I senza “polis”

ASIA_-_apolidi_e_rifugiati[1]Negli angoli più nascosti del pianeta, vivono tuttora milioni di “nessuno”: cittadini di nessuno Stato, dimenticati dai governi, ignorati dai censimenti. Se appartenessero alla stessa nazione, calcolati tutti assieme, equivarrebbero più o meno alla popolazione di Cuba o del Senegal. Tuttavia, per definizione, non appartengono a nessun Paese. Sono gli apolidi, i senza “polis”, senza Stato, gli invisibili del mondo. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr), sono almeno 12 milioni. Una stima approssimativa dato che statistiche certe sono disponibili solo in 65 Paesi. Senza cittadinanza, non hanno accesso ai più elementari diritti: l’istruzione, i servizi sanitari o la proprietà. Non compaiono su alcun registro. Non possono viaggiare né votare. Fantasmi per la legge, non possono aprire un conto corrente, contrarre matrimonio o registrare la nascita di un figlio. Alcuni subiscono lunghi periodi di detenzione, solo perché non possono provare chi sono e da dove vengono. Costretti a galleggiare in un limbo legale, lottano per uscirne, per essere visti, per essere ascoltati.
«Meno voce hai, meno possibilità hai di essere rappresentato», è amaro il professore Brad
Blitz, cofondatore dell’Osservatorio internazionale sull’apolidia.
Si diventa apolidi per diversi motivi: migrazioni, annessione di territori, leggi matrimoniali, contraddizioni legali, pratiche burocratiche mal concepite, discriminazioni, assenza di un
certificato di nascita, capricci della storia. Alcuni sono stati cacciati da un Paese e si sono visti rifiutare persino lo status di “rifugiato” dalle altre nazioni, altri non si sono mai allontanati da casa ma hanno scoperto di essere rimasti incagliati in uno slittamento di confini…..

12 milioni di apolidi

Il posto miglore in cui nascere nel 2013

nascitaQuale è il paese migliore in cui nascere nel 2013 (l’anno in cui verrà al mondo anche il “royal baby”, il bebè erede al trono, figlio di William e Kate, nipote della regina Elisabetta)? Il settimanale Economist ha provato a fornire una risposta “scientifica” nel supplemento speciale “The World in 2013” che esce ogni fine anno con previsioni e statistiche sul futuro prossimo venturo.

Gli specialisti dell’autorevole rivista inglese hanno messo insieme una montagna di dati, dal reddito medio al tasso di disoccupazione, dal livello dei criminalità all’assistenza sanitaria, dalla demografia al clima, dal senso di comunità alle scuole, dagli investimenti esteri all’aspettativa di vita media, per calcolare il luogo dove un neonato avrebbe le migliori opportunità, il posto dove potrebbe crescere meglio, insomma il biglietto vincente alla lotteria della vita. I risultati non sono particolarmente sorprendenti. In testa alla classifica c’è la Svizzera, una delle nazioni più pacifiche, meglio governate e più ricche della terra, con una posizione geografica al centro dell’Europa  – // senza peraltro farne parte, cosicché le ansie dell’euro non la riguardano. Al secondo posto, l’Australia, ribattezzata da tempo da alcuni “Australia Felix”, calamita di immigrati e dinamismo, una società aperta, giovane, ottimista, sebbene “down under”, come si autodefiniscono i “canguri”, ovvero situata “là sotto” nelle carte geografiche, lontana da tutto. Poi seguono i “soliti noti”, i paesi dell’Europa del nord, in particolare gli scandinavi, dove si sa che il benessere è alto e l’ordine sociale pure, nell’ordine Norvegia, Svezia, Danimarca (tutti fuori dall’euro, tra parentesi). In  effetti l’unico paese dell’eurozona nelle prime dieci posizioni è l’Olanda, all’ottavo posto della graduatoria. 

L’Europa del sud attira di meno, come luogo per nascere e sentirsi fortunati, nel 2013, ma nemmeno questa è una sorpresa, a dispetto delle migliori condizioni climatiche rispetto alla Scandinavia. Ai problemi strutturali di questa parte del mondo si sono aggiunti quelli portati dalla crisi dell’euro, per cui l’Italia è al 21esimo posto, la Spagna al 28esimo, la Grecia al 34esimo. Ma c’è da notare che non figurano molto meglio i “big 3” dell’Unione Europea, la Germania (al 16esimo posto), la Francia (al 26esimo), la Gran Bretagna (al 27esimo)

 

http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/04/news/la_lotteria_della_vita-48052926/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Il vizio della raccomandazione

La causa maggiore della raccomandazione, in Italia, è proprio quella che ha messo in risalto il direttore generale dell’Aler: funziona. Nella pratica, non c’è un giudizio diffuso che sia di sincera condanna. Anzi, a molti sembra un sistema di vita che ha una sua efficienza

In un libro di qualche anno fa, intitolato La raccomandazione , l’antropologa americana Dorothy Louise Zinn diceva che il sistema comincia dalla nascita. Quando un italiano è pronto per venire al mondo, le probabilità che sua madre, appena arrivata in ospedale, abbia chiesto, tramite vari gradi di conoscenza, una stanza singola per starsene in pace, sono molto alte; ed esercita tramite terzi pressioni sulle infermiere, esprimendo la volontà di avere il proprio figlio tra le braccia, qualche minuto in più del consentito. Cioè, nella sostanza: qualche minuto in più degli altri.

Il sistema si alimenta fino alla fine dell’esistenza. Subito dopo, i congiunti si muovono tra conoscenze varie per ottenere un funerale migliore e una posizione favorevole al cimitero. In mezzo ai due punti estremi, ci sono le scuole, i concorsi, il lavoro; ci sono i posti al teatro, le file da saltare, i passaporti, i posti auto, un tavolo in giardino al ristorante, il pesce più fresco in pescheria, e via con un elenco lunghissimo di eventi minuscoli o sostanziosi nei quali la differenza la fa il tuo pacchetto di conoscenze, il minor grado possibile di separazione dal potente di turno.

La vita di un italiano, a prescindere dalle grandi corruzioni che sono in atto da tempo e che in queste settimane esplodono alla vista di tutti, è legata alla raccomandazione come a uno statuto naturale. Le tangenti, le minacce, le pressioni, gli imbrogli e le corruzioni sono conseguenza (quasi) naturale di un sistema di vita basato sul concetto di disuguaglianza. Perché in fondo la raccomandazione non serve ad altro che a creare una differenza tra me e tutti gli altri. Io voglio ottenere tramite una rete di amicizie cose, posizioni e rendite migliori; agli altri, lascio il resto. Non voglio accettare le regole condivise con la mia comunità: voglio qualcosa in più. Cioè: voglio vivere meglio degli altri…..

Una comunità dovrebbe basarsi sul concetto contrario. Cercare cioè di ottenere il meglio per tutti. La raccomandazione invece distribuisce disparità, e come conseguenza crea sfiducia nella neutralità. Se vado al ristorante, in fondo ho paura che mi rifilino cibo meno buono, perché non mi conoscono. E il cibo buono lo riservino per coloro che hanno ottenuto la raccomandazione. Ma non mi rendo conto che tale pratica l’ho messa in moto io tutte le altre volte. La vita italiana, nella sostanza, è modellata sull’ossessione che si ha in provincia: lì, non conta cosa vuoi fare, ma quante persone conosci. Ora, non tutti gli italiani che praticano la raccomandazione quotidiana sono abili a farne una pratica di corruzione ad alto livello. Però è come se qui la vita fosse un continuo allenamento, una lunghissima preparazione atletica, minuziosa e quotidiana, al malcostume, alla disuguaglianza dei diritti, alla propensione al privilegio. E quindi, chiunque abbia il talento di approfittarne, arriva con il massimo della preparazione.

Il problema, però, non è se ogni italiano sia propenso a diventare il protagonista delle ruberie della scena italiana. No: quello che riguarda tutti noi, è se abbiamo la forza di riconoscere, indignarci e reagire, quando qualcuno procede per vie traverse – noi che siamo abituati fin dalla nascita a vivere in un mondo così. E ci sembra anche che, un mondo così, bene o male, abbia funzionato.

http://www.corriere.it/politica/12_novembre_02/vizio-raccomandazione-merito_6259e854-24b8-11e2-974b-22431e7be0ba.shtml