Il Pacchetto lavoro

disocc Questi sono i provvedimenti contenuti nel “pacchetto lavoro” ,  il Decreto legge varato il 26 giugno dal Consiglio dei ministri.

Se le cose andranno come previsto e auspicato, il «pacchetto lavoro» varato ieri mattina dal consiglio dei ministri e forte di un miliardo e mezzo di euro, dovrebbe produrre 200 mila occupati, di cui 100 mila a tempo indeterminato e altrettanti sottoforma di accessi all’occupazione (stages, tirocini, contratti a termine e simili). «Nello specifico – stando alla spiegazione dei provvedimenti che ha fatto lo stesso ministro del

Lavoro Enrico Giovannini – gli 800 milioni di incentivi per l’assunzione di giovani disoccupati potrebbero produrre 100mila occupati, i 15 milioni per l’alternanza scuola-lavoro potrebbero attivare circa 10 mila studenti universitari, i 6 milioni per gli stage genereranno in tre anni 3 mila tirocinanti, con l’autoimprenditorialità altri 8-10mila soggetti saranno attivabili, con le no profit 5 mila, con i tirocini al Sud 80 mila. Complessivamente parliamo di 200mila soggetti attivabili, di cui 100mila a tempo indeterminato»…..

Incentivi

Lo sforzo maggiore del governo viene fatto sugli incentivi all’occupazione per i quali si stanzieranno 800 milioni (500 per il Sud e 300 per il resto del Paese). La misura si rivolge a giovani tra i 18 e i 29 anni che si trovino in almeno una delle seguenti condizioni: siano disoccupati da più di sei mesi, abbiano una o più persone a carico e abbiano solo la terza media. L’incentivo all’assunzione di un giovane consisterà in 650 euro al mese e verrà corrisposto per 18 mesi se si tratta di una nuova assunzione, oppure per 12 nel caso di trasformazione del contratto da precario a stabile. A questi incentivi si potrà accedere fino al 30 giugno 2015.

Sud

Una particolare attenzione è stata rivolta al Mezzogiorno, in considerazione del fatto che lì si trovano 1.250.000 giovani che non studiano e non lavorano e che la disoccupazione è di 15 punti superiore al resto d’Italia. Per questo andranno al Sud 80 milioni per l’autoimprenditorialità, altri 80 serviranno a progetti di recupero delle frange giovanili più problematiche, inoltre 168 milioni sono destinati a tirocini di giovani disoccupati con scarsa formazione e 167 milioni per il contrasto della povertà.

Stage

Il piano stage consta di 15 milioni ed è rivolto a 10 mila ragazzi. Nello specifico saranno disponibili 10,6 milioni per cofinanziare tirocini trimestrali per studenti universitari che riceveranno 200 euro al mese dal ministero dell’Istruzione e altrettanti dal datore di lavoro (7,6 dei 10 milioni disponibili derivano dal finanziamento ordinario delle Università, ma verranno ripristinati). Gli istituti professisonali potranno gestire autonomamente il 25% dell’orario scolastico per agevolare queste esperienze. Inoltre, un piano triennale di stage da destinare agli studenti del penultimo anno delle superiori è allo studio al ministero dell’Istruzione. Infine ci sarà un finanziamento quasi 2 milioni l’anno per tre anni che consentirà tirocini formativi nelle pubbliche amministrazioni.

Precari

Viene cambiata una norma della legge Fornero sul lavoro sulla flessibilità in entrata. In sostanza si agevola la continuità tra i contratti a termine, riducendola da 60-90 giorni a 10-20 (la durata dipende dalla lunghezza del contratto). Stretta sui contratti intermittenti: «In tre anni – ha spiegato Giovannini – i lavoratori con questi contratti potranno lavorare complessivamente per una quantità di giorni di poco superiore all’anno». Inoltre, ha detto il ministro, «i contratti aziendali in deroga alle leggi dovranno essere depositati alle Camere del lavoro per poter avere un monitoraggio». Una norma proibisce poi le dimissioni in bianco ed estende questa tutela ai precari. Viene infine ripristinata la condizione di disoccupato anche per coloro che, pur non avendo un lavoro, percepiscono comunque un reddito minimo.

http://www.lastampa.it/2013/06/27/economia/giovani-con-famiglia-e-licenza-media-ecco-chi-aiutato-dal-pacchetto-lavoro-UYVmMZR4IVmRXU2IXBV3DL/pagina.html

IL COMUNICATO UFFICIALE DEL GOVERNO

http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=71836

Pressione burocratica e fiscale

buroIl ministro del Lavoro ha annunciato che il Governo ….. «sta lavorando a un’operazione di semplificazione molto forte che dovrebbe vedere la luce a brevissimo» (4 giugno 2013).
Auguri. Perché da quando è cominciata la precedente legislatura, nella primavera del 2008, sono state varate qualcosa come 288 norme fiscali che hanno avuto come conseguenza quella di complicare la vita alle imprese. E’ un numero pari al 58,7 per cento di tutte le disposizioni di natura tributaria (491) introdotte attraverso 29 differenti provvedimenti. Oltre quattro volte superiore a quello delle 67 «semplificazioni» fatte nello stesso periodo: ogni norma approvata per snellire la burocrazia ne ha quindi portate con sé 4,3 capaci di riversare altra sabbia negli ingranaggi…

E forse non è un caso, sottolinea l’ultimo rapporto della Confartigianato che contiene questo dato scioccante, che «la pressione burocratica abbia lo stesso ritmo di crescita della pressione fiscale». Ha raggiunto il 44,6 per cento, livello mai visto dal 1990, anno d’inizio della serie storica . Con un picco negli ultimi tre mesi 2012, durante i quali per ogni minuto che trascorreva il Fisco incassava un milione 731.416 euro. L’ufficio studi della Confartigianato ricorda che tra il 2005 e il 2013, secondo le stime Ue, le entrate fiscali sono salite del 21,2 per cento, pari a 132,1 miliardi: cifra esattamente corrispondente all’aumento nominale del Pil, diminuito però in termini reali. Per ogni euro di crescita apparente, dunque, l’Erario ha intascato un euro in più: è l’eredità di quello che nel rapporto viene definito «il ventennio perduto», iniziato nel 1993 e proseguito con 12 differenti governi. Senza che nemmeno gli esecutivi tecnici siano riusciti a invertire la rotta.

Negli ultimi 600 giorni, ……, il numero delle imprese è calato dell’uno per cento, il Pil è diminuito del 3,4 per cento, il credito al sistema produttivo ha subito una flessione di 65 miliardi, il debito pubblico è aumentato di 122 miliardi, la pressione fiscale è cresciuta dell’ 1,8 per cento, la disoccupazione giovanile si è ingigantita dell’ 8,5 per cento. Il numero delle persone senza lavoro è lievitato di 728 mila unità. La pressione fiscale sulle imprese risulta ben più elevata di quella per le famiglie: è arrivata al 68,3 per cento. Misura che vale il primato europeo e la quindicesima piazza mondiale. In Francia, dove pure non scherzano, il total tax rate sulle imprese è del 65,7 per cento. Ma in Germania scende al 46,8 per cento, per calare ancora in Spagna al 38,7 e planare nel Regno Unito al 35,5 per cento

 

http://www.corriere.it/economia/13_giugno_10/aziende-record-burocrazia_f5d46d76-d18c-11e2-810b-ca5258e522ba.shtml