica ai soli capilista, ma introduceva una novità assoluta per l’Italia: il ballottaggio tra le prime due liste, se nessuno raggiungeva il 40 per cento richiesto per assegnare il premio.
E già ci preparavamo al doppio turno, immaginando di votare per il governo come già facciamo per i sindaci, quando la Corte – per la seconda volta – ha bocciato la legge elettorale. Il doppio turno all’italiana è rimasto dunque in vigore per meno di un anno, senza mai essere applicato nei seggi. E ora abbiamo il Legalicum, che ha corretto l’-I-talicum, che sostituiva il Consultellum, che modificava il Porcellum. Sognando di tornare al Mattarellum.
Sebastiano Messina
La Repubblica 26 gennaio 2017