Troppe monetine….

monetineI suoi risparmi erano tutti lì, racchiusi in quel salvadanaio rotto con il fiato sospeso prima di Natale. Accumulati pazientemente in due lunghi anni di mance e mancette, compleanni e premi, c’erano 260 euro, sia in banconote che monete. Un bel malloppo, se la risparmiatrice è una ragazzina di 12 anni. Con un sogno nel cassetto: comprare con quei soldi una chitarra per poi, in estate, frequentare un corso di musica.

Ma burocrazia e regolamenti annessi e connessi hanno l’infallibile potere di disperdere in un bicchier d’acqua anche le cose più semplici. Giusto prima di Natale infatti questa meticolosa ragazzina di Sacile, in provincia di Pordenone, ha varcato accompagnata dalla mamma le porte dell’ufficio postale del paese, in via Cavour, portando con sé i suoi risparmi ordinatamente suddivisi per pezzatura, quantità, taglia: banconote già contate e arrotolate, e 90 euro in monetine.

L’idea era aprire un libretto postale, ma al momento della richiesta mamma e figlia si sono sentite dire: niente da fare. Per il contante nessun problema, ma la moneta non potevano accettarla.

“Ci hanno detto che non potevano accettarle: solo 50 monetine per volta”, racconta Daniela Manfé, madre della ragazzina.

Impossibile esaudire quindi la richiesta della 12enne: è il regolamento, prima di tutto quello europeo prima che nazionale (e aziendale), che detta le regole. E che, stando a quanto si è attenuto l’addetto all’ufficio postale, vieta di accettare più di 50 pezzi in moneta. Nemmeno con l’alternativa di rateizzare il pagamento, stando a quanto riferisce la madre della ragazzina.

“Mi hanno detto di suddividere le monete in speciali contenitori di plastica, ma non sapevo dove trovarli, ne ignoravo persino l’esistenza – spiega Daniela Manfé -. Ho domandato dove potevo recuperare questi contenitori, ma non me l’hanno detto. A un certo punto, dopo mezz’ora, quando ho visto che la situazione non si sbloccava, mi sono irritata e ce ne siamo andate. Mia figlia? Non aveva capito perché non avessero accettato i suoi risparmi, ho dovuto spiegarglielo”.

Altro che lezione di chitarra, è una bella lezione di burocrazia, come l’ha già ribattezzata il locale Gazzettino Nordest, che ha portato alla luce la vicenda.

Chissà se in banca le monete accumulate in due anni di risparmi varranno un libretto. “Abbiamo ancora noi il ‘bottino’: proverò a chiedere alla mia banca, mi informerò, speriamo vada meglio – conclude Daniela Manfé -. Intanto stiamo domandando ad amici e parenti se hanno bisogno di monetine. Qui non mancano!”

http://www.lastampa.it/2014/01/03/italia/cronache/la-burocrazia-spezza-il-sogno-della-ragazzina-parsimoniosa-R7lVVI2UUc8l8eKJYnSkAO/pagina.html

LE MONETE  ( dal sito della banca d’Italia)

In relazione al limite posto al potere liberatorio, l’art. 11 del Regolamento (CE) N.974-98 stabilisce che, ad eccezione dell’autorità emittente, nessuno è obbligato ad accettare più di 50 monete metalliche in un singolo pagamento, a prescindere dal taglio.

http://www.bancaditalia.it/bancomonete/monete

Un centesimo da 2.500 euro

centArriva sul mercato del collezionismo una monetina che la Bolaffi definisce «il Gronchi rosa dell’euro». Il richiamo è al famoso francobollo stampato con un errore nel 1961, immediatamente ritirato e mandato al macero; i pochi rettangolini di carta superstiti sono tuttora molto ricercati dai collezionisti e oggi valgono circa mille euro (mentre il valore facciale era di 205 lire, cioè sui 40 centesimi di euro). Nel caso d’attualità che riguarda le monete, l’errore è un conio con valore facciale da 1 centesimo ma con il diametro e l’immagine al dritto della moneta da 2 centesimi, la Mole antonelliana di Torino, anziché l’immagine di Castel del Monte (in Puglia) che dovrebbe essere su tutte le monetine da 1 centesimo.  

Anche queste monetine sbagliate, come era successo col Gronchi rosa, sono state ritirate non appena ci si è accorti dell’errore; ma anche nel caso del «centesimo Mole» alcuni esemplari sono sfuggiti alla distruzione. Ne è nato un caso giudiziario lungo 11 anni che si è risolto solo ieri e che permetterà di mettere presto sul mercato del collezionismo il primo esemplare di «centesimo Mole». 

La Bolaffi annuncia la vendita all’asta di un primo esemplare il prossimo 23 maggio con una base di partenza di 2.500 euro. 

 Ma pare che i sei centesimi nella mani della Bolaffi non siano gli unici in circolazione; gli esperti stimano che le monetine sfuggite alla distruzione nel 2002 siano almeno un centinaio, e ora la stessa Bolaffi valuta che «dopo questa sentenza è plausibile che altre ne vengano alla luce».  

http://www.lastampa.it/2013/01/24/economia/arriva-il-gronchi-rosa-della-monete-un-centesimo-che-vale-euro-ofsqIyv9eHGexcmc7bP6DM/pagina.html

Una giornata self service

Inserire la chiavetta”. Bip. “Credito: 2,53 euro, selezionare il numero”. Bip. Il buongiorno – nell’era della vita self-service – si vede dal mattino. Le tecnologie – diceva quel povero illuso di John Maynard Keynes – libereranno l’uomo dalla schiavitù del lavoro (“massimo 15 ore alla settimana”) regalandogli una ricca vita di relazioni. Ha sbagliato in pieno: oggi produciamo in 9 ore quello che nel 1950 si faceva in 40. In ufficio però ci restiamo di più. E quanto alle relazioni, la novità è solo una: abbiamo imparato a farne a meno.

Dal cappuccino delle sette al distributore automatico nel metrò – “Erogazione conclusa, ritirare la bevanda. Credito residuo 2,08 euro”. Bip – fino alla cena, dal matrimonio fino alla toelettatura del cane, nel terzo millennio va di moda l’esistenza fai-da-te. Le macchine ci hanno liberato dal più faticoso degli esercizi, quello del rapporto con il resto del genere umano. E oggi, volendo, si possono vivere 24 ore da sogno (senza privarsi di nulla) interloquendo solo con display azzurrognoli, schermi di computer e consulenti – per l’anima e per il cuore – del tutto virtuali. Il glorioso “Time” l’aveva predetto nel 2008: “Le nuove tecnologie faranno del mondo un gigantesco self-service“. Ci ha preso più di Keynes. La macchina del cappuccino da 0,45 euro nel mezzanino del metrò – la qualità è quella che è, per carità – è solo la punta dell’iceberg.

 I nostri desideri, ormai,sono tutti a portata di mano (o di mouse) senza che sia più necessaria l’intermediazione di un essere vivente. Proseguiamo verso i treni. Il biglietto si compra al distributore automatico. Massimo non dà il resto. I soldi, va da sé, li abbiamo ritirati la sera precedente al Bancomat (in Italia preleviamo più di 2mila euro l’anno a testa, neonati compresi, il doppio di dieci anni fa). Poi via di corsa verso la banchina snobbando l’edicolante. Il giornale? C’è la free-press sulla rastrelliera o la versione digitale sull’I-pad (il New York Times, per dire, ha già 592mila abbonati sul tablet).
In attesa del convoglio è possibile farsi quattro foto tessera, comprarsi una bottiglia d’acqua o un tramezzino e persino stamparsi un carnet di biglietti da visita a uno dei 2,5 milioni di distributori automatici di servizi spuntati come funghi in ogni angolo del Belpaese, il 25% più di un anno fa. Un esercito di macchinette che inghiottono ogni anno, senza nemmeno regalarci un educato “grazie”, 2,6 miliardi di euro in monetine. …….
Alla fine di una giornata così, …… bisogna pur sempre procurarsi da mangiare. Facile. I supermercati sono diventati ormai un luogo di culto del fai-da-te esistenziale. Pesiamo da soli arance e peperoni, attacchiamo i cartellini del prezzo, scannerizziamo in proprio come bravi scolaretti i codici a barre di shampoo e rotoli di carta igienica. E da qualche tempo a questa parte abbiamo imparato persino a far da cassieri a noi stessi, calcolando il conto finale agli scanner ottici. Tutto da soli, dall’entrata all’uscita. Magari è un po’ alienante. ….

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/31/news/giornata_self_service-45620213/