I Suk

Un mercato allo stato puro, con le sue merci, i suoi venditori e compratori e con il rito della contrattazione.

I Suk , tratto da “Le voci di Marrakech di Elias Canetti , ed Adelphi

sukkC’è aroma nei suk, e freschezza, e varietà di colori. L’odore, che è sempre piacevole, cambia a poco a poco secondo la natura delle merci. Non esistono nomi, né insegne e neppure vetrine. Tutto ciò che si vende è in esposizione. Non si sa mai quanto costeranno gli oggetti, ne essi hanno infilzati i cartellini dei prezzi, né i prezzi sono fissi.
Tutti gli stanzini e le botteghe (venti o trenta o anche più) nei quali si vendono le stesse cose, sono vicinissimi l’uno all’altro. Qui c’è un bazar per le spezie e là uno per gli articoli in pelle. I cordai hanno il loro posto e così pure i cestai. Tra i mercanti di tappeti ce ne sono alcuni che stanno sotto grandi volte spaziose; ci si passa davanti come se fosse una città a parte e si viene invitati dentro con grande insistenza.  I gioiellieri sono sistemati in uno speciale cortile e in molte delle loro strette botteghe si vedono uomini al lavoro. Si trova di tutto, ma sempre in un gran numero di esemplari. la borsa di cuoio che cerchiamo è espodta in venti botteghe, ma tutte vicinissime una all’altra…

E’ sorprendente la dignità che acquistano in tal modo questi oggetti fabbricati dall’uomo. Non tutti sono belli, sempre di più s’intrufola tra loro robaccia di dubbia provenienza, fatta a macchina e importata dalle regioni del Nord. ma il modo in cui sono presentati è ancora quello di una volta. Accanto alle botteghe dove si vende soltanto, ce ne sono molte altre davanti alle quali si può osservare come gli oggetti vengono fabbricati. Così l’osservatore vede fin dall’inizio come si fanno le cose, e questo lo mette di buon umore. Perchè fa parte del nostro desolante modo di vivere moderno l’essere costretti a ricevere  in casa ogni cosa bell’e fatta, pronta per l’uso, come uscita da magici e orribili congegni ……
Il passante che cammina all’esterno non trova niente che lo separi dalla merce, né porte né vetrine. Il mercante seduto in mezzo alla sua merce, non esibisce il suo nome e, come ho già detto, riesce facilmente ad arrivare dappertutto. Ogni oggetto viene offerto al passante con grande premura. Egli può tenerlo a lungo in mano, può parlarne a lungo, può porre domande, esprimere dubbi e, se ne ha voglia, raccontare la sua storia, la storia della sua gente, la storia del mondo intero, senza comprare nulla. Quell’uomo tra le sue merci è soprattutto questo: è un uomo tranquillo, sta sempre seduto là, sembra sempre vicino, ha poco spazio e poche occasioni per movimenti ampi, appartiene alle sue merci come esse appartengono a lui.
La merce non viene messa via, egli le tiene sempre le mani e gli occhi addosso. Esiste un’intimità, che è seducente, tra il mercante e i suoi oggetti. Egli li custodisce e li tiene in ordine come se fossero la sua numerosissima famiglia.
Non lo disturba e non lo angustia il fatto di conoscere con esattezza il loro valore. Perchè egli lo tiene segreto e nessuno lo saprà mai. Questo conferisce alla contrattazione una nota appassionata e misteriosa. Solo lui può sapere quanto ci siamo avvicinati al suo segreto, ed è sempre all’erta, pronto a parare ogni colpo con destrezza, così che la distanza che protegge il valore non sia mai messa in pericolo. Per il compratore è una questione d’onore non lasciarsi imbrogliare, anche se l’impresa non è facile, perchè egli brancola sempre nel buio. Nei paesi in cui vige la morale del prezzo e perciò dominano i prezzi fissi, comprare qualcosa non è certo un’arte. Qualsiasi imbecille riesce a trovare le cose di cui ha bisogno, qualsiasi imbecille riesce a trovare le cose di cui ha bisogno, qualsiasi imbecille, purchè sappia leggere i numeri, è in grado di non farsi abbindolare.
Nei suk invece il prezzo che viene detto per primo è un’enigma inafferrabile. Nessuno lo conosce in anticipo, neppure il commerciante, perchè di prezzi ce ne sono moltissimi, a seconda delle circostanze. Ciascuno di essi si riferisce a una situazione diversa, a un cliente diverso, a un diverso momento della giornata, a un diverso giorno della settimana. Ci sono prezzi per singoli oggetti e altri per due o più articoli insieme. Ci sono prezzi per stranieri che si fermano in città un giorno soltanto e altri per stranieri che vivono qui già da tre settimane.
Ma questo è soltanto l’inizio di una faccenda complicata, del cui esito finale nessuno sa nulla. Qualcuno sostiene che bisogna scendere a circa un terzo del prezzo primitivo, ma questa non è che una stima grossolana, una di quelle insipide generalizzazioni con cui ce la si sbriga con coloro che non vogliono o non sono capaci di addentrarsi nelle sottigliezze di questa antica procedura.
E’ gradito che il viavai delle trattative duri una piccola, sostanziosa eternità. Il negoziante si rallegra del tempo che ci concediamo per fare i nostri acquisti. Gli argomenti che mirano alla resa dell’interlocutore han da esser tirati per i capelli, ingarbugliati, insistenti ed eccitanti. Si può essere dignitosi ed eloquenti, ma meglio le due cose assieme. La dignità serve a dimostrarsi l’un l’altro che non si dà troppa importanza al comprare e al vendere. L’eloquenza serve ad ammorbidire la risolutezza dell’avversario. Ci sono argomenti che suscitano scherno e nient’altro, altri invece che vanno dritto al cuore. Tutto bisogna tentare prima di cedere. Ma anche quando è giunto il momento di cedere, bisogna farlo all’improvviso e di sorpresa, così che l’avversario rimanga sgomento e ci offra l’opportunità di guardarlo dentro……